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<title>PD Buccinasco</title><link>http://www.pdbuccinasco.it/dblog/</link>
<description>PD Buccinasco</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[NO PRIMARIE DI COLLEGIO? NO VOTO!]]></title>
	<description><![CDATA[<object width="480" height="355" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="objectVideo">
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	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/no-primarie-di-collegio-no-voto-986.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-09-02T23:19:08+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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	<title><![CDATA[EXPO MILANO ADDIO, SI TORNA A PARLARE DI SMIRNE «MORATTI E FORMIGONI SMENTISCANO»]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" src="/public/expo2015.jpg" style="width: 251px; height: 203px;" alt="" />Corriere della Sera, 1 settembre 2010</span><br /> MILANO - &laquo;Expo Milano addio, spunta Smirne&raquo;: non poteva non far discutere l'articolo uscito mercoled&igrave; su &laquo;Italia Oggi&raquo;. Secondo il quotidiano economico la citt&agrave; turca, battuta &laquo;sul filo di lana&raquo; a Parigi, sarebbe pronta a subentrare al capoluogo lombardo nell&rsquo;organizzazione dell&rsquo;Expo 2015, in cambio di accordi economici tra le due citt&agrave; e tra Italia e Turchia.<span id="more"></span> La prima reazione arriva dal consigliere regionale del Pd Franco Mirabelli, che chiede una pronta smentita da parte di Comune e Regione. &laquo;Le indiscrezioni contenute nell&rsquo;articolo di Italia Oggi su Expo - dichiara Mirabelli - secondo cui sarebbe in corso una discussione che potrebbe portare alla rinuncia di Milano ad organizzare l&rsquo;esposizione internazionale ci preoccupano molto e attendiamo una pronta smentita da parte del sindaco Moratti e del presidente Formigoni&raquo;. <br /> &laquo;COLPA DEI CONTINUI CONFLITTI&raquo; - &laquo;Solo pochi giorni fa - spiega in una nota l'esponente Pd - il viceministro Castelli ha sostenuto la necessit&agrave; di ridimensionare il progetto iniziale, seguito il giorno seguente dal presidente della provincia di Milano, Guido Podest&agrave;. Inoltre non &egrave; ancora stato sciolto il problema dell'acquisizione delle aree perch&eacute; gli enti preposti continuano a perseguire strade impraticabili&raquo;. &laquo;Oggi - prosegue Mirabelli - si aggiunge la notizia di una possibile resa. Il solo fatto che questa ipotesi, purtroppo realistica, sia comparsa su una testata giornalistica la dice lunga sui danni che i continui conflitti e le incapacit&agrave; del centrodestra hanno gi&agrave; prodotto, rischiando di compromettere quella che deve essere una irripetibile opportunit&agrave; per Milano e per il Paese&raquo;.<br /> LE POSSIBILI IPOTESI - Secondo le indiscrezioni rivelate in esclusiva da &laquo;Italia Oggi&raquo;, la Turchia sarebbe disposta non solo a rifondere i costi finora sostenuti dagli organizzatori dell'Expo meneghina, ma anche &laquo;a fornire una congrua somma di avviamento-risarcimento che potrebbe servire a coprire il baratro che Tremonti ha aperto nei conti degli enti locali milanesi e in particolare della Regione Lombardia&raquo;. Il quotidiano prospetta quindi le possibili alternative: accettare adesso la proposta della Turchia, ammesso che questa arriva, sarebbe un segno di sconfitta, ma si potrebbe dare la colpa alla crisi economica internazionale, mentre invece rifiutarla e poi fallire a ridosso dell'inaugurazione avrebbe una pessima ricaduta sull'immagine dell'Italia all'estero.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/expo-milano-addio-si-torna-a-parlare-di-smirne-moratti-e-formigoni-smentiscano-984.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-09-02T08:54:12+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[BERSANI INTERVISTATO DA SKY TG24]]></title>
	<description><![CDATA[<object width="460" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/e2kDCMExuVU?fs=1&hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/e2kDCMExuVU?fs=1&hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/bersani-intervistato-da-sky-tg24-983.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-09-01T13:46:01+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
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	<title><![CDATA[IDEE PER L'ITALIA CHE VERRÀ]]></title>
	<description><![CDATA[<iframe src='http://www.youdem.tv/witv/Default.aspx?id_video=754fe1c7-f04a-4b71-b86c-2627f66b98dc&isDotTV=true' width='460' height='355' frameborder='0'></iframe><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/idee-per-l-italia-che-verra-980.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-30T21:49:52+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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	<title><![CDATA[LA DEMAGOGIA POPULISTA DEL SINDACO DI FIRENZE MATTEO RENZI]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">di David Arboit</span><br />Il populismo non &egrave; un&#8217;esclusiva del Pdl, attecchisce anche a sinistra, attecchisce anche nel PD. Una delle forme del populismo nel PD &egrave; la demagogia disfattista tutt&#8217;altro che disinteressata dei giovani oligarchi di provincia. Essendo assai scarsi in materia di progettualit&agrave; strategico-politica i giovani oligarchi di provincia cercano di mettersi in luce bombardando il quartier generale con la sparata mediatica, con l&#8217;affermazione roboante pronunciata con grande sicumera che solletica la pancia degli elettori e dei tesserati del PD. <span id="more"></span><br /> <br /> Si, cari miei, perch&eacute; ormai la pancia &egrave; diventata il principale organo di orientamento politico di tutti gli italiani, sia di destra sia di sinistra, e chi vuole bucare il video, chi vuol farsi notare e l&igrave; che deve puntare, non certo su altre cose noiose come il ragionare di politica, lo spiegare strategie e tattiche, l&#8217;analisi della composizione sociale, tutte cose obsolete. Di queste cose si occupano ormai solo i cosiddetti politologi, gli specialisti di politica, mentre i politici, ormai, non sono pi&ugrave; specialisti della politica, sono specialisti d&#8217;altro, si occupano di marketing, si occupano della loro immagine, dell&#8217;impatto mediatico (e del ritorno personale) dei loro comportamenti e delle loro azioni. <br /> E nella pancia dell&#8217;elettore di sinistra e anche del tesserato del PD oggi pi&ugrave; che mai scorre un liquame che pu&ograve; essere sintetizzato in alcune affermazioni: <br /> 1) &egrave; tutta colpa dei dirigenti; <br /> 2) i dirigenti nazionali del PD sono un&#8217;oligarchia gerontocratica; <br /> 4) i dirigenti del PD hanno perso il contatto con la realt&agrave;, con la gente; <br /> 3) il PD non ha una linea chiara su&#8230; (qui in genere si mette qualunque cosa, non ha alcuna importanza che cosa, tanto fa colpo lo stesso, e poi nessuno va a verificare se &egrave; vero). <br /> Queste affermazioni sono quasi certamente condivise dalla maggioranza del popolo democratico, ma hanno qualche fondamento? Sono verificabili? Vox populi vox dei? <br /> Per la demagogia populista certamente s&igrave;: vox populi vox dei. <br /> <br /> Vediamo per esempio il punto tre, il pi&ugrave; importante, quello del programma. Dopo avere sentito per l&#8217;ennesima volta la litania &#8220;il PD non ha una linea chiara su&#8230;&#8221; da tempo io mi diverto a prendere in castagna un po&#8217; tutti, elettori, tesserati e giovani oligarchi di provincia utilizzando una semplice domanda: hai letto il documento sul lavoro (scuola, istituzioni ecc.) approvato durante l&#8217;Assemblea nazionale del 21-22 maggio? La risposta &egrave; sempre inesorabilmente no. Ed &egrave; no anche ha proposito di altre prese di posizione trattate in interviste o articoli pubblicati in quotidiani e settimanali. Se poi vogliamo entrare nel campo dei libri&#8230; hic sunt leones dicevano i latini. Sono ignoranti, parlano per sentito dire, non leggono pi&ugrave; niente, sono totalmente immersi nel mondo della chiacchiera, del sentito dire. È questa oggi l&#8217;anima della politica: il sentito dire, e guai andare a vedere se &egrave; vero prima di ripetere a pappagallo. <br /> <br /> E il buon Matteo Renzi &egrave; proprio questo che fa: mira alla pancia. Leggiamo insieme l&#8217;intervista che ieri ha rilasciato a Repubblica (<a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/08/29/news/nuovo_ulivo-6587119/"><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">leggi qui</span></a>). Vediamo quale geniale opzione strategica &egrave; in grado il nostro di opporre a quella proposta dal segretario del Partito Bersani. <br /> <br /> La geniale strategia viene annunciata subito all&#8217;inizio dell&#8217;intervista: &egrave; mandare a casa i leder tristi del PD. «Dobbiamo liberarci &#8211; dice il nostro &#8211; di un'intera generazione di dirigenti del mio partito».<br /> A fronte di questa affermazione tanto irriverente e perentoria quanto semplicistica, il giornalista ha quasi un moto di ribellione razionale, e cerca di insinuare un dubbio nel nostro giovane oligarca di provincia domandando: <br /> «Rottamare i "vecchi" del Pd vuol dire automaticamente sbarazzarsi di Berlusconi.» E s&igrave;, perch&eacute; la sparata forse gli pare grossa. <br /> Ma tutti sanno che la demagogia populista si nutre di granitiche certezze e di ripetizioni, e il buon Renzi non pare proprio farsi nemmeno scalfire dall&#8217;obiezione: lui tira beatamente diritto. E gi&ugrave; a menar fendenti con la gi&agrave; citata sicumera: <br /> «È la precondizione, il punto di partenza. Ma li vedete? Berlusconi ha fallito e noi stiamo a giocare ancora con le formule, le alchimie delle alleanze: un cerchio, due cerchi, nuovo Ulivo, vecchio Ulivo... I nostri iscritti, i simpatizzanti, i tanti delusi che aspetterebbero solo una parola chiara per tornare a impegnarsi, assistono sgomenti ad un imbarazzante Truman show.» <br /> <br /> Ma come, mi chiedo io, la strategia dei due cerchi &egrave; una delle cose semplici, chiare e decisive detta dal PD negli ultimi tempi, l&#8217;anno capita proprio tutti, e tu no Renzi? <br /> Non ti innervosire Matteo, sta calmo, te la spiego io: il cerchio pi&ugrave; grande, quello dell&#8217;alleanza pi&ugrave; ampia, ha come tema le regole della politica, per esempio la legge elettorale, il cerchio pi&ugrave; piccolo &egrave; quello dell&#8217;alternativa di governo, del programma del Centrosinistra. Nel cerchio pi&ugrave; grande ci potrebbe stare anche Fini, in quello pi&ugrave; stretto ovviamente no. Vedi, caro Matteo, non &egrave; difficile capire fin dove con Fini si pu&ograve; arrivare. <br /> Come dici Matteo&#8230;? Per il cerchio pi&ugrave; stretto non abbiamo un programma? Ma no, vedi che non stai attento, ce lo abbiamo, sono tre parole: pi&ugrave; legalit&agrave;, pi&ugrave; lavoro e pi&ugrave; welfare (scuola e sanit&agrave; pubbliche per tutti). Se vuoi ti indico la documentazione per approfondire. E da qui si pu&ograve; discutere con Casini e con tutti gli altri. <br /> <br /> Fare la vittima &egrave; una delle tattiche insegnate nel manuale del piccolo populista, ce lo insegna Berlusconi, e il nostro Renzi non &egrave; da meno. <br /> «Certo, appena apro bocca &egrave; sempre la stessa musica: il solito Renzi, l'ambizioso. E che ci vuoi fare, unifico il partito, c'ho tutti contro». Ma no Renzi, la spiegazione &egrave; pi&ugrave; semplice: il fatto &egrave; che dici stupidaggini, e te lo dimostro. <br /> Alcune righe dopo infatti il Renzi terminator ti snocciola i nomi di quelli che dovrebbero sostituire i dirigenti dell&#8217;oligarchia gerontocratica nazionale eliminati da lui, quelli che «sono in grado di dire e dare qualcosa di nuovo al Pd»: Chiamparino, Zingaretti, Vendola. (Manca la Serracchiani! Come mai manca la Serracchiani? Be, certo, &egrave; un po&#8217; che non fa passaggi TV). <br /> <br /> Chiamparino? Penso a Chiamparino e mi viene in mente che la Regione Piemonte l&#8217;abbiamo persa, ma Chiamparino non c&#8217;entra ovviamente, vero? Penso a Chiamparino e mi viene in mente un&#8217;intervista pubblicata su &#8220;Il Riformista&#8221; nel gennaio di quest&#8217;anno (<a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/165091_il_pd__fallito_serve_altro_di_tommaso_labate/"><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">leggi qui</span>)</a>. L&#8217;ho a suo tempo commentata (<a href="http://www.pdbuccinasco.it/public/post/pd-quando-i-leader-sono-deficienti-760.asp"><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">leggi qui</span>)</a> perch&eacute; mi era parsa eccezionale per pochezza e sicumera. Ma suvvia caro Renzi, Chiamparino, lo dice il nome stesso, non ha la statura politica per certe avventure, non pu&ograve; fare il Chiamparone anche se l&#8217;ambizione ce l&#8217;ha, vorrebbe essere un Chiamparone. Se vai a leggerti l&#8217;intervista, caro sindaco di Firenze, scoprirai una cosa: quale strategia ha proposto Chiamparino nella suddetta intervista? Eccola! <br /> <br /> <span style="font-weight: bold;">Domanda: Se dovessimo dare un nome al progetto? </span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;"> Risposta: Penso a un «Nuovo Ulivo». Anche perch&eacute; &egrave; una formula che in passato ha avuto una grande capacit&agrave; di attrazione, che ci ha fatto vincere. </span><br /> <br /> Renzi, Renzi&#8230; tu parli, parli, parli, quante chiacchiere, ma non sai quello che dici. Invece di dirci quello che pensi prova a pensare a quello che dici. <br /> <br />  P.S. E se quelli da azzerare fossero quelli come te? E se nel Truman show ci fossi tu?<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/la-demagogia-populista-del-sindaco-di-firenze-matteo-renzi-981.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-29T05:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[ROSY BINDI: "VELTRONI CANDIDATO? E IN NOME DI CHE?"]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" alt="" style="width: 251px; height: 188px;" src="/public/bindi2.jpg" />FEDERICO GEREMICCA</span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> La Stampa, 28 agosto 2010 </span><br /> Ci sono dei momenti in cui la chiarezza, in politica, diventa quasi un obbligo. E secondo Rosy Bindi &ndash; presidente dell&rsquo;Assemblea nazionale del Pd &ndash; su due questioni (primarie e candidatura di Bersani alla premiership) in questo momento c&rsquo;&egrave; bisogno del massimo della chiarezza. A costo perfino di qualche rudezza. Si pensi, per esempio, all&rsquo;ipotesi &ndash; nuovamente circolata dopo la lunga lettera scritta per il Corriere della Sera &ndash; di una candidatura alle primarie di Walter Veltroni. Rosy Bindi &egrave; netta: &laquo;E si candiderebbe in nome di che? Di una linea con la quale abbiamo gi&agrave; perso, in un sol colpo, governo, alleanze ed elezioni?&raquo;. <span id="more"></span><br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> L'ipotesi non la convince, insomma. </span><br /> &laquo;No, e non &egrave; una questione che riguardi solo Veltroni, ammesso che Walter pensi davvero di candidarsi&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> E chi altro riguarderebbe, scusi? </span><br /> &laquo;Alle primarie, per quanto ci riguarda, il candidato del Pd &egrave; il segretario, cio&egrave; Bersani. Dopodich&eacute;, visto che si tratter&agrave; &ndash; credo &ndash; di primarie di coalizione, se ci sono candidati di altri partiti, si facciano avanti. E&rsquo; nel loro diritto, non c&rsquo;&egrave; problema&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Con Veltroni, invece, il problema ci sarebbe, &egrave; cos&igrave;? </span><br /> &laquo;A dirla francamente, io credo che sia venuto il momento di farsi candidare, piuttosto che candidarsi: farsi candidare da qualcuno in nome di qualcosa, insomma&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> In campo, per&ograve;, ci potrebbe essere anche Sergio Chiamparino, che ne dice? </span><br /> &laquo;Che per ora ha annunciato solo una sua disponibilit&agrave;. Vedremo. Ma quel che vorrei dire &egrave; che qualunque democratico &ndash; in presenza della candidatura di Bersani &ndash; dovrebbe pensare molto seriamente a se &egrave; il caso di scendere in pista. Personalmente la considererei una scelta discutibile&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Nessun problema, invece, su candidature di esponenti di altri partiti, giusto? </span><br /> &laquo;Si riferisce a Vendola?&raquo;. <br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> A Nichi Vendola. </span><br /> &laquo;E&rsquo; in campo. A mio giudizio con una scelta quanto meno intempestiva. Detto questo, Vendola &egrave; una ricchezza. Sta facendo un gran lavoro nell&rsquo;area della sinistra ed &egrave; un bene, perch&eacute; noi dobbiamo vincere le elezioni, e per farlo abbiamo bisogno di recuperare un dialogo con tutte le aree e le fasce di elettorato di centrosinistra&raquo;.<br /> <br /> <span style="font-weight: bold;">Per&ograve;</span>? <br /> &laquo;Per&ograve; c&rsquo;&egrave; bisogno di una riflessione seria da parte di tutti. Anche di Nichi. Di fronte alla prospettiva politica di un nuovo Ulivo, motore di una pi&ugrave; ampia alleanza democratica, abbiamo bisogno di candidati-premier capaci della pi&ugrave; larga interlocuzione possibile. Insomma, non mi pare il momento di rincorrere parzialit&agrave;...&raquo;. <br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> A proposito di interlocuzione, com&rsquo;&egrave; che Bersani e Veltroni adesso parlano al partito via lettera? Che impressione le hanno fatto le due missive? </span><br /> &laquo;Diciamo che una &egrave; una lettera, e racconta di un&rsquo;isola ideale che purtroppo non c&rsquo;&egrave;, indicando una prospettiva che non esiste e in nome della quale abbiamo gi&agrave; pagato prezzi pesanti; l&rsquo;altra &egrave; una proposta politica solida e, secondo me, convincente. Diciamola cos&igrave;: Bersani ha indicato quale deve essere la linea per un partito realmente e concretamente riformista&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Tanto che &egrave; piaciuta anche a autorevoli esponenti della minoranza interna al Pd, come Franceschini, Marini e Fassino. </span><br /> &laquo;Quella di Veltroni &egrave; un&rsquo;iniziativa molto personale, naturalmente del tutto legittima, ma fortemente minoritaria nel partito, come si &egrave; visto. Comunque la sua lettera un pregio lo ha avuto: ha fatto risaltare la solidit&agrave; della proposta avanzata da Bersani...&raquo;. <br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Il suo amico Fioroni dice, per&ograve;, che su quella linea si rischia che i cattolici abbandonino il Pd: non ha questo timore? </span><br /> &laquo;L&rsquo;idea che di fronte alla proposta di un nuovo Ulivo i cattolici si allontanino da noi, &egrave; bizzarra. E Fioroni sar&agrave; il primo a lavorare a questo progetto, come ha fatto per il primo Ulivo. Anche perch&eacute;, me lo lasci dire, non &egrave; pi&ugrave; tempo di inseguire &ndash; e senza successo &ndash; prospettive personali: magari prendendo a pretesto il disagio dei cattolici o il fatto che il Pd sarebbe diventato un &ldquo;partito di sinistra&rdquo;...&raquo;. <br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Si riferisce all&rsquo;uscita di Rutelli dal Pd? </span><br /> &laquo;Mi riferisco a un problema, ad uno stile... Sono ben altre le questioni che abbiamo di fronte&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> La pi&ugrave; seria? </span><br /> &laquo;Evitare che l&rsquo;agonia del governo Berlusconi provochi ulteriori danni al Paese&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> E poi? </span><br /> &laquo;Correggere l&rsquo;idea che il Pd avesse &ndash; o abbia &ndash; paura delle elezioni&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Non &egrave; cos&igrave;? La sensazione &egrave; proprio questa... </span><br /> &laquo;Non &egrave; cos&igrave;. Noi abbiamo solo proposto che prima di andare al voto si riformi la legge elettorale, ridando ai cittadini la possibilit&agrave; di scegliere chi mandare in Parlamento. Per il resto, siamo pronti alla sfida, che credo non sia comunque lontana&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Prevede insomma elezioni anticipate in tempi brevi? </span><br /> &laquo;I tempi non riesco a immaginarli: ma &egrave; evidente che la soluzione trovata nel vertice dell&rsquo;altro giorno &egrave; un rattoppo. In tutta evidenza, Berlusconi non riesce pi&ugrave; a tenere assieme la sua maggioranza. E&rsquo; un&rsquo;intera fase politica che si chiude, nel bene e nel male. Vede, il berlusconismo &egrave; sempre stato fondato sul &ldquo;qui comando io&rdquo;. Adesso, visto che la rottura con Fini &egrave; seria e che nel rapporto con la Lega non &egrave; pi&ugrave; il Cavaliere ad avere il pallino in mano, quel metodo non funziona pi&ugrave;. Ed &egrave; per questo, insomma, che le elezioni anticipate mi sembrano vicine, sempre pi&ugrave; vicine&raquo;.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/rosy-bindi-veltroni-candidato-e-in-nome-di-che-974.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-28T20:15:50+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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	<title><![CDATA[CESARE ROMITI: «A MARCHIONNE DICO: I SINDACATI? LI PUOI BATTERE, NON DIVIDERE»]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Aldo Cazzullo</span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> Corriere della Sera, 28 agosto 2010</span><br /> &laquo;Sa qual &egrave; la prima cosa che mi &egrave; venuta in mente, ascoltando l'intervento di Sergio Marchionne al Meeting di Rimini?&raquo;.&#8232;<span id="more"></span><br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> No, dottor Romiti. Ce la dica. </span><br /> &laquo;Ho pensato a quando, due mesi fa, vidi Raffaele Bonanni in tv, intervistato a &quot;In mezz'ora&quot;, su RaiTre. Lucia Annunziata gli chiese: &quot;Scusi, lei preferisce Romiti o Marchionne?&quot;. Lui, un po' imbarazzato, rispose: Marchionne. Il giorno dopo gli telefonai. Bonanni, decisamente imbarazzato, pensava volessi lamentarmi. Invece gli dissi: &quot;Non si preoccupi, ci mancherebbe altro che uno non possa esprimere le sue opinioni. Vorrei solo capire le ragioni per cui ha risposto in quella maniera&quot;. Bonanni, sempre pi&ugrave; imbarazzato, disse che non si aspettava la domanda della giornalista. Chiusi la conversazione ricordandogli che i giudizi vanno dati nel lungo termine, in base ai risultati...&raquo;. <br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Dottor Romiti, da quando nel '98 lasci&ograve; la Fiat lei non ha mai parlato dei suoi successori n&eacute; dell'azienda. Che cosa non le &egrave; piaciuto dell'intervento di Marchionne? </span><br /> &laquo;Marchionne ha fatto bene a parlare del presente e del futuro. Ma le cose di oggi esistono perch&eacute; c'&egrave; stato il passato. Del passato non s'&egrave; parlato. O, meglio, si &egrave; parlato delle presenze internazionali della Fiat come di realizzazioni nuove, anche l&agrave; dove si tratta di fatti acquisiti&raquo;.&#8232;<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> A cosa si riferisce? </span><br /> &laquo;Al Brasile. Agli Stati Uniti, per quanto riguarda le macchine movimento terra e i trattori. Alla Cina. Quando arrivai, nel '74, il Brasile era sguarnito: vi si era insediata la Volkswagen. La Fiat, con Peccei, aveva puntato sull'Argentina: una tragedia. Smobilitai l'Argentina e riorganizzai ex novo la nostra presenza in Brasile, dove nacque uno dei principali stabilimenti Fiat, da cui sono sempre venuti forti utili&raquo;.&#8232;<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Ci sono altri temi su cui Marchionne non la convince? </span><br /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> &laquo;S&igrave;. Quando tratteggia un futuro in cui non esiste la lotta di classe. Ora, guai se mancasse non dico la lotta, ma la contrapposizione degli interessi. Sarebbe un guaio che non finisce mai. Un conto &egrave; trovare la formula per ricomporre la contrapposizione, come in Germania, con la partecipazione dei lavoratori ai risultati dell'impresa. Ma la contrapposizione degli interessi ci sar&agrave; sempre, ed &egrave; un bene che ci sia&raquo;.&#8232;</span><br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Marchionne chiede un nuovo patto sociale. </span><br /> &laquo;Ecco il punto principale. Vede, la situazione che affrontammo noi nel 1980 era un po' pi&ugrave; complicata di quella di oggi. Oggi per fortuna non scorre il sangue. Allora scorreva il sangue. Ci ammazzarono il vicedirettore della Stampa, Carlo Casalegno, e il responsabile della pianificazione, Carlo Ghiglieno. Le Br ci azzoppavano un caposquadra ogni settimana. Di fronte avevamo leader sindacali che si chiamavano Lama, Carniti, Benvenuto, Bertinotti; non voglio fare paragoni con quelli di oggi, ma diciamo che erano leader di un certo calibro. <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Eppure noi non ci siamo mai sognati di dividere il sindacato, o anche solo di provarci. Il sindacato lo puoi battere, non dividere. Dividere il sindacato &egrave; un errore grave, perch&eacute; il sindacato escluso ti tormenter&agrave; nelle fabbriche; a maggior ragione se &egrave; il sindacato pi&ugrave; grande. Ed &egrave; proprio quel che sta accadendo&raquo;.&#8232;</span><br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Guardi che la Fiat ha tentato a lungo di raggiungere un accordo con la Cgil e la Fiom. </span><br /> &laquo;Il rapporto tra azienda e sindacato &egrave; un rapporto dialettico. <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">&Egrave; sbagliato rinunciare a parlarsi, cercare accordi separati, lasciar fuori qualcuno&raquo;.&#8232;</span><br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Marchionne dice di essere disposto a incontrare Epifani. </span><br /> &laquo;<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Ma intanto elogia gli altri due leader sindacali, chiamandoli pure per nome, tra gli applausi</span>. <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Mi pare un crinale pericoloso.</span> Nel momento in cui sarebbe meglio placare le divisioni, le si alimenta. Mi auguro sinceramente che tutto si risolva bene per la Fiat, ma la situazione &egrave; delicata. Anche perch&eacute; ogni sindacato &egrave; da sempre legato a un partito, o comunque a posizioni politiche, pro o contro il governo. Anche per questo <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">dividere il sindacato porta sempre svantaggi</span>&raquo;.&#8232;<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Marchionne ha ricordato di aver trovato nel 2004 una Fiat sull'orlo del fallimento. Non &egrave; forse cos&igrave;? </span><br /> &laquo;La storia della Fiat &egrave; legata a grandi cicli e a brevi periodi di gravi difficolt&agrave;. Dopo il grande ciclo di Valletta, ci furono cinque o sei anni neri. Poi c'&egrave; stato il ciclo tra il 1974 e il 1998, in cui sconfiggemmo il sindacato, battemmo le Brigate rosse, riportammo l'ordine in fabbrica. Nel '98 lasciai la Fiat in condizioni ottime. Sono seguiti sei anni di interregno, in cui morirono prima l'Avvocato e poi Umberto Agnelli, mentre si susseguivano amministratori delegati che non davano buoni frutti. Ora mi auguro davvero che si apra un nuovo ciclo virtuoso. <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Dico solo che la teoria della pacificazione generale e la divisione del sindacato non mi sembrano le premesse giuste</span>. Anzi, sono le premesse che hanno creato il caso Melfi&raquo;.&#8232;&#8232;<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Che idea si &egrave; fatto della vicenda dei tre operai?&#8232;</span><br />&laquo;<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Quella notte a Melfi &egrave; accaduto quel che accade da sempre in caso di sciopero</span>. L'ostruzionismo c'&egrave; stato. Il licenziamento dei tre pu&ograve; anche essere legittimo, per quanto due di loro siano sindacalisti. Ma io non avrei acuito la tensione. Se il tribunale decide per il reintegro, si prepara l'appello, e <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">intanto si rispetta la sentenza</span>. Lo scontro va rabbonito, non eccitato&raquo;.&#8232;&#8232;<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Lei and&ograve; allo scontro con i sessantuno licenziamenti del 1979.</span><br />&laquo;Come si fa a paragonare la Mirafiori del 1979 con la Melfi del 2010? A Torino avevamo decine di migliaia di operai, un partito comunista fortissimo, il terrorismo nelle fabbriche. Melfi &egrave; sempre stata una fabbrica tranquilla, ideale. Le sono particolarmente affezionato perch&eacute; l'ho voluta io. E ricordo ancora la gioia con cui, quando gli telefonai, reag&igrave; il sindaco, al pensiero dei concittadini che avrebbero avuto un'opportunit&agrave; di lavoro. Gente particolarmente adatta: seria, affidabile. Noi decidemmo di licenziare i sessantuno dopo che le nuove cabine della verniciatura, fatte secondo le norme, vennero subito sabotate. E non tenemmo all'oscuro il sindacato, anzi, avvertii Lama, Carniti e Benvenuto. Dissi: &quot;Vi comunico che faremo questi licenziamenti. Non chiedo il vostro assenso. Vi chiedo per&ograve; di non fare causa, perch&eacute; lo facciamo anche nel vostro interesse, visto che questi sono violenti: terroristi o contigui al terrorismo&quot;. Fecero causa lo stesso, e venne fuori che una buona parte dei sessantuno erano legati all'eversione armata. Altro che i tre di Melfi&raquo;.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/cesare-romiti-a-marchionne-dico-i-sindacati-li-puoi-battere-non-dividere-975.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-28T20:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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	<title><![CDATA["NUOVO ULIVO E UN'ALLEANZA PER LA DEMOCRAZIA]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" src="/public/bersani6_8_10.jpg" style="width: 301px; height: 234px;" alt="" />di PIERLUIGI BERSANI </span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> La Repubblica, 26 agosto 2010 </span><br /> CARO direttore, dopo anni di illusione berlusconiana l'Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell'Europa. <br /> Nello stesso tempo l'impegno a riformare e a rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della nostra democrazia. <span id="more"></span>Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cio&egrave; delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l'indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all'impunit&agrave; e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato. <br /> I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralit&agrave; pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo infatti &egrave;, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com'&egrave; nell'usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. <br /> Il consenso per Berlusconi &egrave; ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realt&agrave; diventa sempre pi&ugrave; labile anche nella percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all'ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all'assetto costituzionale non sono pi&ugrave; sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo. <br /> A questo punto per Berlusconi la scelta &egrave; fra ripiegare o alzare la posta. Per l'Italia la scelta non riguarda pi&ugrave; solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di societ&agrave;. La prossima scadenza elettorale, pi&ugrave; o meno anticipata che sia, comporter&agrave; in ogni caso una scelta di fondo. <br /> Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere rapidamente superate. <br /> Il venir meno di una promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell'alternativa &egrave; quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. <br /> Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell'opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l'iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani. <br /> Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo n&eacute; scorciatoie n&eacute; ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realt&agrave; e ad ammettere l'impossibilit&agrave; di mandare avanti l'attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L'elettore in realt&agrave; &egrave; stato tradito da chi non &egrave; pi&ugrave; in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all'analfabetismo o alla sfacciata malafede. E' l'esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale! <br /> Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilit&agrave;. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilit&agrave; che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. <br /> Consideriamo altres&igrave; la possibilit&agrave; che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticit&agrave;. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cio&egrave; che deriva dall'analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un'alleanza democratica per una legislatura costituente. Un'alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo pi&ugrave; efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. <br /> Sto parlando di una alleanza che pu&ograve; assumere, nell'emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece pu&ograve; assumere forme pi&ugrave; articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come gi&agrave; avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. <br /> Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cio&egrave; legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovr&agrave; uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica. <br /> Per dare l'impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l'impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all'altezza di una responsabilit&agrave; democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unit&agrave; e di determinazione comune? <br /> Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equit&agrave;, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l'esperienza dell'Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l'Italia e per l'Europa e mettersi al servizio di un pi&ugrave; vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo. Su queste basi politiche il Partito Democratico organizzer&agrave; per l'autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E' giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/nuovo-ulivo-e-un-alleanza-per-la-democrazia-973.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-26T07:58:36+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[LA PAURA DEL CAVALIERE:&#8232;"CROLLIAMO NEI SONDAGGI"]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">di FRANCESCO BEI</span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> La Repubblica 21 agosto 2010 </span><br /> Dividere il gruppo di Fini, incassare la fiducia e andare avanti. Per non lasciare campo aperto a Bossi in caso di elezioni. Sono le tre direttrici impresse ieri da Berlusconi nel vertice di palazzo Grazioli. Una riunione sulla quale aleggiava lo spettro degli ultimi sondaggi riservati, che indicano una drammatica avanzata della Lega, fino al 12%, e un brusco arretramento del Pdl, fino alla soglia critica del 28%, mentre il partito di Fini potrebbe raggiungere il 6%.<span id="more"></span><br /> Ma il punto che ha fatto scattare l'allarme rosso &egrave; stato quello relativo al Senato: grazie al gioco dei premi regionali, se si votasse domani il Pdl-Lega non avrebbe pi&ugrave; la maggioranza a palazzo Madama. Numeri che hanno impresso una brusca sterzata alla strategia fin qui ipotizzata a palazzo Grazioli, imponendo al Cavaliere un bagno di realismo. Niente pi&ugrave; rotture, niente elezioni anticipate, almeno per ora. Si procede navigando sotto costa, in attesa di capire la reale consistenza delle truppe finiane. <br /> Il punto di forza del Cavaliere, il cosiddetto &quot;Porcellum&quot;, rischia cos&igrave; di trasformarsi in un elemento di debolezza.&#8232;&#8232;E' proprio a Gianfranco Fini e al suo gruppo che sono state dedicate le maggiori attenzioni del summit berlusconiano. Con l'occhio puntato al 5 settembre, quando a Mirabello Fini chiuder&agrave; la festa di Futuro e Libert&agrave; e si capir&agrave; se andr&agrave; avanti o meno con la costruzione di un suo partito. &quot;E' chiaro &ndash; ha scandito ieri il Cavaliere &ndash; che in quel caso non staremo a guardare, non possiamo permetterci di farlo crescere. Se fa un suo partito cambia tutto, ci conviene davvero pensare alle elezioni anticipate&quot;.<br /> Ma ancora quel momento non &egrave; arrivato e Berlusconi &egrave; convinto che siano numerosi i finiani che non intendono spingersi oltre: &quot;Dicono che vogliono restare nel Pdl no? Stiamo a vedere&quot;. Intorno al tavolo di palazzo Grazioli, ieri sono stati fatti e rifatti i calcoli: 10-12 finiani sono considerati &quot;recuperabili&quot; nel caso si vada davvero a una rottura. Ma non &egrave; questa, al momento, l'intenzione di Berlusconi. Che, non a caso, si &egrave; guardato bene dall'affondare colpi sotto la cintura a Fini, tenendosi alla larga dalla campagna del Giornale e di Libero. <br /> Prova ne &egrave; il documento approvato ieri e letto integralmente dal premier. Un programma tanto lungo (13 pagine, &quot;ma sono scritte con caratteri grandi&quot;, si &egrave; giustificato Berlusconi) quanto poco indigesto per gli uomini del presidente della Camera, che infatti si sono affrettati a dichiarare la loro disponibilit&agrave; a votarlo. Fino a ironizzare, come ha fatto Carmelo Briguglio, sulla &quot;montagna che ha partorito il topolino&quot;. Lo stesso Paolo Bonaiuti, una delle colombe che ha lavorato al testo, ieri sera lo definiva &quot;un documento concretissimo, una fotografia di quello che ha fatto e sta facendo il governo, sul quale &egrave; molto difficile dire di no da parte di deputati eletti con il Pdl&quot;.<br /> Anche la parte sulla giustizia, affidata a Nicol&ograve; Ghedini, non presentava novit&agrave; cos&igrave; dirompenti da costituire un ultimatum per i finiani. &quot;Il documento non &egrave; scritto per escluderli &ndash; spiega una fonte che ha partecipato alla riunione &ndash; ma, al contrario, &egrave; un'offerta per quanti non intendono interrompere la legislatura in modo drammatico&quot;. Si tratta comunque, ha chiarito a porte chiuse il premier, di punti &quot;non trattabili&quot;. Specie sul processo breve, &quot;deve essere chiaro che chi vota la fiducia s'impegna ad approvare il disegno di legge cos&igrave; com'&egrave;, senza ulteriori indugi. Io non mi faccio pi&ugrave; logorare&quot;.<br /> Quanto alla minaccia di elezioni anticipate a dicembre, nel Pdl ieri qualcuno ammetteva con un filo di imbarazzo che la sparata di Berlusconi andava letta pi&ugrave; come una risposta alla Lega che non come una reale intenzione del premier: &quot;Non possiamo certo mostrarci spaventati dalle elezioni&quot;. Anzi, ora il premier cercher&agrave; di frenare gli ardori di Bossi. Oggi, alla luce delle reazioni dei finiani, il vertice del Pdl si riunir&agrave; nuovamente con il Cavaliere per valutare le prossime mosse. <br /> Intanto Berlusconi si prepara anche al peggio, al voto anticipato. Ieri, in maniera sibillina, ha lasciato intendere che ci saranno &quot;ulteriori iniziative&quot; che riguardano il Pdl. L'obiettivo &egrave; quello di organizzare una grande manifestazione nazionale del Pdl a settembre-ottobre, al termine delle feste del partito. Una prova di forza rivolta ai finiani certo, ma soprattutto alla Lega.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/la-paura-del-cavaliere8232crolliamo-nei-sondaggi-972.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-26T07:45:26+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[FIAT: IN EUROPA LE VENDITE CROLLANO DEL 32%&#8232;]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">di PAOLO GRISERI</span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">  La Repubblica, 25 agosto 2010 </span><br /> Alle 11 di domani mattina [oggi], quando prender&agrave; la parola di fronte alla platea del meeting di Rimini, Sergio Marchionne avr&agrave; molte risposte da dare. Perch&eacute; nelle ultime settimane si sono accumulate questioni di non poco conto.<span id="more"></span> <br /> Questioni emerse nei giorni scorsi, mentre l'ad del Lingotto si occupava degli affari americani (e serviva braciole ai dipendenti Chrysler per festeggiare il primo anno di sbarco negli Usa). Ma tutto fa pensare che domani Marchionne quelle risposte le dar&agrave;, cos&igrave; segnando l'avvio dell'autunno economico e sociale che nelle fabbriche italiane si annuncia particolarmente difficile. <br /> Il primo problema &egrave; il mercato. I dati diffusi ieri da Reuters sull'andamento di quello europeo non sono per nulla incoraggianti. Il segno meno coinvolge ormai i principali paesi del Vecchio continente, anche quelli che nei primi mesi dell'anno avevano fatto segnare incrementi significativi. Cos&igrave; la Francia scende del 10 per cento, anche se sul totale dei primi sette mesi di quest'anno aveva fatto registrare un incremento del 47 per cento. Simile la situazione in Spagna (meno 24 per cento a luglio contro un aumento del 27 nei primi sette mesi) e in Gran Bretagna. In Germania il segno meno a luglio (meno 26 per cento) determina una situazione di sostanziale parit&agrave; nei primi sette mesi 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009. I dati italiani sono i pi&ugrave; preoccupanti: il crollo di luglio (meno 30 per cento) corrisponde a un dato simile per i primi sette mesi (meno 29). <br /> Cifre che raccontano di un mercato avviato su un piano sempre pi&ugrave; inclinato, man mano che ci si allontana dai primi mesi dell'anno quando si facevano ancora sentire gli effetti degli aiuti di stato. Questo fa prevedere agli analisti un secondo semestre molto pesante proprio per le case che si erano maggiormente avvantaggiate negli ultimi dodici mesi. Gi&agrave; a luglio il marchio Fiat ha perso in Europa oltre il 32 per cento, quasi il doppio del mercato (che complessivamente &egrave; sceso del 17,4). Per il Lingotto si prospetta dunque un periodo difficile prima che, nella seconda met&agrave; del 2011, arrivino i nuovi modelli annunciati da Marchionne. Il rischio &egrave; quello che, mano a mano che vanno ad esaurirsi i vecchi modelli, si crei un buco produttivo in attesa dei nuovi. E', ad esempio, quel che temono i sindacati a Mirafiori. <br /> Il secondo problema da affrontare &egrave; quello del consenso alla linea dura scelta dall'ad di Torino nei confronti della Fiom. Inizialmente considerata positivamente, a partire dalle altre organizzazioni sindacali che ne vengono indirettamente beneficiate, ora quella posizione comincia a creare qualche problema. Il braccio di ferro sui licenziamenti a Melfi, ben diversamente dalla battaglia sul nuovo contratto di Pomigliano, ha modificato il clima. Negli ultimi giorni anche Cisl e Uil (pur confermando il profondo dissenso dalla Cgil) hanno suggerito prudenza, cos&igrave; come ha fatto per il governo il ministro Matteoli. L'appello di Napolitano, ieri sera, sembra aver chiuso il cerchio. Marchionne proseguire comunque per la strada scelta ma sembrerebbe ancora il mercato a suggerire qualche cautela: perch&eacute; i dati dicono che la piazza italiana &egrave; di gran lunga quella principale per il Lingotto in Europa. E che dunque sar&agrave; difficile ignorare gli appelli delle istituzioni e dello schieramento sindacale. <br /> Il terzo punto interrogativo da sciogliere &egrave; quello dell'efficienza e della competitivit&agrave; degli stabilimenti italiani. Il progetto per ridurre drasticamente la conflittualit&agrave; in fabbrica ha una spiegazione economica molto precisa. Se &egrave; vero che a Pomigliano la Panda verr&agrave; realizzata su una sola linea di montaggio, &egrave; evidente che su quella linea tutto deve funzionare come un orologio perch&eacute; una protesta improvvisa pu&ograve; bloccare tutto. A Melfi, dove si produce ogni anno lo stesso numero di auto, le linee di montaggio sono due: l'investimento per realizzare l'impianto &egrave; stato doppio ma il sistema &egrave; molto meno vulnerabile. Domani a Rimini si capir&agrave; quali soluzioni l'ad del Lingotto ha scelto. Certo, oggi appare difficile immaginare a Pomigliano e a Melfi una scena come quella che si &egrave; svolta ieri a Aupburn Hill: con Marchionne che distribuisce braciole ai dipendenti e ai dirigenti di Fim, Fiom, Uilm e Fismic.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/fiat-in-europa-le-vendite-crollano-del-328232-971.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-26T07:32:16+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[LA LETTERA DEGLI OPERAI FIAT AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" src="/public/operai_melfi.jpg" alt="" />Illustrissimo Presidente,</span><br />ci rivolgiamo a Lei, quale massima carica dello Stato e supremo garante della Costituzione, per sottoporre alla sua attenzione una vicenda che non lede soltanto i nostri diritti di cittadini e di lavoratori ma colpisce direttamente i diritti collettivi e generali degli operai e dello stesso sindacato a cui siamo iscritti. <span id="more"></span><br /> Siamo i tre operai, iscritti alla Fiom-Cgil, licenziati dalla Fiat-Sata di Melfi in occasione di uno sciopero indetto unitariamente da tutte le sigle sindacali parte della Rsu aziendale. Per l&rsquo;azienda, saremmo responsabili di un reato avendo deliberatamente ostruito il transito a dei carrelli (Agv) che servono la linea di produzione all&rsquo;interno dello stabilimento. In verit&agrave;, non vi &egrave; mai stato alcun blocco dei predetti carrelli da parte nostra e men che mai pu&ograve; ritenersi sussistente alcuna fattispecie delittuosa a nostro carico, cos&igrave; come comprovato dalle testimonianze di tutti i lavoratori presenti in occasione dello sciopero innanzi detto e da tutta la RSU unitaria. <br /> Non si tratta solo della nostra versione dei fatti, la quale potrebbe risultare viziata dalla carit&agrave; di parte, ma di ci&ograve; che ha stabilito il Tribunale di Melfi, in funzione di giudice del lavoro. In pratica, il magistrato ha riconosciuto l&rsquo;antisindacalit&agrave; della condotta posta in essere dalla Fiat-Sata, ordinandole conseguentemente di reintegrarci immediatamente nel nostro posto di lavoro. Tuttavia, sebbene il decreto del Tribunale di Melfi, depositato in cancelleria in data 9 agosto 2010, abbia immediata efficacia esecutiva e non sia revocabile fino alla conclusione del giudizio di opposizione, l&rsquo;azienda in un primo momento ci ha comunicato la reintegra sul posto di lavoro e, successivamente, con un telegramma, ci ha dato notizia della sua volont&agrave; di non avvalersi delle nostre prestazioni lavorative. <br /> Alla ripresa del lavoro dopo le ferie estive, nel momento in cui ci siamo recati in azienda per riprendere regolarmente (come peraltro annunciato alla Fiat Sata) il nostro lavoro, quest&rsquo;ultima ci ha comunicato che avremmo potuto avere accesso allo stabilimento unicamente al fine di svolgere le nostre prerogative sindacali ma intimandoci di sostare, durante il turno di lavoro, presso la saletta adibita alle attivit&agrave; sindacali. <br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli </span><br /> <br /> <br /> <br /><font size="3"><span style="font-weight: bold;"> Risposta del Presidente Napolitano ai lavoratori della Fiat Sata di Melfi</span></font><br /><font size="2"><span style="font-weight: bold;"> C o m u n i c a t o</span></font><br /> Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha cos&igrave; risposto ai tre lavoratori della Fiat Sata di Melfi: <br /> &laquo;Cari Barozzino, Lamorte e Pignatelli,&#8232;ho letto con attenzione la lettera che avete voluto indirizzarmi e non posso che esprimere il mio profondo rammarico per la tensione creatasi alla FIAT SATA di Melfi in relazione ai licenziamenti che vi hanno colpito e, successivamente, alla mancata vostra reintegrazione nel posto di lavoro sulla base della decisione del Tribunale di Melfi. Anche per quest'ultimo sviluppo della vicenda &egrave; chiamata a intervenire, su esplicita richiesta vostra e dei vostri legali,<span style="font-weight: bold;"> l'Autorit&agrave; Giudiziaria: e ad essa non posso che rimettermi anch'io, proprio per rispetto di quelle regole dello Stato di diritto a cui voi vi richiamate</span>. <br /> Comprendo molto bene come consideriate lesivo della vostra dignit&agrave; &quot;percepire la retribuzione senza lavorare&quot;. Il mio vivissimo auspicio &ndash; che spero sia ascoltato anche dalla dirigenza della FIAT &ndash; &egrave; che questo grave episodio possa essere superato, nell'attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria, e in modo da creare le condizioni per un confronto pacato e serio su questioni di grande rilievo come quelle del futuro dell'attivit&agrave; della maggiore azienda manifatturiera italiana e dell'evoluzione delle relazioni industriali nel contesto di una aspra competizione sul mercato globale&raquo;.<br /> <br />Roma, 24 Agosto 2010<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/la-lettera-degli-operai-fiat-al-presidente-della-repubblica-970.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-25T13:43:50+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[PERCHÉ IL CAVALIERE TEME LE URNE]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">di ILVO DIAMANTI</span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> La repubblica, 23 agosto 2010</span><br /> Non &egrave; una novit&agrave;, il protagonismo di Bossi. Esibito anche in passato, quando la Lega contava molto meno. Tuttavia, Bossi (e, di riflesso, la Lega) raramente &egrave; apparso cos&igrave; determinato. Oggi, infatti, &egrave; lui a dettare i tempi e i temi della crisi. Senza preoccuparsi di nulla e nessuno. Nei confronti di Fini e dei suoi amici: &quot;Bisogna cacciarli. Fini &egrave; invidioso e rancoroso&quot;. Il dialogo &egrave; tempo sprecato: &quot;Meglio andare a votare subito&quot;. <span id="more"></span><br /> Cio&egrave;: &quot;A fine novembre, al massimo ai primi di dicembre&quot;. Lo ha ripetuto pi&ugrave; volte, negli ultimi giorni. D'altronde, non c'&egrave; spazio per altre maggioranze, oltre a questa. Di fronte a governi tecnici il Nord insorgerebbe. &Egrave; gi&agrave; campagna elettorale. E Bossi non perde occasione per riproporre i temi dell'agenda leghista. In primo luogo, il &quot;mitico&quot; federalismo. Poi, la sicurezza (i soliti immigrati, il cui numero e la cui pericolosit&agrave; sociale salgono e calano a comando. Magari a tele-comando. Secondo l'urgenza politica del centrodestra). Poi il Sud. Dove, secondo Bossi, Fini - il nemico di Tremonti - &quot;vuole sprecare i soldi dello Stato&quot;.<br /> Il protagonismo di Bossi ha reso lo stesso Berlusconi quasi un comprimario. Un partner livido e imbarazzato. Mosso da istinti e interessi personali pi&ugrave; che da ragioni politiche - non diciamo &quot;pubbliche&quot;. Accecato dal risentimento verso Fini, il traditore. Deciso a fargliela pagare, a sputtanarlo. Quel moralista immorale che pretende di dar lezioni di pubblica morale. <br /> Cos&igrave; Berlusconi, spinto dall'alleato e dall'istinto, ha imboccato la strada che porta a nuove elezioni. Che sembrano, francamente, inevitabili. Lo ha ripetuto ieri lo stesso premier. Nonostante i 5 punti posti a Fini e ai suoi fedeli, come condizioni non negoziabili. Tuttavia, non comprendiamo i motivi per cui Berlusconi e il Pdl debbano augurarsi nuove elezioni, al pi&ugrave; presto. Anzi, nell'attuale situazione, vediamo 5 buone ragioni per cui Berlusconi, secondo noi, dovrebbe semmai temere il voto. E lavorare, almeno, per allontanarne la data. <br /> 1. La prima riguarda l'intera maggioranza. Richiama il rischio della delusione. Il malumore degli elettori di fronte a una coalizione incapace di garantire al Paese governo e stabilit&agrave;. Dopo aver vinto nettamente le elezioni e conquistato una larga maggioranza parlamentare. Solo due anni fa. Una crisi politica nazionale dagli effetti imprevedibili, nel mezzo di una crisi economica internazionale profonda. Gli elettori, compresi quelli di centrodestra, potrebbero leggere in questi eventi i segni di un fallimento. Che coinvolge il progetto - ma anche la leadership - di Berlusconi. Il quale, insieme a Bossi, tenta di scaricarne per intero la colpa su Fini. Ma Fini &egrave; il socio fondatore del Pdl. Il partner di Berlusconi. Da 16 anni partecipe del medesimo progetto. <br /> 2. La seconda ragione riguarda il Pdl. Un partito cresciuto fragile. Gli elettori di An non l'hanno mai percepito totalmente come &quot;proprio&quot;. Il calo registrato dai sondaggi condotti in luglio ne riflette, in parte, il disorientamento. Per ora tende a tradursi in &quot;non-voto potenziale&quot;, che induce molti elettori del Pdl a non dichiarare la loro scelta. Cos&igrave; il partito si &egrave; attestato, nelle stime, intorno al 30% (secondo alcuni analisti anche meno). Cio&egrave;: quel che aveva ottenuto Forza Italia &ndash; da sola &ndash; nel 2001. <br /> 3. La terza ragione riguarda l'impianto territoriale del Pdl. Come ha gridato Bossi, Fini vuole fondare il &quot;partito del Sud&quot;. Il che significa: levare la terra sotto i piedi al Pdl. Unico partito &quot;nazionale&quot;. Erede &ndash; in questo &ndash; della tradizione democristiana e dei partiti di governo della prima Repubblica. Come pu&ograve;, il Pdl, immaginare di &quot;tenere&quot; su base nazionale, se si vede succhiare il bacino elettorale a Nord dalla Lega e al Sud da Fini, oltre che dall'Udc, Lombardo e magari Miccich&eacute;? <br /> 4. La quarta ragione, coerente, &egrave; che questo governo ha assunto una chiara identit&agrave; &quot;nordista&quot;. &Egrave; il governo di Bossi, Tremonti e Berlusconi. Garante del federalismo. Una riforma che nel Mezzogiorno &egrave; percepita, da un terzo dei cittadini, come un &quot;pericolo&quot;. Cos&igrave;, a Nord e a Sud, il Pdl rischia di essere considerato gregario della Lega. Mentre il vero premier appare Tremonti. <br /> 5. La quinta e ultima ragione &egrave; conseguente - e palese. Oggi il vero avversario, la vera minaccia, Berlusconi e il Pdl ce l'hanno l&igrave;, vicino a loro. &Egrave; la Lega. &Egrave; Bossi che, non a caso, continua a dare buoni consigli - per s&eacute; - che si traducono in altrettante insidie per Berlusconi. Regala il Sud a Fini (e ai Centristi). Al Senato, soprattutto, potrebbe costare molto caro. Destabilizza il governo e la maggioranza, gridando: &quot;Al voto! Al voto!&quot;. &#8232;D'altra parte, paradossalmente, la Lega continua ad apparire - ai suoi elettori - opposizione e governo al tempo stesso. Sta al governo, indubbiamente. Ma solo per &quot;difendere il Nord&quot;. Quasi un agente infiltrato a Roma, al servizio degli interessi padani. Bossi, agli occhi dei suoi elettori, non appare l'amico fidato di Berlusconi. A cui ha sempre garantito sostegno leale. In tutte le vicende giudiziarie, anche le pi&ugrave; imbarazzanti. Ma, al contrario, un &quot;controllore&quot;. Un garante. <br /> Cos&igrave;, Bossi, soffia sul fuoco. Qualsiasi cosa succeda, ritiene che la Lega possa guadagnarci. I sondaggi la stimano intorno al 12%. E, quindi, pi&ugrave; del doppio nel Nord. Dovesse rivincere il Centrodestra, la Lega ne uscirebbe pi&ugrave; forte. Anche perch&eacute;, presumibilmente, il PdL ne uscirebbe pi&ugrave; debole (soprattutto, ma non solo, al Sud). Dovesse perdere il centrodestra (ipotesi da non escludere), la Lega avrebbe di fronte altre opzioni. La pi&ugrave; attraente e al tempo stesso inquietante: diventare il polo dell'opposizione. Non solo politica, ma allo Stato. Il Polo Nord. In fondo, governa gi&agrave;: in 2 Regioni (Veneto e Piemonte), in 14 province e in oltre 350 comuni. Ottenesse una ulteriore investitura politica, nell'anno del 150enario dell'Unit&agrave; d'Italia, si rischierebbe uno strappo di proporzioni difficilmente prevedibili. <br /> Tuttavia, non bisogna mai sottovalutare il Cavaliere. Fare i conti come fosse &quot;fuori gioco&quot;. Lui: non si arrende mai. Cade e si rialza. E in campagna elettorale d&agrave; il meglio di s&eacute;. La differenza dal passato &egrave; che, questa volta, non deve guardarsi dagli altri. Dagli avversari. Ma dai suoi alleati. E da se stesso.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/perche-il-cavaliere-teme-le-urne-969.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.pdbuccinasco.it/public/post/perche-il-cavaliere-teme-le-urne-969.asp</guid>
	<dc:date>2010-08-25T10:02:53+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[LA COSTITUZIONE DIMEZZATA]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" alt="" src="/public/famiglia_cristiana_logo.gif" />Famiglia Cristiana, 24 agosto 2010</span><br /> <span style="font-weight: bold;">Berlusconi ha detto chiaro e tondo</span> che nel cammino verso le elezioni anticipate &ndash; qualora il piano dei &ldquo;cinque punti&rdquo; non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento &ndash; non si far&agrave; incantare da nessuno, tantomeno dai &ldquo;formalismi costituzionali&rdquo;. Cos&igrave; lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla &ldquo;sovranit&agrave; popolare&rdquo; che finora lo ha votato. <span id="more"></span><br /> <span style="font-weight: bold;">La Costituzione in realt&agrave; dice: &laquo;La sovranit&agrave; appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione&raquo;</span>. Berlusconi si ferma a met&agrave; della frase, il resto non gli interessa, &egrave; puro &ldquo;formalismo&rdquo;. Quanti italiani avranno saputo di queste parole? Fra quelli che le hanno apprese, quanti le avranno approvate, quanti le avranno criticate, a quanti non sono importate nulla, alle prese come sono con ben altri problemi? Forse una risposta verr&agrave; dalle prossime elezioni, se si faranno presto e comunque, come sostiene Umberto Bossi (con la Lega che spera di conseguire il primato nel Nord e, di conseguenza, il solo potere concreto che conta oggi in Italia). Ma pi&ugrave; probabilmente non lo sapremo mai.<br /><span style="font-weight: bold;">La situazione politica italiana &egrave; assolutamente unica in tutte le attuali democrazie</span>, in Paesi dove &ndash; almeno da Machiavelli in poi &ndash; la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, &egrave; stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere pu&ograve; arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di pi&ugrave; in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione. <br /> Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti &egrave; che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? <span style="font-weight: bold;">La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico</span> (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due met&agrave; deve fare &ldquo;autocritica&rdquo;: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si &egrave; divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi &ldquo;non negoziabili&rdquo; sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernit&agrave;, distingueva fra la vie substantive (cio&egrave; quella che riassume il concetto di &ldquo;vita&rdquo; mettendo insieme, come &egrave; giusto, e come risponde all&rsquo;etica cristiana, tutti i momenti di un&rsquo;esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere. <br /> Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all&rsquo;embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il &ldquo;metodo Boffo&rdquo; (chi dissente va distrutto) &egrave; fatto apposta.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/la-costituzione-dimezzata-968.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-25T09:47:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[EPIFANI: «COSÌ MARCHIONNE DANNEGGIA L'AZIENDA»]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" alt="" src="/public/cgil081211.jpg" />di PAOLO GRISERI </span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> La Repubblica, 23 agosto 2010</span><br /> ROMA - L'autunno si annuncia duro. L'economia italiana si riprende meno delle altre mentre incombe il fantasma della crisi di governo e il clima nelle fabbriche torna ad essere molto teso. Guglielmo Epifani prova a rimettere al centro i temi del lavoro e dello sviluppo e propone un patto agli altri sindacati per superare le profonde divisioni di oggi. <span id="more"></span><br />  <br /> <span style="font-weight: bold;">Epifani, si riprende da dove si era lasciato: lo scontro alla Fiat. &Egrave; inevitabile? </span><br /> &laquo;Per la Cgil &egrave; inevitabile difendere diritti, come quello di sciopero o la malattia, che sono dei lavoratori, di tutti i lavoratori presi uno per uno. Non sono diritti nella disponibilit&agrave; dei sindacati. I sindacati possono e devono contrattare turni e organizzazione del lavoro. E io sono perch&eacute; si contratti fino in fondo e con grande disponibilit&agrave; soprattutto in casi, com'&egrave; quello della Fiat, in cui l'azienda dichiara di voler realizzare ingenti investimenti&raquo;.<br /> <br /> <span style="font-weight: bold;">Sulla Fiat, Cisl e Uil vi dipingono come un sindacato di estremisti chiusi nell'angolo. Che cosa risponde?</span> <br /> &laquo;Che in questo si vedono i frutti di un lavoro sistematico portato avanti dal governo per dividerci. Mai si era arrivati a questi livelli. &Egrave; indubbio che oggi abbiamo un'idea differente del sindacato e che gli altri sindacati hanno assunto una linea contigua alle scelte del governo&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> C'&egrave; chi chiede alla Cgil di mettere in riga la Fiom. Lo farete? </span><br /> &laquo;La Fiom &egrave; l'organizzazione maggiormente rappresentativa tra i metalmeccanici italiani. Condivido la grandissima parte delle sue battaglie. Un'altra parte non la condivido e l'ho sempre detto pubblicamente. Quando la Fiom difende i diritti indisponibili dei lavoratori, come &egrave; il caso della Fiat, io sono d'accordo e trover&agrave; sempre la Cgil al suo fianco. Sulle questioni dei turni, degli orari e dell'organizzazione del lavoro dico alla Fiom che un sindacato deve contrattare di tutto e di pi&ugrave; per rendere gli impianti pi&ugrave; produttivi e per salvare e stabilizzare l'occupazione&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Quali sono oggi i suoi rapporti con Bonanni e Angeletti? </span><br /> &laquo;Sono freddi, com'&egrave; inevitabile&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Come si pu&ograve; ricucire? </span><br /> &laquo;Partendo da un accordo e da una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Un testo &egrave; fermo in Parlamento. Una legge che consegni ai lavoratori pubblici e privati il diritto di esprimere il loro punto di vista con un referendum nei momenti decisivi della contrattazione. E di farlo sempre, non solo quando fa comodo ad alcune organizzazioni com'&egrave; accaduto a Pomigliano&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Altri punti di un possibile patto con Cisl e Uil? </span><br /> &laquo;Rimettere al centro il lavoro partendo dal Mezzogiorno e chiedere a chi governa il federalismo che unisce, non quello che divide. C'&egrave; poi il grave nodo dei redditi: &egrave; necessario pretendere una politica che sostenga i salari e i consumi interni perch&eacute; altrimenti rimarremo, come siamo oggi, in fondo alla fila nella crescita delle economie occidentali. Oggi la nostra crescita &egrave; semplicemente una percentuale di quella tedesca. Quando cresce la Germania noi cresciamo grazie alle esportazioni in quel Paese. Ma non abbiamo una domanda interna autonoma in grado di far ripartire, da sola, la ripresa italiana. Infine c'&egrave; il nodo del fisco: che continua a mangiare i salari e le pensioni e lascia impunita una buona fetta di evasione&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Teme una crisi di governo? </span><br /> &laquo;Di questo governo abbiamo combattuto le scelte di politica economica contenute in una manovra che abbiamo giudicato pesantemente iniqua. Poi abbiamo sub&igrave;to gli effetti di una linea governativa che puntava esplicitamente alla divisione tra i sindacati e a diminuire i diritti e le tutele dei lavoratori. E' chiaro che se questo governo cade non me ne dolgo. Altro discorso &egrave; capire che cosa accade dopo la crisi&raquo;.<br /> <br /><span style="font-weight: bold;"> Sar&agrave; pi&ugrave; facile ricucire con Cisl e Uil o tornare ad avere relazioni civili con la Fiat? </span><br /> &laquo;Dell'atteggiamento della Fiat mi ha colpito il cambio di linea improvviso. All'inizio Marchionne appariva come un manager moderno che intendeva valorizzare i lavoratori e gli stessi sindacati. E per questo aveva suscitato interesse e una diffusa simpatia. Oggi si ripresenta invece l'immagine della vecchia Fiat che chiede di scambiare il lavoro con la negazione di alcuni diritti. Penso che cos&igrave; facendo si finisca per danneggiare la stessa immagine dell'azienda. Perch&eacute; non si pu&ograve; giocare con la vita delle persone, come sta accadendo nella vicenda di Melfi&raquo;.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/epifani-cosi-marchionne-danneggia-l-azienda-967.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.pdbuccinasco.it/public/post/epifani-cosi-marchionne-danneggia-l-azienda-967.asp</guid>
	<dc:date>2010-08-23T14:04:56+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[IL PARADOSSO DEL MENTITORE]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" alt="" style="width: 278px; height: 292px;" src="/public/kossiga.jpg" />di David Arboit</span><br />Come tutti, oggi, penso a Cossiga e la prima cosa che mi viene in mente &egrave; il paradosso del mentitore; si racconta che il greco Epimenide di Creta un giorno del lontano VI secolo a.C. abbia affermato «tutti i cretesi sono bugiardi» consegnando ai suoi concittadini cretesi, essendo lui stesso cretese, una proposizione dalla logica paradossale: l&#8217;affermazione &egrave; vera o falsa? <span id="more"></span><br />  In secondo luogo mi viene in mente Silvio Berlusconi, uomo ritenuto dalla maggioranza degli italiani il pi&ugrave; grande ballista del paese, tanto che da un decennio circolano su questo tema un&#8217;infinit&agrave; di barzellette. Attenzione per&ograve;, fra i due la differenza &egrave; netta. Da un lato abbiamo uno straordinario mentitore, colto, raffinato e politicamente geniale, dall&#8217;altro un bugiardo rozzo, ignorante, esclusivamente orientato a vendere le sue patacche politiche. <br /> Che Cossiga fosse una geniale mentitore ne ho avuto ancora una volta la prova ieri sera rivedendo una puntata di &#8220;La storia siamo noi&#8221;; era un faccia a faccia tra Adriana Faranda e Francesco Cossiga presentato da Giovanni Minoli nel marzo del 2005. La cosa che pi&ugrave; colpisce &egrave; la straordinaria assimmetria psicologica e umana tra i due: da una lato una donna che si apre, ascolta, discute e si mette in discussione, dall&#8217;altra un uomo totalmente immerso in una gestione politica e strumentale di quell&#8217;incontro, condita con una certa dose di paternalismo arrogante. <br /> Si perch&eacute; Cossiga era un animale politico ma anche un maestro, forse ad oggi insuperato, di guerra psicologica; aveva un gusto raffinato per l&#8217;enigma e il gioco di specchi portato fino all&#8217;esasperazione. Dialogare con lui era proprio come entrare in quel gioco degli specchi che un tempo potevi trovare alle giostre, vicino al calcinculo e all&#8217;autoscontro, era come aprire le pagine pi&ugrave; intricate della settimana enigmistica, era in fondo una sfida psicologica e politico-intellettuale che non di rado sconfinava nella farsa. <br /> Del resto la sua carriera di uomo di governo era iniziata nel 1966 come sottosegretario alla difesa del governo Moro con delega ai Servizi Segreti, delega che aveva anche il 12 dicembre 1969. <br /> Straordinaria ingenuit&agrave; quella della Faranda e di tutti gli ex terroristi che gli attribuiscono il merito di essere l&#8217;unico che gli ha riconosciuto l&#8217;onore delle armi. Non riescono a comprendere che ci&ograve; che loro hanno interpretato come momento di pacificazione e riconoscimento del nemico non &egrave; altro che l&#8217;ultima fase di una operazione di raffinata guerra psicologica in cui loro ancora una volta sono strumenti di un gioco pi&ugrave; grande di loro e, ovviamente, sono vittime sacrificali. Non riescono a comprendere che l&#8217;interesse di Cossiga nei loro confronti &egrave; stato sempre caratterizzato dalla tonalit&agrave; emotiva dell&#8217;entomologo. <br /> Un&#8217;ingenuit&agrave; comprensibile comunque perch&eacute; grazie a questo dialogo &egrave; stato possibile allontanare un pensiero assai fastidioso, un incubo: che le cellule brigatiste fossero pi&ugrave; o meno come quelle cellule appoggiate su appositi vetrini e messe a coltura nei laboratori di biochimica. Una verit&agrave; tremenda, forse insopportabile, una verit&agrave; che impone di riflettere su un fallimento che si configura beffardamente come cosa che va ben oltre l&#8217;idea del fallimento della lotta armata. Dicono che fosse cristiano. Avrei voluto nascondere una microspia nel suo confessionale (ma non avr&agrave; certamente mai commesso l&#8217;imprudenza di confessarsi in un confessionale, o in qualunque altro luogo chiuso, lo avr&agrave; certamente fatto sempre all&#8217;aria aperta) per sapere che rapporto aveva con la confessione, se almeno in quel momento riusciva, solo per un attimo, per alcuni minuti, a evitare quel prendersi gioco del suo interlocutore, un gioco sempre rigorosamente politicamente orientato che era il suo stile, la sua cifra esistenziale.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/il-paradosso-del-mentitore-966.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.pdbuccinasco.it/public/post/il-paradosso-del-mentitore-966.asp</guid>
	<dc:date>2010-08-18T13:56:58+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[FONDI, IL RISORGIMENTO DIFFICILE]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">di Giuseppe Civati</span><br style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"> L&rsquo;Unit&agrave;, 17 agosto 2010 </span><br /> I cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore&raquo;, cos&igrave; la Costituzione. Una di quelle frasi perfette, che poi nella pratica trovi rovesciate. Proprio perch&eacute;, in alcune parti del Paese, le attua la criminalit&agrave; organizzata. E la politica sporca. &laquo;Disciplina e onore&raquo;. Una sintesi perfetta.&#8232;Siamo a Fondi, provincia di Latina. <span id="more"></span><br /> Chi ci ospita &egrave; Bruno Fiore, unico consigliere del Pd. Qualche mese fa, ha scritto queste righe, che dicono gi&agrave; tutto: &laquo;Fondi ha una classe politica che rappresenta solo interessi particolari e corporazioni. Sempre pronta a ubbidire agli ordini del capo. Una classe politica che non amministra la cosa pubblica nell&rsquo;interesse della collettivit&agrave;, ma opera con i sistemi clientelari e del ricatto. Sta alle forze sane di questa citt&agrave; ribellarsi coraggiosamente a tutto ci&ograve;. Deve essere il Pd a farsi portavoce di una primavera di nuova democrazia partecipata, capace di progettare un futuro migliore e diverso per l&rsquo;intera collettivit&agrave;&raquo;. E sono cose che valgono pi&ugrave; di un intero Congresso. <br /> In questa storia, tutti i &lsquo;buoni&rsquo; si chiamano Bruno. &#8232;All&rsquo;inizio del 2008 Bruno Frattasi, il prefetto, ha voluto la Commissione d&rsquo;accesso dopo aver tentato di fare chiarezza su alcuni rapporti tra i politici locali e i gruppi malavitosi pi&ugrave; radicati. <br /> La Commissione ha lavorato per due anni, producendo due relazioni. La prima fu bloccata dal governo che chiese un supplemento d&rsquo;istruttoria. Anche la seconda volta, per&ograve;, il governo non approv&ograve;. Motivazione? Non si scioglieva perch&eacute; il giorno prima la maggioranza in Comune si era dimessa. Un precedente pericoloso. &laquo;Ridiamo la parola agli elettori&raquo;: lo slogan &egrave; sempre il solito. Era il 9 ottobre del 2009. Molti ministri si schierarono in difesa dell&rsquo;amministrazione di Fondi, a cominciare da Brunetta, Matteoli e Meloni. Legami particolari e sentimentali con il territorio, dice qualcuno. La verit&agrave; &egrave; che il commissario avrebbe permesso un&rsquo;operazione trasparenza che non c&rsquo;&egrave; stata. Affatto. <br /> Con le elezioni, l&rsquo;accurato restyling della destra. Unito il centrosinistra, una preside come candidata. Ma sono ancora loro a vincere. Il sindaco ora &egrave; Salvatore De Meo, gi&agrave; assessore all&rsquo;urbanistica. E nove esponenti dell&rsquo;amministrazione precedente sono stati confermati in Consiglio. All&rsquo;insegna del rinnovamento. E della trasparenza.&#8232;Il deus ex machina &egrave; sempre il senatore Fazzone. Per anni uomo di Mancino, non poteva non trovare casa nel Pdl. Il suo curriculum dice che &egrave; poliziotto in aspettativa. E l&rsquo;aspettativa si fa molto lunga, sotto tutti i punti di vista. &Egrave; un uomo della prima Repubblica, della seconda e, se va avanti cos&igrave;, anche della terza. Mister preferenze e mister raccomandazioni in un&rsquo;unica soluzione. <br /> Il centro di tutto &egrave; il Mof, il mercato della frutta che conta 128 operatori. Con la giunta Marrazzo in Regione, un altro Bruno, che di cognome fa Placidi, &egrave; nominato presidente, ma si dimette dopo due mesi, perch&eacute; le cose, da soli, non si possono cambiare. Dal punto di vista dell&rsquo;illegalit&agrave;, il Mof &egrave; usato come logistica. Un luogo ideale per essere infiltrato. Un centro strategico per le relazioni internazionali di tutte le criminalit&agrave; organizzate: camorra, &lsquo;ndrangheta, mafia. A Fondi si sono date appuntamento anni fa. E a Fondi si trovano tutti i giorni. <br /> &laquo;Ci sono zone dove l&rsquo;influenza sul voto &egrave; rilevante e il controllo &egrave; totale. Certe cordate hanno l&rsquo;organizzazione che aveva una volta il Pci. C&rsquo;&egrave; il referente di zona, di quartiere e di condominio&raquo;, dicono i Fiore. <br /> Qualcosa si muove, nonostante tutto. E, oltre alle Fabbriche di Nichi, a Fondi c&rsquo;&egrave; anche il Capannone di Marco, figlio di Bruno, che ha scelto Sel (www.ilcapannone.eu). E tanti giovani, che si ritrovano questa sera, a casa Fiore, tra la cultura e le cose da fare. Qui e ora. <br /> Un anno fa Walter Veltroni fece il proprio ingresso nella Commissione antimafia e scelse di andare a Fondi, per incominciare. Oggi lo raggiungiamo a Cinisi, in Sicilia, dove ha trascorso il Ferragosto. Casa Badalamenti, un tempo, casa Impastato, oggi.&#8232;&laquo;In questa vicenda, il governo ha mostrato il suo vero volto: di fronte agli evidenti intrecci tra mafia e politica, ha deciso di non procedere&raquo;. Il quadro &egrave; a tinte fosche: &laquo;si attenua la cultura della legalit&agrave;, nella stagione pi&ugrave; cupa per il nostro Paese, di cui questa estate &egrave; una fedele testimonianza&raquo;.<br /> Del resto, &laquo;la legalit&agrave; &egrave; sempre quella degli altri&raquo;, nel Paese dei condoni e dello scudo fiscale. E il Pd? Veltroni &egrave; netto: &laquo;Dobbiamo andare controcorrente. Se c&rsquo;&egrave; un punto sul quale non bisogna farsi divorare dallo spirito del tempo e sul quale &egrave; necessario tenere alta la soglia, dopo l&rsquo;ubriacatura del suo contrario, &egrave; proprio la legalit&agrave;&raquo;. &#8232;&laquo;&Egrave; una delle battaglie pi&ugrave; moderne che la politica possa condurre&raquo;. Un tema non negoziabile. Come per l&rsquo;integrazione, bisogna reggere. Non si possono fare calcoli.&#8232;&laquo;L&rsquo;&ldquo;ognuno faccia come gli pare&rdquo; ha l&rsquo;inevitabile conseguenza dell&rsquo;illegalit&agrave; e della violenza&raquo;. Lo sappiamo anche ad altre latitudini. Il prefetto di Milano che non vede la mafia. 130 miliardi di euro di &lsquo;fatturato&rsquo;, sommersi. La mafia russa in Romagna. In Liguria, la presenza del racket. &laquo;L&rsquo;idea che la mafia sia solo al Sud &egrave; un&rsquo;idea da togliersi dalla testa. Cos&igrave; come non c&rsquo;&egrave; solo la mafia di Riina e Provenzano. E le stragi che sconvolsero il Paese non furono compiute solo dalla mafia&raquo;. Cose da precisare, cose da ricordare, cose da dire, soprattutto. <br /> &laquo;Il contrasto va portato in primo luogo nelle regioni dove le mafie stanno entrando&raquo;, dice Walter. E mi viene in mente la Brianza, dove sembra che la &lsquo;ndrangheta conti pi&ugrave; della Lega. E a questo proposito, di fronte ai risultati sbandierati dal governo in carica, che arresta i mafiosi, ma quando se ne presenta uno in Parlamento, allora cambia tutto, Veltroni dice: &laquo;Ci vuole molto di pi&ugrave;, qualcosa di molto diverso dall&rsquo;ipocrisia del leghismo di maniera&raquo;.<br /> Chi non conta, chi non governa, non ha speranze. N&eacute; garanzie. &laquo;Non siamo garantiti nemmeno noi&raquo;, dice Bruno. E il libero professionista che si espone, rischia. &laquo;Ce ne stanno tanti, proprio da Bruno Fiore, devi andare?&raquo;. Anche qui serve il Pd. Bisogna fare in fretta, per&ograve;. Perch&eacute; non &egrave; tardi. <br /> &Egrave; tardissimo.&#8232;E anche qui c&rsquo;entrano i parchi, come c&rsquo;entra il cemento. I Monti Ausoni, un baluardo contro la speculazione edilizia, con il monumento del lago di Fondi e Monte San Biagio. Un esponente del Pdl ha presentato una proposta di legge per abolirlo. &laquo;Per riappropriarci del territorio&raquo;, ha detto. Proprio cos&igrave;.&#8232;&#8232;Qui vicino, nel 1915, &egrave; nato Pietro Ingrao. E forse anche a lui dobbiamo pensare, per una sfida che ci riguarda tutti. A Fondi, nella Cinisi che Walter ha appena visitato, in quella Lombardia di Buccinasco o di Desio dove la mafia ha gi&agrave; il potere. Dove <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Carmela Mazzarelli</span> e Lucrezia Ricchiuti raccontano cose molto simili a quelle di cui mi parlano Bruno e Marco. E a Ferragosto, nel 2015, dopo quasi vent&rsquo;anni di governo, se n&rsquo;&egrave; accorto anche Umberto Bossi. A Ponte di Legno. Figuriamoci. <br /> L&rsquo;Italia &egrave; unita, s&igrave;, ma per i motivi sbagliati. &laquo;Porgi aiuto alla legge&raquo;, nella guerra all&rsquo;illegalit&agrave;. Lo diceva Pitagora. &Egrave; venuto il momento di andarlo a trovare.<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/fondi-il-risorgimento-difficile-965.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-18T13:08:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[LA POLITICA DEGLI STRACCI]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" src="/public/famiglia_cristiana_logo.gif" alt="" />Famiglia Cristiana, 17 agosto 2010</span><br /> L’immagine che pi&ugrave; si addice alla politica di questa torbida estate &egrave; il proverbiale campo di Agramante di ariostesca memoria, dove regna una discordia confusionaria e suicida, mentre il nemico (lo spettro della crisi) &egrave; alle porte. Dossier, minacce e ricatti velenosi volano come stracci, in un’Italia ridotta alle pezze. E con <span style="font-weight: bold;">avversari da polverizzare, con ogni mezzo, perch&eacute; il potere assoluto non ammette dissenso: non fa prigionieri, solo terra bruciata contro chi canta fuori dal coro</span>. <span id="more"></span><br /> Veleni e schizzi di fango volano ovunque. Con politici lontani dai problemi delle famiglie, che stentano a vivere, ogni giorno alle prese con povert&agrave; e disoccupazione, soprattutto giovanile. <span style="font-weight: bold;">Settembre riserver&agrave; un brusco risveglio. La ripresa &egrave; debole, soggetta alla pesante concorrenza dei nuovi mercati dell’Estremo Oriente</span>. A scuola, anche quest’anno, la campanella suoner&agrave; a vuoto per decine di migliaia di docenti precari. In attesa, da anni, di una sistemazione. <br /><span style="font-weight: bold;"> Il Paese che si avvia a celebrare l’unit&agrave; d’Italia &egrave; stufo di duelli, insulti e regolamenti di conti.</span> Una politica responsabile, che miri al bene comune, richiederebbe oggi, da tutti, un passo indietro, prima che il Paese vada a pezzi, e <span style="font-weight: bold;">un’intesa di unit&agrave; nazionale (e solidale) che restituisca ai cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti. Non pi&ugrave; comparse da soap opera, ma persone di provata competenza e rigore morale</span>. <br /> Minacciare il ricorso alla piazza o tirare a campare con una “tregua armata” non sana le profonde ferite di questi giorni. Tantomeno rid&agrave; credibilit&agrave; a una politica offuscata da ampie zone d’ombra. <span style="font-weight: bold;">Il Paese &egrave; paralizzato. Sotto ricatto. Leggi e favori, come al “mercato delle vacche”, sono oggetto di baratto: federalismo in cambio di intercettazioni</span>. I dossier vanno e vengono dai cassetti, con minacce di “bombe esplosive” (ma chi sa, perch&eacute; non parla gi&agrave; ora?). Manca, come ha scritto il presidente del Censis Giuseppe De Rita, «una cultura politica della complessit&agrave; e del suo governo». <span style="font-weight: bold;">S’&egrave; perso di vista il bene prioritario del Paese, come ha ammonito il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, nell’omelia dell’Assunta. </span><br /> Anche la questione morale &egrave; ormai arma di contesa. Dalla politica “ad personam” siamo al “contra personam”. Ma la giusta esigenza di chiarezza vale per tutti. Sia per chi ha la pagliuzza che per chi ha la trave nell’occhio. <span style="font-weight: bold;">La clava mediatica (o il “metodo Boffo”) contro chi mette a nudo il re &egrave; un terribile boomerang, in un Paese che affoga in una melma di corruzione, scandali e affari illeciti. </span><br /> Disfattista non &egrave; chi avverte il pericolo e fa appello al senso etico, ma chi &egrave; <span style="font-weight: bold;">allergico al rispetto di regole e istituzioni</span>. Nel campo di Agramante italiano si alzano <span style="font-weight: bold;">polveroni, utili solo a fini propagandistici</span>. Per soddisfare la voglia d’una contesa elettorale che sbaragli, per sempre, l’opposizione. <span style="font-weight: bold;">Come in passato, urge anche oggi l’appello di don Sturzo “ai liberi e forti”. Prima che sia troppo tardi. </span><br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/la-politica-degli-stracci-964.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-17T18:42:18+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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	<title><![CDATA[A PROPOSITO DI ALCUNE AFFERMAZIONI DELL'ONOREVOLE BIANCONI IN UNA INTERVISTA A "IL GIORNALE"]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"><img align="left" src="/public/Napolitano17_08_10.jpg" style="width: 311px; height: 181px;" alt="" />Nota del Quirinale</span><br /> In una intervista apparsa sul quotidiano &quot;Il Giornale&quot; domenica 15 agosto, l'on. Maurizio Bianconi, vice - presidente del gruppo dei deputati del PDL, si &egrave; abbandonato ad affermazioni avventate e gravi sostenendo che il Presidente Napolitano &quot;sta tradendo la Costituzione&quot;.<span id="more"></span><br /> Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l'on. Bianconi &egrave; di certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell'articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del Presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni. <br /> Roma, 16 agosto 2010<br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.pdbuccinasco.it/public/post/a-proposito-di-alcune-affermazioni-dell-onorevole-bianconi-in-una-intervista-a-il-giornale-963.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-08-17T18:36:17+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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	</channel></rss>