Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di redazione (del 05/02/2012 @ 12:04:28, in Politica nazionale, linkato 0 volte)
di Michele Prospero
L’Unità, 3 febbraio 2012
Ma perché neppure i tecnici resistono al fascino della tv e non riescono a trattenersi dalla seduzione di battute populiste sfornate prima contro gli sfigati e ora contro quegli annoiati dal posto fisso che vanno resi più allegri con la frizzante flessibilità in uscita? Si avverte, dietro le metafore infelici di una certa accademia, anche un movimento, per ora sottotraccia, avviato per favorire un repentino passaggio di fase. Messa da parte la paura della bancarotta incombente che imponeva più sobrietà, si lavora già per il dopo. I tecnici scrutano oltre l’emergenza e le loro parole in libertà forse non colpiscono a caso.
Sindacato e partiti, il poco che ancora resta in piedi di essi, sono in questi giorni sotto assedio. La posta in gioco della contesa è chiara, bisogna coglierla in tempo nella sua gravità per non lasciarsi sorprendere e spiazzare dagli eventi. Si stanno ponendo le basi della cosiddetta Terza Repubblica e avanza un esplicito desiderio di rimuovere gli intralci più sgraditi al trionfo del novello spirito dell’epoca. In questa lotta sui fondamenti della nuova politica, si profila nitido il disegno di colpire in maniera definitiva la malferma costituzione materiale della repubblica spazzando via i residui dei vecchi soggetti del pluralismo.
Ormai ammaccata la destra politica, che per vent’anni è stata egemone ma che appare come un ostacolo provinciale all’innovazione, i settori molto forti dell’economia, della finanza, della burocrazia, coltivano il sogno di allestire in fretta una macchina più snella per imporre un’alternativa dinamica e manageriale alla crisi del sistema della stagnazione. Il governo tecnico, nato per fronteggiare una cruda emergenza, per talune forze influenti dei media e dell’economia (che in Italia sono la stessa cosa) deve tramutarsi assai presto nell’espressione di una durevole coalizione politica chiamata a imprimere il marchio definitivo al nuovo ciclo storico.
Disorientato il blocco immobilistico cementato dalla vecchia destra populista, occorre ricostruire i pilastri del sistema. Il linguaggio della competenza con lo stile della misura si infrange però al cospetto di una coalizione sociale come quella della destra. Essa aveva trovato la sua soggettività politica proprio nelle forme alienate del populismo e quindi non pare molto attratta dal nuovo verbo del rigore, delle liberalizzazioni e della competitività. Se qualcuno calcolava di avvalersi dell’apporto di spezzoni dell’esecutivo tecnico per rimpiazzare nel futuro mercato elettorale l’antica destra stagnante e corporativa ha sbagliato grossolanamente i conti. Nessun tecnico o abile portavoce dei poteri forti, per quanto sorretto dai media, con ampie scorte di denaro al seguito, e con credenziali internazionali, potrà mai offrire delle sponde politiche alla coalizione sociale che ha finora sostenuto le destre.
È per questo evidente che la sfida della tecnica non è destinata a riassorbire una regressiva destra populista ventilando delle ragionevoli istanze modernizzatrici per attrarre il microcapitalismo dei territori. Il sasso della tecnica è scagliato soprattutto contro la sinistra che viene stuzzicata proprio con affondi studiati per lacerare le sue roccaforti simboliche e materiali. Nella grande stampa che sorregge questa operazione (scardinare i soggetti del pluralismo residuali) le imbarazzanti derive affaristiche della politica sono afferrate al volo per racimolare nuove munizioni da usare nella battaglia finale contro la casta.
Riaffiora così un’antica pretesa degli influenti ambienti culturali ed economici di annichilire i soggetti organizzati e di ridurre la politica a mera amministrazione. Il colpevole ritardo con cui l’obiettivo di ricostruire un moderno partito politico è stato rilanciato, e posto come obiettivo strategico prioritario, agevola la micidiale campagna che grida contro la casta ma in realtà vorrebbe sbarazzarsi dell’autonomia della politica in quanto tale. Il cedimento definitivo dei partiti in via di ristrutturazione e l’umiliazione del sindacato visto come un inciampo concertativo frapposto alla rapidità della decisione tecnica costituiscono i tasselli di una miope ma aggressiva strategia per immettere i codici dell’economia nel cervello della politica.
I tecnici in modo strabico guardano a ciò che accade dopo la congiuntura e gettano il provocatorio guanto della contesa anche contro chi li sostiene in aula. Sfidata nella sua stessa sopravvivenza come forza rilevante, la sinistra deve approfittare del breve momento di tregua per tessere in fretta dei pensieri lunghi indispensabili per progettare l’altro che si spalanca dopo il governo tecnico e i suoi limiti strutturali. La durezza del confronto svela l’illusione della politica ridotta a operazione neutrale e invoca una contesa sulle grandi opzioni culturali. Guardare al di là della tregua siglata con la guida tecnica significa riannodare il nesso ideale tra partiti e robusti interessi sociali, e comporta quindi la convincente ricollocazione del partito nella prospettiva storica della nazione.
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Di redazione (del 05/02/2012 @ 11:38:07, in economia, linkato 3 volte)
di Michele Prospero*
L’Unità, 01 febbraio 2012
Con durezza Eugenio Scalfari bacchetta “la Camusso” (leggi qui) che non avrebbe alcuna visione dell’interesse generale, e quindi navigherebbe alla cieca e con una ben scarsa «intelligenza politica». A corto di una «strategia politica realistica», la Cgil viene dipinta come una sigla estremista che mostra «rigidità su tutti i piani».
Eppure, proprio in nome della responsabilità nazionale, ci sono state poche ore di sciopero dopo manovre economiche devastanti. Accusata di ricorrere a slogan degni della deteriore «tattica sindacalese», Susanna Camusso viene contrapposta a Luciano Lama, che al contrario merita ancora oggi di sedere sugli allori per essere stato lui sì un interprete del generale e non uno schiavo del vile particulare.
Ha un senso storico però questo paragone?
Lama era il capo di un sindacato che veniva da un glorioso trentennio di conquiste. La moderazione salariale era discussa in anni che convivevano con un tasso di inflazione superiore al 20%. E, comunque, erano moneta sonante le grandi contropartite pubbliche ottenute in cambio dei sacrifici richiesti ai lavoratori, protetti dal meccanismo della scala mobile: il servizio sanitario nazionale, l’equo canone, le norme per l’occupazione giovanile. Insomma, se si trattava di una ritirata, era ben ripagata con inedite conquiste di cittadinanza.
Camusso guida invece un sindacato che ha sul corpo le cicatrici provocate da un ventennio di arretramenti. Mentre i redditi di impresa e di lavoro autonomo si sono rigonfiati, i salari sono fermi ai livelli del 1991. Con l’euro le retribuzioni hanno perso almeno il 40 per cento del loro valore. L’inflazione programmata, ben al di sotto di quella reale, ha poi mangiato altri 20 punti del magro reddito. Il prelievo fiscale sul lavoro ha infine raggiunto vette inusitate. I beni pubblici sono nel frattempo del tutto appassiti. Il costo dei ticket per ricevere le prestazioni del servizio sanitario si avvicina ormai alla tariffa della azienda privata. Nelle città il canone di un monolocale chiede l’intero ammontare mensile di un salario. Di politiche attive in favore dell’occupazione giovanile neanche a parlarne.
Le diseguaglianze, le incertezze, le precarietà per Scalfari non hanno nulla a che fare con la crisi perché invece «le cause della crisi sono l’esplosione del debito, la finanziarizzazione dell’economia». E quindi, asserisce, «Camusso sbaglia radicalmente» quando lamenta la strutturale contrazione della capacità di consumo dei lavoratori e decide di «arroccarsi» o peggio di contrastare i processi economici con una dannosa «politica ideologico-sindacale».
Stanno davvero così le cose?
Un lavoratore che ha perduto il 60 per cento del valore reale del salario non è la principale causa della crisi? I mercati sono saturi di macchine e merci che non trovano più acquirenti. Proprio a questa carenza organica si cercava un illusorio rimedio con la proliferazione delle carte di credito. Meno salari e più consumo drogato con il diabolico congegno del credito, questa è la radice vera, cioè sociale della crisi.
Per essere «il protagonista della nuova modernità» il lavoro viene invitato ad accettare ulteriori sacrifici per ripristinare le condizioni di accumulazione del capitale.
Camusso invoca giustamente nuove politiche pubbliche perché, malgrado le privatizzazioni e liberalizzazioni, l’Italia ha il tasso di minore crescita e il più basso livello salariale. Resta poco da spremere e però dinanzi a politiche pubbliche per la crescita Scalfari storce la bocca e le reputa costose. Eppure un fiume di denaro pubblico è già stato versato per salvare le banche e abbeverare il mercato in sofferenza. Nessuno vuole scherzare con le famiglie che possiedono il 17 per cento del debito pubblico e con le banche che ne coprono il 40 per cento. Ma i lavoratori con le manovre perdono con gli anni decine di migliaia di euro. Perché mai inoltre l’intervento statale non desta scandalo se serve per rassicurare gli investitori, mentre diventa un colossale mostro se introduce ammortizzatori sociali, difende l’occupazione, progetta politiche industriali nei settori strategici che vedono il mercato in grande affanno?
Nella rubrica «lotta agli sprechi e ai privilegi» Repubblica inserisce la auspicata guerra santa del governo tecnico per la rapida riforma del mercato del lavoro. Sembra però una lotta contro i mulini a vento che nulla porta in termini di competitività. Scalfari si commuove con la Marsigliese e non apprezza le note di Bandiera rossa. Questione di gusti, ma se la prospettiva è quella di un governo che assume il sindacato come una «controparte» e dipinge i lavoratori come dei privilegiati allora si preparano lugubri scenari, in cui ben più tristi note accompagneranno le marce dei nuovi barbari pronti ad agitare capri espiatori contro cui scagliare il risentimento, la ribellione, l’odio. Il vuoto di rappresentanza sociale non aiuta la crescita e annuncia quasi sempre il crepuscolo della democrazia.

*Michele Prospero insegna Scienza politica e Filosofia del diritto presso la Facoltà di Scienze politiche sociologia comunicazione dell'Universitò di Roma "La Sapienza". Dirige la rivista "Democrazia e diritto".
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Di redazione (del 03/02/2012 @ 17:26:55, in Politica locale, linkato 223 volte)
di Giambattista Maiorano
Ieri, 2 febbraio 2012, erano passati pochi minuti dalla pubblicazione di un mio articolo in cui parlando alla Coalizione di Centrosinistra dicevo tra l’altro «in modo coeso e determinato lavorare per smascherare la macchina della disinformazione che, come insegna la scorsa tornata elettorale amministrativa buccinaschese (2007), ma anche milanese (2011), il Centrodestra è solito mette in campo» che mi è immediatamente capitata l’opportunità di dimostrarmi profetico.
Che cosa è capitato? Il grave infortunio del Consigliere comunale milanese, nonché presidente della Commissione Consiliare antimafia, David Gentili, il quale inserisce nella mia pagina facebook un discutibilissimo commento.
Non so e non mi interessa indagare chi sia il suo confidente/informatore. Non conosco il consigliere comunale di Milano che, per altro, le cronache mi dicono particolarmente attento. L’ho incontrato casualmente due volte. La prima a Corsico, al teatro di via Verdi, esattamente la sera prima che Cereda fosse arrestato in occasione della serata sulla legalità. La seconda in via Ferrera a Milano in una pubblica assemblea di presentazione delle osservazioni fatte dal PD Barona (Zona 6) sul PGT targato Moratti. Le mie conoscenze di Gentili finiscono qui.
Su facebook egli mi chiede di smentire affermazioni che a lui risultano essere state fatte da me. Francamente non so di cosa parli il consigliere. Fa riferimento all’Architetto Gregoria Stano che conosco e con cui ho lavorato durante la mia esperienza amministrativa, e poi rivela di concorsi (da truccare?) non capisco se a Buccinasco o altrove, e di dipendenti del Comune di Sesto San Giovanni. Parla di rimozioni che non devo avallare qualora dovessi diventare Sindaco. Smentire? Non posso smentire ciò che lui afferma. Non posso smentire ciò di cui non ho mai parlato. Ma… che dire? Sono esterrefatto e dispiaciuto in primo luogo della poca o nulla prudenza con cui ha affrontato simili argomentazioni. In questi casi accortezza, buon senso e adeguata percezione della responsabilità del ruolo, impongono di fare accertamenti e cercare riscontri.
Confermo e non smentisco, invece, quanto sostenuto in pubbliche assemblee nella fase di preparazione alle primarie e confermo i concetti riaffermati nell’intervista a radio Hinterland di Binasco. Qualora dovessi diventare Sindaco sento l’urgenza di rimettere mano agli aspetti organizzativi della struttura burocratica del Comune attribuendo a persone affidabili e di mia fiducia talune posizioni delicate e particolarmente critiche in un territorio come il nostro. Il tutto nel rispetto delle competenze e degli ambiti definiti dalla legge 267 Testo Unico degli Enti Locali che, certamente David Gentili conosce. Forse qualcuno che non vuole bene al Consigliere Gentili ha voluto interpretare con “grande liberta” e una buona dose di malafede le mie parole. Qualcuno ha pensato che io alludessi, ma io non alludevo.
Mi spiace per Gentili. Mi attendo da lui quantomeno delle scuse per l’improvvida uscita che ritengo fatta in totale buona fede. Anche ai migliori può capitare una scivolata. Non ho nulla da nascondere né a lui né ad altri. Potrà facilmente reperire il mio numero di cellulare o venirmi a trovare, se vuole un chiarimento faccia a faccia.
Colgo infine l’occasione per riprendere la considerazione iniziale. Dal giorno stesso in cui il Centrosinistra mi ha scelto come candidato è partita velocissima la macchina della disinformazione. Molti i corvi che si sono levati in volo. Parecchie le raccomandazioni e ancor peggio l’uso di un linguaggio non certo beneaugurante. Basta leggersi i siti locali.
Stupisce che persone teoricamente competenti o che ricoprono ruoli importanti possano abboccare a iniziative che sono evidentemente tattiche di “intossicazione della comunicazione”.
Non sarà l’ultima. Prepariamoci a sentirne delle belle. Non mi meraviglierei se dovessi trovarmi su un bel fotomontaggio a trastullarmi con le escort rapite dal talamo di Arcore. Mia moglie è avvisata. Ha già capito tutto e sta già preparando le carte per la separazione dopo oltre 41 anni di in … FELICE matrimonio.
La cosa in sé non mi sconcerta. Mi rende anzi più certo delle mie ragioni e mi sprona ad andare avanti a fronte alta. La pelle è dura e chiunque avrà pane per i suoi denti. Avanti il prossimo!
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Di redazione (del 03/02/2012 @ 11:33:02, in Politica nazionale, linkato 49 volte)
Beppe Fenoglio
Ho mandato Riccio dal Capitano a prendere la tua sentenza. E il Capitano è uno che ci tiene alla bandiera pulita ed è più facile faccia la grazia a uno della repubblica che a uno dei suoi che ha rubato.
Blister aveva trasalito. – Hai mandato Riccio dal Capitano? Ah, Morris, non mi hai mica trattato bene. Dovevi dirmelo che mandavi Riccio dal Capitano, così io prima parlavo a Riccio. Non gli dicevo mica niente di segreto, gli dicevo solo di spiegare bene al Capitano chi sono io. Il Capitano ne comanda tanti che non può ricordarsi di tutti. Al Capitano io ho parlato una volta sola, ma quella volta il Capitano m’ha detto bravo Blister. Questa è una cosa di cui vorrei che il Capitano si ricordasse. Io l’avrei detto a Riccio.
Morris scosse la testa. – Stai sicuro che anche stavolta il Capitano ti dice bravo Blister, ma in una maniera che te ne accorgerai.
Rientrò Gym col mestolo d’acqua, Blister lo prese con due mani e bevve, ma si sbrodolava tutto.
Set stette a guardarlo per un po’ e poi fece: – Pfuah! Non fare il teatro, Blister.
[...]
Blister disse calmo: – Ma io non sono persuaso d'essere un delinquente e se me lo dici tu ne sono ancora meno persuaso.
[...]
Diceva Morris: – Cosa fa Riccio che non torna? Riccio è di quelli che ce l'hanno di più con Blister per quello che ha fatto. Set diceva: – Fammelo fucilare da me, che io gli sparerò come se fosse un repubblicano.
E Morris: – Bisogna stare a vedere. Se Riccio torna con le guardie del corpo, sei tu che vai a toglierlo di mano alle guardie del corpo?
– Ma se deve essere uno di noi, quello voglio essere io. E dov'è che lo facciamo?
– Ho pensato a Madonna del Rovere. È un po' lontano come posto ma è sicuro.
Set non pareva interessato al posto e disse solamente: – Davvero, Morris, io mi sento di sparargli senza nessuno scrupolo, colla sigaretta in bocca.
Blister non aveva perso una parola e alla fine pensò: «L'hanno fatto apposta a farsi sentire da me. È tutto teatro. Vogliono solo farmi prendere uno spavento e poi lasciano correre. Vogliono farmi provare l'agonia, ma adesso io so come regolarmi».
Cominciò a sorridere e sorrideva ancora quando nel cortile s'alzò un vocio e da questo apprese che era tornato Riccio.
Si portò di fronte alla porta e aspettò i due giri di chiave. Adesso tutto dipendeva da che Riccio fosse tornato solo e non colle guardie del corpo. Il presidio di Cossano faceva tutto teatro, ma le guardie del corpo difficilmente si adattavano a fare solo teatro, non si scomodavano per così poco, sotto questo aspetto era gente tremendamente seria.
Ma quando la porta si apri, erano tutti suoi compagni quelli che si accalcarono dietro Morris e Riccio e stavano a fissarlo come affascinati.
Morris spiegò un foglietto da taccuino e nel silenzio fece lettura d'una condanna a morte mediante fucilazione.

Beppe Fenoglio, I ventitrè giorni della città di Alba, Einaudi, Torino 1970
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Di redazione (del 02/02/2012 @ 11:22:23, in Politica locale, linkato 125 volte)
di Giambattista Maiorano
Sono diventato ufficialmente candidato Sindaco del Centrosinistra e subito dopo sono iniziate le manovre: si tratta di saggiare il terreno a proposito della creazione della squadra di giunta. Tizio, Caio, Sempronio, ci deve essere quello perché..., ci deve essere quell’altro perché..., non si può non tener conto dei candidati alle primarie … Non mi scandalizzo, sia chiaro. Certi ruoli comportano necessariamente l’essere oggetto di “pressioni”, richieste, implorazioni e consigli tutt’altro che disinteressati.
C’è chi addirittura ha l’ardire di farmi “l’esame di saggezza” secondo parametri direi personalissimi e tutti suoi: se voglio superare l’esame l’asticella è posta, guarda caso, alla misura di un suo consiglio. L’abc della politica peraltro insegna che se si vuol bruciare un nome lo si fa a tempo indebito, in un luogo improprio e magari con una comunicazione fatta dalla persona sbagliata.

Facciamo chiarezza sulla base di quel concetto di serietà che un po’ tardivamente qualcuno mi ha accreditato e rispetto al quale ho l’obbligo morale e politico di non transigere.
Un antico detto recitava: ad ogni giorno la sua pena. Un altro raccomandava prudenza assoluta nel voler vendere la pelle dell’orso ancor prima di averla nel sacco. Qualcuno dimentica che, tutto sommato, le nostre possono essere definite disquisizioni solo teoriche. Le elezioni, quelle vere e significative, si svolgeranno il 6 maggio prossimo!
Non vi pare, amici e compagni, di voler anticipare una soluzione ancor prima della verifica degli esiti e della valutazione accorta delle tante variabili che potranno presentarsi solo a elezioni concluse, e mi auguro ovviamente vincenti?
E i consigli disinteressati che in questo momento si stanno cumulando non hanno forse il sapore di una voglia di applicare il tanto vituperato “manuale Cencelli”, da tutti disprezzato e dichiarato morto e sepolto, ma che poi ricompare ogni volta e di nuovo come uno zombie mai morto?
Insomma, mi ritrovo con la giunta già bella e fatta, e per di più a mia completa insaputa. Viva la legge, le norme, la legalità. La legalità, ce la ricordiamo tutti, vero?
I miei competitori alle primarie, nessuno escluso, sono persone capaci e degnissime di occupare un posto nella nuova giunta per qualità e competenze che certo a nessuno difettano. Lo si è visto durante la competizione delle primarie. Ma, quelli che tanto si affrettano a confezionare il futuro, non considerano alcune piccole questioncelle.

La prima. È interesse di tutti allargare il perimetro della coalizione a eventuali ulteriori soggetti che in itinere o, in fase di ballottaggio, vorranno accogliere e sottoscrivere il nostro programma. Pur con la massima fiducia, credo di non peccare di eccessivo realismo se dico che è molto difficile una nostra vittoria già al primo turno. L’ipotesi prospettata, quindi, a me sembra più che probabile.

La seconda. Se dovessi accettare tutti gli abbondanti consigli, non ci sarebbe più neppure la necessità di riflettere e discutere per presentare la giunta. Il prezzo, però, diventerebbe buttare alle ortiche una serie di criteri di cui mi sembra opportuno, nella misura del possibile, tenere conto: equilibrio di genere, esperienze e competenze, attenzione alle istanze della società civile al mondo delle associazioni. Il comportamento, poi, sarebbe l’opposto delle affermazioni che ciascuno dei candidati ha fatto in fase di campagna delle primarie, così... tanto per dimostrare, ancora una volta, ai cittadini che un conto è il dire altro è il fare, e che alla fine non si applica coerentemente quello che pomposamente si è detto. Insomma, demagogia a gogò e capacità di affabulazione come specchietto per le allodole! Non ci sto!

La terza. È pur vero e va giustamente ribadito il principio della pari dignità. Tutte le forze che mi sostengono si presentono nelle stesse condizioni ai nastri di partenza e tutte, credo, parimenti desiderose di conquistare il maggior numero di elettori possibile. Ma alla fine, il consenso elettorale assegnerà una diversa ed articolata capacità di rappresentanza democratica. Qualcuno può realisticamente pensare che questo sia un elemento del tutto secondario, che di questo non si deve tener conto?

Per finire. Fermo restando il principio più volte da me ribadito nelle assemblee pubbliche del diritto/dovere del Sindaco di scegliersi i collaboratori, riaffermo ancora una volta che tutte le formazioni, a partire dal mio partito, dovranno indicare possibili candidati al ruolo di assessore nella forma di una terna di nominativi, e tenendo conto di alcuni indispensabili requisiti di competenza, esperienza, entusiasmo, affidabilità, capacità di stare in squadra. E non è detto che tutto si risolva all’interno dei partiti e delle liste.

Come ciascuno può constatare, visto che i posti di giunta non sono più di cinque, l’offerta, senza farne una questione di alta economia, è notevolmente inferiore alla domanda. Nessuno è escluso in partenza. Nei confronti di nessuno potrà esserci ostracismo o valere una sorta di pregiudiziale resa dei conti. Ciò che deve essere esercitata è l’intelligenza politica da parte mia e dell’intera compagine. La sfida è troppo grande per essere giocata da commensali affamati di posti, in una cena tra addetti ai lavori, e soprattutto a prescindere dal bene comune della nostra città!
Oggi e per i prossimi mesi l’ordine del giorno è il seguente:
a) in modo coeso e determinato lavorare per guadagnare la fiducia dei buccinaschesi, per essere individuati, e non soltanto percepiti, come vera alternativa di qualità e non solo numerica;
b) in modo coeso e determinato lavorare per smascherare la macchina della disinformazione che, come insegna la scorsa tornata elettorale amministrativa buccinaschese (2007), ma anche milanese (2011), il Centrodestra di solito mette in campo.
Solo così, accompagnati da una sana sobrietà e da un’etica dei comportamenti, saremo in grado di mettere riparo al disastro combinato da un centrodestra straccione, pasticcione e…, inutile perfino aggiungere ulteriori aggettivi, dopo i fatti che ci hanno portato alla gestione commissariale.
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Di redazione (del 01/02/2012 @ 13:45:30, in Politica locale, linkato 103 volte)
di Giambattista Maiorano
È terminata la fase di inoltro e di raccolta delle osservazioni relativamente al Piano di Recupero su Buccinasco Castello.
All’adozione della delibera del Commissario n. 79 del 22 settembre 2011, il Partito Democratico giudicò negativamente la decisione, prendendo nettamente le distanze da un atto che radica le sue motivazioni nel PRG vigente introducendo di fatto una variante urbanistica con la trasformazione in edificabile di un’area considerata agricola. Un atto che abbiamo ritenuto in primo luogo politicamente inopportuno e, in seguito, dopo un esame più approfondito, a nostro modesto avviso viziato da illegittimità.
Si da il caso, è questa la lettura che ne diamo, che la legge regionale n. 12/2005 e sue successive modifiche ed integrazioni, riconosce soltanto allo strumento del PGT (Piano di Governo del Territorio) la potestà di tali operazioni nel quadro di una programmazione generale del territorio.

È noto che Buccinasco, nonostante sia stato tra i primi comuni in Lombardia a cimentarsi con le norme che lo regolano, non ha ancora il suo PGT. Tanto quello approvato sotto la Giunta Carbonera che quello modificato ed approvato dall’Amministrazione Cereda, seppur con diverse motivazioni, furono entrambi annullati dal TAR (Tribunale Amministrativo Regionale).
Si è trattato quindi di una fuga in avanti concepita fuori da una valutazione complessiva sullo sviluppo e la crescita urbana di Buccinasco.

La portata della decisione ci sorprese poiché, come già sottolineammo in altra sede, la stessa dr.ssa Francesca Iacontini, in incontri informali dopo il suo insediamento, assicurò che non si sarebbe addentrata in scelte urbanistiche ritenendole campo specifico e proprio della politica. La pensavamo e la pensiamo tuttora allo stesso modo. In virtù di questo presupposto, il Partito Democratico si è rifiutato di entrare nel particolare del piano di recupero ed ha rinunciato per principio a presentare qualsivoglia osservazione. Non si voleva in alcun modo che un’eventuale presentazione potesse essere interpretata come disponibilità a valutare l’argomento, verificarne punti di forza e di debolezza, in qualche modo negoziarne la sua fattibilità. Eravamo e siamo contrari senza se e senza ma.

Volendo considerare il Commissario, con buona pace di tutti, non espertissima del nostro territorio, ci siamo fatti l’opinione che si sia trattato di un abbaglio, un abbaglio dovuto a una quantomeno parziale conoscenza della nostra realtà, un'iniziativa attuata sulla spinta di poteri e interessi sempre molto vivaci e presenti in casa nostra, interessi coperti da un atto formalmente ineccepibile disposto dagli uffici, ma del tutto incoerente rispetto alla più sensata e coerente interpretazione del quadro normativo definito della legge regionale 12/2005.

E comunque, singoli cittadini e associati, hanno presentato osservazioni e di questo non possiamo non tenere conto. A tutti costoro, che immaginiamo essere fortemente contrari alla realizzazione di questo piano di recupero, rivolgiamo un invito pressante e molto serio: uniamo le nostre forze e insieme ricorriamo al TAR assolutamente convinti delle nostre buone ragioni.

È nostra ferma intenzione assicurare a Buccinasco un futuro ampiamente condiviso con la cittadinanza e soprattutto la garanzia di non fare scempio di quella caratteristica ambientale che fa del nostro territorio un unicum a pochi chilometri da piazza del Duomo.
Qui non si tratta di coltivare un pio desiderio bucolico di qualche ambientalista un po’ vaneggiante, ma della domanda sempre più insistente e pressante di un’intera città che ha compreso il dovere di preservare un territorio dalle scorribande cementizie e di doverlo lasciare in eredità ai propri figli quale elemento di tutela e di difesa della propria salute.
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di David Arboit
Tra le varie considerazioni politiche che ho ascoltato a caldo dopo i risultati della primarie di coalizione, ne prendo una; dice: «Maiorano ha perso 630 voti rispetto ai famosi Mille delle primarie del PD, bel risultato!». Su questo vorrei riflettere con calma.
Con le primarie, che siano di partito o di coalizione non cambia molto, è ormai storicamente provato che il PD si divide. È un partito che tiene insieme sensibilità, storie e culture diverse, differenze che stanno faticosamente misurandosi e discutendo per liberarsi del passato e raggiungere una sintesi nuova. Il PD è un work in progress, un’opera aperta, e proprio per questo l’unica vera novità del panorama politico italiano. Ecco allora che è ragionevole pensare che chi ha votato Gusmaroli sia, tra gli elettori del PD, di quelli che pensano “un democristiano meglio di no”. Per questo motivo è ragionevole sommare ai voti di Gianni quelli di Pietro, il che porta il PD al 52,96% dei votanti.
A questo poi si deve aggiungere il fattore Carbonera, ex Sindaco di Buccinasco. Uscito dal PD nell’aprile del 2011 ha certamente conservato la stima di una parte dell’elettorato del PD. Quanto ha pesato la sua presenza sui 290 voti assegnati a Pruiti? Personalmente stimo il lavoro politico di Pruiti e quindi mi sento di ipotizzare che 150 dei 290 voti siano esclusivamente farina del sacco di Rino. A Carbonera ne attribuisco 140. È molto poco per un ex sindaco, ma il PD non è il partito dei personalismi e chi vota PD segue più il progetto politico, le politiche sui temi specifici, che l’individuo. Concordo con chi ha commentato affermando che il risultato è più una sconfitta di Carbonera che di Pruiti. Ecco allora che al 52,96 ritengo sensato aggiungere anche un altro 13% per arrivare a un 66%.
Dei Mille ne mancano comunque ancora parecchi: 300. Forse queste persone volevano un candidato più “nuovo”, forse un candidato più “giovane”. A questi che con la loro astensione ipotizzo abbiano espresso un forte desiderio di rinnovamento offro due considerazioni.
a) Non è facile avviare alla politica dei “giovani” o dei “nuovi” che abbiano una sufficiente competenza per affrontare, senza “affogare”, le acque a volte complicate o tempestose della politica. Il PD preferisce preparare le persone offrendo un periodo di formazione, che è il lavoro politico e le iniziative attuate nei circoli. È meglio che le persone siano “testate” e preparate.
b) Sull’onda dell’antipolitica si denuncia da tutte le parti, con grande forza, il professionismo della politica, senza però riflettere adeguatamente su quanto si sta dicendo. Provate a immaginare voi stessi, trentenne, quarantenne o cinquantenne, operaio, libero professionista o piccolo imprenditore: avete il vostro lavoro. Qualunque esso sia, immaginate in questo momento storico-economico, di mollare tutto per 5 anni per fare il Sindaco, e poi magari ritrovarsi alle prossime amministrative, per esempio bocciato dagli elettori, o anche premiato ma soltanto per altri 5 anni. Che cosa può fare dopo un lavoratore che, per esempio, lasciando la sua professione, dai 40 ai 50 anni ha fatto il sindaco? Può rientrare senza problemi nel circuito produttivo secondo voi?
Se mi sono spiegato a sufficienza allora appare chiaro che chi parla di rinnovamento degli uomini, chi va cianciando di “politica giovane” non ha pensato a sufficienza a quello che dice.
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Di redazione (del 30/01/2012 @ 14:56:56, in Politica locale, linkato 204 volte)
Giambattista Maiorano
Candidato Sindaco del centrosinistra
Il mio primo dovere, ancor prima dell’esprimere soddisfazione, è un grazie sentito a tutti i 1.067 elettori che hanno voluto partecipare a questa esperienza di democrazia diretta.
In un momento di così ampia sfiducia nelle istituzioni e nelle forze politiche in generale, avere ottenuto a Buccinasco un risultato, percentualmente più apprezzabile di quello di analoghe iniziative appena svolte in altri contesti regionali (Monza, Sesto S.G., Lissone) è indicativo della voglia di riscatto e di pulizia che sempre più insistentemente è richiesto dalla nostra gente. È questo in realtà il nostro maggior banco di prova: il recupero della fiducia nelle istituzioni perché sia vero ed efficace il rapporto con i cittadini nella dimensione di una riconosciuta legalità dell’agire.

Un secondo grazie va a tutti i miei contendenti ai quali riconosco lealtà in una battaglia che è stata vera che, pur nell’asprezza del confronto, ha sempre mantenuto toni civili.

Un terzo grazie all’impegno dimostrato da tutte le forze partecipanti alle primarie. È stato uno sforzo encomiabile che è premessa di un nuovo e più arduo percorso che ci aspetta. La competizione che ci attende ci vedrà “in campo” con la coesione e la determinazione di una squadra di rugby, coesione che dovrà caratterizzare i diversi passaggi della prossima campagna elettorale e risultare, poi, se i cittadini ce lo consentiranno, valore aggiunto dell’azione di rinnovamento che la nuova amministrazione dovrà intraprendere.

Un ultimo e particolare grazie va all’impegno assiduo e alla grande fiducia espressami dal Partito Democratico che resta il perno fondamentale della coalizione di centrosinistra. Con questa forza continuerà a essere inscindibile il mio rapporto, ma da questo momento dovrò e saprò essere il garante dell’intera compagine.

Una compagine che non avrà paura di allargare i propri confini sulla base di una discussione politica e della convergenza programmatica, e che saprà essere aperta alle istanze della società civile e del mondo associativo, attenta a cogliere, valutare ed eventualmente fare proprie proposte positive che dovessero provenire dalle forze a noi alternative senza alcuna compromissione e confusione di ruoli. È mia precisa intenzione sviluppare un confronto rispettoso con gli avversari evitando gli eccessi posti in essere nel recente passato dalle forze dell’ex maggioranza di centrodestra più preoccupate di crearsi ogni giorno il “nemico” che vedere l’esigenza di rispondere al bene comune.
Richiamo il dovere di tutti a coagulare e mettere insieme i nostri sforzi perché alla nostra battaglia interna possa veramente seguire la vittoria finale della conquista dell’Amministrazione e capitalizzare la stima, la fiducia, l’affidabilità che ci sono state riconosciute ed espresse in questa grande occasione di democrazia. Oggi, 30 gennaio 2012, è un altro giorno, la musica cambia e la storia dobbiamo scriverla INSIEME.
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Di redazione (del 29/01/2012 @ 23:23:36, in Politica locale, linkato 239 volte)
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