\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Redazione (del 31/03/2008 @ 00:25:51, in Politica locale, linkato 284 volte)
Abbiamo proposto a questa Amministrazione Comunale un confronto pubblico sul Piano di Governo del Territorio che vedesse da una parte l�attuale Sindaco con i suoi tecnici e dall�altra il precedente Sindaco Carbonera con i suoi esperti in maniera da permettere ai cittadini di potersi fare una migliore idea su quanto avvenuto, questo attraverso un contraddittorio moderato da una persona terza. La risposta c�è stata.
L�attuale Sindaco preferisce evitare di incontrarsi su questi temi pubblicamente.
Questo nonostante il fatto che non avesse evitato di calcare la mano durante il suo intervento nel Consiglio Comunale del 17 Dicembre 2007 nel quale si discuteva del Piano di Governo del Territorio.
In specifico vogliamo riportare alcuni passaggi letti e sottolineati dell�intervento del Sindaco Cereda:
� i cittadini hanno rifiutato in modo netto la visione di città della sinistra, bocciando il lavoro svolto a tale proposito negli ultimi cinque anni e chiedendo, infine, con il voto, una nuova e diversa classe dirigente.
�..Oggi, tutti noi dobbiamo prendere atto di questo duplice oggettivo fallimento, che è fallimento dell�intera istituzione comunale ed agire utilizzando serietà, competenza, intelligenza e grande senso di responsabilità.
�..Errori quanto mai gravi, perché commessi durante le analisi preliminari e preparatorie del documento stesso, così da compromettere l�intero impianto del progetto rendendolo inadeguato e incongruente con taluni dati statistici essenziali quali l�incremento demografico, i trend migratori e le relative dotazioni di standard e servizi per la cittadinanza..�
Chiedevamo di poterci confrontare su queste affermazioni fatte in libertà e prive di senso e di verità.
Invece il Sindaco Cereda ha ritenuto che non fosse utile confermare direttamente quanto così convitamente affermato.
Noi però valutiamo in ogni caso importante costruire un momento di confronto pubblico e perciò vi proponiamo di partecipare
GIOVEDI� 3 APRILE alle ore 21 presso la SALA CONSILIARE ad un incontro sul Piano di Governo del Territorio e sul ricorso che abbiamo presentato.
Maurizio Carbonera
Di Redazione (del 30/03/2008 @ 06:00:41, in Politica nazionale, linkato 250 volte)
di Ilvo Diamanti, La Repubblica, 28 marzo 2008
È come se la corsa elettorale procedesse in surplace, in attesa dell'ultima curva prima del traguardo. Il sondaggio condotto da Demos per la Repubblica, prima dell'oscuramento imposto dalla par condicio, ripropone, infatti, le stesse indicazioni emerse sin dall'inizio della campagna elettorale.
Senza grandi scostamenti. Pochi decimali differenziano una rilevazione dall'altra. Inutile, anzi, dannoso cercare di inseguirli. Si rischierebbe di dare senso politico a variazioni che possono dipendere da errore statistico. La verità è che il clima evoca la vigilia dello scontro finale. Fino ad oggi, rinviato. I leader dei due partiti nuovi - e maggiori - si sono fronteggiati, evitando di scontrarsi. Così, abbiamo assistito a polemiche indirette. Non sui contenuti o sui programmi. Ma su persone tradotte in simboli. Da un lato, Calearo. Imprenditore. Sicuramente non di sinistra. E anzi piuttosto di destra. Candidato dal Pd. Agitato polemicamente dal PdL, ma anche da Sinistra l'Arcobaleno, per creare difficoltà a Veltroni, nel rapporto con i lavoratori. Dall'altro, Ciarrapico e la Mussolini, candidati del Pdl. Gli avversari ne hanno fatto un bersaglio critico, per spaventare gli elettori moderati (ammesso che il riferimento al fascismo li spaventi).
Solo nell'ultima settimana il dibattito è stato scosso da questioni più concrete. Piegate anch'esse a scopi elettorali. "O si fa l'(Al) Italia o si muore", ha esclamato Berlusconi. Solleticando l'orgoglio nazionale (che, peraltro, si impenna solo durante i mondiali di calcio). E, al tempo stesso, il popolo nordista, che guarda Malpensa. D'altro canto, Veltroni ha galvanizzato i pensionati, che rappresentano una base elettorale solida per il Pd.
Intorno, le altre forze politiche hanno sgomitato, alla ricerca di visibilità. Perché questo sondaggio conferma che si va verso un bipartitismo robusto. Quasi tre elettori su quattro concentrano le loro intenzioni di voto su Pd e PdL. Considerando i partiti apparentati, si sfiora l'85%.
Quanto all'esito finale, restano 6 punti e mezzo di vantaggio, a favore del Pdl e dei suoi alleati. Un distacco "non" incolmabile. Fosse convinto davvero di avere già vinto, Berlusconi non reagirebbe in modo stizzito ogni qualvolta Veltroni annuncia che la rimonta prosegue. Né suggerirebbe agli elettori dell'Unione di centro di votare in modo disgiunto, scegliendo il Pdl al Senato. Il cui esito, in termini di seggi, può essere previsto solo da un oracolo. Fosse convinto davvero di avere già vinto, Berlusconi non reagirebbe in modo stizzito ogni qualvolta Veltroni annuncia che la rimonta prosegue. Né suggerirebbe agli elettori dell'Unione di Centro di votare in modo disgiunto, scegliendo il PdL al Senato. Il cui esito, in termini di seggi, può essere previsto solo da un oracolo.
Il fatto è che, dal 1994 ad oggi, ogni previsione "certa" è stata smentita. Tutte le elezioni si sono risolte in pochi punti di distacco (1996 e 2001). Talora, in frazioni di decimale (2006). Anche quando i sondaggi certificavano un distacco più largo di oggi (nel 2001, ad esempio). Le rimonte, le svolte, si sono verificate nelle ultime settimane. Quando gli elettori indecisi hanno deciso. I potenziali astensionisti si sono rassegnati a votare. Turandosi il naso (e anche il resto). Naturalmente, le differenze del passato sono profonde. Alle spalle abbiamo quattordici anni di campagne elettorali condotte in un clima e con un linguaggio da guerra civile ("a bassa intensità", per evocare una nota metafora). Su fronti contrapposti.
Sottinteso che, chiunque avesse vinto le elezioni, gli altri se ne sarebbero andati a vivere altrove. Fin qui, per ora, ha regnato una calma piatta. Nel sondaggio di Demos, cambia poco. Veltroni si conferma il leader che gode di maggiore fiducia. I consensi, per la premiership, si dividono esattamente a metà, fra lui e Berlusconi. Il Pdl resta avanti, rispetto al Pd, più o meno come prima. Si corre lungo il crinale fra attesa e delusione. Rischioso "solo" per il Pd. La disaffezione, infatti, affligge soprattutto i suoi elettori. Potrebbero essere tentati dal non voto, senza una sferzata. Per questo, molti osservatori - ed elettori - si attendono che qualcosa di nuovo avvenga, nelle prossime settimane. Che la campagna elettorale diventi politicamente più scorretta. Che esplodano polemiche vere su questioni vere. Com'è avvenuto in Spagna, fra Zapatero e Rajoy. Oppure nelle primarie democratiche Usa, fra la Clinton e Obama. Sistemi aperti a democrazia competitiva, dove partiti e candidati di sponda alternativa si riconoscono reciprocamente. Ma, in campagna elettorale, si misurano in modo aspro. Senza risparmiarsi colpi bassi. (Zapatero e Rajoy, nell'ultimo faccia a faccia, si sono accusati reciprocamente ed esplicitamente di sfruttare il terrorismo a fini elettorali). Altrimenti, non si capisce su che base possano decidere gli elettori, in tempi di depressione psicologica e disincanto ideologico.
Per questo, immaginiamo che Veltroni, nel prossimo periodo, alzerà il tono del confronto. Costringerà Berlusconi a un faccia a faccia tivù. Senza rete. Si farà sentire e vedere dovunque. Non solo sul territorio. Come il Cavaliere, due anni fa. Intervenne perfino a "Uomini e camion", in radio. Non si tratta di riedificare il muro di Arcore, rilanciando l'antiberlusconismo. Berlusconi non è il nemico. È l'avversario più forte. Come tale, va sfidato, incalzato. Ogni giorno. Se si pretende di vincere. Questo, peraltro, sembra il modo più efficace di promuovere il voto "utile". Convincere gli elettori a votare per un partito e un candidato perché hanno idee, proposte, relazioni, capacità. Migliori degli altri. E le sanno comunicare. Imporre, se necessario.
Questo, peraltro, sembra il modo più efficace di promuovere il voto "utile". Convincere gli elettori a votare per un partito e un candidato perché hanno idee, proposte, relazioni, capacità. Migliori degli altri. E le sanno comunicare. Imporre, se necessario.
Perché, in politica, non il voto, ma il "vuoto" è inutile.
Di Redazione (del 29/03/2008 @ 06:00:12, in Politica nazionale, linkato 182 volte)
di Marco Bracconi, La Repubblica, 27 marzo 2008Nei giorni di Pasqua è stata tregua vera, ma tra poco più di due settimane si vota. E sottotraccia camminano gli appelli al "voto disgiunto". Perché nel rush finale si corre con un altissimo numero di indecisi, e al Senato saranno pochi voti a fare la differenza.
Da martedì la campagna elettorale è tornata calda. Dopo l'offensiva di Berlusconi su Alitalia - tra annunci e qualche passo falso -, la battaglia tra i Poli si è prima intiepidita sulle pensioni, poi si è incendiata sul faccia faccia in tv. Veltroni, per qualche giorno costretto a giocare di rimessa, è tornato a dettare l'agenda con il gran rifiuto di Porta a Porta. E Berlusconi, per la prima volta, ha rispolverato la parola di sempre: comunisti. Volano gli ultimi sondaggi (poi entrerà in vigore il divieto). I prossimi giorni si annunciano intensi.
Il gioco delle lepri. Con l'attivismo sulla vicenda Alitalia, il Cavaliere, prima di Pasqua, aveva fatto girare le lancette della sfida con il segretario del Pd. Dopo le iniziali settimane di silenzio un po' imbarazzato, Berlusconi è riuscito a riprendere il centro della scena. Ma negli ultimi due giorni il posizionamento dei due leader si è di nuovo mosso.
Il leader del Pdl ha smentito le sue stesse affermazioni sulla cordata italiana per la compagnia di bandiera: "Supposizioni giornalistiche". Poi non ha raccolto, anzi l'ha respinta con aggressività, la sfida del leader democratico sul confronto diretto tv. Con il rischio di offrire una immagine di debolezza e confermare quanto dicono i suoi avversari: "Ha paura di noi".
Voto disgiunto, anche Berlusconi... Che la grande sicurezza manifestata dal Cavaliere negli ultimi giorni sia attraversata da qualche dubbio lo dice una sibillina dichiarazione di oggi. "Se proprio si vuole votare Casini, lo si faccia alla Camera, e non al Senato". Dopo quello per il "voto utile", dunque, ora dal Pdl arriva anche l'appello al "voto disgiunto". Segno che i sondaggi delle ultime ore, che unanimemente parlano di una concreta possibilità di pareggio a Palazzo Madama, non lasciano affatto tranquillo il leader del Pdl.
Dall'altra parte, il giornale della ex Margherita Europa rende esplicito quello che i passaparola sussurrano da qualche giorno: "Voto disgiunto, perché no?". Scrive Europa: "Qualche elettore potrebbe decidere che vale la pena provare a sfruttare la stupidità del meccanismo elettorale. E nelle regioni in cui la vittoria o la sconfitta del Pd al Senato sono certe, qualcuno potrebbe decidere di votare invece che Pd per la sinistra o l'Udc, togliendo senatori al Pdl".
E subito, la sponda arriva da Bertinotti, che ipotizza: per evitare Berlusconi premier anche agli elettori del Pd potrebbe essere più utile votare a Palazzo Madama i candidati della sinistra Arcobaleno.
Difficile dire come si muoveranno gli elettori, e se il "voto disgiunto" sarà una variabile importante il 13 e 14 aprile. Ma di certo le parole di oggi di Berlusconi e Bertinotti dicono due cose: che la competizione si va sempre più polarizzando; e che nell'elettorato si va diffondendo la percezione che a metà aprile ci si troverà di fronte, comunque sia, anche ad una scelta di campo.
Di Redazione (del 27/03/2008 @ 15:43:47, in Politica nazionale, linkato 549 volte)
Di Redazione (del 26/03/2008 @ 20:54:52, in Politica nazionale, linkato 285 volte)
di Michele Salvati Corriera della Sera, 26 marzo 2008
In un Paese che da dieci anni non cresce, male amministrato, afflitto da problemi cui non si riesce a dare risposta, il governo uscente e le forze politiche che l'hanno sostenuto partono con un pesante handicap quando si arriva alle elezioni. E questo avviene anche se le vere cause dell'insoddisfazione dei cittadini risalgono a molto più addietro o a circostanze esterne avverse. All’handicap per chi ha governato corrisponde ovviamente un vantaggio per lo sfidante: il problema per chi sta all' opposizione è solo di amministrarlo con abilità. Abilità che certo non manca a Berlusconi: per lui la campagna elettorale è in discesa. E' invece in salita per la principale forza corresponsabile del governo passato, il Partito democratico, ed è a Veltroni che è richiesto un sovrappiù di capacità innovativa reale e di virtuosità mediatica.
Veltroni era partito bene, con la mossa del corriamo da soli. Essa corrisponde a un’esigenza reale del nostro sistema politico, correggere il rissoso e incoerente bipolarismo di coalizione in cui stiamo vivendo da metà degli anni Novanta. E i suoi effetti positivi si sono visti subito, con la costituzione del Popolo della Libertà: per il momento una semplice lista elettorale, in futuro, forse, un vero e proprio partito. Ma la proclamazione del corriamo da soli aveva anche un vantaggio di breve periodo, di natura elettorale. Se il centrosinistra si fosse presentato tutto insieme, come replica della vecchia Unione, non solo non si sarebbe fatto alcun passo in avanti per risolvere il problema di coalizioni di governo incoerenti, ma una sconfitta elettorale sarebbe stata inevitabile. Tanto valeva allora rischiare. Senza rinnegare di aver fatto parte del precedente governo, il Pd doveva cercare di convincere gli elettori che, presentandosi da solo, la causa principale delle difficoltà di cui quel governo aveva sofferto era stata eliminata. Convincerli che, se il Pd prevalesse nelle prossime elezioni, il Paese avrebbe un governo di centrosinistra moderno e coerente, alla Blair e Zapatero, per intenderci.
La sfida era e rimane formidabile. Si trattava (e si tratta) di erodere quella spaccatura in due dell' elettorato italiano che quasi 15 anni di bipolarismo ideologico ed esagitato hanno prodotto e che sembra essere tuttora molto stabile. Di cercare elettori mobili e disposti a credere in un centrosinistra moderno, sia sul lato destro sia sul sinistro della collocazione politica in cui il Pd si è posto. Entrando la campagna elettorale nella sua fase decisiva, qual è il bilancio che possiamo redigere? I sondaggi sembrano dire che la vecchia spaccatura resiste, che, sul lato destro, né Veltroni né Casini sono riusciti per ora a erodere sensibilmente il vantaggio del Pdl. Né sembra che, sul lato sinistro, il Pd sia riuscito a intaccare la fortezza Arcobaleno. Ma alle elezioni mancano ancora 18 giorni e tutti ricordiamo la spettacolare rimonta di Berlusconi nelle elezioni del 2006.
La battaglia cruciale si gioca al centro: se il vantaggio del Pdl iniziasse seriamente a ridursi, la resistenza della sinistra tradizionale comincerebbe a cedere.
La testimonianza della propria identità di forza antagonistica, la polemica contro i vicini più moderati, è a costo zero solo quando si è convinti che vincerebbe Berlusconi in ogni caso e non ci sarebbe «voto utile» che potrebbe rovesciare la situazione. Se il vantaggio del Pdl cominciasse a ridursi i voti utili potrebbero fare la differenza tra Berlusconi e Veltroni e non pochi, nella sinistra tradizionale, potrebbero riconsiderare le loro scelte. E' dunque al centro, contro il Pdl, che Veltroni condurrà l'offensiva principale ed è probabile che lo scontro sarà più duro e diretto di quanto sia stato sinora. Il Pd deve ancora giocare la sua carta migliore, la sua maggior coerenza rispetto a una coalizione che vede insieme An e Lega: basta ripescare da internet il programma della Lega (le tre macroregioni, il 90% delle risorse fiscali destinate alle regioni d'origine…) per provocare serie preoccupazioni nel Mezzogiorno. E la stessa idea della cordata nazionale per Alitalia, se duramente contrastata sul piano della serietà, può rivelarsi un boomerang per chi l'ha proposta.
Sono solo esempi di confronto diretto e duro e tanti altri potrebbero aggiungersi. Siamo a una svolta ed è probabilmente un Veltroni diverso, più aggressivo, quello che vedremo in azione nei prossimi giorni. Sarà un bello scontro.
Di Redazione (del 25/03/2008 @ 06:00:13, in Politica nazionale, linkato 208 volte)
Walter VeltroniL’Unità, 23.03.08
Chi l’ha detto che politica e società debbano esser lontani. Nel viaggio che sto compiendo in giro per l’Italia avverto il bisogno di realizzare una sintonia nuova tra il Paese e la politica. Una sintonia che chiede alla politica la ricerca di una sobrietà, di uno spirito di servizio. Da qui anche la necessità della riduzione reale dei costi della politica che appaiono spesso come frutto di privilegi ingiustificati. È un tema vero, che è dentro il Dna del Partito democratico: noi abbiamo sempre parlato della necessità di una profonda riforma della politica che accompagni quella delle istituzioni.
Io parto da una semplice constatazione: abbiamo la possibilità e la necessità di riportare molti di questi costi sotto controllo. Come? Ad esempio riducendo drasticamente il numero dei parlamentari che possono esser sostanzialmente dimezzati. La nostra proposta di riforma istituzionale parte dall’esigenza di dare efficienza e rapidità ai lavori dei legislatori, ma ha come effetto per nulla secondario anche quello di toccare costi che appaiono alla grande maggioranza dei cittadini come eccessivi. Così passando ad una Camera di 470 deputati e ad un Senato di 100 membri scendono i costi diretti e indiretti. Lo stesso vale per il dimagrimento secco del governo che grazie ad una legge già approvata dal centrosinistra dovrà essere composto da 12 ministri e da un numero totale che non supera le 60 persone. A tutto questo ho sostenuto nel mio contestatissimo intervento va aggiunto anche un elemento “personale”: gli stipendi dei parlamentari italiani sono tra i più alti d’Europa, mentre salari e pensioni sono tra i più bassi del continente. Un equilibrio nuovo va trovato, così come il trattamento pensionistico dei parlamentari deve uniformarsi a quello di tutti i cittadini, passando dal sistema retributivo a quello contributivo. Potrei anche aggiungere il fatto che la limitazione del numero dei gruppi parlamentari (abbiamo proposto di modificare i regolamenti per impedire la frammentazione assurda cui si era arrivati in queste legislature) è un altro utile contributo a risparmiare.
A sentire i commenti di qualcuno staremmo parlando di piccole cose. Credo che non sia così. Anche se le misure di cui ho parlato sinora sono solo l’inizio. Esse contengono un messaggio politico rilevante che non è il cedimento all’antipolitica ma al contrario la prova che la Politica (stavolta con la P maiuscola) ha la capacità di riformarsi e di rispondere con autorevolezza alle domande dei cittadini. Certo, poi ci sono altri capitoli su cui intervenire, come ad esempio certe norme sui rimborsi elettorali che sembrano scritte apposta per favorire i micro-partiti e che rischiano persino di essere all'origine di tanta frammentazione. Ma credo che esista un legame più radicale tra il tema dell’efficienza della politica e i suoi costi. Nel programma che abbiamo presentato candidandoci alla guida del Paese abbiamo parlato di una “democrazia che decide”. È qui una delle grandi insidie e dei nodi profondi che riguardano la nostra democrazia perché è nella indeterminatezza delle responsabilità, nella farraginosità dei passaggi politico-amministrativi che si nasconde l’inefficienza. La semplificazione è una delle chiavi per affrontare il problema. E semplificare significa anche eliminare uffici e strutture che pesano e costano e che insieme determinano inefficienza. Perché non eliminare quelle comunità montane a livello del mare? E che senso ha mantenere le province nelle aree metropolitane con una duplicazione di ruoli e di costi? Sono cose che vogliamo fare subito.
Ma credo ci sia anche un capitolo più largo che riguarda complessivamente il ruolo della politica rispetto alla cosa pubblica. Penso ad esempio alle società pubbliche dove vanno tagliati drasticamente i componenti degli organismi societari (e qui forse sarebbero da tagliare anche i gettoni di presenza), penso alla moltiplicazione sul territorio di organismi legati alla gestione dei servizi pubblici da semplificare e diminuire complessivamente.
Mettere insieme un pacchetto complessivo di misure come quelle che ho sinora sommariamente descritto significa produrre un risparmio percepibile che può essere trasformato invece in servizi migliori con un doppio effetto positivo: i cittadini vedrebbero con chiarezza lo sforzo della politica per eliminare eccessi, privilegi e sprechi e avrebbero in cambio qualcosa di immediatamente utile.
Una cosa deve essere certa per tutti: se vince il Pd il taglio ai costi della politica ci sarà davvero. Se vince la destra siamo avvertiti: al di là delle speculazioni politiche non farà nulla.
Di Redazione (del 23/03/2008 @ 06:21:57, in Politica nazionale, linkato 165 volte)
La Stampa 22 marzo 2008
Il pareggio al Senato irrompe nella campagna elettorale. Il tema, solo sfiorato nei giorni scorsi, è lanciato da Veltroni: «Se ci sarà il pareggio si dovrà aprire una crisi istituzionale e affidarsi al Capo dello Stato» . In un forum al Messaggero, il leader del Pd spiega: «È una possibilità concreta: una situazione che il Paese non si può permettere, non è più tempo di instabilità e di ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i quindici anni che abbiamo alle spalle ma piuttosto dobbiamo voltare pagina». Veltroni ribadisce che governa chi ottiene un voto in più, ma dice: «Sono convinto che il Parlamento non debba essere appannaggio della maggioranza; le regole del gioco si stabiliscono insieme, il clima istituzionale deve essere più civile.
Ma quando sento esponenti come Scajola teorizzare che non si può dare una Camera all’opposizione perchè c’è già il presidente della Repubblica, penso che parliamo due linguaggi diversi». Il Pd, invece, se vincerà le elezioni affiderà «un ramo del Parlamento alla minoranza», così come la guida delle commissioni di controllo. E poi «ci vuole un patto di consultazione tra i leader di maggioranza e opposizione, come avviene in tutti i Paesi civili». Sul risultato Veltroni accelera: «Penso che queste elezioni ci riserveranno una sorpresa, lo sento». Più scettico Berlusconi: «Non è più il 2006 quando c’era la sensazione di un pareggio» e comunque «niente larghe intese». Il leader del Pdl cita i sondaggi – «Abbiamo 28 seggi in più al Senato e 60 in più alla Camera» – e sconfessa il neologismo "Veltrusconi": «Direi che è una brutta parola e basta». Quanto all’idea di affidare una delle due Camere all’opposizione, Berlusconi non chiude ma frena: «Sono sempre aperto a questa risoluzione, vedremo. Ma c’è da tenere presente che la nostra parte politica è totalmente assente in tutte le istituzioni della Repubblica».
Di Redazione (del 14/03/2008 @ 00:17:47, in Comunicati stampa, linkato 2665 volte)
Il PARTITO DEMOCRATICO e il RICORSO al PGT DEL CENTRO DESTRALa difesa del territorio per uno sviluppo equilibrato della città costituisce l�elemento centrale della strategia politica del PD di Buccinasco oggi, dei DS e della Margherita nei cinque anni di Giunta di Centro Sinistra.
Dopo l�approvazione in Consiglio Comunale da parte della maggioranza di Centro Destra del nuovo PGT, spacciato dalla stessa maggioranza e dal Sindaco Cereda, come un semplice �aggiustamento� del PGT varato dalla precedente Amministrazione di Centro Sinistra, abbiamo lanciato l�allarme sulle conseguenze che l�attuazione di questo PGT avrebbe sul futuro di Buccinasco. Abbiamo anche denunciato la falsità e l�ipocrisia di questa operazione politica, che per mascherare le contraddizioni tra le forze che sostengono il Sindaco Cereda, spaccia come semplici aggiustamenti tecnici, nuove norme che stravolgono il contenuto del PGT del Centro Sinistra.
Il non consumo del territorio, il limite alla crescita della popolazione, l�obbligo per gli operatori edili di offrire nei nuovi insediamenti case a prezzi calmierati, sono alcuni degli elementi che nel nuovo PGT vengono cancellati. Per questo il PD ritiene che questo progetto vada fermato prima che produca danni irreparabili al territorio. Il Consiglio Comunale e il confronto democratico tra i cittadini, sono gli elementi centrali di questa battaglia politica, non breve e non facile, alla quale sono impegnate tutte le forze di opposizione. E questi secondo noi rimangono gli elementi centrali del confronto politico.
Riteniamo che il ricorso alla Magistratura, alla Corte dei Conti, al TAR o al Consiglio di Stato siano strumenti eccezionali del confronto politico, da adottare solo in casi eccezionali o di particolare gravità. Fermare questo PGT costituisce un�emergenza politica e come tale, secondo noi, va affrontata.
È necessario fermare quello che si avvia ad essere un vero e proprio assalto al territorio e non solo a quello di Buccinasco. Il possibile insediamento dell�Expo per il 2015, per esempio, può essere un tassello significativo di una strategia che vuole aprire una nuova stagione di cementificazione del territorio.
Per questi motivi il Coordinamento del PD ha deciso all�unanimità di appoggiare il ricorso al Consiglio di Stato preparato dai Consiglieri Comunali del Partito Democratico, verificato che sussistevano i motivi tecnico e procedurali per bloccare il PGT del Centro Destra.
Si tratta di una operazione lunga e costosa che impegna le risorse del nostro Partito e dei suoi sostenitori, nel quale vogliamo coinvolgere in tutte le sue fasi il maggior numero possibile di cittadini e di associazioni. La stagione politica che si apre non mancherà di offrire a tutti, ai protagonisti in prima fila, ma anche ai tanti cittadini che credono alla politica come strumento di crescita civile, occasioni di incontro e di confronto per rendere migliore la vita nel nostro Comune.
Partito Democratico di Buccinasco
Di Redazione (del 02/03/2008 @ 23:19:37, in Politica locale, linkato 244 volte)
Presentato ricorsostraordinario al Presidente
della Repubblica sul Piano di Governo del Territorio di Buccinasco.
Abbiamo presentato un ricorso rispetto al Piano di Governo del Territorio del Comune di Buccinasco approvato lo scorso Dicembre.
E� questo un Piano che non ha coerenza tra i tre documenti che lo compongono essendo stati stravolti i contenuti della relazione principale denominata �Documento di Piano� che definisce la strategia dell�intervento sul territorio in una prospettiva a lungo termine.
Questa mancanza di raccordo avrebbe richiesto di avviare dall�inizio una nuova definizione del Piano di Governo del Territorio.
Si sono inoltre violate a nostro avviso quelle che sono le indicazioni contenute nella sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) ed il Regolamento Comunale.
Insomma è stato fatto un pasticcio!
A questo si aggiunge la severa critica rispetto ai contenuti:
- in cui si privilegia l�edilizia libera non considerando le situazioni di difficoltà economica che, soprattutto per i giovani, impediscono di poter acquistare una casa;
- il fatto che viene meno il completamento delle fasce ambientali che avrebbero dovuto proteggere ad est ed a ovest il territorio comunale;
- l�idea di incrementare nei prossimi anni la città di 7.000 nuovi abitanti.
Un progetto che NON disegna una città dove vivere meglio.
Se ti interessa la protezione della nostra città e del territorio, in cui hai vissuto fin da bambino o in cui hai scelto di vivere preferendolo ad altri cento luoghi possibili, allora qualcosa di nuovo può forse ancora accadere.
Aspettiamo la tua adesione e partecipazione alle nostre iniziative. Contattaci!
Il capo-gruppo del Partito Democratico
Maurizio Carbonera
Pagine:
1
(p)Link
Commenti
Storico
Stampa












Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3