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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Redazione (del 23/05/2008 @ 12:31:42, in Politica locale, linkato 325 volte)
Buccinasco, 23 aprile 2008: durante il Consiglio Comunale la maggioranza di Centro Destra ha adottato tre Piani Integrati di Intervento, quello PII via Mantenga/via Romagna (Quartiere dei musicisti, via Salieri), PII Gudo Ganbaredo, PII via Don Minzoni/via dei Mille.I 3 progetti porteranno nuove costruzioni, o recuperi, per 90.000 metri cubi (circa 600 abitanti). Si trasformano aree verdi pubbliche in quartieri abitati. Cresceranno nuovi disagi dovuti all�aumento dei residenti (più macchine, più smog, meno servizi, meno verde per i nostri figli...). Si diminuisce l�edilizia convenzionata al 20% invece che il 40% previsto dal PGT votato dal Centro Sinistra.
Le forze politiche di Minoranza, accogliendo la sollecitazione di alcuni cittadini di Robarello che hanno già promosso una raccolta di firme, invitano tutti i cittadini di Buccinasco a partecipare un�assemblea che si terrà:
martedì 27 maggio
in Aula Consiliare
alle ore 21
in Aula Consiliare
alle ore 21
Durante l�assemblea:
1) verranno esposti e chiariti i Piani Integrati di Intervento (PII);
2) verranno esposte e sottoposte alla firma dei cittadini le Osservazioni ai PII che verranno poi protocollate in Comune;
3) verrà vagliata le proposta di indire un Referendum fra tutti i cittadini di Buccinasco.
Le forze politiche di Minoranza
Di Redazione (del 22/05/2008 @ 12:35:17, in Politica locale, linkato 185 volte)
NELLO SPAZIO VERDE SARANNO REALIZZATI SEI PALAZZI DA SEI PIANI
Buccinasco, 23 aprile 2008: durante il Consiglio Comunale la maggioranza di Centro Destra adottando un Piano di Intervento (PII) ha deciso che nel parco pubblico a fianco del centro commerciale “Naviglio Grande” verranno costruiti sei palazzi da sei piani per un totale di 24.000 metri cubi di cemento.
Come è potuto accadere che un’area di proprietà comunale destinata a verde pubblico sia diventata edificabile e residenziale?
Tutto è cominciato con il Consiglio comunale del 17 dicembre 2007, nella seduta di approvazione del PGT: il Centro Destra ha accolto una richiesta fatta da privati cittadini di rendere possibile la realizzazione di abitazioni nello spazio verde di Robarello.
La seconda parte del piano è stata concretizzata il 23 aprile 2008: il Sindaco Cereda con la sua maggioranza ha deciso di scambiare il prato di Robarello con un terreno agricolo di pochissimo valore, adiacente alla tangenziale, per allargare l’attuale cimitero.
Il Partito Democratico di Buccinasco ritiene che:
1) l’area verde di Robarello deve restare parco pubblico perché il quartiere è già abbondantemente edificato.
2) il quartiere non trae alcun vantaggio privandosi del prato di Robarello. Anzi, cresceranno nuovi disagi dovuti all’aumento dei residenti (più macchine, più smog, meno servizi, meno verde per i bambini...).
3) lo scambio fra i due terreni di Via Romagna (agricolo, di poco valore) e Via Mantegna (edificabile, di grande valore) produce un grave danno economico per il Comune ed è in ultima istanza un regalo al costruttore;
4) esistono altre possibilità di ampliamento del cimitero su aree pubbliche.
Per questi motivi il Partito Democratico di Buccinasco ha intenzione di:
1) trasmettere tutti gli atti alla Corte dei Conti per le opportune verifiche;
2) raccogliere le osservazioni sottoscritte da cittadini o da gruppi di cittadini che devono essere presentate in Comune entro il 29 maggio;
3) verificare la possibilità di raccogliere le firme necessarie per indire un referendum popolare comunale;
4) organizzare eventi pubblici per comunicare il proprio dissenso rispetto a questa operazione di speculazione edilizia.
Proviamo insieme a fermare questa scelta sbagliata prima che sia troppo tardi. Salva il prato di Robarello!
Partecipa al presidio di difesa del prato di Robarello come segnale forte di malapolitica che antepone gli interessi di pochi ai diritti di molti.
Di Redazione (del 16/05/2008 @ 10:50:02, in Politica nazionale, linkato 153 volte)
L�Unità, 15 maggio 2008Il coordinamento del partito democratico archivia il confronto interno con una autocritica, che per alcuni è troppo blanda. «Ne riparliamo», dice Marini. «Veltroni riconosca la gravità della sconfitta», ripete Parisi. Mugugna la Bindi. Rientra anche la polemica sulle fondazioni, in cui alcuni vedevano delle possibili correnti interne, come quella dalemiana di "Italianieuropei". Veltroni nella relazione ha riconosciuto che il Partito democratico dovrà fare un «investimento significativo nella formazione e che non può essere affidata alle scuole di partito». «Abbiamo bisogno di "think thank" come "Italianieuropei", "Arel", "Astrid", strumenti di comprensione e relazione con la società civile - ha detto il segretario -, come ha detto nella sua intervista Massimo D´Alema, per formare un nuovo gruppo dirigente e dei quadri competenti», ha spiegato il segretario dei democratici.
«Veltroni ha riconosciuto l'importanza delle fondazioni e la necessità che non possano essere considerate in alcun modo fatti di corrente o di gruppo, ma � ha risposto D'Alema - iniziative autonome e tuttavia utili ad arricchire un partito moderno». Proprio D´Alema è intervenuto sull´incontro che si svolgerà venerdì tra Veltroni e Silvio Berlusconi. «L'importante è che questo dialogo sia produttivo, che dia risultati per il Paese - spiega D´Alema - Noi abbiamo fatto una nostra campagna elettorale, abbiamo indicato le nostre priorità e auspichiamo che il governo agisca per affrontare le condizioni di vita degli italiani più poveri e riduca la pressione fissale sui salari. Era quello che volevamo fare se avessimo vinto le elezioni, se lo si può ottenere da questo governo, bene».
«Ho trovato convincente l'introduzione di Veltroni - dice D'Alema - mi sembra che anche sulla questione su cui c'era stata discussione - il rapporto tra vocazione maggioritaria e il tema delle alleanze - Walter ha dato una risposta equilibrata e convincente». «In particolare - aggiunge D'Alema - mi sembra importante l'indicazione che lui ha dato sulla costruzione del partito: radicarlo nella società e condurre un'opposizione chiara, ferma, civile come è giusto che sia nella dialettica tra maggioranza e opposizione. Credo ci sarà molto da lavorare, questa è una buona partenza che può essere condivisa». D'Alema definisce «giuste» anche le parole pronunciate sulla sinistra: «La sinistra non è in Parlamento, ma bisogna tenerne conto. Ovviamente senza snaturare la natura riformista del Pd».
Stesso pensiero sulla sinistra è espresso da Pierluigi Bersani che dice che «un messaggino politico alla sinistra va dato se vogliamo lavorarci». «Un partito a vocazione maggioritaria, se intorno ha il deserto, non avrà mai l'acqua se non costruisce canali di irrigazione», aggiunge Bersani. L´esponente del Pd parla anche del governo ombra: «Non si aspettino che andiamo in ferie». Bersani spiega che il governo ombra incalzerà Berlusconi a ogni occasione. «Il governo ombra ha funzionalità come lavoro di partito e di gruppo parlamentare, non sfugge poi che c'è anche un elemento di metafora, è un governo fatto da chi ha governato e da chi saprebbe governare che non fa risse, demagogia e ha le sue idee», ha aggiunto l'esponente dei Democratici. Secondo il ministro ombra dell'Economia, poi, «dietro a questo buonismo di Berlusconi c'è un elemento di timore, c'è la paura di fronte ai problemi del Paese e alle sfide evocate. È un atteggiamento a guscio, rispetto al 2001 quando voleva fare la rivoluzione ora Berlusconi si è ripiegato su se stesso».
Il consenso alla politica delle alleanze esposta da Veltroni, è lodata anche da Piero Fassino, in un passaggio del suo intervento: «La questione delle alleanze Veltroni l'ha posta in modo corretto. Non dobbiamo avere nostalgia delle alleanze di ieri, nessuno pensa che si può tornare indietro». Così al coordinamento nazionale del Pd. Detto questo, Fassino ha sottolineato che «anche in un sistema fatto di sei partiti il problema delle alleanze c'è. Nelle democrazie europee moderne, infatti, ci sono due campi organizzati che hanno come punto di riferimento una forza principale più grande � ha concluso - che non è esaustiva, ma gestisce le alleanze».
Meno consenso Veltroni lo ha riscosso dagli ex esponenti popolari. «Ciò che si doveva fare è stato fatto. Ora, per un paio d'anni almeno, sospendiamo, chiudiamo le ostilità � ha detto Franco Marini nel suo intervento -, poi se vogliamo le riapriamo, ma ora sospendiamole. Diamo il segno che la sconfitta non ci ha sfibrato, che non ci scorniamo tra di noi». L'ex presidente del Senato cerca di individuare i motivi della sconfitta e nello stesso tempo sollecita «i capi», come lui li definisce, a «andare fino in fondo» nel progetto del Pd perché «quello che si doveva fare, si è fatto. Si è costruito un fatto nuovo» e da lì bisogna ripartire per recuperare credibilità tra gli elettori. Una credibilità che è mancata e che è stata tra i motivi della sconfitta. La prima causa della mancata credibilità Marini la individua nel retaggio della litigiosità del governo Prodi e che ha penalizzato il Pd e in modo clamoroso la sinistra. «Ricordo che quando ci fu il dibattito al Senato sulla politica estera e andammo sotto, ci furono ben 19 interventi contro il governo da parte del centrosinistra», rievoca l'ex presidente del Senato.
«Ho superato la fase dell'organizzazione sul territorio, non rifiuto più i gazebo, ma secondo me la risposta giusta è l'intreccio con la permanenza di punti di riferimento che si vedano», ha detto Marini. «Ben vengano, quindi, gazebo e primarie e assemblee, ma non bisogna tralasciare l'importanza delle sezioni, dei luoghi stabili e riconoscibili sul territorio». Per Marini infatti è vincente «l'intreccio, non si può rinunciare alla presenza stabile nel territorio. Apriamo il partito, ma accanto diamo risposte forti, quelle che ci chiede l'opinione pubblica».
Meno disposta ad archiviare in fretta il confronto è Rosy Bindi. «In questo clima di galateo non vorrei che ci dimenticassimo che questa destra ha ben poco a che fare con le destre europee», sottolinea Bindi nel suo intervento in cui cita, come esempi di questo, «il conflitto d´interessi, l'atteggiamento verso la mafia, le affermazioni sul bruciare le bandiere e il sopprimere una vita». Bindi cita poi le parole appena dette dal suo successore alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi: «Non ha ancora capito che sono i figli, a prescindere dalla condizione dei genitori, a beneficiare degli assegni familiari». Bindi è poi tornata sui discorsi in aula di Silvio Berlusconi: «A quel galateo di linguaggio si è accompagnata una povertà programmatica come mai aveva avuto fino ad ora Berlusconi. Quindi non dobbiamo inseguirli sulle loro proposte, ma partire dal nostro progetto di paese».
Chi infine è rimasto scontento dalle parole di Veltroni è Arturo Parisi: «Una relazione di qualità», dice. «Non riconosco tuttavia alla sua base il riconoscimento della gravità e della durezza della sconfitta subita dalla linea politica che abbiamo finora seguito». «Veltroni -prosegue l'ex ministro della Difesa- fa bene a valorizzare, rivendicare e difendere il partito che dopo la lunga gestazione dell'Ulivo è nato con il nome che abbiamo da decenni annunciato. Guai però se la necessità di rimuovere l'acqua sporca che le vicende recenti hanno immesso in abbondanza nel nostro bacino, mettesse a rischio anche il bambino. Senza la rimozione dell'acqua sporca il partito appena nato avrà tuttavia difficoltà a crescere. Una rimozione che solo un confronto franco e appassionato e libero da vincoli e calcoli di corrente può garantire. Penso che questo confronto -avverte Parisi- sia oggi iniziato, ma solo iniziato».
Di Redazione (del 16/05/2008 @ 10:38:12, in Politica nazionale, linkato 172 volte)
L�Unità, 15 maggio 2008Il "Parlamentino" del Partito Democratico si riunisce a consiglio per analizzare la sconfitta del 13 e 14 aprile scorso. In una lunga relazione, Walter Veltroni passa in rassegna gli ultimi cinque mesi di politica italiana, lodando Prodi, tirando le orecchie a Visco e ai partiti della sinistra, ammettendo di aver perso un milione e mezzo di voti, ma avvertendo che se il Pd non fosse andato da solo, avrebbe preso meno del 30% dei voto (invece dei 33,6% raggiunti).
Il segretario del Pd incassa e fa propria l´analisi del voto diffusa alla vigilia dell´incontro dalla fondazione Italianieuropei di Massimo D´Alema, che aveva gettato una luce assai poco lusinghiera sulla performance del Pd: un milione e mezzo di voti persi rispetto al 2006, compensati soltanto grazie all´afflusso di voti dalla Sinistra Arcobaleno.
Ma andare da soli alle elezioni è una scelta che il segretario rivendica perché «se ci fossimo ripresentati come Unione avremmo perso comunque ma avremmo avuto un Pd molto al di sotto del 30% con uno sciame di piccoli e piccolissimi partiti attorno. Ci saremmo consegnati a una condizione che ci avrebbe negato qualsiasi prospettiva futura se non l´opposizione».
Gli errori del centrosinistra
È stato un errore accettare la sfida di un governo di coalizione dell´Unione nel 2006. In quelle elezioni, ribadisce Veltroni, le urne non decretarono la vittoria del centrosinistra, ma un sostanziale «pareggio» e aggiunge: «Non aver ammesso il pareggio, e non aver tratto le necessarie conseguenze al momento di eleggere le cariche istituzionali, ha segnato l'intera legislatura». È stato un errore persistere con «la perenne rissosità dell´Unione». Non si può dimenticare lo «stillicidio quotidiano di dichiarazioni (di vari esponenti della coalizione) i distinguo, i ministri in piazza contro l'esecutivo di cui facevano parte». Un calvario che ha conosciuto la sua tappa finale, secondo Veltroni, con l'intervista di Fausto Bertinotti nella quale «il presidente della Camera di allora ha dichiarato fallito il progetto del centrosinistra e ha usato per Prodi le parole usate da Flaiano per Cardarelli: un "poeta morente"». È stato un errore la politica in materia fiscale dell'ex ministro Vincenzo Visco, perché «il lavoratore autonomo si è sentito colpito dalla nostra politica fiscale, mentre il lavoratore dipendente non ha avuto benefici» in una situazione di costante aumento dei prezzi.
Per analizzare correttamente il risultato elettorale bisogna, innanzitutto, indagare i motivi della «rottura del rapporto di fiducia tra elettori e il governo di centrosinistra» e comunque ci vorrà tempo «per cancellare il ricordo dell'Unione». «Noi abbiamo detto cose chiare finalmente sulla sicurezza, ma non siamo comunque riusciti a colmare il ritardo» che avevamo per tornare a essere «in sintonia con i cittadini», ha detto Veltroni. Il leader del Partito democratico ha ribadito che due sono i temi fondamentali su cui ragionare: «insicurezza e impoverimento». E sulla prima ha ribadito che «il diritto alla sicurezza è fondamentale e non è né di destra né di sinistra» ripetendo che «bisogna essere estremamente determinati, avere molta cura e grande equilibrio» nel trattare tali problemi perché «non dev´esserci solo la linea dura» considerando l'importanza di accogliere gli immigrati onesti. Veltroni ha anche sottolineato, citando un articolo di Boeri, che il voto ha premiato gli unici due partiti che si sono opposti all'indulto.
L´opposizione al governo
«Non basta aver la capacità di vincere ma serve la forza di governare. Noi incalzeremo il governo» perché mantenga gli impegni presi», ha detto il segretario. Il leader del Partito democratico ha ribadito l'importanza che ha avuto il suo partito, nonostante la sconfitta, per «la realizzazione di una «democrazia compiuta». «Oggi si va delineando - ha sottolineato - un bipolarismo nuovo dove esistono due partiti a vocazione maggioritaria».
Proprio per questo, «è sbagliato avere un atteggiamento d´imbarazzo» nei confronti dell'apertura al dialogo mostrata dal premier Silvio Berlusconi. «Ben venga una nuova democrazia con meno muri e contrapposizioni ideologiche e demonizzazioni dell'avversario», ha detto Veltroni. Anche perché, sottolinea il leader del Pd, questo tipo di democrazia «è quella in cui una forza di centrosinistra riformista agisce meglio».
I prossimi passi
Molti gli impegni che attendono il partito nei prossimi mesi. Innanzitutto, l´Assemblea Costituente, che si terrà il 20 e il 21 giugno. Poi il rapporto con la Sinistra: «Faremmo un enorme errore a ritenere che la Sinistra non rappresentata in Parlamento sia scomparsa. Non è così. Noi non possiamo prescindere dalla comprensione di quel che di critico si muove nella società italiana», dice Veltroni. «È interesse comune che questa voce sia ascoltata, noi eserciteremo questa funzione di ascolto e dialogo da forza riformista». Proprio per questo, Veltroni annuncia che lunedì prossimo vedrà il nuovo coordinatore di Sinistra Democratica, Claudio Fava.
Il Pd guarda ora a 360 gradi. «Il nostro obiettivo è di intraprendere un dialogo a tutto campo con tutte le forze di sinistra ma anche con l'Udc, l'Idv e i Radicali», ha detto segretario, che ha spiegato come questo dialogo serve per «verificare la possibilità di concorrere alla costruzione di convergenze politiche e programmatiche» in sintonia con la proposta programmatica del Pd. Ma questo, ha ammonito, «non servirà per costruire alleanze come in passato capaci di vincere, ma non di governare. La verifica la faremo con le alleanze a livello locale, alleanze che devono essere le più ampie possibili».
In vista della prossima tornata elettorale, Veltroni infine chiarisce che non ci dovranno più essere candidature dall'alto e che la regola dovranno essere le primarie. «Dobbiamo evitare di ricadere nella presunzione di essere noi dirigenti a scegliere le persone giuste, dovremo superare gli egoismi interni, le legittime aspettative di alcuni per non fare più errori e non perdere il polso dell'opinione pubblica», perciò «a partire dalla prossima tornata elettorale le primarie dovranno essere la regola, almeno per le cariche monocratiche».
Di Redazione (del 02/05/2008 @ 09:20:01, in Politica nazionale, linkato 288 volte)
Clara SereniL’Unità 29 aprile 2008
Era aprile anche sessant’anni fa, nel ’48. È cambiato il mondo, ma il compito che spetta a chi ne ha voglia è quello di allora: organizzare la speranza. Dopo alcuni giorni di mutismo da risultato elettorale, e sotto botta di nuovo per Roma, la persistente sensazione di non aver capito molte cose mi porta a chiedere e discutere.
Chiedo e discuto con chi incontro, e soprattutto con i giovani, di quello che c’è da fare ora, di come ripartire da qui per andare avanti.
Mi colpiscono, nei discorsi di tanti, la tendenza a rimpallarsi le responsabilità, cosa che vediamo anche in sedi pubbliche, e più mi colpisce un aggrapparsi frenetico ad ipotesi organizzativistiche che mi lasciano abbastanza sconcertata. E, con quel che è successo a Roma, temo che tutto questo possa ancora peggiorare.
Se la costruzione del Partito Democratico è ancora in larga parte da fare, infatti, ed ha bisogno del lavoro di molti perché attorno a Veltroni, e poi giù giù per li rami, si costituiscano gruppi dirigenti in grado di condurre una battaglia d’opposizione convincente, credo che quello che è successo con le elezioni chiami in più tutti noi ad una riflessione approfondita su quale cultura sta dietro e sotto quel risultato. C’è bisogno di pensieri nuovi: anche piccoli, anche parziali, anche di quelli che danno risultati chissà quando. Qualcosa di cui c’è bisogno da tempo, e che sarebbe stato molto difficile sperimentare insieme agli impegni di governo: adesso, proprio la sconfitta ci dà la possibilità della pazienza, senza l’acqua alla gola della governabilità (e di elezioni politiche a breve scadenza, ahimé), di sperimentare terreni nuovi di pensiero e anche di attività concrete.
Provo a fare qualche esempio, scaturito da discussioni con amici e compagni.
Come molte donne, non ho più voglia di andare a manifestazioni contro la violenza. Penso che la violenza e il femminicidio siano una questione dei maschi; noi il lavoro di autocoscienza l’abbiamo fatto e in qualche modo continuiamo a farlo, ora tocca a loro interrogarsi, discutere, scavare. Interrogandosi, discutendo, scavando, guardando in faccia il connotato quasi totalmente maschile dell’aggressività violenta, potrebbe forse venir fuori, fra l’altro, uno sguardo un po’ diverso sulla sicurezza, tema che tanto ha condizionato e condiziona le campagne elettorali, in una gara non sempre nobile fra destra e sinistra. E potrebbe venir fuori, magari, anche qualche riflessione più avanzata su cosa significa oggi il tifo calcistico, trasformatosi da sublimatore di violenza in collettore e momento organizzativo della violenza (assalti alle caserme non ne avevamo visti neanche negli anni di piombo). Cosa significhi in termini di spesa, e di nuovo anche in termini di sicurezza generale, quando le forze dell’ordine sono smisuratamente impegnate in contrasto della violenza legata ad avvenimenti sportivi.
Altro esempio: i gruppi di acquisto locali, e più in generale le varie forme di consumo diverso. Al di là del risparmio che si può conseguire, e dell’eventuale migliore qualità dei prodotti, da qui potrebbe scaturire qualche ragionamento più avanzato sull’emergenza rifiuti non in Campania ma ovunque (e anche su questo, mi sembra che nessuno abbia in tasca la soluzione), e più in generale - più in alto - una riflessione su cosa significhi “progresso”, parola che sempre ha connotato la sinistra, in un mondo che dal progresso della produzione e dei consumi rischia di essere distrutto. E se invece, partendo dalla spesa quotidiana, si affrontasse pian piano il ragionamento su un modo diverso di misurare il benessere, non più soltanto in termini di Pil ma anche sotto il profilo del ben-essere vero, fatto di un modo più felice di vivere?
Sento già le obiezioni: anche a crederci, sono tentativi di nicchia, riguarderebbero poche persone, e invece la politica non consente vuoti, ci saranno le elezioni europee e le amministrative e...
Lo so anch’io. Ma visto che scrivo in un giorno fra il 25 aprile e il Primo maggio, date antifasciste per eccellenza, mi viene in mente che anche i resistenti, all’inizio, erano in pochi. Erano tutto sommato pochi anche i troppi condannati dal Tribunale Speciale fascista, che comminò loro anni e anni di confino e galera. Separati dal mondo che avrebbero voluto cambiare, al confino e in galera quei condannati studiavano e studiavano: qualcuno definì la fortezza di Civitavecchia «l’università del carcere», perché lì si formò una parte notevole di quelli che, dopo la Liberazione, sarebbero stati i Padri costituenti, la classe dirigente italiana. L’idea di un’Europa unita nacque nel confino delle isole pontine, proprio mentre l’Europa sembrava destinata a sbranarsi per l’eternità. Resistenza fu anche, insomma, imparare a capire, ad elaborare nuove idee. Nelle condizioni possibili. Consapevoli di essere minoranza, ma convinti di doversi dotare degli strumenti per farsi maggioranza. Egemone.
Prima, molto prima delle elezioni, quella che abbiamo perso è un’egemonia culturale. Provare pazientemente a ricostruirla, pezzetto per pezzetto, credo sia quel che ci tocca oggi. E se poi avremo un Gramsci in grado di mettere insieme i pezzetti e renderli idee-forza, tanto meglio: ma, se non succederà, almeno il nostro pezzetto lo avremo fatto. E un pezzetto è sempre meglio, molto meglio di niente.
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