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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Redazione (del 31/07/2008 @ 21:35:48, in Politica locale, linkato 227 volte)
Il Presidente Provinciale di Alleanza Nazionale Romano La Russa ha aperto ieri di fatto la crisi politica nella Giunta presieduta del Sindaco Loris Cereda a Buccinasco.
Ha tagliato con un colpo di spada il nodo politico intricato in cui si era venuta a trovare la Maggioranza di Centro Destra che governa Buccinasco da un anno, chiedendo a viso aperto un chiarimento.
Il futuro della Maggioranza era apparso più che mai traballante negli ultimi mesi. Il culmine dello “scricchiolamento” si è avuto la sera del 22 luglio quando durante il Consiglio comunale il Piano Integrato di Intervento Mantenga/Romagna è stato bocciato.
A fronte di questo grave insuccesso, il Sindaco Loris Cereda aveva affermato che in tempi brevissimi avrebbe riunito i partiti di Maggioranza, aperto la discussione in vista un chiarimento per consolidare la maggioranza e avrebbe comunicato la nuova “governance” alla città.
Ma così non è stato. Invano i protagonisti della scena politica buccinaschese hanno atteso una conferenza stampa o una comunicazione del Sindaco. che informasse sullo stato di avanzamento lavori delle consultazioni e della crisi politica.
Invece di aprire con urgenza la discussione, si è preferito temporeggiare, fino a quando un intervento esterno ha fatto esplodere in modo fragoroso il problema. Non c’era più tempo per attendere e oggi pomeriggio il Sindaco ha fatto finalmente sentire la sua voce pubblicando un comunicato sul sito del Comune.
Alla pesante e ineludibile sollecitazione esterna, Cereda risponde comunicando che «ha avviato la procedura per il ritiro delle deleghe assessorili» per quanto riguarda gli Assessori Lanati e Luciani. In seguito aggiunge che «La nomina dei nuovi Assessori così come la comunicazione della revisione delle deleghe avverrà i primi di settembre». Restando a quanto comunicato, i conti, comunque, non tornano perché in primo luogo l’assessore Luciani aveva già consegnato le dimissioni al Presidente Provinciale di Alleanza Nazionale, e in secondo luogo anche l’assessore Centola ha consegnato a La Russa le sue dimissioni. A questo si aggiunge il fatto che i Consiglieri Licastro e Manzo non hanno ancora chiarito la loro posizione personale, cosa peraltro a loro caldamente sconsigliata dal Comunicato della Segreteria Provinciale.
Quindi tante questioni restano aperte. Perchè un ritiro di deleghe al rallentatore? Oggi ti avviso, a settembre poi vediamo! È un'iniziativa "d'immagine" o di "sostanza"? Quali sono le ragioni di questa scelta? Lanati non allineato sul Piano Integrato d'Intervento Cimitero/Robarello, e al vicesindaco quale colpa viene imputata?
Perché La Russa afferma che «non ci sono i presupposti in questo momento per continuare una collaborazione trasparente e proficua con l’attuale maggioranza», fino a «sospendere la partecipazione dei nostri Assessori da ogni attività di governo della città». Chi sostituirà il terzo assessore, il dimissionario Centola? Il Sindaco avrà ancora la maggioranza in Consiglio Comunale?
Siamo in ogni caso obbligati a constatare il fatto che ad oggi la città di Buccinasco non sa ancora con chiarezza se ha o se avrà una maggioranza di governo stabile.
Carmela Mazzarelli, Consigliera Comunale del Partito Democratico
David Arboit, Portavoce del Partito Democratico di Buccinasco
Ha tagliato con un colpo di spada il nodo politico intricato in cui si era venuta a trovare la Maggioranza di Centro Destra che governa Buccinasco da un anno, chiedendo a viso aperto un chiarimento.
Il futuro della Maggioranza era apparso più che mai traballante negli ultimi mesi. Il culmine dello “scricchiolamento” si è avuto la sera del 22 luglio quando durante il Consiglio comunale il Piano Integrato di Intervento Mantenga/Romagna è stato bocciato.
A fronte di questo grave insuccesso, il Sindaco Loris Cereda aveva affermato che in tempi brevissimi avrebbe riunito i partiti di Maggioranza, aperto la discussione in vista un chiarimento per consolidare la maggioranza e avrebbe comunicato la nuova “governance” alla città.
Ma così non è stato. Invano i protagonisti della scena politica buccinaschese hanno atteso una conferenza stampa o una comunicazione del Sindaco. che informasse sullo stato di avanzamento lavori delle consultazioni e della crisi politica.
Invece di aprire con urgenza la discussione, si è preferito temporeggiare, fino a quando un intervento esterno ha fatto esplodere in modo fragoroso il problema. Non c’era più tempo per attendere e oggi pomeriggio il Sindaco ha fatto finalmente sentire la sua voce pubblicando un comunicato sul sito del Comune.
Alla pesante e ineludibile sollecitazione esterna, Cereda risponde comunicando che «ha avviato la procedura per il ritiro delle deleghe assessorili» per quanto riguarda gli Assessori Lanati e Luciani. In seguito aggiunge che «La nomina dei nuovi Assessori così come la comunicazione della revisione delle deleghe avverrà i primi di settembre». Restando a quanto comunicato, i conti, comunque, non tornano perché in primo luogo l’assessore Luciani aveva già consegnato le dimissioni al Presidente Provinciale di Alleanza Nazionale, e in secondo luogo anche l’assessore Centola ha consegnato a La Russa le sue dimissioni. A questo si aggiunge il fatto che i Consiglieri Licastro e Manzo non hanno ancora chiarito la loro posizione personale, cosa peraltro a loro caldamente sconsigliata dal Comunicato della Segreteria Provinciale.
Quindi tante questioni restano aperte. Perchè un ritiro di deleghe al rallentatore? Oggi ti avviso, a settembre poi vediamo! È un'iniziativa "d'immagine" o di "sostanza"? Quali sono le ragioni di questa scelta? Lanati non allineato sul Piano Integrato d'Intervento Cimitero/Robarello, e al vicesindaco quale colpa viene imputata?
Perché La Russa afferma che «non ci sono i presupposti in questo momento per continuare una collaborazione trasparente e proficua con l’attuale maggioranza», fino a «sospendere la partecipazione dei nostri Assessori da ogni attività di governo della città». Chi sostituirà il terzo assessore, il dimissionario Centola? Il Sindaco avrà ancora la maggioranza in Consiglio Comunale?
Siamo in ogni caso obbligati a constatare il fatto che ad oggi la città di Buccinasco non sa ancora con chiarezza se ha o se avrà una maggioranza di governo stabile.
Carmela Mazzarelli, Consigliera Comunale del Partito Democratico
David Arboit, Portavoce del Partito Democratico di Buccinasco
Di Redazione (del 30/07/2008 @ 06:00:59, in Politica nazionale, linkato 178 volte)
di Eduardo Di Blasi
L’Unità, 29 luglio 2008
Il Congresso di Rifondazione, spiega il portavoce di Sd Claudio Fava, ha fatto chiarezza. Non tanto per la vittoria di Paolo Ferrero quanto perché, dall’altro lato «prende ancora più forza e più urgenza la necessità di organizzare a sinistra un incontro tra storie, culture, sensibilità, linguaggi, che hanno scelto la sinistra non come museo ma come luogo di trasformazione del presente, laboratorio politico». Parla alla minoranza di Nichi Vendola, ma non solo. «Bandiera Rossa non è una scelta politica, è una fuga dalla politica. Da questa parte può e deve esserci l’idea di un sinistra che riorganizza profondamente sè stessa».
I congressi di luglio hanno visto tutti i partiti stringersi attorno alla propria idea forza...
«L’idea forza di un partito è tale quando produce anche effetti sul piano elettorale. Con il voto di aprile gli elettori ci dicono che non si sentono rappresentati da partiti ridotti a segmenti brevi, minuti, autoreferenziali, e che vogliono una sinistra che sia capace di rappresentarli spostando in avanti il ragionamento sulle identità. Credo che il congresso di Rifondazione, in questo senso, aiuti ad una maggiore verità nel dibattito politico. Tra chi sceglie Bandiera Rossa e chi sceglie di riorganizzare la sinistra in un campo molto più vasto e inclusivo».
Il tempo che avete a disposizione non sembra molto.
«O questo progetto parte subito, o questo laboratorio comincia a riempirsi di contenuti, oppure ricadiamo nel politicismo, nel tatticismo, nell’analisi delle convenienze. Noi siamo stati seppelliti dalle nostre contabilità elettorali e dai nostri tatticismi. E dovremo sentire un po’ più il cuore della nostra comunità che ci dice “mai più ciascuno a guardia del proprio museo”. Tutto questo va fatto subito».
Un’occasione?
«Io penso all’Abruzzo come un primo appuntamento non solo elettorale ma anche politico. La giunta in Abruzzo è scivolata rumorosamente sulla sovrapposizione tra ceto politico e potere locale. Su un tema tragico e fondamentale come la Sanità, che da diritto pubblico diventa profitto privato, è scivolata manifestando l’assoluta assenza di un’etica civile nella politica. E quindi non si tratta solo di scegliere il primo appuntamento elettorale».
Il problema abruzzese tiene dentro anche il timore di riconsegnare la Regione al centrodestra. Di Pietro è intenzionato ad andare da solo...
«Nessuno può stare in campo da solo. A meno che non scelga di stare in campo soltanto per vanità personale. Il centrosinistra può riorganizzarsi in Abruzzo, ma deve riorganizzarsi a partire da un azzeramento di tutte le gerarchie pregresse. Il centrosinistra in Abruzzo, più che altrove, non può avere padroni di casa e ospiti. Questo vale per il Pd come per Di Pietro».
Uno dei temi della sinistra che ha vinto il congresso del Prc è quello di spostare il “conflitto”...
«Il limite di questo gruppo dirigente del Prc è che assume il conflitto come parola onnivora, singolare, capace di rinchiudere dentro di sè una realtà sempre più complessa. Noi parliamo di “conflitti”. Questo è un tempo in cui la politica si deve fare carico di questa complessità e deve assumersi la rappresentanza di tutti i conflitti, non solo del conflitto più ortodosso, più tradizionale, che è il conflitto di classe. Questa è una lettura semplicistica, consolatoria, ma inadeguata a leggere il Paese reale».
L’obiettivo di Sd era quello di tenere insieme la Sinistra, a distanza di un anno e più dall’ultimo congresso dei Ds a che punto è la notte?
«Il punto più cupo è stato il 14 aprile. Da quel voto abbiamo ricevuto una lezione che ci chiede di riorganizzare la sinistra su di un piano di verità, di innovazione, di critica del presente e del passato, di capacità di rischio, di fantasia politica, di inclusività. Alla fine di quest’anno possiamo dire che sappiamo cosa non dobbiamo fare».
L’Unità, 29 luglio 2008
Il Congresso di Rifondazione, spiega il portavoce di Sd Claudio Fava, ha fatto chiarezza. Non tanto per la vittoria di Paolo Ferrero quanto perché, dall’altro lato «prende ancora più forza e più urgenza la necessità di organizzare a sinistra un incontro tra storie, culture, sensibilità, linguaggi, che hanno scelto la sinistra non come museo ma come luogo di trasformazione del presente, laboratorio politico». Parla alla minoranza di Nichi Vendola, ma non solo. «Bandiera Rossa non è una scelta politica, è una fuga dalla politica. Da questa parte può e deve esserci l’idea di un sinistra che riorganizza profondamente sè stessa».
I congressi di luglio hanno visto tutti i partiti stringersi attorno alla propria idea forza...
«L’idea forza di un partito è tale quando produce anche effetti sul piano elettorale. Con il voto di aprile gli elettori ci dicono che non si sentono rappresentati da partiti ridotti a segmenti brevi, minuti, autoreferenziali, e che vogliono una sinistra che sia capace di rappresentarli spostando in avanti il ragionamento sulle identità. Credo che il congresso di Rifondazione, in questo senso, aiuti ad una maggiore verità nel dibattito politico. Tra chi sceglie Bandiera Rossa e chi sceglie di riorganizzare la sinistra in un campo molto più vasto e inclusivo».
Il tempo che avete a disposizione non sembra molto.
«O questo progetto parte subito, o questo laboratorio comincia a riempirsi di contenuti, oppure ricadiamo nel politicismo, nel tatticismo, nell’analisi delle convenienze. Noi siamo stati seppelliti dalle nostre contabilità elettorali e dai nostri tatticismi. E dovremo sentire un po’ più il cuore della nostra comunità che ci dice “mai più ciascuno a guardia del proprio museo”. Tutto questo va fatto subito».
Un’occasione?
«Io penso all’Abruzzo come un primo appuntamento non solo elettorale ma anche politico. La giunta in Abruzzo è scivolata rumorosamente sulla sovrapposizione tra ceto politico e potere locale. Su un tema tragico e fondamentale come la Sanità, che da diritto pubblico diventa profitto privato, è scivolata manifestando l’assoluta assenza di un’etica civile nella politica. E quindi non si tratta solo di scegliere il primo appuntamento elettorale».
Il problema abruzzese tiene dentro anche il timore di riconsegnare la Regione al centrodestra. Di Pietro è intenzionato ad andare da solo...
«Nessuno può stare in campo da solo. A meno che non scelga di stare in campo soltanto per vanità personale. Il centrosinistra può riorganizzarsi in Abruzzo, ma deve riorganizzarsi a partire da un azzeramento di tutte le gerarchie pregresse. Il centrosinistra in Abruzzo, più che altrove, non può avere padroni di casa e ospiti. Questo vale per il Pd come per Di Pietro».
Uno dei temi della sinistra che ha vinto il congresso del Prc è quello di spostare il “conflitto”...
«Il limite di questo gruppo dirigente del Prc è che assume il conflitto come parola onnivora, singolare, capace di rinchiudere dentro di sè una realtà sempre più complessa. Noi parliamo di “conflitti”. Questo è un tempo in cui la politica si deve fare carico di questa complessità e deve assumersi la rappresentanza di tutti i conflitti, non solo del conflitto più ortodosso, più tradizionale, che è il conflitto di classe. Questa è una lettura semplicistica, consolatoria, ma inadeguata a leggere il Paese reale».
L’obiettivo di Sd era quello di tenere insieme la Sinistra, a distanza di un anno e più dall’ultimo congresso dei Ds a che punto è la notte?
«Il punto più cupo è stato il 14 aprile. Da quel voto abbiamo ricevuto una lezione che ci chiede di riorganizzare la sinistra su di un piano di verità, di innovazione, di critica del presente e del passato, di capacità di rischio, di fantasia politica, di inclusività. Alla fine di quest’anno possiamo dire che sappiamo cosa non dobbiamo fare».
Di Redazione (del 29/07/2008 @ 06:00:09, in Politica locale, linkato 194 volte)
Di Daniele Riosa
Affaritaliani.it, 28 luglio 2008
Antonello Patta, leader di Rifondazione Comunista in Provincia, dopo il congresso del Prc che ha incoronato Paolo Ferrero segretario, rassicura Filippo Penati sulla tenuta della maggioranza di Palazzo Isimbardi. In un’intervista ad Affaritaliani.it spiega la strategia del partito: "Un conto è la politica a livello nazionale e l'atteggiamento verso il governo del Paese. Ma nella giunte locali, noi di Milano abbiamo anticipato la linea del Prc. In tutti gli enti locali verificheremo se il programma ha un orientamento che possiamo condividere". Insomma, l'escamotage è trovato. Poi boccia la lista civica lanciata da Penati per il 2009: "Il rapporto con gli elettori non si risolve moltiplicando le liste”. Vendola? "Gli attacchi a Ferrero sono una caduta di stile incredibile. Si pensava fosse una persona gentile e perbene. Invece...".
Dopo il congresso Nichi Vendola ha dichiarato che il Prc è morto. Come sta Rifondazione Comunista? "Vendola ha manifestato nella sconfitta una caduta di stile francamente inaspettata. Non sa perdere. Tutto il suo atteggiamento buonista e dialogante è caduto come se finora avesse indossato una maschera. Mi riferisco soprattutto agli attacchi personali al nuovo segretario. Tutto questo stona con la cultura di innovazione che lui propugna. Anche chi lo criticava pensava fosse una persona colta gentile e perbene. Questo attacco non ce lo aspettavamo. Siamo sconcertati".
La vittoria di Paolo Ferrero significa una chiusura a qualsiasi tipo di dialogo col Pd. Come farete a proseguire l'alleanza con Filippo Penati in Provincia? "Il documento finale approvato dal congresso, alla cui stesura ho partecipato, conferma l'atteggiamento che abbiamo tenuto in Provincia".
Sarebbe a dire? "Un conto è la politica a livello nazionale e l'atteggiamento verso il governo del Paese. Ma nella giunte locali, noi di Milano abbiamo anticipato la linea del partito: in tutte le giunte verificheremo se il programma ha un orientamento che possiamo condividere".
In Provincia che passi farete per verificare la tenuta di giunta? "Continua il percorso che abbiamo intrapreso. Mercoledì, dopo oltre un anno, ci sarà l'incontro con tutti i segretari dei partiti che compongono la giunta. Penati sbaglia quando dice che questo incontro lede l'autonomia del consiglio e della giunta. I partiti discutono per verificare se l'orientamento politico-programmatico è quello che si è stabilito nella coalizione e se c'è una condivisione del progetto di fondo. Non c'è nessuno che vuole dare ordini all’assemblea e alla giunta".
Qual è l'obiettivo di questo vertice? "Secondo noi ci si è discostati dal programma. Su alcune questioni, sia dal punto di vista culturale sia da quello politico-amministrativo, si stanno assumendo orientamenti che non possiamo condividere. Per questo chiamiamo la maggioranza a discutere sulla possibilità di riposizionare la rotta e trovare l'unità d'intenti della coalizione che in questo momento non c'è".
E in vista delle Provinciali del 2009 come vi comporterete? "Se si ritrova la condivisione del programma niente vieta che si possa ragionare sulle alleanze per le prossime elezioni".
Che cosa pensa della lista civica con cui Penati si presenterà nel 2009? "Bisogna vedere se è un'operazione per avvicinare pezzi interessanti di società civile o se è un'operazione per spostare la barra al centro. Noi pensiamo solo al programma, le alleanze sono una conseguenza. Vedo comunque una situazione difficile e complicata: il rapporto con gli elettori non si risolve moltiplicando le liste, che siano del presidente o di altra natura. In ogni caso se la lista non contiene una virata verso il centro si può ragionare. Ma ripeto, la cosa fondamentale è il contenuto del programma".
Affaritaliani.it, 28 luglio 2008
Antonello Patta, leader di Rifondazione Comunista in Provincia, dopo il congresso del Prc che ha incoronato Paolo Ferrero segretario, rassicura Filippo Penati sulla tenuta della maggioranza di Palazzo Isimbardi. In un’intervista ad Affaritaliani.it spiega la strategia del partito: "Un conto è la politica a livello nazionale e l'atteggiamento verso il governo del Paese. Ma nella giunte locali, noi di Milano abbiamo anticipato la linea del Prc. In tutti gli enti locali verificheremo se il programma ha un orientamento che possiamo condividere". Insomma, l'escamotage è trovato. Poi boccia la lista civica lanciata da Penati per il 2009: "Il rapporto con gli elettori non si risolve moltiplicando le liste”. Vendola? "Gli attacchi a Ferrero sono una caduta di stile incredibile. Si pensava fosse una persona gentile e perbene. Invece...".
Dopo il congresso Nichi Vendola ha dichiarato che il Prc è morto. Come sta Rifondazione Comunista? "Vendola ha manifestato nella sconfitta una caduta di stile francamente inaspettata. Non sa perdere. Tutto il suo atteggiamento buonista e dialogante è caduto come se finora avesse indossato una maschera. Mi riferisco soprattutto agli attacchi personali al nuovo segretario. Tutto questo stona con la cultura di innovazione che lui propugna. Anche chi lo criticava pensava fosse una persona colta gentile e perbene. Questo attacco non ce lo aspettavamo. Siamo sconcertati".
La vittoria di Paolo Ferrero significa una chiusura a qualsiasi tipo di dialogo col Pd. Come farete a proseguire l'alleanza con Filippo Penati in Provincia? "Il documento finale approvato dal congresso, alla cui stesura ho partecipato, conferma l'atteggiamento che abbiamo tenuto in Provincia".
Sarebbe a dire? "Un conto è la politica a livello nazionale e l'atteggiamento verso il governo del Paese. Ma nella giunte locali, noi di Milano abbiamo anticipato la linea del partito: in tutte le giunte verificheremo se il programma ha un orientamento che possiamo condividere".
In Provincia che passi farete per verificare la tenuta di giunta? "Continua il percorso che abbiamo intrapreso. Mercoledì, dopo oltre un anno, ci sarà l'incontro con tutti i segretari dei partiti che compongono la giunta. Penati sbaglia quando dice che questo incontro lede l'autonomia del consiglio e della giunta. I partiti discutono per verificare se l'orientamento politico-programmatico è quello che si è stabilito nella coalizione e se c'è una condivisione del progetto di fondo. Non c'è nessuno che vuole dare ordini all’assemblea e alla giunta".
Qual è l'obiettivo di questo vertice? "Secondo noi ci si è discostati dal programma. Su alcune questioni, sia dal punto di vista culturale sia da quello politico-amministrativo, si stanno assumendo orientamenti che non possiamo condividere. Per questo chiamiamo la maggioranza a discutere sulla possibilità di riposizionare la rotta e trovare l'unità d'intenti della coalizione che in questo momento non c'è".
E in vista delle Provinciali del 2009 come vi comporterete? "Se si ritrova la condivisione del programma niente vieta che si possa ragionare sulle alleanze per le prossime elezioni".
Che cosa pensa della lista civica con cui Penati si presenterà nel 2009? "Bisogna vedere se è un'operazione per avvicinare pezzi interessanti di società civile o se è un'operazione per spostare la barra al centro. Noi pensiamo solo al programma, le alleanze sono una conseguenza. Vedo comunque una situazione difficile e complicata: il rapporto con gli elettori non si risolve moltiplicando le liste, che siano del presidente o di altra natura. In ogni caso se la lista non contiene una virata verso il centro si può ragionare. Ma ripeto, la cosa fondamentale è il contenuto del programma".
Di Redazione (del 28/07/2008 @ 13:00:15, in Politica nazionale, linkato 95 volte)
LUCA RICOLFI
La Stampa. 27 luglio 2008
Forse è colpa del clima vacanziero, ma l’impressione è che stiamo diventando un Paese senza opposizione. Nel giro di soli due mesi il governo è riuscito a intervenire sulla giustizia (lodo Alfano, sospendi-processi), sull’immigrazione e la sicurezza (impronte digitali, poteri ai sindaci, stato di emergenza), sulle tasse (Robin tax, soppressione dell’Ici), sulla spesa pubblica (manovra finanziaria). E, ora si scopre, anche sul precariato. In autunno si ripromette di intervenire sulle intercettazioni, sulla magistratura, sul federalismo, sui servizi pubblici locali, sullo Stato sociale (è di ieri la pubblicazione del Libro verde sulla «vita buona» del ministro Sacconi). Berlusconi si è liberato dei magistrati e, con i suoi ministri più attivi, sta per rivoltare l’Italia come un calzino. E il principale partito di opposizione che fa? Il Partito democratico sembra affetto dalla sindrome del rospo. Avete presente il rospo, che resta fermo e immobile mentre il bimbo lo prende a sassate? E più viene colpito più si pietrifica, tentando (invano) di rendersi invisibile?
Non c’è atto del governo che non susciti il dissenso o la preoccupazione del partito di Veltroni, ma ciononostante il massimo di opposizione che il Pd riesce a immaginare è una «grande manifestazione» in autunno, quando tutti i buoi saranno scappati dalle stalle. Nel frattempo, non passa giorno senza che qualche esponente del partito di Di Pietro, dei girotondi, della «società civile» o di qualche minoranza interna dello stesso Pd non riversi la sua ira e la sua amarezza sulla non conduzione politica del nuovo (?) partito. La gente di sinistra si chiede dove la stia portando Veltroni, e la risposta che si sente ripetere è la solita: noi non siamo giustizialisti, né moralisti, né massimalisti, noi siamo riformisti e la nostra opposizione è seria e responsabile. Ma è davvero così?
Secondo me no, l’opposizione del Pd non è seria bensì inesistente. Se fosse seria dovremmo osservare cose che invece non accadono, e non dovrebbero accadere cose che invece osserviamo. Fra le cose che ci piacerebbe osservare c’è, ad esempio, la costruzione di un partito davvero nuovo. E’ mai possibile che, dopo aver affermato di non volere i voti della mafia, dopo avere invocato fino alla noia l’esigenza di rinnovare la politica, di restituirle moralità e purezza di intenti (ricordate i discorsi alati sulla «bella politica»?), Veltroni non abbia mai pensato di cominciare a fare un po’ di repulisti in casa propria? Non voglio togliere a Marco Travaglio il suo mestiere, e quindi non elencherò le decine e decine di casi, individuali e collettivi, nei quali esponenti di Ds e Margherita sono tristemente coinvolti in brutte storie di corruzione, affarismo, clientelismo, mala sanità, pessima amministrazione.
Mi limito a poche e semplici domande: possibile che il nuovo partito non senta anche sulla propria pelle il bruciore della questione morale? O basta a consolarlo il fatto che i partiti di centro-destra abbiano ancora più inquisiti e condannati ? E’ mai possibile che, anziché prendere solennemente le distanze dalle molte storie di cattiva politica che coinvolgono il Pd, si stia discutendo se salvare Bassolino dai suoi guai giudiziari con un seggio al Parlamento europeo? Possibile che non ci si renda conto che la magistratura tende a esondare dai suoi limiti anche perché la politica non fa nulla per autocorreggersi?
Ma supponiamo per un attimo che queste siano domande ingenue, dettate da moralismo o «dipietrismo latente». Veniamo alla politica vera, quella che si occupa di riforme, economia, Stato sociale, sicurezza. Qui, più che le omissioni, è quel che osserviamo che lascia interdetti. Il Partito democratico per ora non vuole scendere in piazza, ma in compenso non manca di dare la sua solidarietà a tutte le categorie in lotta contro la manovra finanziaria, un po’ come Alleanza nazionale due anni fa, quando aizzava i taxisti contro il ministro Bersani. La critica principale del governo ombra alla manovra è che ci sono troppi tagli, mentre non c’è nulla per salari, stipendi, pensioni, quando proprio la crisi economica suggerirebbe politiche anticicliche, di sostegno ai redditi delle famiglie.
Incredibile. Il partito di Veltroni, che pure aveva provato a prendere le distanze dal governo Prodi, finge irresponsabilmente che due anni di centro-sinistra abbiano lasciato al governo entrante un margine (extragettito, o tesoretto) per aumentare i redditi fissi, e così alimenta le illusioni di famiglie e sindacati. Critica la manovra non per la struttura dei tagli alla spesa pubblica, ma per la loro entità, sorvolando sul fatto che in campagna elettorale il Pd aveva promesso tagli ancora più pesanti. Sostiene che le riforme vadano fatte con le categorie interessate, ma dimentica che, se una parte delle resistenze al cambiamento è guidata da preoccupazioni del tutto ragionevoli, un’altra parte è puramente corporativa, ossia dettata dalla difesa di abusi, storture e privilegi.
E dire che di critiche riformiste e costruttive alla linea del governo vi sarebbe un immenso bisogno. Non solo sul versante delle mancate o troppo timide liberalizzazioni, ma sul terreno fondamentale della riduzione e ricomposizione della spesa pubblica. Qui il problema vero è che i tagli finora varati dal governo non sono abbastanza selettivi: nonostante alcune lodevoli eccezioni, molti di essi colpiranno troppo le amministrazioni più virtuose e non colpiranno abbastanza quelle più dissennate. Un vero partito riformista non cavalcherebbe demagogicamente la protesta delle categorie, ma premerebbe sull’esecutivo per rendere i tagli più profondi e più giusti, nonché per usare al meglio le risorse così liberate: abbiamo un disperato bisogno di asili nido, ammortizzatori sociali, politiche contro la povertà.
Ma una linea del genere richiederebbe forse una dose eccessiva di onestà intellettuale: al partito nuovo spetterebbe anche riconoscere di aver sbagliato negli anni scorsi quando, per tenere in piedi un governo paralizzato dai suoi contrasti interni, i dirigenti di Ds e Margherita permisero a Prodi e Padoa-Schioppa di sprecare l’unica vera occasione - la congiuntura favorevole del 2006-2007 - per incidere davvero sulla voragine della spesa pubblica. Se lo si fosse fatto allora, oggi il deficit sarebbe più vicino a zero che al limite del 3%, e l’invocazione di misure a sostegno delle famiglie suonerebbe meno ipocrita.
La Stampa. 27 luglio 2008
Forse è colpa del clima vacanziero, ma l’impressione è che stiamo diventando un Paese senza opposizione. Nel giro di soli due mesi il governo è riuscito a intervenire sulla giustizia (lodo Alfano, sospendi-processi), sull’immigrazione e la sicurezza (impronte digitali, poteri ai sindaci, stato di emergenza), sulle tasse (Robin tax, soppressione dell’Ici), sulla spesa pubblica (manovra finanziaria). E, ora si scopre, anche sul precariato. In autunno si ripromette di intervenire sulle intercettazioni, sulla magistratura, sul federalismo, sui servizi pubblici locali, sullo Stato sociale (è di ieri la pubblicazione del Libro verde sulla «vita buona» del ministro Sacconi). Berlusconi si è liberato dei magistrati e, con i suoi ministri più attivi, sta per rivoltare l’Italia come un calzino. E il principale partito di opposizione che fa? Il Partito democratico sembra affetto dalla sindrome del rospo. Avete presente il rospo, che resta fermo e immobile mentre il bimbo lo prende a sassate? E più viene colpito più si pietrifica, tentando (invano) di rendersi invisibile?
Non c’è atto del governo che non susciti il dissenso o la preoccupazione del partito di Veltroni, ma ciononostante il massimo di opposizione che il Pd riesce a immaginare è una «grande manifestazione» in autunno, quando tutti i buoi saranno scappati dalle stalle. Nel frattempo, non passa giorno senza che qualche esponente del partito di Di Pietro, dei girotondi, della «società civile» o di qualche minoranza interna dello stesso Pd non riversi la sua ira e la sua amarezza sulla non conduzione politica del nuovo (?) partito. La gente di sinistra si chiede dove la stia portando Veltroni, e la risposta che si sente ripetere è la solita: noi non siamo giustizialisti, né moralisti, né massimalisti, noi siamo riformisti e la nostra opposizione è seria e responsabile. Ma è davvero così?
Secondo me no, l’opposizione del Pd non è seria bensì inesistente. Se fosse seria dovremmo osservare cose che invece non accadono, e non dovrebbero accadere cose che invece osserviamo. Fra le cose che ci piacerebbe osservare c’è, ad esempio, la costruzione di un partito davvero nuovo. E’ mai possibile che, dopo aver affermato di non volere i voti della mafia, dopo avere invocato fino alla noia l’esigenza di rinnovare la politica, di restituirle moralità e purezza di intenti (ricordate i discorsi alati sulla «bella politica»?), Veltroni non abbia mai pensato di cominciare a fare un po’ di repulisti in casa propria? Non voglio togliere a Marco Travaglio il suo mestiere, e quindi non elencherò le decine e decine di casi, individuali e collettivi, nei quali esponenti di Ds e Margherita sono tristemente coinvolti in brutte storie di corruzione, affarismo, clientelismo, mala sanità, pessima amministrazione.
Mi limito a poche e semplici domande: possibile che il nuovo partito non senta anche sulla propria pelle il bruciore della questione morale? O basta a consolarlo il fatto che i partiti di centro-destra abbiano ancora più inquisiti e condannati ? E’ mai possibile che, anziché prendere solennemente le distanze dalle molte storie di cattiva politica che coinvolgono il Pd, si stia discutendo se salvare Bassolino dai suoi guai giudiziari con un seggio al Parlamento europeo? Possibile che non ci si renda conto che la magistratura tende a esondare dai suoi limiti anche perché la politica non fa nulla per autocorreggersi?
Ma supponiamo per un attimo che queste siano domande ingenue, dettate da moralismo o «dipietrismo latente». Veniamo alla politica vera, quella che si occupa di riforme, economia, Stato sociale, sicurezza. Qui, più che le omissioni, è quel che osserviamo che lascia interdetti. Il Partito democratico per ora non vuole scendere in piazza, ma in compenso non manca di dare la sua solidarietà a tutte le categorie in lotta contro la manovra finanziaria, un po’ come Alleanza nazionale due anni fa, quando aizzava i taxisti contro il ministro Bersani. La critica principale del governo ombra alla manovra è che ci sono troppi tagli, mentre non c’è nulla per salari, stipendi, pensioni, quando proprio la crisi economica suggerirebbe politiche anticicliche, di sostegno ai redditi delle famiglie.
Incredibile. Il partito di Veltroni, che pure aveva provato a prendere le distanze dal governo Prodi, finge irresponsabilmente che due anni di centro-sinistra abbiano lasciato al governo entrante un margine (extragettito, o tesoretto) per aumentare i redditi fissi, e così alimenta le illusioni di famiglie e sindacati. Critica la manovra non per la struttura dei tagli alla spesa pubblica, ma per la loro entità, sorvolando sul fatto che in campagna elettorale il Pd aveva promesso tagli ancora più pesanti. Sostiene che le riforme vadano fatte con le categorie interessate, ma dimentica che, se una parte delle resistenze al cambiamento è guidata da preoccupazioni del tutto ragionevoli, un’altra parte è puramente corporativa, ossia dettata dalla difesa di abusi, storture e privilegi.
E dire che di critiche riformiste e costruttive alla linea del governo vi sarebbe un immenso bisogno. Non solo sul versante delle mancate o troppo timide liberalizzazioni, ma sul terreno fondamentale della riduzione e ricomposizione della spesa pubblica. Qui il problema vero è che i tagli finora varati dal governo non sono abbastanza selettivi: nonostante alcune lodevoli eccezioni, molti di essi colpiranno troppo le amministrazioni più virtuose e non colpiranno abbastanza quelle più dissennate. Un vero partito riformista non cavalcherebbe demagogicamente la protesta delle categorie, ma premerebbe sull’esecutivo per rendere i tagli più profondi e più giusti, nonché per usare al meglio le risorse così liberate: abbiamo un disperato bisogno di asili nido, ammortizzatori sociali, politiche contro la povertà.
Ma una linea del genere richiederebbe forse una dose eccessiva di onestà intellettuale: al partito nuovo spetterebbe anche riconoscere di aver sbagliato negli anni scorsi quando, per tenere in piedi un governo paralizzato dai suoi contrasti interni, i dirigenti di Ds e Margherita permisero a Prodi e Padoa-Schioppa di sprecare l’unica vera occasione - la congiuntura favorevole del 2006-2007 - per incidere davvero sulla voragine della spesa pubblica. Se lo si fosse fatto allora, oggi il deficit sarebbe più vicino a zero che al limite del 3%, e l’invocazione di misure a sostegno delle famiglie suonerebbe meno ipocrita.
Di Redazione (del 28/07/2008 @ 06:02:54, in Politica locale, linkato 128 volte)
Affaritaliani.it, 26 luglio 2008
A tutto campo. Senza peli sulla lingua. Filippo Penati, voce roca ed eloquio deciso, spiega ad Affari la strategia di avvicinamento alle prossime elezioni. Confermando un'indiscrezione che ora si fa certezza: "Stiamo realmente lavorando a una lista civica del Presidente. Ce lo chiede la società civile". E ancora, sull'Expo: "E' un pasticcio. Il ruolo della Provincia non si può annullare, anche se non viene riconosciuto". Poi apre alla sinistra radicale: "Finito il periodo dei congressi potremo riprendere un dialogo sereno".
Presidente Penati, partiamo dall'Expo. Alla fine chi ne è uscito peggio è proprio la Provincia...
Chiariamoci: il punto non è quanto ha avuto la Provincia, quanto ha avuto il Comune, quanto ha avuto la Regione. E' tutto l'impianto del decreto che è un pasticcio. Il criterio con il quale è stato fatto non è quello dell'efficienza del sistema. Si era detto che si partiva dalle esperienze amministrative... Parole vuote: alla fine è venuta fuori una cosa nella quale non è chiaro chi deve fare che cosa. In futuro avremo solo conferme sul fatto che si è trovato un equilibrio nel centrodestra, usando il manuale Cencelli. Per quanto riguarda la Provincia, vorrei dire chiaramente che ha un ruolo che non si può eludere. L'organizzazione dell'Expo è un'occasione per tutta l'area metropolitana: il ruolo della Provincia sta nelle cose, che venga riconosciuto o meno, questo non cambia.
Argomento Provinciali 2009: indiscrezioni parlano di una lista del Presidente. Smentisce o conferma?
Prima di tutto vediamo quando si andrà a votare. Non è detto che si voterà per le provinciali del 2009. Esiste sempre l'opzione città metropolitana. Io me lo auguro...
E se si andasse a votare? Allora l'ipotesi di una lista civica è reale.
Devo dire che ho una serie di sollecitazioni da parte del mondo della cosiddetta società civile, dal mondo economico, dalle realtà organizzate dell'associazionismo. Valuteremo questa ipotesi. Non la scartiamo.
Chi le piacerebbe vedere al suo fianco in lista?
La lista civica deve essere una lista che rappresenti la realtà milanese. Penso a gente che sia di riferimento per le professioni, alla Milano che lavora, che produce, alle realtà dell'associazionismo del mondo sportivo.
E il nome ce l'avete già?
Non abbiamo ancora nomi, certamente non sarà una lista di personalità politiche che sono passate da una parte all'altra. Ci stanno chiedendo di valorizzare la società civile, non di fare una lista di riciclati.
A proposito di alleanze. Ormai con la sinistra radicale siete ai ferri corti. Stiamo assistendo alla cronaca di un addio annunciato?
Assolutamente no. Passata la loro fase congressuale ci saranno le possibilità di riaprire un confronto in termini più sereni di quanto non avvenga oggi.
Insomma, se la prendono con lei perché litigano tra di loro...
Credo che anche per loro il tema delle alleanze, dopo un risultato così penalizzante alle elezioni, sia un fatto fondamentale. Il loro dibattito va guardato con rispetto. Le divisioni fanno parte di una fase di criticità che stanno attraversando queste forze politiche. E dunque evito di entrare in qualsiasi contesto che possa dare adito a strumentalizzazioni. Io mi auguro che ci sia la possibilità di riprendere un percorso che finora, aldilà delle impennate di queste settimane, ha sempre portato i suoi frutti. Non è mai stata bloccata una delibera, anche nei momenti più acuti di confronto. Non è mai venuta meno la responasbilità da parte di tutti.
Penati è un simbolo della sinistra milanese. Ma oltre a lei, sembra che ci sia il vuoto...
E' evidente che stare nelle istituzioni garantisca una visibilità maggiore e in più preveda un'investitura popolare data dalle elezioni. Il Pd è appena nato: io credo che l'elezione di Ezio Casati a coordinatore metropolitano sia una scelta giusta. Una scelta che stabilizza il partito, premia la figura di un amministratore, oltre che di una personalità politica. Bisogna lasciarsi alle spalle le beghe sugli organigrammi e cominciare a discutere di vita politica, del problema del carovita, degli investimenti, dei trasporti, della sicurezza, del lavoro. Questi sono i temi sui quali gli iscritti, gli amici, gli aderenti, vogliono vederci impegnati. A questo proposito, la festa del Pd a settembre sarà incentrata su due temi: la città metropolitana e i temi del nord. Il Pd sta lavorando: se poi si vuole cercare il pelo nell'uovo lo si trova sempre...
Come le primarie balneari...
Esatto, un pelo nell'uovo. Poi fa niente che sei mesi fa, quando si doveva eleggere il coordinatore provinciale, l'hanno fatto solo 450 delegati della costituente: nessuno ha detto che era antidemocratico. Adesso invece, con 8mila persone che vanno a votare alle primarie, si è detto che sono state delle primarie balneari. Stranezze.
Continuiamo a parlare di primarie. Se si andasse a votare per le provinciali si sottoporrebbe alla gara?
Io chiederò che vengano fatte. Non ho assolutamente nessun dubbio. Chiedo che vengano fatte anche per la ricandidatura alla Presidenza della Provincia. Augurandomi però che ci siano altre persone, altri amici e altre amiche che vogliano concorrere.
E se non ci fossero e si ritrovasse unico candidato?
Se così fosse, mi troverei in imbarazzo. Sarebbe solo un'investitura. Non dobbiamo giocare a fare quelli che si nascondono dietro a un dito. Con un unico candidato le primarie sono solo la ricerca di un'investitura: una pratica che trovo imbarazzante. Non ne ho bisogno.
A tutto campo. Senza peli sulla lingua. Filippo Penati, voce roca ed eloquio deciso, spiega ad Affari la strategia di avvicinamento alle prossime elezioni. Confermando un'indiscrezione che ora si fa certezza: "Stiamo realmente lavorando a una lista civica del Presidente. Ce lo chiede la società civile". E ancora, sull'Expo: "E' un pasticcio. Il ruolo della Provincia non si può annullare, anche se non viene riconosciuto". Poi apre alla sinistra radicale: "Finito il periodo dei congressi potremo riprendere un dialogo sereno".
Presidente Penati, partiamo dall'Expo. Alla fine chi ne è uscito peggio è proprio la Provincia...
Chiariamoci: il punto non è quanto ha avuto la Provincia, quanto ha avuto il Comune, quanto ha avuto la Regione. E' tutto l'impianto del decreto che è un pasticcio. Il criterio con il quale è stato fatto non è quello dell'efficienza del sistema. Si era detto che si partiva dalle esperienze amministrative... Parole vuote: alla fine è venuta fuori una cosa nella quale non è chiaro chi deve fare che cosa. In futuro avremo solo conferme sul fatto che si è trovato un equilibrio nel centrodestra, usando il manuale Cencelli. Per quanto riguarda la Provincia, vorrei dire chiaramente che ha un ruolo che non si può eludere. L'organizzazione dell'Expo è un'occasione per tutta l'area metropolitana: il ruolo della Provincia sta nelle cose, che venga riconosciuto o meno, questo non cambia.
Argomento Provinciali 2009: indiscrezioni parlano di una lista del Presidente. Smentisce o conferma?
Prima di tutto vediamo quando si andrà a votare. Non è detto che si voterà per le provinciali del 2009. Esiste sempre l'opzione città metropolitana. Io me lo auguro...
E se si andasse a votare? Allora l'ipotesi di una lista civica è reale.
Devo dire che ho una serie di sollecitazioni da parte del mondo della cosiddetta società civile, dal mondo economico, dalle realtà organizzate dell'associazionismo. Valuteremo questa ipotesi. Non la scartiamo.
Chi le piacerebbe vedere al suo fianco in lista?
La lista civica deve essere una lista che rappresenti la realtà milanese. Penso a gente che sia di riferimento per le professioni, alla Milano che lavora, che produce, alle realtà dell'associazionismo del mondo sportivo.
E il nome ce l'avete già?
Non abbiamo ancora nomi, certamente non sarà una lista di personalità politiche che sono passate da una parte all'altra. Ci stanno chiedendo di valorizzare la società civile, non di fare una lista di riciclati.
A proposito di alleanze. Ormai con la sinistra radicale siete ai ferri corti. Stiamo assistendo alla cronaca di un addio annunciato?
Assolutamente no. Passata la loro fase congressuale ci saranno le possibilità di riaprire un confronto in termini più sereni di quanto non avvenga oggi.
Insomma, se la prendono con lei perché litigano tra di loro...
Credo che anche per loro il tema delle alleanze, dopo un risultato così penalizzante alle elezioni, sia un fatto fondamentale. Il loro dibattito va guardato con rispetto. Le divisioni fanno parte di una fase di criticità che stanno attraversando queste forze politiche. E dunque evito di entrare in qualsiasi contesto che possa dare adito a strumentalizzazioni. Io mi auguro che ci sia la possibilità di riprendere un percorso che finora, aldilà delle impennate di queste settimane, ha sempre portato i suoi frutti. Non è mai stata bloccata una delibera, anche nei momenti più acuti di confronto. Non è mai venuta meno la responasbilità da parte di tutti.
Penati è un simbolo della sinistra milanese. Ma oltre a lei, sembra che ci sia il vuoto...
E' evidente che stare nelle istituzioni garantisca una visibilità maggiore e in più preveda un'investitura popolare data dalle elezioni. Il Pd è appena nato: io credo che l'elezione di Ezio Casati a coordinatore metropolitano sia una scelta giusta. Una scelta che stabilizza il partito, premia la figura di un amministratore, oltre che di una personalità politica. Bisogna lasciarsi alle spalle le beghe sugli organigrammi e cominciare a discutere di vita politica, del problema del carovita, degli investimenti, dei trasporti, della sicurezza, del lavoro. Questi sono i temi sui quali gli iscritti, gli amici, gli aderenti, vogliono vederci impegnati. A questo proposito, la festa del Pd a settembre sarà incentrata su due temi: la città metropolitana e i temi del nord. Il Pd sta lavorando: se poi si vuole cercare il pelo nell'uovo lo si trova sempre...
Come le primarie balneari...
Esatto, un pelo nell'uovo. Poi fa niente che sei mesi fa, quando si doveva eleggere il coordinatore provinciale, l'hanno fatto solo 450 delegati della costituente: nessuno ha detto che era antidemocratico. Adesso invece, con 8mila persone che vanno a votare alle primarie, si è detto che sono state delle primarie balneari. Stranezze.
Continuiamo a parlare di primarie. Se si andasse a votare per le provinciali si sottoporrebbe alla gara?
Io chiederò che vengano fatte. Non ho assolutamente nessun dubbio. Chiedo che vengano fatte anche per la ricandidatura alla Presidenza della Provincia. Augurandomi però che ci siano altre persone, altri amici e altre amiche che vogliano concorrere.
E se non ci fossero e si ritrovasse unico candidato?
Se così fosse, mi troverei in imbarazzo. Sarebbe solo un'investitura. Non dobbiamo giocare a fare quelli che si nascondono dietro a un dito. Con un unico candidato le primarie sono solo la ricerca di un'investitura: una pratica che trovo imbarazzante. Non ne ho bisogno.
Di Redazione (del 27/07/2008 @ 17:54:04, in Politica nazionale, linkato 336 volte)
Reuters, 27 luglio 2008, 16.30
ROMA – Il documento dell'ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha vinto il VII congresso di Rifondazione Comunista.
Come riferisce uno dei partecipanti al congresso, il testo è stato votato da 342 delegati. Il documento del governatore della Puglia Nichi Vendola ha ottenuto 304 voti.
La mozione di Ferrero, che ha raccolto i voti di tutte le mozioni congressuali tranne quella di Vendola, prevede una netta svolta a sinistra del partito -– che dopo la batosta delle ultime elezioni non ha al momento rappresentanza parlamentare -–, la fine di ogni collaborazione organica con il Pd e l'intensificazione dei rapporti con i partiti comunisti.
Il documento di Vendola per una sinistra "di lotta ma anche di governo", era sostenuto dai cosiddetti "miglioristi", corrente dell'ex segretario Fausto Bertinotti, che resta comunque dentro al partito dopo che si era paventata una scissione.
Sarà ora il comitato politico nazionale ad eleggere il nuovo segretario.
ROMA – Il documento dell'ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha vinto il VII congresso di Rifondazione Comunista.
Come riferisce uno dei partecipanti al congresso, il testo è stato votato da 342 delegati. Il documento del governatore della Puglia Nichi Vendola ha ottenuto 304 voti.
La mozione di Ferrero, che ha raccolto i voti di tutte le mozioni congressuali tranne quella di Vendola, prevede una netta svolta a sinistra del partito -– che dopo la batosta delle ultime elezioni non ha al momento rappresentanza parlamentare -–, la fine di ogni collaborazione organica con il Pd e l'intensificazione dei rapporti con i partiti comunisti.
Il documento di Vendola per una sinistra "di lotta ma anche di governo", era sostenuto dai cosiddetti "miglioristi", corrente dell'ex segretario Fausto Bertinotti, che resta comunque dentro al partito dopo che si era paventata una scissione.
Sarà ora il comitato politico nazionale ad eleggere il nuovo segretario.
Di Redazione (del 27/07/2008 @ 14:57:42, in Politica locale, linkato 155 volte)
Daniele Riosa
Affaritaliani.it, 23 luglio 2008
Ci risiamo, in Povincia è di nuovo bufera. E manco a dirlo, ad alimentarla sono le continue diatribe tra Filippo e Penati e Rifondazione Comunista. Ma lo scontro travalica i confini di Palazzo Isimbardi e coinvolge anche il consigliere regionale del Prc Luciano Muhlbauer che ha ripetutamente attaccato il presidente della Provincia su tutta la linea: dai rom, sino all'Expo. Tanto che lo stesso Penati ha deciso di querelarlo. Il Prc provinciale dal canto suo è ancora in stand by, visto che è in attesa di nominare il segretario provinciale che, a meno di colpi di scena, dovrebbe essere l'uscente Antonello Patta, appoggiato dalla maggioranza dei delegati del partito. Proprio il nuovo segretario dovrà avviare la verifica in giunta provinciale per vedere se ci sono o meno le condizioni per continuare a stare in giunta o abbandonare la barca a cui sono aggrappati dal 2004. Qualcuno all'interno di palazzo Isimbardi non ha dubbi: l'ex Sinistra arcobaleno, dopo le vacanze, lascerà il “leghista di sinistra” Penati al suo destino. Vedremo.
Ma nello stesso Prc è in atto una sorta di resa dei conti. Non solo per la corsa alla segreteria. I reiterati attacchi di Muhlbauer hanno infastidito non poco i rifondaroli di Palazzo Isimbardi. C’è chi sostiene che il giovane consigliere di rifondazione faccia di tutto per mettersi in mostra senza curarsi di alterare i già fragili equilibri in Provincia. Insomma, dal partito giunge un'esplicita richiesta a "non impicciarsi di cose che non si conoscono per ottenere un proprio tornaconto personale".
Penati, intanto, è in attesa di un segnale concreto dal ministro dell’Interno Maroni sull'istituzione della Città metropolitana suo storico cavallo di battaglia, magari prima del 2009. L'articolo V della costituzione prevede la loro istituzione, vedremo se prima del 2009 nasceranno quelle di Milano e di Roma.
A quel punto cambierebbero tutti gli scenari. Intanto, in vista delle Provinciali del 2009 il numero uno di Palazzo Isimbardi ha lanciato un chiaro segnale ai riottosi alleati del Prc: "Se il partito di Rifondazione Comunista ritiene che sia esaurita l'esperienza dell'amministrazione provinciale si assuma la responsabilità ed esca altrimenti continuiamo a lavorare come io credo". Perchè tanta sicumera? Da quanto ha appreso affaritaliani.it, da fonti vicine a Penati, la lista civica del presidente è ormai cosa fatta. Una lista in cui potranno convergere coloro che saranno d'accordo col programma che la sosterrà.
Anche lo stesso Prc, anche se gli uomini del presidente sperano di raccogliere forze nuove e diverse provenienti della società civile, dal volontariato, dall'associazionismo e dell'imprenditoria e non i fuoriusciti dai partiti. L'impressione è che Penati si senta in una posizione di forza, veltronianamente autosufficiente. Anche perché la sinistra radicale in città e provincia è ai minimi storici. Escluse, invece alleanze con l'Udc, almeno al primo turno. Il partito di Cesa e Casini correrà da solo: rimane solo da scegliere il candidato. Solo la creazione della Città metropolitana e la conseguente eliminazione della provincia di Milano potrebbe sparigliare le carte.
Affaritaliani.it, 23 luglio 2008
Ci risiamo, in Povincia è di nuovo bufera. E manco a dirlo, ad alimentarla sono le continue diatribe tra Filippo e Penati e Rifondazione Comunista. Ma lo scontro travalica i confini di Palazzo Isimbardi e coinvolge anche il consigliere regionale del Prc Luciano Muhlbauer che ha ripetutamente attaccato il presidente della Provincia su tutta la linea: dai rom, sino all'Expo. Tanto che lo stesso Penati ha deciso di querelarlo. Il Prc provinciale dal canto suo è ancora in stand by, visto che è in attesa di nominare il segretario provinciale che, a meno di colpi di scena, dovrebbe essere l'uscente Antonello Patta, appoggiato dalla maggioranza dei delegati del partito. Proprio il nuovo segretario dovrà avviare la verifica in giunta provinciale per vedere se ci sono o meno le condizioni per continuare a stare in giunta o abbandonare la barca a cui sono aggrappati dal 2004. Qualcuno all'interno di palazzo Isimbardi non ha dubbi: l'ex Sinistra arcobaleno, dopo le vacanze, lascerà il “leghista di sinistra” Penati al suo destino. Vedremo.
Ma nello stesso Prc è in atto una sorta di resa dei conti. Non solo per la corsa alla segreteria. I reiterati attacchi di Muhlbauer hanno infastidito non poco i rifondaroli di Palazzo Isimbardi. C’è chi sostiene che il giovane consigliere di rifondazione faccia di tutto per mettersi in mostra senza curarsi di alterare i già fragili equilibri in Provincia. Insomma, dal partito giunge un'esplicita richiesta a "non impicciarsi di cose che non si conoscono per ottenere un proprio tornaconto personale".
Penati, intanto, è in attesa di un segnale concreto dal ministro dell’Interno Maroni sull'istituzione della Città metropolitana suo storico cavallo di battaglia, magari prima del 2009. L'articolo V della costituzione prevede la loro istituzione, vedremo se prima del 2009 nasceranno quelle di Milano e di Roma.
A quel punto cambierebbero tutti gli scenari. Intanto, in vista delle Provinciali del 2009 il numero uno di Palazzo Isimbardi ha lanciato un chiaro segnale ai riottosi alleati del Prc: "Se il partito di Rifondazione Comunista ritiene che sia esaurita l'esperienza dell'amministrazione provinciale si assuma la responsabilità ed esca altrimenti continuiamo a lavorare come io credo". Perchè tanta sicumera? Da quanto ha appreso affaritaliani.it, da fonti vicine a Penati, la lista civica del presidente è ormai cosa fatta. Una lista in cui potranno convergere coloro che saranno d'accordo col programma che la sosterrà.
Anche lo stesso Prc, anche se gli uomini del presidente sperano di raccogliere forze nuove e diverse provenienti della società civile, dal volontariato, dall'associazionismo e dell'imprenditoria e non i fuoriusciti dai partiti. L'impressione è che Penati si senta in una posizione di forza, veltronianamente autosufficiente. Anche perché la sinistra radicale in città e provincia è ai minimi storici. Escluse, invece alleanze con l'Udc, almeno al primo turno. Il partito di Cesa e Casini correrà da solo: rimane solo da scegliere il candidato. Solo la creazione della Città metropolitana e la conseguente eliminazione della provincia di Milano potrebbe sparigliare le carte.
Di Redazione (del 25/07/2008 @ 17:11:07, in Politica locale, linkato 237 volte)
Ai componenti dell'Assemblea regionale Pd
Care amiche, cari amici,
la nostra assemblea costituente regionale è anticipata a SABATO 6 SETTEMBRE (anzichè sabato 13 come preannunciato).
L'anticipazione si rende necessaria visto che dal 12 al 14 settembre si terrà la Summer School nazionale del Pd alla quale molti di noi potrebbero partecipare.
In ragione della nuova data dell'Assemblea vi informiamo inoltre che le scadenze per la presentazione di eventuali emendamenti al testo sono RIMODULATE come di seguito:
dal 21 luglio al 31 luglio e dal 25 agosto al 1 settembre, sempre con le stesse modalità.
Informiamo già da ora che i lavori dell'Assemblea si svilupperanno tra le 9.30 e le 17 presso gli spazi della Festa Democratica di Milano (area PalaSharp, MM1 - Lampugnano).
Contiamo di trasmettervi il programma dei lavori entro qualche giorno.
Cordiali saluti,
PD Lombardia - Ufficio Organizzativo
Care amiche, cari amici,
la nostra assemblea costituente regionale è anticipata a SABATO 6 SETTEMBRE (anzichè sabato 13 come preannunciato).
L'anticipazione si rende necessaria visto che dal 12 al 14 settembre si terrà la Summer School nazionale del Pd alla quale molti di noi potrebbero partecipare.
In ragione della nuova data dell'Assemblea vi informiamo inoltre che le scadenze per la presentazione di eventuali emendamenti al testo sono RIMODULATE come di seguito:
dal 21 luglio al 31 luglio e dal 25 agosto al 1 settembre, sempre con le stesse modalità.
Informiamo già da ora che i lavori dell'Assemblea si svilupperanno tra le 9.30 e le 17 presso gli spazi della Festa Democratica di Milano (area PalaSharp, MM1 - Lampugnano).
Contiamo di trasmettervi il programma dei lavori entro qualche giorno.
Cordiali saluti,
PD Lombardia - Ufficio Organizzativo
Di Redazione (del 23/07/2008 @ 14:37:30, in Politica nazionale, linkato 151 volte)
di Maria ZegarelliL'Unità, 21 LUGLIO 2008
Diretta come sempre. Rosy Bindi non crede al dialogo con questa maggioranza, è cauta con l’Udc, «vediamo cosa farà alle amministrative, se continuerà a stare con il Pdl». Ed è critica con il gruppo dirigente del suo partito: «Dobbiamo aprire un confronto vero perché non possiamo arrivare al dibattito parlamentare sulle riforme senza una nostra linea programmatica».
La Lega apre al dialogo con il Pd e poi fa gestacci contro l’inno. Con chi parlate?
«Mi sembra che nessuno possa illudersi che ci verranno offerte le condizioni per dialogare. Il confronto in Parlamento tra maggioranza e opposizione è doveroso, perché questo ci è imposto dalla correttezza costituzionale e noi non ci sottrarremo, ma nessuno si illuda che Berlusconi, Bossi e Tremonti possano essere interlocutori affidabili, oltre il dovere istituzionale. Dalle riforme istituzionali, alla giustizia al federalismo, noi faremo la nostra parte, ma non si può far finta che ci sia un clima di collaborazione, i segnali sono tutti contrari, dalle stupidaggini di Bossi, alle fiducie, alle furbizie».
Il dialogo sembra difficile anche tra le opposizioni. Bettini dice “da soli non rivinceremo mai” ma aggiunge che il rinnovamento nel centro sinistra ancora non c’è. Quindi il dibattito sulle alleanze rischia di essere accademico. Arriverete ad un punto fermo su questo?
«Intanto prendo atto con piacere che Bettini precisa che non si vincerà mai da soli. Quello che non mi piace è che scarica sugli ascoltatori la responsabilità di aver capito che la vocazione maggioritaria era una vocazione di autosufficienza. Il messaggio mandato prima e durante le elezioni non è che lo abbiamo capito male noi. La tesi era: due grandi partiti che si confrontano e i potenziali alleati sono degli optional. Trovo positivo che dall’Assemblea di Roma si riparli della necessità di ricostruire un quadro di alleanze. Il nascente Pd ha dimostrato di non avere nessuna cultura di coalizione, se adesso vogliamo costruirla insieme ne sono contenta».
Sinistra radicale, a cui lei ha sempre guardato con favore, o Udc?
«Sono d’accordo con Bettini quando dice che è prematuro, prima di tutto dobbiamo lavorare alla definizione dell’identità programmatica di questo partito. Poi, le elezioni amministrative saranno un primo grande appuntamento per capire quali alleanze si possono costituire. Intanto dobbiamo guardare cosa accade intorno a noi, nella sinistra radicale, e nell’Udc. Se Casini alle amministrative resterà con il centrodestra, e questo lo dico ai sostenitori di Casini nel mio partito, è una indicazione chiara. Oggi mi sembra più interessato a dialogare con Berlusconi che con noi. Penso che dovremmo aiutare soprattutto le forze politiche, come la sinistra radicale, che oggi non stanno in parlamento. Un grande partito che vuole maturare una cultura di coalizione non può disinteressarsi del destino di eventuali alleati».
Le elezioni ci sono state ormai da un po’, ma il Pd sembra ancora “sotto botta”. Quando ne uscirete?
«Lo shock post elettorale sarà ancora più lungo se non ci decideremo a chiamare per nome la sconfitta che abbiamo subito, a riconoscere gli errori fatti, che ci troviamo di fronte a una società completamente diversa. Detto questo, noi ce la stiamo mettendo tutta per superare quella fase».
Un altro tema che agita il partito è la legge elettorale. Bettini ricorda il mix tedesco-spagnolo, D’Alema rilancia il tedesco...
«Di questo deve discutere il partito. Un partito plurale si deve organizzare rispettando il pluralismo interno, vanno bene le fondazioni, le associazioni, e non avrei paura neanche a pronunciare la parola correnti, se poi tutto converge nell’unità del partito. Ma ritengo che la prima proposta che esce dal Pd non possa che essere maggioritaria. Non possiamo essere il partito che asseconda il ritorno al proporzionale. Un altro punto cruciale è la discussione interna: noi non la pensiamo allo stesso modo della maggioranza su Welfare, sicurezza, occupazione. Si deve aprire un confronto serio, non solo a Roma. Il Pd deve discutere e trovare una propria cultura di sintesi non improvvisata. Mi auguro che la conferenza programmatica di autunno sia l’occasione per fare del partito un luogo di elaborazione e confronto».
Di Redazione (del 23/07/2008 @ 14:31:43, in Politica nazionale, linkato 114 volte)
L'Unità, 21 luglio 2008
«Bossi? Quando capisce che la Lega è in difficoltà alza il tiro, sollecita gli umori primordiali. Ma sbaglia chi pensa che si possa interloquire con Bossi per motivi tattici, le riforme si fanno perché servono al Paese, non per mettere in difficoltà la maggioranza».
Nicola Latorre è uomo del Sud e considera un insulto sanguinoso le frasi del ministro contro gli insegnanti meridionali: «Tanti nel nord devono i loro successi alla straordinaria capacità di cui hanno dato prova quegli insegnanti».
Però Latorre manda un messaggio anche a Veltroni: «Ho letto Bettini, mi fa piacere che si parli di collettivo. Importante che lo si dica, perchè la capacità di diventare squadra e di rendere protagoniste tutte le forze spetta a chi il partito lo dirige e non allo Spirito santo. È il riconoscimento che finora questo non è avvenuto».
Senatore, partiamo da Bossi. Perché fa così?
«Nella maggioranza emergono le prime difficoltà, anche se ben occultate, e siccome vede che il discorso sulle grandi riforme non decolla, abbaia. Se rilancia l’iniziativa insultando i meridionali non ha capito niente. Non gli consentiremo di fare il federalismo contro una parte del paese. Poi anche se il federalismo fiscale ha tempi più rapidi, la sua approvazione non può essere avulsa dal contesto più generale delle riforme costituzionali».
Nel Pd ci sono analisi diverse sulla Lega?
«In questi mesi sul dialogo si è fatta solo ideologia. Il Pd deve definire una propria idea di riassetto costituzionale, federalismo compreso, e queste materie devono essere oggetto di un confronto serrato in parlamento, non possiamo utilizzare il discorso sulle riforme per meschini obiettivi tattici. Lo dico in polemica anche con alcuni del Pd. Dobbiamo essere convinti dell’esigenza di queste grandi riforme e affrontare il confronto con grande trasparenza, non scegliendo una volta Berlusconi e una volta Bossi. Qui ci giochiamo il futuro dell’Italia, oltretutto in autunno il rischio di un collasso di sistema sarà più concreto che mai. Sono preoccupato, non contento».
Guardando a tutto questo, e all’opposizione, sembra difficile che il futuro del Pd possa essere costruito sulla base di una politica delle alleanze...
«Quando poniamo il tema delle alleanze non lo facciamo per la costruzione del Pd ma per il paese. E poi il nodo si porrà quando dovremo decidere come presentarsi agli elettori e non c’è dubbio che intorno a un progetto per l’Italia dovremo essere in grado di costruire uno schieramento che vinca. Mi pare che sul punto siamo tutti d’accordo, Bettini lo conferma: l’ambizione maggioritaria non è autosufficienza. Del resto il tema c’era anche alle ultime elezioni, e lo abbiamo risolto con un’alleanza con Di Pietro, che col senno di poi...»
Ora si parla molto di Casini.
«C’è l’auspicio che maturino le condizioni per esplicitare una strategia delle alleanze. Oggi ci sono in parlamento diverse opposizioni, vedremo se diventeranno un’alleanza politica. Si è messo in moto un processo politico, si illude chi pensa che ci possano essere accelerazioni, dobbiamo ragionare su tempi lunghi, radicare questo partito a dargli una spina dorsale.»
Sembrano le parole usate da Bettini sull’Unità.
«Ho apprezzato l’articolo perchè più pacatamente di altre occasioni ha compreso il senso di alcune nostre posizioni. E finalmente si è sgombrato il campo da un equivoco: quello secondo cui chi vuole la centralità dei partiti è il vecchio e chi voleva la fine del partiti e la democrazia plebiscitaria è il nuovo. E concordo sul giudizio sulle correnti, però è vero che noi abbiamo bisogno come il pane del pluralismo»
E il richiamo alla squadra?
«È una novità, ci vedo il riconoscimento che finora le cose sono state impostate in maniera diversa. È chiaro che siamo d’accordo, ci ha dato ragione...»
Addirittura un’estate tranquilla nel Pd?
«Intanto occupiamoci del temi del paese, nel parlamento, se alla ripresa questi ragionamenti così condivisi diventano fatti positivi, troveremo anche lo slancio per andare avanti. Siamo in attesa di eventi».
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