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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Redazione (del 31/03/2009 @ 10:04:12, in Politica nazionale, linkato 236 volte)
La Stampa, 30 marzo 2009 Il Pd denuncia tagli troppo pesanti alla Polizia, il Viminale nega e replica: «Di tutto si può accusare il governo tranne di avere tagliato i fondi». Il segretario Franceschini, intervenuto alla protesta dei sindacati di Polizia, ha accusato l’esecutivo: «Per garantire la sicurezza al vertice del G8, è stato chiesto ai poliziotti di anticipare di tasca loro le spese». Franceschini, ha poi aggiunto di aver saputo «che in molte città sono in trasferta permanente rappresentanti delle Forze dell’ordine per occuparsi della tutela dei soldati e per evitare che dalle ronde nascano problemi per la sicurezza».
E ancora: «La destra ha fatto in campagna elettorale delle politiche sulla sicurezza la propria priorità, ma la scelta è stata tradita dai successivi comportamenti parlamentari e di governo con cui sono stati tagliati 3 miliardi e mezzo di euro al comparto. Basta quindi con la demagogia e la falsità - ha sottolineato il leader del Pd - servono fatti concreti». Con l’election day, il 7 giugno, si potrebbero risparmiare 500 milioni di euro: 1.00 miliardi di vecchie lire «che potrebbero essere utilizzati per assumere nuovi operatori nelle forze di Polizia, riparare i mezzi e acquistare il carburante per le auto». Tutto falso secondo Maroni. C’è stato ininvece, ha insistito al termine della presentazione di uno studio sull’immigrazione della Università Cattolica, un aumento del 10% per le spese correnti. «Detto questo - ha continuato il ministro- sono disposto a discutere di risorse in più».
Maroni ha ricordato che già nel cosiddetto «decreto antistupri» è contenuto uno stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro e ha aggiunto che è sua intenzione aggiungere ulteriori risorse nella prossima legge finanziaria. «Incontrero i sindacati per sentire le loro richieste - ha concluso - e, se ragionevoli, mi impegnerò a soddisfarle, ma bisogna partire da affermazioni veritiere».
L’altro tema sul tavolo è quello delle ronde di cittadini. «È importante dare un segnale al governo e al presidente del Consiglio - ha detto il segretario nazionale del Siulp. Michele Alessi -, noi non condividiamo questo progetto. Bisogna rafforzare le forze di polizia ordinarie come i carabinieri, la finanza, la polizia di Stato e le altre polizie. Bisogna dare mezzi e strumenti a queste forze dell’ordine». Il segretario del Siulp ha voluto sottolineare il fatto che al momento mancano uomini e mezzi. «Le auto sono ormai usurate - ha aggiunto- mancano gli uomini, gli organici sono ridotti all’osso, gli agenti che vanno in pensione non vengono sostituiti. Oggi manifestiamo per dare un segnale forte al governo affinché corregga la rotta. Bisogna potenziare la sicurezza ma non la sicurezza privata ma una sicurezza di stato».
«Siamo qui per gridare il nostro no - ha riferito Franco Maccari, del Coisp (Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia) - ai tagli e a questo provvedimento sulle cosiddette ronde che così impostato non richiama la solidarietà della gente ma solo dei gruppi organizzati di partiti». «Per le forze di polizia ci sono stati solo tagli nonostante la sicurezza sia stato un cavallo di battaglia del governo» ha chiosato Renata Polverini, segretario generale dell’Ugl*.
* L'Unione Generale del Lavoro (UGL), è un sindacato che si ispira ai valori sociali della destra. È stato costituito nel 1996 dalla unione di CISNAL ed altre forze sindacali autonome.
Di Redazione (del 30/03/2009 @ 09:02:20, in Politica locale, linkato 304 volte)
di Giambattista MaioranoNon è la prima e non sarà l’ultima. Ma la cosa è francamente stucchevole e propone la mancanza di serie risposte da parte di chi ha il dovere, per funzione e ruolo istituzionale, di mostrarsi più sobrio. Loris Cereda continua a stupire, a peccare di presunzione, a mostrare i muscoli. Immagina forse che la carica possa coprire la marcata propensione ad affermazioni ad effetto, prive di logica, di contenuto, di serietà, ma non è così. Le forti accuse mosse al predecessore, Maurizio Carbonera, mostrano la corda e rendono il Sindaco fiero di chi nel 2002 ha liquidato il personaggio da cui è stato generato politicamente e del quale è stato ammirato sostenitore sino all’estate scorsa.
La storia di Buccinasco Più si sviluppò proprio con la raccolta di firme in Consiglio Comunale da parte del sig. Luigi Iocca che determinò la caduta di Guido Lanati. Lo sa bene il Sindaco Cereda che tenta ora di rimuovere l’evento personalizzando lo scontro e demonizzando Carbonera.
Si chieda piuttosto il Sindaco: come mai l’autore del misfatto (Luigi Iocca) ha agito come ha agito? Per molti è ancora un mistero. Potrebbe lui svelarcelo una buona volta e non lasciarci nel dubbio.
Ha mai approfondito il Sindaco le osservazioni della Regione Lombardia al piano già presentato, e non dalla Giunta Carbonera, discusse, concordate ed accolte da questa? Sa delle prescrizioni del PTCP provinciale? E’ forse sparita la documentazione in Comune? E cosa pensa dell’ottenimento della quota di edilizia convenzionata, di quella ad affitto moderato e degli appartamenti riservati alle forze dell’ordine? Forse che il nostro Sindaco finge di non sapere che quell’area era di proprietà PRIVATA, del senatore di F.I. Cantoni, che legittimamente ha ritenuto di alienarla ad operatori altrettanto PRIVATI? Cos’altro avrebbe dovuto fare la Giunta Carbonera, un esproprio proletario? E con quali strumenti?
E la convenzione, cosa recita esattamente la convenzione? Dove è stata modificata o integrata tanto da esser stravolta rispetto a quella definita dall’Amministrazione Carbonera? Come e con quale capacità contrattuale questo Sindaco si è confrontato con gli operatori? Ignora il signor Sindaco che governa ormai da due anni e che sarebbe ora si decidesse a rispondere delle sue e delle responsabilità dell’intera amministrazione anziché scaricare su altri le proprie incapacità?
L’accusa di eccesso di volumetrie si scontra con quelle non realizzate in altre aree (via Roma). All’interno delle volumetrie, rientrano anche gli ambienti destinati ad androni, scale, locali tecnici vano ascensore. Dovevano essere esclusi come era prassi? Si sono consentiti i sottotetti? Chiunque sa che la legge regionale 12, creandone il diritto, li avrebbe permessi nei cinque anni successivi. E allora, vogliamo prenderci in giro e prendere per i fondelli la città? Avanti tutta, se piace, ma non ci si chieda di essere complici!
Parla il Sindaco di movimento terra. Bene. E chi ha fatto bloccare i cantieri nel 2005? Risulta al Sindaco che la Magistratura si è mossa e che qualcuno è stato condannato? A noi, sì.
Parla di saggi dei terreni. Solo un preciso dovere: non si gioca con allarmismi sulla salute, si tutela.
Parla inoltre di residence. Quale? Per la vecchia Amministrazione, questa risulta nuova. La scuola, come affermato dallo stesso Sindaco, in luogo di un inesistente residence come regalo alla città? Verissimo: un regalo a ben determinati ambienti di CL. E’ solo un caso? Ridicolo!
Parla il Sindaco di fasce tampone, di strade quartierali, di collegamenti con la metropolitana 2, di cantieri che si apriranno a breve.
La convenzione prevedeva altro: una piazza, viali alberati, la fascia boscata collegata ad Assago, la ciclabile per la MM2. Che fine hanno fatto? Siamo tutti curiosi di saperne di più e magari, perché no, rendergliene merito. Ci interessano soluzioni adeguate, praticabili, all’altezza.
Così come dette e scritte sono solo fandonie!
Il Partito Democratico, per le responsabilità che gli possono competere, non chiede indulgenze. Ma una cosa è certa: su questa partita non farà sconti di sorta!
Di Redazione (del 27/03/2009 @ 06:00:14, in Politica locale, linkato 281 volte)
di David Arboit
Nella lettera scritta da Libera al Sindaco di Buccinasco si legge: «La lotta alle mafie non deve essere né di destra né di sinistra, la lotta alle mafie deve essere una precondizione necessaria se si vuole affermare il primato delle leggi, dei diritti e dell’uguaglianza dei cittadini». Il messaggio è molto chiaro quindi: niente piccole e meschine polemiche politiche. Tutti a parole hanno lodato e sottoscritto questo principio, ma poi…
Ma poi i fatti sono altri, quando si arriva ai fatti si riscontra oggettivamente altro. Si riscontra una malcelata e banale azione politica che ha come obiettivo il “divide et impera”, tattica usata in politica, ma mai come in questo caso assolutamente fuori luogo.
Leggiamo l’editoriale del Sindaco nell’ultimo numero di Buccinasco Informazioni. Loris Cereda non resiste e rovina una pagina che tutto sommato poteva essere accettabile infilandoci un’indecenza come solo lui, con la sua straordinaria abilità politica, sa fare. Riferendosi alla serata del Consiglio comunale aperto sulla legalità infatti scrive: «Unica nota stonata l’intervento dell’ex-Sindaco Carbonera che, dopo aver dimostrato per 5 anni il suo limite nel non saper andare oltre gli slogans, ha deciso di unire agli slogans anche la cattiveria derivante dalla mai digerita, ancorché eclatante, sconfitta elettorale. Peccato, da chi ha rappresentato comunque le Istituzioni, ci si sarebbe potuto aspettare un maggior senso di responsabilità.»
Vado a rileggermi il discorso pronunciato da Carbonera il 5 marzo per verificare che cosa abbia generato questa reazione. Cerco un attacco personale di Carbonera a Cereda che possa giustificare queste parole fuori posto; non c’è.
Allora riflettendo mi viene in mente che forse questa acrimonia è motivata dal problema cruciale posto da Carbonera quella sera che è il seguente: numerosi organi di stampa hanno riportato parti di una informativa della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano a firma del magistrato Pomarici. Stando a quanto riportato dagli organi di stampa questa informativa conterrebbe il nome di un Consigliere Comunale di Maggioranza di Buccinasco nel quadro di indagini su un contesto criminale che fa capo alla 'ndrangheta.
Ma è chiaro: il polverone serve a nascondere la notizia. Invano direi perché a Buccinasco tutti ne parlano.
L’editoriale di apertura di BI firmato dal Sindaco fa il paio con una della ultime pagine del giornale. «Non c’è pace a Buccinasco sul tema della legalità e certo non per volere dell’Amministrazione Cereda»; leggo questa frase nell’articolo firmato PDL gruppo consiliare di FI contenuto a pagina 19 e mi scappa da ridere.
Poche righe prima l’autore dell’articolo aveva infatti scritto le seguenti parole, parole che hanno un evidentissimo intento pacificatorio: «La campagna di odio iniziata appena dopo le elezioni che aveva come punto centrale l’immobile di Via Bramante (la cosiddetta ex pizzeria sociale) vergognosamente portata avanti dalla sinistra radicale nei confronti di questa maggioranza, ha raggiunto il suo culmine. Una parte della minoranza, infatti, ha organizzato, per il 21 marzo 2009, un Happy Hour della legalità proprio davanti a quell’immobile sequestrato alle mafie.»
Stupisce che persone che si richiamano così spesso, così volentieri e con grandissimo orgoglio alla fede cristiana, persone che fanno parte del Gruppo consigliare di FI, abbiano accettato di sottoscrivere questo pezzo, tutt’altro che pacifico, tutt’altro che portatore di pace. È questo il vostro modo di essere portatori di pace?
All’autore dell’articolo vorrei ricordare che quella che lui pacificamente ha chiamato la “campagna di odio”, è soltanto una “campagna di informazione” per fare conoscere ai cittadini la sequela di gravissimi errori commessi dall’Amministrazione Cereda. L’Happy Hour in via Bramante voleva ricordare gli errori e sollecitare una soluzione: tutto qui!
Ricordiamo ancora una volta che la sospensione del progetto già approvato dall’Amministrazione Carbonera per la pizzeria di via Bramante ha infatti significato:
1) affondare un progetto sensato, utile alla città e dotato di copertura finanziaria, un progetto per il quale il Comune doveva sborsare 25.000 euro;
2) essere costretti a riconoscere, un bel po’ di tempo dopo, che al Comune la ristrutturazione dei locali costerà 150.000 euro;
3) compiere un atto estremamente negativo dal punto di vista simbolico nel contesto sociale della città di Buccinasco;
4) lasciare l’immobile fino ad oggi inutilizzato con grandissima soddisfazione di quelli (e sappiamo benissimo chi sono) che vogliono che quello spazio non venga mai più utilizzato;
5) avviare una ridicola, ambigua e pericolosa campagna di disinformazione ingenuamente propagandata come battaglia per il buon nome della città.
La manifestazione ha chiesto anche una sollecita conclusione della questione (cosa direi doverosa) e ha avanzato una proposta certamente legittima anche se non condivisa da tutta l’opposizione.
Che cosa c’è di male? Dove si vede l’odio? Che cosa c’è da vergognarsi?
Due fatti che dimostrano ancora una volta come la tentazione della strumentalizzazione politica sia dietro l’angolo e come con grande ipocrisia ci sia chi va a cercare un pulviscolo nell’occhio dell’altro mentre non vede la trave nel suo.
Nella lettera scritta da Libera al Sindaco di Buccinasco si legge: «La lotta alle mafie non deve essere né di destra né di sinistra, la lotta alle mafie deve essere una precondizione necessaria se si vuole affermare il primato delle leggi, dei diritti e dell’uguaglianza dei cittadini». Il messaggio è molto chiaro quindi: niente piccole e meschine polemiche politiche. Tutti a parole hanno lodato e sottoscritto questo principio, ma poi…
Ma poi i fatti sono altri, quando si arriva ai fatti si riscontra oggettivamente altro. Si riscontra una malcelata e banale azione politica che ha come obiettivo il “divide et impera”, tattica usata in politica, ma mai come in questo caso assolutamente fuori luogo.
Leggiamo l’editoriale del Sindaco nell’ultimo numero di Buccinasco Informazioni. Loris Cereda non resiste e rovina una pagina che tutto sommato poteva essere accettabile infilandoci un’indecenza come solo lui, con la sua straordinaria abilità politica, sa fare. Riferendosi alla serata del Consiglio comunale aperto sulla legalità infatti scrive: «Unica nota stonata l’intervento dell’ex-Sindaco Carbonera che, dopo aver dimostrato per 5 anni il suo limite nel non saper andare oltre gli slogans, ha deciso di unire agli slogans anche la cattiveria derivante dalla mai digerita, ancorché eclatante, sconfitta elettorale. Peccato, da chi ha rappresentato comunque le Istituzioni, ci si sarebbe potuto aspettare un maggior senso di responsabilità.»
Vado a rileggermi il discorso pronunciato da Carbonera il 5 marzo per verificare che cosa abbia generato questa reazione. Cerco un attacco personale di Carbonera a Cereda che possa giustificare queste parole fuori posto; non c’è.
Allora riflettendo mi viene in mente che forse questa acrimonia è motivata dal problema cruciale posto da Carbonera quella sera che è il seguente: numerosi organi di stampa hanno riportato parti di una informativa della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano a firma del magistrato Pomarici. Stando a quanto riportato dagli organi di stampa questa informativa conterrebbe il nome di un Consigliere Comunale di Maggioranza di Buccinasco nel quadro di indagini su un contesto criminale che fa capo alla 'ndrangheta.
Ma è chiaro: il polverone serve a nascondere la notizia. Invano direi perché a Buccinasco tutti ne parlano.
L’editoriale di apertura di BI firmato dal Sindaco fa il paio con una della ultime pagine del giornale. «Non c’è pace a Buccinasco sul tema della legalità e certo non per volere dell’Amministrazione Cereda»; leggo questa frase nell’articolo firmato PDL gruppo consiliare di FI contenuto a pagina 19 e mi scappa da ridere.
Poche righe prima l’autore dell’articolo aveva infatti scritto le seguenti parole, parole che hanno un evidentissimo intento pacificatorio: «La campagna di odio iniziata appena dopo le elezioni che aveva come punto centrale l’immobile di Via Bramante (la cosiddetta ex pizzeria sociale) vergognosamente portata avanti dalla sinistra radicale nei confronti di questa maggioranza, ha raggiunto il suo culmine. Una parte della minoranza, infatti, ha organizzato, per il 21 marzo 2009, un Happy Hour della legalità proprio davanti a quell’immobile sequestrato alle mafie.»
Stupisce che persone che si richiamano così spesso, così volentieri e con grandissimo orgoglio alla fede cristiana, persone che fanno parte del Gruppo consigliare di FI, abbiano accettato di sottoscrivere questo pezzo, tutt’altro che pacifico, tutt’altro che portatore di pace. È questo il vostro modo di essere portatori di pace?
All’autore dell’articolo vorrei ricordare che quella che lui pacificamente ha chiamato la “campagna di odio”, è soltanto una “campagna di informazione” per fare conoscere ai cittadini la sequela di gravissimi errori commessi dall’Amministrazione Cereda. L’Happy Hour in via Bramante voleva ricordare gli errori e sollecitare una soluzione: tutto qui!
Ricordiamo ancora una volta che la sospensione del progetto già approvato dall’Amministrazione Carbonera per la pizzeria di via Bramante ha infatti significato:
1) affondare un progetto sensato, utile alla città e dotato di copertura finanziaria, un progetto per il quale il Comune doveva sborsare 25.000 euro;
2) essere costretti a riconoscere, un bel po’ di tempo dopo, che al Comune la ristrutturazione dei locali costerà 150.000 euro;
3) compiere un atto estremamente negativo dal punto di vista simbolico nel contesto sociale della città di Buccinasco;
4) lasciare l’immobile fino ad oggi inutilizzato con grandissima soddisfazione di quelli (e sappiamo benissimo chi sono) che vogliono che quello spazio non venga mai più utilizzato;
5) avviare una ridicola, ambigua e pericolosa campagna di disinformazione ingenuamente propagandata come battaglia per il buon nome della città.
La manifestazione ha chiesto anche una sollecita conclusione della questione (cosa direi doverosa) e ha avanzato una proposta certamente legittima anche se non condivisa da tutta l’opposizione.
Che cosa c’è di male? Dove si vede l’odio? Che cosa c’è da vergognarsi?
Due fatti che dimostrano ancora una volta come la tentazione della strumentalizzazione politica sia dietro l’angolo e come con grande ipocrisia ci sia chi va a cercare un pulviscolo nell’occhio dell’altro mentre non vede la trave nel suo.
Di Redazione (del 25/03/2009 @ 06:00:12, in Politica locale, linkato 280 volte)
di Guido MoranoNon è il caso di tornare sulle manifestazioni a Buccinasco il 21 marzo scorso, nella piazza dei Giusti (a proposito si nota l’abbandono in cui si trova il muro su cui vi è un bel murale realizzato dall’ANPI) e di fronte alla pizzeria di Via Bramante. Certo vien voglia di rinfocolare la polemica, ripensando all’intervento sostanzialmente scentrato del Sindaco che più che denunciare la pericolosa infiltrazione della malavita negli affari e nella politica di Buccinasco, ha pensato di classificare l’opposizione, di qua (ma solo per quel momento) i buoni, di là, quelli di via Bramante, i cattivi. Insomma il solito vezzo alla Berlusconi, che un giorno si e l’altro pure etichetta “ i signori della sinistra” come quelli con cui “ non si può dialogare” e via blaterando.
Una riflessione ben più amara mi ha suggerito quella giornata e attiene alla scarsa, nella piazza dei Giusti possiamo dire nulla, partecipazione di semplici cittadini.
Nel corso del comizio del Sindaco, ma perché non invitare almeno la banda, nessuno degli abitanti del quartiere, si è affacciato ai balconi o ha sentito il bisogno o almeno la curiosità di scendere. Certo l’iniziativa doveva essere preparata meglio, coinvolgendo tutte le associazioni, anche quelle sportive, la protezione civile, le scuole, almeno le medie. Ma questa incuria nella preparazione della giornata, credo non basti a spiegare l’assenza di cittadini. Credo sia necessario interrogarsi se il generale clima di sfiducia e di abulia della gran parte dei cittadini verso la politica, sui temi della legalità, non si stia trasformando in manifesta indifferenza. E qui si capisce meglio come i continui allarmi delle autorità giudiziarie sul diffondersi al nord della criminalità trovino oggettivo riscontro non solo nella vastità degli interessi economici in gioco, ma anche nel clima di indifferenza con cui sovente cittadini e istituzioni, accolgono questi allarmi.
In questa battaglia culturale contro l’indifferenza giocano un ruolo primario appunto le istituzioni, le amministrazioni comunali, le scuole, le parrocchie. Dall’indifferenza, infatti, è facile scivolare nella paura e dalla paura all’omertà, come purtroppo già avviene in molte parti d’Italia. Se non vi è un tessuto di forti relazioni sociali, sostenuto dalla piena conoscenza del fenomeno criminale e dei metodi per sconfiggerne la diffusione, anche le pregevoli iniziative come quelle di sabato a Buccinasco e in tante città e comuni d’Italia, rischiano di non essere sufficienti.
È necessario che l’allarme lanciato dalle procure, dalla commissione antimafia, dalle associazioni come Libera, sia totalmente condiviso e moltiplicato da chi ha la possibilità di farlo, senza indulgere in strumentalizzazioni a fini di parte, della battaglia per la legalità.
Il recente allarme lanciato a proposito dell’assimilazione da parte di fette non trascurabili del mondo giovanile di linguaggi e comportamenti assimilabili a quelli del mondo malavitoso, segnala una situazione da non sottovalutare. La tentazione se non a delinquere diciamo ad esagerare, a darsi a comportamenti border line, di qua la legalità e la normalità , di là l’eccesso anche illegale, è fortemente presente tra i giovani.
E anche la tentazione di considerare l’illegalità come inevitabile o, anche peggio, da ricondurre solo a quei fenomeni visibili e sempre amplificati dai mass media, come l’immigrazione, i rom, i rumeni, e così via, è talmente forte da diventare programma centrale della politica della Lega. Perché quando si parla della grande criminalità è necessario fare distinguo, precisare per non esagerare, perché “non si può criminalizzare un paese”, e così via disquisendo, la stessa accortezza verbale e concettuale non viene impiegata per gli altri fenomeni delinquenziali. Così i rom cioè gli zingari sono tutti ladri, i romeni tutti stupratori, gli arabi tutti spacciatori e gli immigrati clandestini, anche quelli nelle nostre case a fare da badanti, tutti da denunciare.
Per questo la lotta per la legalità, contro la criminalità si fa anche sul piano culturale e politico, sapendo indicare ai cittadini, ai propri elettori quali sono i fenomeni veramente pericolosi e quelli che possono, in una società ricca e civile come la nostra controllare. Dubito che rom e rumeni, anche quelli con comportamenti criminali, riusciranno mai a infiltrarsi nel mondo delle costruzioni o dentro le istituzioni, per trovare sponde ai loro traffici criminali.
Di Redazione (del 24/03/2009 @ 09:29:30, in Politica locale, linkato 273 volte)
di Giambattista MaioranoCaspita, ragazzi, che forza …! Eppure, se la vedi: non è un colosso, neanche altissima, piuttosto mingherlina, esile, un certo charme con quel suo caschetto rossiccio sopra due occhietti furbi. Sempre vestita con gusto. Senza dubbio intelligente e allo stesso tempo scaltra come non mai. Ancora giornalista con tanto di tesserino professionale, già parlamentare di Forza Italia dopo essersi fatta notare come una delle penne più graffianti del Manifesto e dopo lunga militanza nella così detta sinistra extraparlamentare.
Transumanza e metamorfosi, mica sono tutti capaci …! Si può non condividere. Lasciamo perdere la morale. È un fatto. Ci vuole coraggio anche in questo e quindi … tanto di cappello.
Si, insomma, lo avete capito tutti, parlo proprio di Tiziana Maiolo, caduta nell’oblio dopo il licenziamento in tronco del Sindaco Moratti e richiamata in attività con tanti squilli di tromba dal nostro ineffabile Loris Cereda, così tanto bisognoso di un nuovo look dopo le disavventure di mezza estate patite con Guido Lanati e Antonio Luciani.
Che colpo …! Assessore alla Sicurezza a Buccinasco, aspirante Sindaco di Rozzano, “certa” prossima assessora alla Provincia di Milano, come stabilito nel patto di ferro con il forse probabile candidato presidente Guido Podestà, ammesso e non concesso che il PDL vinca.
Neanche fossimo al supermercato. Lì paghi uno e porti via due. Qui sfidiamo addirittura la Trinità. Buon per Lei che non è credente. Chi potrebbe liberarla altrimenti da una dura e lunga penitenza di fronte a tale ingiuria blasfema? Credo neppure quei tanti miei amici, questi sì credenti e cattolici a tutto tondo, così fiduciosi nel verbo di un capo indiscusso anche quando trasuda grassa ipocrisia. Immagino che se pur volessero intercedere, per un aiutino comunque a una di famiglia, perché il Padreterno chiuda un occhio, si sentirebbero rispondere che Lui ha ben altre cose da fare e a cui pensare e che insomma già Matteo (22,21), Marco (12,17) e poi anche Luca (20,25), nel dilemma tra Cesare e Dio, richiamano alla responsabilità e al discernimento individuale e che la fede con queste cose c’entra come i cavoli a merenda.
I miei vecchi mi dicevano: se vuoi far bene, fai una cosa per volta. Mi viene il dubbio della presa in giro, incapaci com’erano a scrutare la sfera di cristallo e a prevedere il futuro …!
Oggi: una? Macché: due, tre, tante, mille cose insieme puoi fare. C’è forse una regola che lo impedisce? No! E, allora? Non chiamatela ingordigia, è soltanto dimostrazione di capacità, competenze, flessibilità mentale, condite, si dice, da un po’ di fortuna che nella vita non guasta mai. Si può dichiarare amore eterno a Buccinasco e continuare ad occuparsi di sicurezza. Si può esercitare la funzione di Sindaco in un territorio mai prima conosciuto se non dai giornali. Si può essere assessore in Provincia, si può … essere presenti in cielo, in terra e dappertutto!
La mia, sapete, è soltanto invidia! Vi confesso però che più vado avanti negli anni, più do ragione ai miei e ai nostri vecchi. Forse non disponevano di molti strumenti culturali, molti, sicuramente i miei, erano tutto sommato dei poveri semianalfabeti, ma la loro era saggezza autentica.
A me pare che, se anche confidate ad Affari Italiani, il quotidiano che ci ha svelato gli ambiziosi obiettivi di Tiziana Maiolo, sono poi queste le cose che fanno male e che allontanano dalla politica. Cara Buccinasco, mi sa tanto che per un’altra volta ti hanno giocata e presa in giro. Che ne dici?
Di Redazione (del 23/03/2009 @ 10:19:44, in Politica nazionale, linkato 229 volte)
Siamo un partito vero, siamo un partito di popolo, siamo una partito che vuole cambiare tutto. Abbiamo anche una compito straordinario: fare un partito, dentro una crisi enorme e inaspettata, dentro un secolo nuovo dove sta cambiando tutto, stanno cambiando tutti i punti di riferimento, anche quelli che sembravano insostituibili.
Abbiamo anche il compito di aiutare gli italiani che adesso sono in difficoltà anche stando all’opposizione; perché si può aiutare anche stando all’opposizione. La sfida di un partito riformista è proprio questa: riuscire a mettere insieme nel proprio ruolo di opposizione la capacità di protesta, perché quando si è all’opposizione bisogna avere anche la forza di contestare, di criticare le misure quando sono inadeguate, e la capacità di proposta, che non rinuncia mai a mettere in campo un’idea, che può essere migliore, che può essere portata in Parlamento, che può essere portata la voto, e che può servire per migliorare le situazioni del proprio paese.
Il PD è un partito che denuncia con onestà la durezza della crisi. La durezza della crisi nelle sue immediate conseguenze ma anche nelle sue opportunità di cambiamento. Qualcuno ha detto che siamo troppo pessimisti, che non bisogna dire alle persone che stiamo attraversando un periodo di difficoltà, ma che bisogna dire che va tutto bene. Io credo che le classi dirigenti abbiano il dovere di dire la verità, abbiano il dovere di dire che cosa ci aspetta, abbiano il dovere di dire che cosa sta succedendo nel Paese e di dirlo in modo chiaro. I numeri che si leggono sui giornali sempre parlano chiaro. Comunque sappiate che 14 milioni di italiani prendono meno di 1300 euro al mese, il 28% degli italiani non ha i soldi per affrontare una spesa imprevista, il 10% non ha i mezzi per pagare le bollette, il 4% non ha i soldi per fare la spesa, 10% non ha i soldi per affrontare delle spese mediche, il 16% non ha i soldi per pagarsi i vestiti e questi sono numeri di prima che esplodesse la crisi di settembre. Immaginiamo di quanto possono essersi aggravati. Allora rispetto a questo è giusto fare come sta facendo il nostro presidente del consiglio, negare l’esistenza della crisi, dire che va tutto bene, dire che devono consumare di più? Ma come fanno a consumare se non hanno i soldi?
Noi non abbiamo mai pensati di dire che la crisi è colpa di Berlusconi, perché la crisi e globale in un mondo globalizzato, ma la crisi impatta nei diversi paesi in modi diversi a seconda della robustezza del sistema economia, noi siamo una delle economie più fragili. Ma soprattutto la crisi impatta in modo diverso a seconda dei provvedimenti che i governi dei diversi paesi prendono. E allora perché negare? Perché addirittura rivendicare “siamo stati i primi a prevedere la crisi”? Ma se l’avevano prevista perché hanno fatto tutto a rovescio? Perché hanno buttato 5 miliardi di euro con l’operazione Alitalia? Perché hanno tolto l’ICI ai redditi più alti? Perché hanno detassato gli straordinari quando gli straordinari non ci sono più perché le aziende non riescono a vendere la merce? Perché hanno tassato le banche per poi qualche mese dopo intervenire con soldi pubblici per sostenere le banche? Perché non sono partiti sostenendo i redditi più bassi?
Ma qui da noi, mentre negli altri paesi si parlava di crisi e di soluzioni, qui da noi si è parlato di tutto salvo che della crisi, la giustizia, le intercettazioni, la strumentalizzazione del caso Englaro per coprire la crisi. Queste, mi verrebbe da dire, sono le armi di distrazione di massa che ha messo in campo Berlusconi. Ma la gente non ci crede perché la crisi la vive nella propri famiglia e nell’azienda.
Allora noi come partito riformista abbiamo il dovere di dire che cosa non va e di mettere in campo delle proposte, sapendo che ci sono misure strutturali e misure d’emergenza. Alle misure strutturali, come la riduzione degli sprechi nella spesa pubblica, rilanciare gli investimenti, occuparsi delle grandi infrastrutture, occorre cominciare a lavorare da subito, ma ci sono anche le misure di emergenza perché non si può dire alla gente che non ce la fa aspettate che gli interventi strutturali portino risultati e intanto vedete di cavarvela. Ci sono centinaia di migliaia di persone che non sono in grado di cavarsela.
Interventi strutturali si ma nell’emergenza non dimenticare chi da solo non ce la fa, non dimenticare i più deboli. E oggi i più deboli sono i redditi bassi, i redditi da lavoro dipendente, i pensionati ma anche quelli delle piccole aziende dei commercianti che hanno visto calare i consumi e non ce la fanno. Ci sono quelli che sono senza lavoro da tempo, di cui si parla poco, che hanno perso il lavoro da qualche anno e non riescono a rientrare nel circuito produttivo. Ci sono quelli che vanno in cassa integrazione e nel dibattito politico odierno sembrano fortunati ma passare da 1300 euro al mese a 800 euro al mese significa aggravare una situazione. Poi ci sono quelli che hanno perso adesso il lavoro e non hanno alcuna forma di sostegno, che non hanno nessuna forma di protezione sociale, sono stati già svantaggiati durante la vita lavorativa perché erano precari e si trovano di colpo a zero euro.
Poi ci sono le fasce di povertà estrema. Nella politica italiana c’è paura a usare la parola poveri, ma i poveri ci sono e sono centinaia di migliaia. Le associazioni laiche e cattoliche che si occupano di povertà fanno un quadro devastante della situazione. È cresciuto il numero di persone normali che chiedono aiuto, sono aumentati i furti di alimentari nei supermercati. Non è allora giusto che in una società civile si cominci da questi? Non è allora giusto chiedere a chi prende 120.000 euro all’anno un po’ più di tasse per finanziare le associazioni di volontariato che gestiscono mese dei poveri e dormitori? Per dare ai Comuni a cui è stato tagliato il fondo di povertà? Non è allora giusto chiedere come abbiamo fatto la reintroduzione della tracciabilità dei pagamenti perché l’abolizione ha fatto decollare l’evasione?
Io ho sentito dire in televisione da due persone che dovrebbero essere lontane, Gasparri e Marco Travaglio, e mi preoccupa, ho sentito dire “sono 4 euro a testa”. Ma che cosa c’entra, chi ha mai pensato di dividere questi soldi per tutti quelli che sono sotto un certo reddito. Proponiamo di utilizzare quelle risorse per darle alle associazioni e ai Comuni, per dare servizi ai poveri, non di distribuirli a 4 euro a testa. Le proposte si possono criticare o condividere ma non stravolgere per un uso comunicativo.
Abbiamo proposto un assegno mensile per tutti quelli che hanno perso o perderanno il lavoro dal primo settembre 2008 al 31 dicembre 2009 e che non hanno nessuna altra forma di ammortizzatore sociale. Il costo sarebbe di 5 o 6 miliardi di euro. E si può dire che non ci sono 5 o 6 miliardi, la stessa cifra che hanno buttato via per Alitalia? Si può rispondere che non ci sono le risorse? Non è una priorità che va oltre tutte le altre, non lasciare migliaia di famiglie improvvisamente a zero euro? E non è forse vero che questa misura che è principalmente sociale porterebbe anche come conseguenza la crescita dei consumi?
Occorrono interventi strutturali e interventi d’emergenza anche per quanto riguarda la piccola impresa. Anche qui infatti ci sono le differenze. Ci sono piccolo imprenditori, commercianti, artigiani, innamorati del proprio lavoro che durante la crisi per sostenere l’azienda magari ipotecano la casa, fanno cambiali. Anche qui c’è la differenza fra i più deboli e i più forti perché se uno di questi va in banca a chiedere 1000 euro di fido o il rinnovo di un fido per potere aspettare di uscire dalle difficoltà, il direttore dice di no perché non ha garanzie. E magari nell’ufficio del direttore che un grande imprenditore, magari azionista della banca, si fa rinnovare affidamenti per centinaia di milioni di euro. Anche qui ci sono i più deboli e i più forti. Anche qui ci sono gli interventi strutturali, come la pressione fiscale, ma anche qui c’è l’emergenza e noi abbiamo proposto due cose, naturalmente bocciate, ma insisteremo. C’è l’incubo del mese di giugno in cui si devono pagare le tasse, commercianti, artigiani e imprenditori sanno che forse non ce la faranno e le banche non faranno credito, abbiamo proposto di ridurre l’acconto dal 40% al 20%, è un modo per avere un po’ di respiro, perché dirci di no. Condividiamo poi la proposta del governo sul fondo di garanzia.
Nei momenti di crisi è giusto far ripartire l’edilizia perché l’edilizia fa lavorare. Ma non si può annunciare un piano di grandi infrastrutture pensando che possa fare fronte alla crisi, quando le grandi infrastrutture partiranno fra qualche anno e saranno realizzate dalle grandi imprese. Bisogna invece fare ripartire subito l’edilizia. Gli amministratori locali ci hanno spiegato che ci sono 14 miliardi di euro di pagamenti che gli enti locali devono ad aziende creditrici che possono essere pagati subito perché hanno i soldi in cassa, ma che non possono erogare perché il patto di stabilità li blocca. Miliardi che andrebbero a salvare piccole e medie imprese che lavorano sul territorio. Poi ci sono anche 4 miliardi di cantieri già pronti, con i soldi in cassa, che non si possono spendere a causa del patto di stabilità.
Per quanto riguarda il piano casa noi non sbattiamo la porta. Siamo pronti a ragionare per ridurre la burocrazia, siamo pronti a dire di sì a una misura che prevede la demolizione la ricostruzione degli edifici più fatiscenti, magari con un premio di cubatura in più legato alla efficienza energetica, ma non possiamo accettare è il 20% di cubatura in più applicato a tutti automaticamente. Questo diventa una devastazione del territorio, una devastazione delle città. Oggi abbiamo letto che vale anche per i centri storici e che funzionerà un silenzio assenso. Probabilmente pensano di mettere un silenzio assenso di un’ora. Abbiamo letto che l’autocertificazione è per tutti i tipi di intervento. E pare di capire che su questo vogliono fare un decreto legge che entra subito in vigore, legiferando su una materia che è competenza delle regioni, un decreto che è contro le competenze delle regioni. Noi non accetteremo mai che venga devastato il nostro territorio e i nostri centri storici. Si può approvare un meccanismo premiale di cubatura ma legato all’efficienza energetica e non dappertutto. Tutelare il paesaggio e l’ambiente è inoltre fondamentale per l’Italia, è fondamentale per la nostra economia nazionale, è fattore che la rende competitiva. Noi dobbiamo investire sulla qualità italiana del paesaggio e dei centri storici. Noi dobbiamo far diventare l’Italia un luogo attrattivo. La qualità italiana è questa la nostra vocazione, la green economy, l’economia ambientale.
Ma occorre anche occuparsi di chi la casa non ce l’ha, di chi vive in affitto, e di chi combatte quotidianamente con la sproporzione che c’è fra lo stipendio e l’affitto. Noi dovremmo lanciare una grande piano per la casa in affitto, a partire dalle case popolari. C’erano 500 milioni già stanziati dal governo Prodi e sono stati tolti. E oggi fanno l’annuncio di stanziarne 200. Si può cercare un meccanismo che aumenti la detrazione dell’affitto. Una misura che incentivi i proprietari ad affittare. In Italia è una vergogna che ci siano persone che non sanno dove andare a dormire e centinaia di migliaia di case sfitte.
Questo è il nostro modo di fare opposizione. Non più antiberlusconismo, non più parlare della persona, anche perché ormai tutti sanno chi è. Noi invece dobbiamo incalzare il governo, dobbiamo proporre, dobbiamo sfidare sui contenuti, dobbiamo anche alzare la voce perché essere un partito riformista di persone che hanno la moderazione come strumento della loro vita, non significa non alzare la voce, non gridare quando si vede un governo completamente inadeguato nell’affrontare la crisi, quando si vede un presidente del consiglio che offende con i suoi comportamenti la Costituzione, quando fa vedere di vivere il Parlamento come un ingombro, quando dimostra che nemmeno il ruolo di garanzia del capo dello stato gli va bene. Di fronte a queste cose anche i riformisti alzano la voce. Bisogna alzare la voce quando si vede la superficiale mediocrità con cui un uomini di stato, ministri, tutti i giorni insultano categorie di italiani: gli impiegati sono fannulloni, gli studenti sono guerriglieri. Qui c’è un problema irrisolto con il prossimo, c’è un problema irrisolto con il mondo.
Una opposizione in questo modo, un’opposizione sui contenuti sulle cose da fare, sarà anche il terreno più utile, più giusto, per cominciare a costruire le nuove al lenze di governo, quelle con cui ci candideremo a governare il paese alla fine di questa legislatura. Non è oggi il momento di scegliere, sarebbe surreale se oggi creassimo divisioni all’interno del Partito Democratico rispetto all’alleanza che metteremo in campo nel 2012 o nel 2013. Però alcune cose le dobbiamo dire. Negli locali, in modo consapevole e silenzioso, le alleanze si stanno formando tutte nel nostro campo. Non uso il termine Centrosinistra perché il qualche caso il campo si è allargato, ma tutte le alleanze si stanno costruendo nel campo alternativo alla destra, e si stanno costruendo non tutte uguali tra di loro, ma sulla base di una condivisione del programma, sulla scelta di un candidato, della omogeneità programmatica sui problemi locali, ed è giusto che sia così. Nel nostro campo una grande libertà negli enti locali per la scelta delle alleanze. Per le prossime politiche però, alcune cose dobbiamo dirle, già da ora. Io provo un brivido, un brivido di fastidio quando sento “ritorneremo all’Unione”. No non ritorneremo all’Unione, a quella coalizione di 15 partiti, di partiti dell’1% che cercavano la visibilità parlando contro il proprio alleato e contro il proprio governo più che contro l’avversario. No, lì non ritorneremo. E voglio ringraziare Walter Veltroni perché ci ha portato fuori da quella situazione, ha dichiarato chiusa quella parte di storia.
Poi certo che vogliamo vincere, e sappiamo che difficilmente da soli potremo vincere. Dovremo costruire in questi in questi anni un lavoro per capire quali saranno le forze, poche e su un programma chiaro, con le quali costruire un’alleanza che ci consentirà di vincere nel 2013, nel campo alternativo alla destra. Ma non torneremo alla stagione della frammentazione della litigiosità.
E poi noi abbiamo un compito doppio rispetto agli altri partiti che perdono le elezioni politiche e che sono dentro sistemi politici consolidati, e che dal giorno dopo le elezioni si possono dedicare a cominciare vincere le lezioni successive. Noi dobbiamo fare opposizione e contemporaneamente costruire il partito, perché il partito non lo abbiamo ancora costruito, lo stiamo ancora costruendo. Riflettere sulle cose che non hanno funzionate, parlare dei propri limiti va bene. Ma smettiamo di discutere solo dei nostri limiti, rivendichiamo con orgoglio il lavoro fatto in una anno e qualche mese, fare nascere un partito nuovo, fare nascere un partito che ha vissuto la stagione del mescolamento delle provenienze in pochi mesi. E in tutti i posti in cui si è scelto un sindaco, il segretario di un circolo, in tutti i posti non ci sono mai stati tutti i DS da una parte e tutti i DL dall’altra. Sembrava servissero anni e invece sono bastati pochi mesi perché la spinta era fortissima. Ha funzionato il radicamento: avere in Italia più di 6 mila circoli è una forza che nessun partito italiano nemmeno immagina di poter avere e la dobbiamo rivendicare con orgoglio, perché e la nostra forza la nostra presenza nel territorio.
E poi soprattutto la parte più importante: è nata un’appartenenza comune. Ilvo Diamanti ha parlato degli esuli in patria, raccontando di quelli che avevano un’aspettativa maggiore nei confronti del PD e che oggi sono delusi, e che sono tentati dall’astensionismo o dal voto a un altro partito. Il fatto stesso che Diamanti li abbia chiamati esuli in patria, il fatto stesso che provino questi sentimenti, questi sentimenti si provano nei confronti di una cosa alla quale si sente di appartenere. Qui dobbiamo lavorare per capire le ragioni. Sappiamo quanto è difficile costruire un partito, serve del tempo, un tessuto di valori condivisi, regole e abitudini, mescolare storie diverse. Quelle persone hanno una specie di delusione per amore e a loro dobbiamo tornare a parlare.
Il limite più vero comunque riguarda tutti. Il gruppo dirigente nazionale, ma se ci pensate anche il gruppo dirigente di ogni vostro circolo e di ogni partito provinciale. Ha funzionato la stagione del rimescolamento, ha funzionato poco la stagione dell’apertura. Alle primarie del 14 ottobre hanno votato 3 milioni e mezzo di persone; gli iscritti di Margherita e DS erano circa un milione e non andavano tutti a votare ai loro congressi. Alla forza di quei militanti, di quei tesserati, si sono aggiunti 2 milioni e mezzo di persone che sono venute e dichiararsi costituenti del PD. Sono tornati a riempire le piazze durante la campagna elettorale, riabbiamo visto dappertutto. Ma hanno poco o pochissimo spazio nei gruppi dirigenti del partito perché è scattato un meccanismo anche comprensibile, anche istintivo, ma nel momento della formazione dei gruppi dirigenti ci si è limitarsi alla somma, e quelli là li richiameremo al momento delle campagne elettorali. Ma al momento delle campagne elettorali non tornano perché hanno chiesto di essere protagonisti nel processo di costruzione del partito. E perché ogni vostro circolo possa dire che ha funzionato, e perché ogni gruppo dirigente provinciale, regionale e nazionale possa dire che ha funzionato, bisogna che ci sia un grande spazio nei luoghi dove si decide a tutte quelle persone che hanno deciso di cominciare la loro vita politica nel PD.
C’è bisogno di circoli che siano aperti sul territorio. La maggior parte dei circoli sono così, ma ce ne sono anche di quelli che sono nati a partire da una vocazione soprattutto congressuale. Ma i nostri Circoli non sono strumenti per preparare i congressi. Lo saranno anche all’interno di un meccanismo democratico, ma devono restare aperti. Quando si riuniscono devono parlare dei problemi del proprio territorio, del proprio comune, del proprio quartiere, delle proprie strade, non per parlare degli equilibri interni e dei problemi tra di noi. E soprattutto i circoli devono essere la nostra forza.
In queste settimane o notato che circola l’idea che se le cose vanno bene in televisione tutto è risolto: guardate che non è così. La televisione parla ad un pezzo dell'opinione pubblica. Ma la forza che noi abbiamo, ed è più forte di quella dei nostri avversari è la nostra presenza sul territorio, che deve essere fatto di mobilitazione, di presenza, di aperture. Ad esempio: proponiamo l'assegno di disoccupazione, è una cosa giusta ma non basta che se ne parli in un talk show o sui giornali, bisogna che dal giorno dopo tutti i circoli si aprano, che si distribuiscano volantini, si vada davanti alle fabbriche, ai posti lavoro, devono essere nelle radio e sui giornali locali, fermino la gente... questa è la forza della militanza, questa deve essere la forza dei nostri circoli. Ogni tema che noi lanceremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi non deve fermarsi in televisione o sui giornali, ma deve essere diffuso su tutto il territorio con tutti gli strumenti, anche quelli più antichi ma più puliti della militanza dei nostri partiti.
Questo significa chiudere quel dibattito, che ha appassionato solo gli addetti ai lavori, sul partito liquido e sul partito solido. Come volete che sia un partito nel 2009? Deve essere un partito che parla alla grande opinione pubblica, che raccoglie il voto di opinione, ma che contemporaneamente è un partito radicato sul territorio, che ha gli iscritti, che ha i militanti, che ha gli amministratori. Che i circoli tengano le porte e le finestre spalancate, non le chiudano!
Il nostro deve essere un partito che fa del rigore e della pulizia il criterio di selezione dei propri dirigenti, ben oltre le responsabilità penali e voi dovete vigilare perché questo avvenga in tutte le province. E se non avviene, protestate, fate sentire la vostra voce.
Un partito che abbia la capacità di fare sì che le diversità che ci sono tra di noi, perché nel Pd sono confluiti i grandi filoni culturali del '900, che hanno lavorato insieme nel periodo dell’Ulivo, che hanno fatto maturare il PD, e che su alcuni temi hanno ancora delle differenze, si confrontino in modo costruttivo. Non dobbiamo temere, se abbiamo scelto di fare un grande partito, dobbiamo sapere che non saremo tutti d'accordo su tutto. Quello capita ai piccoli partiti identitari. Abbiamo scelto di lasciarci alle spalle un partito identitario, abbiamo scelto di fare un grande partito che punta ha rappresentare un terzo degli italiani, e un grande partito ha per forza delle diversità: ha una sinistra, ha i moderati, i liberali, i cattolici democratici, ha la cultura socialdemocratica... La capacità nostra, la nostra sfida è di far si che le diversità diventino un modo per arricchire un percorso comune e mai più motivo di litigiosità tra di noi: questa è la sfida più importante che abbiamo davanti. Dobbiamo evitare, lo fanno i giornali ma non facciamolo noi, che quando si apre un dibattito su temi difficili, come quelli etici, non ci sia il rispetto delle posizioni diverse. Ci sia invece la capacità di ricercare ciò che prevale unendoci. Non dobbiamo temere se c'è un dibattito al nostro interno, ma che sia un dibattito sui contenuti, sulle cose da fare, non invece un fattore di divisione e di rappresentazione sui giornali.
Inevitabilmente un partito così grande avrà delle aree culturali, delle aree di riferimento, che sono una cosa diversa dalle correnti individuali. Vi capiterà di dividervi nei vostri circoli, nei vostri partiti provinciali, vi capiterà di assumere posizioni differenti, questo sono i congressi e la democrazia. Dividetevi, aggregatevi, ma non fatelo mai in base al cognome di un leader nazionale, neanche sul mio, fatelo sulla base delle idee per il futuro, lì ci si può dividere, lì ci si può confrontare.
Siamo il partito fatto di persone che sentono il fascino di un futuro comune, di persone che tutte hanno deciso di lasciarsi definitivamente alle spalle la stagione della litigiosità interna. Siamo persone che hanno l’orgoglio di dire siamo Democratici italiani, di dire siamo qui per cambiare tutte le cose che non vanno. Voglio dirvi amate il vostro partito, siate orgogliosi di dire siamo una grande forza politica. Dite a tutti il Partito Democratico lo abbiamo costruito noi, fate vedere con orgoglio le vostre tessere. Difenderemo il nostro partito dagli attacchi, ma soprattutto dalla rassegnazione e della delusioni che sono i mali più difficili da curare.
Abbiamo davanti il compito di costruire un partito completamente nuovo in un tempo completamente nuovo. Siamo in mare aperto, la globalizzazione e la crisi ci spingono in mare aperto, dove è più difficile navigare ma è anche più affascinante perché si può scegliere la rotta, si può scegliere l’approdo. La globalizzazione ha fatto cambiare tutto, ha fatto cambiare la gerarchia dei valori e criteri vecchi e superati. Siamo alla vigilia delle elezioni europee e in tutti i nostri manifesti ci sarà scritto “noi siamo europei” perché per troppi anni la destra ha lavorato per dare una rappresentazione di Europa ostacolo del nostro futuro e non salvezza per il nostro futuro. Eppure l’opinione pubblica italiana era la più europeista del continente, quella che guardava più avanti. Si è cominciato con l’euroscetticismo, con l’Europa delle burocrazie, l’oscena campagna contro l’euro, e oggi credo che tutti possono capire che cosa sarebbe successo all’Italia se non fosse stata dentro questo straordinario scudo comune. Oggi però sta cambiando il modo di sentire dell’opinione pubblica italiana rispetto all’Europa perché la crisi ci ha fatto capire che dentro la dimensione europea saremo più forti, dentro quella dimensione siamo costretti a mantenere meccanismi virtuosi. I giovani di oggi non faticano a capire perché sono già europei, studiano nelle diverse capitali, perché utilizzano la rete per essere in contatto col mondo, è l’Europa unita dai voli low cost. I giovani sono già europei mentre i governi nazionali impauriti non hanno il coraggio di seguire le loro opinioni pubbliche. I popoli sono più avanti dei loro governi. Ed è anche per questo che noi sappiamo che il parlamento europeo ha bisogno di una forza italiana quantitativamente e qualitativamente forte che non c’è mai stata. L’Italia non ha mai espresso la presidenza del parlamento europeo perché siamo andati là divisi, frammentati in cento sigle, con persone che erano lì di passaggio. Ma il Parlamento europeo è il luogo dove si decide il nostro futuro non è un residence per pensionati di lusso. Le nostre liste saranno fatte solo da persone che si candidano per andare a lavorare a Bruxelles e non per raccogliere preferenze sulla base di una truffa. Berlusconi ha gi annunciato che sarà capolista in tutte le circoscrizioni e che candiderà tutti i ministri, omettendo di dire agli italiani che per legge quelli che saranno eletti avendo la carica di ministro dovranno dimettersi subito, non potranno partecipare nemmeno alla prima seduta del Parlamento europeo. Io proporrò alla direzione del Partito di candidare solo persone autorevoli e competenti che resteranno a lavorare in Europa, proporrò di candidare solo persone che non hanno mandati di governo locale o regionale da completare e che lo devono completare.
Mi hanno detto dovresti fare il capolista per sfidare Berlusconi in tutte e cinque le circoscrizioni. Io sfiderò Berlusconi, ma lo sfiderò sulla serietà, e voglio dirlo direttamente a lui: il primo atto di serietà di un uomo politico è non imbrogliare gli elettori, è non chiedere preferenze per essere eletto in un luogo in cui non si metterà mai piede.
La crisi ha conseguenze negative sulla vita delle persone. La crisi e la globalizzazione hanno aperto anche un tempo nuovo. È un tempo emozionante che rimette in discussione tutto. La globalizzazione ci divide, costringe a scegliere. D una parte c’è chi in questi anni ha coltivato il mito che la globalizzazione deve essere trainata dal mercato, trainata dalla competizione, perché solo così ci sarebbe stata ricchezza e benessere per tutti, sarebbe arrivata a democrazia trainata dai mercati. Dall’altra parte, invece, ci siamo noi, che pensiamo che serve la politica, servono le regole, serve un diritto globale, serve la cessione di sovranità a un livello superiore, serve soprattutto mantenere nelle mani della politica la lotta alle diseguaglianze, diseguaglianze tra paesi e diseguaglianze all’interno dei Paesi. Il modello della globalizzazione guidata solo dalle regole del mercato è tragicamente esploso in questi mesi. Il nostro riformismo deve allo affrontare i modelli di futuro, proporre grandi modelli di futuro. E in questo modo possiamo correggere il riformismo italiano ed europeo di questi 10 anni che si è limitato a portare lievi correzioni ai modelli proposti dalla destra, aggiungendo un po’ di equità, un po’ di giustizia sociale un po’ di buon senso, ma limitandosi a correggere un modello. Che forza politica può avere, che attrattiva può avere una forza politica che si limita a proporre dei correttivi? Bisogna aver la forza di cambiare la gerarchia dei valori. La vittoria di Obama negli stati Uniti è legata non solo alla sua straordinaria diversità che la figura presentava; ha visto perché ha proposto non qualche correttivo alle proposte della politica dei repubblicani, ma mettendo in campo una gerarchia di valori completamente diversa, nelle politiche sociali e nella politica internazionale. Ha fatto votare così persone che non erano mai andate votare. Anche noi dobbiamo mettere in campo la capacità di indicare un modello di società per il futuro più giusta, con meno ingiustizie, con meno disuguaglianze. Su questo dobbiamo portare la discussione nelle prossime settimane. Occorre un confronto tra due modi guardare il futuro, tra due modi di affrontare la crisi, perché al di là dei singoli provvedimenti, i modi di affrontare la crisi sono culturalmente diversi. Proposte e provvedimenti discendono da due visioni. E la loro visione è quella che nella crisi è lecito arrangiarsi, salvatevi da soli, rischiando di mettere le povertà le une contro le altre, o togliamo le regole come nel cosiddetto piano casa, oppure mettendo i territori gli uni contro gli altri, il nord contro il sud, dividendo, disgregando.
Noi abbiamo un’idea diversa, la soluzione della crisi è basata sulla solidarietà, sulla solidarietà della comunità locali che si sono disgregate. A questo si aggiunge l’idea di ricostruire il senso di una comunità nazionale. Recuperare il senso di una comunità nazionale in cui ciascuno mette a disposizione il proprio talento, per un paese che si salava tutto insieme, in cui non si mettono gli uni contro gli altri. Dare opportunità a tutti. I forti che aiutano i più deboli. Se il confronto sarà sulla tutela degli interessi perderemo, se il confronto sarà sui valori noi vinceremo.
Di Redazione (del 21/03/2009 @ 06:00:30, in Politica locale, linkato 286 volte)
Alla cortese attenzione del Sindaco di Buccinasco Alla cortese attenzione del Consiglio comunale di Buccinasco
Abbiamo appreso della decisione assunta all’unanimità dal Consiglio Comunale di Buccinasco di istituire una giornata contro le mafie in occasione del 21 marzo. È un segnale importante di unità nell’azione di contrasto alle organizzazioni criminali, ancora più rilevante, visto che spesso le divisioni e le strumentalizzazioni politiche hanno impedito una seria riflessione sulle migliori misure di contrasto da intraprendere per respingere i tentativi di infiltrazione mafiosa nel territorio comunale, come purtroppo ampiamente riscontrato negli atti della magistratura, passati e recenti, nonché dall’ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia, approvata all’unanimità nella precedente legislatura. Ringraziamo, quindi, dell’invito ad essere presenti oggi alle cerimonie previste, ma, come anticipato, il 21 marzo saremo tutti a Napoli, dove si celebra la “XIV Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, promossa da Libera e da Avviso Pubblico. Da quattordici anni Libera dà appuntamento ai familiari delle vittime, agli studenti, alle associazioni, a tutti i cittadini in una città italiana per ricordare i caduti nella lotta alle mafie e rinnovare l’impegno personale e collettivo nel loro nome.
La Giornata della memoria e dell'impegno, infatti, è dedicata a tutte le vittime: da quelle più note, uccise perché il loro impegno minacciava le cosche e i loro affari, a quelle meno note, ma non meno importanti, morte perché non si sono piegate alle mafie o si sono trovate per caso vittime di una cieca violenza.
Lo slogan scelto per questa edizione – “L’etica libera la bellezza” – ci ricorda che solo con un forte impegno personale e collettivo, radicato su solide basi etiche, è possibile liberare il nostro paese dall’ipoteca dei violenti, dei mafiosi, dei corruttori, per dare spazio alla democrazia, alla solidarietà, alla partecipazione, alla bellezza della vita. Essere a Napoli significa impegnarsi perché solo dalla partecipazione e dalla democrazia possono venire risposte autentiche alla crisi della legalità nel nostro paese. Essere a Napoli significa ribadire la nostra responsabilità per contrastare la violenza mafiosa, la corruzione, l’illegalità diffusa.
Ci auguriamo che per il prossimo anno si possa organizzare la presenza di una delegazione di Buccinasco a questo appuntamento nazionale, perché se c’è un merito che Libera rivendica con orgoglio è di avere fatto toccare con mano all’opinione pubblica che la questione delle mafie non è limitata ad alcune regioni del sud ma è oramai una questione nazionale ed internazionale.
E che da una realtà come Buccinasco, più volte accostata a vicende di criminalità organizzata, parta un forte segnale di una riscossa fatta di impegno amministrativo, di passione civile, di partecipazione democratica è un fatto importante che deve vedere uniti cittadinanza e Istituzioni, forze politiche e associative. La lotta alle mafie non deve essere né di destra né di sinistra, la lotta alle mafie deve essere una precondizione necessaria se si vuole affermare il primato delle leggi, dei diritti e dell’uguaglianza dei cittadini.
In passato abbiamo avuto momenti di scontro dialettico molto accentuato con l’amministrazione comunale in carica sul significato dei simboli nella lotta alla mafia. Negare il valore simbolico e al contempo concreto, della potenziale trasformazione del bar di via Bramante, confiscato alla ‘ndrangheta, in una pizzeria sociale dove utilizzare i prodotti delle cooperative che lavorano i terreni confiscati ai boss, era – e resta per noi – un errore di valutazione.
Oggi però registriamo una nuova volontà politica di perseguire un cammino diverso: ecco perché l’amministrazione comunale nel mostrare di riconoscere il valore simbolico e concreto della confisca, trova in Libera un interlocutore attento.
Ci auguriamo che sia finito il tempo delle divisioni e delle strumentalizzazioni. Solo così Buccinasco, da simbolo negativo, potrà esercitare un ruolo importante nel contrasto delle mafie al nord, e, così come è avvenuto a Corleone e a Palermo, rivendicare un ruolo positivo, di esempio, da imitare.
Cordiali saluti
Milano, 18 marzo 2009
Avv. Ilaria Ramoni, Referente di Milano e Provincia e Ufficio legale nazionale
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Dott. Lorenzo Frigerio, Referente per la Lombardia e Ufficio di Presidenza nazionale
Di Redazione (del 20/03/2009 @ 06:00:14, in Politica locale, linkato 316 volte)
La gestione dei beni confiscati da parte dell’Amministrazione Comunale, già dal suo insediamento, è stata generalmente discutibile e confusa, e nel caso di via Bramante disastrosa. Il PD condivide quindi il pesante giudizio dato su queste vicende dagli organizzatori della manifestazione che si svolgerà il 21 marzo in via Bramante. Ciò che non può essere condiviso è il non considerare le novità che si sono verificate.
Dopo una fase di dura contrapposizione, di muro contro muro, il PD ritiene che, con il Consiglio Comunale del 5 marzo, è sperabile che si sia avviata una fase nuova nei rapporti con l’Amministrazione Comunale sul tema della legalità. L’aver approvato all’unanimità l’istituzione della ricorrenza del 21 marzo (giornata di commemorazione delle vittime della mafia) è segno concreto del fatto che la legalità è finalmente diventata per tutti un punto su cui convergere, un bene comune che va oltre la dialettica fra Maggioranza e Opposizione. Altro segno di cambiamento del clima è la registrata disponibilità dell’Amministrazione a rivedere insieme all’associazione Libera metodi e obiettivi della gestione dell’immobile di via Bramante.
Questi due eventi ci fanno ritenere che oggi lo strumento più adatto per una capillare diffusione della cultura e della pratica della legalità a Buccinasco sia il dialogo con l’Amministrazione comunale, con tutte le forze politiche e sociali, e con tutte le associazioni presenti sul territorio.
Il Coordinamento del Partito Democratico di Buccinasco
Di Redazione (del 19/03/2009 @ 09:32:15, in Appuntamenti, linkato 308 volte)

ore 10.00 - Ritrovo di cittadini, autorità e rappresentanti delle Associazioni presso Piazza dei Giusti
ore 10.15 - Deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Giusti
ore 10.30 - Interventi di Sindaco, Rappresentanti delle Associazioni, Amministratori Comunali
(Clicca QUI per vedere il volantino)
Di Redazione (del 17/03/2009 @ 13:00:40, in Politica locale, linkato 270 volte)
Venti ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite questa mattina su richiesta della Direzione Distrettuale antimafia di Milano (DDA) con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli arrestati sarebbero componenti della 'ndrangheta responsabili anche a vario titolo di detenzione e porto illegale di armi da guerra, tentato omicidio, estorsione. Anche un sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio nel gruppo di Monza fra le persone arrestate questa mattina.
Le indagini, condotte dai Carabinieri di Monza e coordinate dal sostituto procuratore Mario Venditti, hanno accertato che questa costola della 'ndrangheta legata alle famiglie Nicoscia e Arena era riuscita ad inserirsi nelle procedure di appalto della TAV e di altre importanti opere pubbliche, attraverso la gestione del movimento terra.
L'operazione, che ha preso il nome di “Isola”, è partita due anni fa in inseguito a una sparatoria avvenuta a Cologno Monzese: nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 2004 furono esplosi numeri colpi di arma da fuoco contro l'abitazione e l'auto di Marcello Paparo, esponente di una delle famiglie della Ndrangheta di Isola di Capo Rizzuto in provincia di Crotone. Paparo era titolare ed amministratore di diverse società e cooperative che operavano nel ramo della prestazione di lavoro sino alla compravendita immobiliare. Le indagini hanno accertato che il gruppo operava per il riciclaggio di denaro sporco, favoriva latitanti e si era inserito anche nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Durante le indagini sono stati sequestrati immobili, conti correnti e polizze assicurative per un totale di dieci milioni di euro.
«Il gruppo aveva dato il via ad una infiltrazione nel tessuto economico sociale – ha detto il pm Mario Venditti – dove nella logica criminale dell'organizzazione la libera concorrenza non era permessa e qualsiasi contenzioso veniva risolto a suon di minacce, sberle e intimidazioni».
In uno degli episodi di minacce è rimasto coinvolto un direttore di banca residente a Melzo che ha avuto la sfortuna di essere il vicino di casa del reale obiettivo del clan e di avere la sua stessa auto. Il destinatario di quei proiettili era in realtà Giovanni Apollonio, titolare di una cooperativa che era stata chiamata da una grossa catena di supermercati per gestire la logistica. Il clan voleva a tutti i costi entrare in questa gestione. Per infiltrarsi negli affari il gruppo aveva costituito una serie di società che facevano capo a Marcello Paparo, 45 anni. Le imprese operavano nel settore del facchinaggio ma soprattutto in quello del movimento terra. Proprio grazie a queste il gruppo era riuscito ad inserirsi negli appalti della TAV sulla tratta Pioltello - Pozzuolo Martesana ottenendo in subappalto il movimento terra da un'azienda che a sua volta aveva ottenuto l'incarico in subappalto.
«Il sistema per chiamata diretta per eseguire i lavori nei cantieri dell'alta velocità di Cassano d'Adda, Melzo e di centri dell'hinterland milanese – osserva il gip milanese Caterina Interlandi – era egemonizzato dai Nicosia, Arena, Perre e Barbaro. Le indagini hanno offerto la dimostrazione inquietante di come fosse possibile aggirare la normativa antimafia proprio per le “Grandi opere” e come di fatto i lavori di movimento terra fossero controllati dalla 'ndrangheta. La conseguenza del'ingerenza della 'ndrangheta è la disaplicazione delle regole di mercato e dei principi della libera concorrenza».
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