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Di Redazione (del 30/05/2009 @ 09:52:48, in Politica nazionale, linkato 128 volte)
Una grande lezione di politica in questa intervista a Massimo D’Alema realizzata il 27 maggio per repubblica TV da Massimo Giannini. DOMANDA: partiamo dal caso del giorno, la vicenda Noemi. C’è chi dice che è una vicenda esclusivamente privata e c’è invece chi dice la vicenda ha importanti risvolti politici perché chiama in causa i comportamenti e la trasparenza di un importante uomo pubblico.
D’ALEMA: Si tratta di una vicenda con una indubbia rilevanza pubblica. Riguarda una persona cui sono affidate le sorti del Paese, riguarda l’etica condivisa dalla maggioranza degli italiani, riguarda il leader di una destra che non di rado si è presentata come portatrice dei valori tradizionali come la patria e la famiglia.
Voglio ricordare un discorso di Aldo Moro pronunciato dopo il referendum sul divorzio in una Assemblea nazionale della Democrazia Cristiana; Moro espresse più o meno la seguente idea: lo spirito del tempo consiglia noi cristiani più a testimoniare i nostri valori con la forza dell’esempio che a imporli con la forza della legge. Una frase che contiene due straordinari insegnamenti: la laicità dello stato, non si può imporre con la forza della legge un convincimento etico o religioso; l’appello ai cristiani impegnati nella vita pubblica alla coerenza dei comportamenti. Noi siamo oggi di fronte a un desolante rovesciamento. Abbiamo una classe dirigente che con la forza della legge ci vuole imporre come dobbiamo curarci e come dobbiamo morire mentre nei comportamenti offre uno spettacolo degradante che ha poco a che fare co i valori condivisi dalla grande maggioranza degli italiani.
DOMANDA: Crede che il caso Noemi potrà danneggiare Berlusconi in questa tornata elettorale almeno per quanto riguarda l’elettorato cattolico?
D’ALEMA: Non lo so. Non so nemmeno quanto di questa vicenda sia arrivato al grande pubblico perché certamente agisce un pesante condizionamento sul sistema dell’informazione. Posso dire che in questo caso il giornale Repubblica ha svolto un compito importante, sollevando una questione con grande rigore giornalistico. Purtroppo il panorama complessivo dell’informazione, e in particolare l’informazione televisiva è gravato da un pesante censura.
DOMANDA: La CEI, i vescovi italiani, ha assunto una posizione molto indulgente affermando che si tratta di una questione privata e che nessuno deve permettersi di esprimere giudizi. A questo si collega il fatto che sembra che i giudizi espressi dai vescovi italiani vengano utilizzati dal Centrosinistra quando sostengono posizioni favorevoli a questa area politica, mentre vengono giudicati e respinti come intrusione quando esprimono idee contrarie alle opinioni del Centrosinistra.
D’ALEMA: Questo vale per molti aspetti anche per il Centrodestra. Io sono contrario all’uso politico di quello che dice la Chiesa. Penso che la Chiesa italiana sia un elemento importante della società italiana e che giustamente prende la parola per esprimersi su tutto, sui grandi problemi sociali, sui grandi problemi etici. Non ho mai pensato che la Chiesa abbia il dovere di tacere e penso al contrario che è opportuno che la Chiesa parli. Ma penso anche la politica e le istituzioni democratiche devono esprimersi in libertà. Il problema non è che la chiesa parli, ma quando la pressione della Chiesa condiziona decisioni politiche che riguardano la vita umana o le relazioni di coppia perché la legge deve essere uguale per tutti e non è soltanto per i credenti. La laicità dello stato sta qui. Il credente crede nella indissolubilità del matrimonio come sacramento, è una posizione che io rispetto moltissimo, e fra l’altro credo di essere una persona che per la propria famiglia ha più rispetto di diversi cattolici professatisi tali, ma questo appartiene a una sua scelta che deve onorare con la coerenza dei comportamenti, e non pensare di imporlo a tutti per legge. Qui c’è un principio cardine delle nostre democrazie, la libertà della Chiesa di parlare, la necessità di ascoltare questa voce autorevole, ma nello stesso la responsabilità della politica e delle istituzioni.
Certo è poi che molti vescovi italiani non hanno nascosto di guardare con simpatia a questa destra e forse adesso c’è anche un certo imbarazzo da parte del mondo cattolico.
DOMANDA: Parliamo ora del caso Mills. Per quanto riguarda questa questione molti dubbi riguardano il profilo che l’opposizione a assunto rispetto a questa vicenda. Molti vi accusano di essere troppo soft, di non denunciare in piazza con durezza questo populismo di tipo sudamericano, vi chiedono perché non appoggiate il voto di fiducia chiesto da Di Pietro, perché non vi mostrate più decisi e inflessibili. Non crede che le posizioni del suo partito rispetto alla vicenda Mills non riflettano la volontà dei suoi elettori che stanno gridando a gran voce dimissioni?
D’ALEMA: I comportamenti di Berlusconi finiscono per esacerbare una frangia dei nostri elettori e lo capisco. Ci dicono dovete fare di più ma sono appelli il cui contenuto è difficilmente traducibile in atti politici. Io penso che nulla di più significativo si può fare se non battere Berlusconi, isolarlo, riconquistare in consenso della maggioranza degli italiani. E difficilmente si ottiene questo risultato attraverso l’esasperazione di quella parte che sta già contro Berlusconi. Questa è un po’ l’ottica di Di Pietro. Il principale obiettivo di Di Pietro non è battere Berlusconi, è sottrarre la frangia più arrabbiata degli elettori del PD che vorrebbero che noi gridassimo di più che insultassimo di più. Questo ricorda una gag che dice “Me le ha date ma io glie le ho dette”. Che senso ha in questo momento, alla vigilia delle elezioni, provocare un dibattito parlamentare con una mozione di sfiducia. Che cosa si ottiene? Noi andiamo lì, e glie ne diciamo di tutti i colori, ci togliamo una soddisfazione, facciamo contenti il signor tizio e il signor caio nostri elettori, con i quali comunque simpatizzo e condivido i sentimenti. La conclusione di questa cosa è che alla fine la maggioranza compatta vota Berlusconi; i titoli dei giornali il giorno dopo saranno quindi la maggioranza compatta intorno Berlusconi. È una sfida all’OKcorral con un esito già predefinito. Non c’è speranza che lo sceriffo buono vinca. Tutto questo serve solo alla vigilia delle elezioni per offrire una immagine (falsa) di una maggioranza compatta attorno a Berlusconi, è tutta una sceneggiata il cui l'esito finale sulla opinione pubblica è un favore a Berlusconi.
Non c’è alcun dubbio che la sentenza Mills mette in evidenza un modo di gestire i propri affari, un disprezzo della legge, ed è del tutto chiaro che in un Paese civile il solo fatto che il presidente del consiglio abbia delle società offshore, al di là della corruzione, dovrebbe suscitare indignazione. Questo lo diciamo. Ma detto questo, è mia opinione che il cuore della campagna elettorale, nel rapporto con la grande opinione pubblica, non può che essere ciò di cui Berlusconi non si occupa. Ciò che può essere convincente per l’italiano medio, per la maggior parte della popolazione, è il fatto che abbiamo un Presidente del Consiglio che è in gran parte occupato in processi oppure in una vita personale come quella che si intravede nel caso Noemi, anziché occuparsi della crisi economica, della cassa integrazione, del finanziamento delle piccole e medie imprese, della sicurezza degli italiani. E qui il elettorale, è questo punto vero dove spostare il fuoco della campagnacontrasto tra uno affaccendato nelle cose sue e un paese travolto dalla crisi economica, e quello lì dice ma no, non bisogna parlarne, bisogna stare allegri, e infatti lui sta allegro, sta allegrissimo. Quello che colpisce gli italiani, l’italiano medio, un italiano che non alcun giudizio morale nei confronti di Berlusconi, il cittadino qualunque è colpito dal fatto che quello non si occupa dei problemi veri, della perdita del potere d’acquisto dei salari, del fatto che non si arriva a fine mese. È qui che una grande forza d’opposizione lo deve sfidare. Altrimenti ci blocchiamo sul fatto che ci sono quelli che pensano che lui è quel che è..., quelli che pensano che è una vittima. Diventa uno scontro di religione attorno alla persona di Berlusconi, invece di essere un grande confronto sui problemi che riguardano il futuro del Paese. Perché perfino quello che non ha capito bene se Berlusconi ha fatto questo o ha fatto quello, persino quello lì però non è disposto a perdonargli che di fronte alla crisi non si è fatto nulla.
Voglio invitare i nostri elettori a guardare alla possibilità che il Centrosinistra torni in campo come una grande forza di governo alternativa, questa è la chiave per vincere, non gridare di più. Noi abbiamo vinto tutte le volte che abbiamo messo in campo una grande politica e non ci siamo limitati a gridare contro Berlusconi.
DOMANDA: Nonostante tutto quello che è accaduto Berlusconi, mantiene un consenso abbastanza vasto. Lei alcuni giorni fa ha dichiarato che non bisogna cedere allo sconfittismo. In quella sua affermazione quanto c’è di vero e quanto di campagna elettorale.
D’ALEMA: Una delle ragioni per cui posso risultare un po’ ostico, anche a una parte dell’elettorato di sinistra è che io faccio sempre politica, anche in campagna elettorale, perché penso sia un dovere etico non cedere mai alla demagogia. E naturalmente è chiaro che quando uno non si abbandona alla demagogia non liscia il pelo alla folla, può risultare anche ostico, ma è come la medicina, è utile.
Io faccio una analisi del Paese, sulla realtà del Paese, per come è, sulla base di sondaggi pubblici, pubblicati dai giornali. In questo momento un po’ meno della metà dell’elettorato deciso a votare sostiene il governo, è un 47-48%, dell’elettorato che dichiara di voler votare: un altro 47-48% di quelli che dichiarano di voler votare dice che voterà per i partiti dell’opposizione. Quindi l’elettorato che vuole andare a votare e composto da due elettori: uno che sta con il governo e uno che sta contro il governo. Però c’è un terzo elettore che sta a guardare, perché i sondaggi dicono che si pronuncia il 56-57% degli elettori.
La fotografia del Paese dunque non è come dice Berlusconi che gli italiani stanno con lui; come sempre dice delle cose che non sono vere, il più delle volte. Gli italiano sono divisi in tre.
Di fronte al paese reale, che è questo, qual è il compito di una grande forza di opposizione? È una doppia funzione. Trasformare quella metà degli lettori che sono contro Berlusconi in una proposta di governo, perché la somma delle opposizioni non fa una proposta di governo...
DOMANDA: Come l’esperienza ha dimostrato...
D’ALEMA: In qualche caso l’ha fatta, perché l’Ulivo ha funzionato, l’Unione ha funzionato di meno. Questo è il tema politico, qui subentra non l’invettiva, ma la forza della politica. Secondo: questa proposta di governo che dovrebbe unire la parte che è all’opposizione, dovrebbe anche avere la capacità di restituire fiducia e voglia di partecipazione a quella parte degli italiani, e sono moltissimi, che guardano con sfiducia alla politica nel suo insieme. Questo è il problema. È un problema politico, è un problema culturale, non lo si risolve gridando. Lo risolve mettendo in campo una grande politica, una grande progetto per il Paese, come facemmo. Nel 1994 Berlusconi vinse, sembrò si aprisse un ciclo epocale...
DOMANDA: E si è aperto...
D’ALEMA: Ma non è vero. Non è così perché da quel momento in poi si è aperta una sfida. Ha governato il Centrosinistra per sette o otto anni, ha governato lui per sette o otto anni, tutto sommato nel Paese le forze si sono bilanciate, non è vero che Berlusconi ha dilagato.
È vero che questa coalizione di Centro sinistra di tanto in tanto smarrisce la strada. Non ha la forza di una coerenza politico-culturale, è purtroppo talora litigiosa, una somma di personalità, mentre loro offrono questa immagine di compattezza di fronte a un capo, c’è un sovrano con un esercito di cortigiani e di cortigiane che offre una certa immagine di compattezza, ma una qualità di governo molto scadente. Questo è IL problema politico, dovremmo cercare di tornare ad affrontarlo con forza di pensiero, di analisi, di proposta, e capisco che queste sono tutte cose noiose e invece si pensa che l’importante è gridare e dire le parolacce. E invece purtroppo no!
DOMANDA: Qual è il numero giusto di parlamentari in Italia? È vero che il parlamento ostacola il governo?
D’ALEMA: Questo della riduzione del numero dei parlamentari è un gigantesco imbroglio di Berlusconi, si potrebbe definire una manovra diversiva. Perché questo tema è un tema condiviso. L’opposizione ha presentato una proposta di legge, risultato del lavoro della scorsa legislatura, che prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari, che secondo me è una cifra ragionevole. C’è una ipertrofia del ceto politico, abbiamo troppi deputati, troppi consiglieri regionali, troppi consiglieri comunali e questo determina uno scadimento della qualità. Noi abbiamo da tempo proposto di ridurre il numero dei parlamentari di differenziare le funzioni delle Camere, con lo scopo di rendere il parlamento più forte. A questo occorre aggiungere una nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i parlamentari, e non nominati dall’alto come avviene adesso.
Noi siamo impegnati quindi in dibattito che in un paese democratico verrebbe considerato surreale; il capo del governo che pensa di fare una cosa che è la stessa cosa che l’opposizione vuole fare da tempo; allora se la vuole veramente fare la fa, non va a raccogliere le firme. È una pagliacciata, noi siamo costretti a discutere di pagliacciate, che Berlusconi inventa per distrarre l’opinione pubblica dai suoi problemi. Ma si immagina la signora Merkel che se vuol fare una riforma dice raccoglierò le firme per farla, tutti si metterebbero a ridere, mentre invece in Italia anche autorevoli quotidiani commentano “ma che idea interessante”. È sconcertante.
Anche ieri al senato c’è stato il momento della verità. I parlamentari del PD hanno detto che bello che anche Berlusconi vuole ridurre i parlamentari, mettiamo la cosa all’ordine del giorno. È successo che la maggioranza ha votato contro. Quindi noi assistiamo a una doppia pagliacciata. Il capo del governo annuncia che raccoglierà le firme per ridurre il numero dei deputati i suoi parlamentari votano contro in Parlamento. Basterebbe questo per dire noi siamo governati a una comitiva ridicola. Un capo di governo che dice raccoglierò le firme! Questo è populismo, quando anziché risolvere i problemi con le procedure democratiche, li si agita per cercare di suscitare ondate di opinione qualunquista, contro il Parlamento, questo è il populismo, questo modo di fare l’agitatore, il capo popolo, invece di essere un uomo di governo, e alla fine poi per non fare nulla, perché quando dice facciamo quelli gli votano contro.
DOMANDA: Perché non avete fatto la legge sul conflitto d’interessi?
D’ALEMA: È una vicenda lunga e complessa e bisogna raccontarla perché quasi nessuno la racconta. È stato scritto anche un bel libro di Stefano Passigli che racconta tutto.
Noi abbiamo cercato di fare questa legge. Nel 1996, quando nacque il governo Prodi, quel governo avviò la procedura parlamentare per fare la legge. Fu relatore Franco Frattini e la legge fu approvata nella primavera 1998. Era una legge ampiamente condivisa ma totalmente inefficace. Fine 1998 entrò in crisi il governo Prodi e io formai un nuovo governo. Mi posi l’obbiettivo di fare una legge più efficace. Incaricai del compito il senatore Stefano Passigli, un giurista che si occupa di queste cose, che ha una competenza, che conosce la situazione di altri Paesi. Gli feci fare il sottosegretario alla presidenza del consiglio con l’incarico di fare una legge più efficace. La facemmo. Il clima unitario idilliaco si ruppe, ci fu uno scontro parlamentare violentissimo, che però si concluse nel 2000 con l’approvazione da parte del Senato di una legge seria sul conflitto di interessi. Ci furono le elezioni regionali, cadde il governo da me presieduto, mi dimisi e lasciai il campo. Nell’ultimo anno di legislatura il governo di Centrosinistra non portò a termine la legge perché dopo l’approvazione del Senato era necessaria anche l’approvazione della Camera, ritenendo che ci fossero altre priorità, scelta che io rispetto. E quindi noi ci trovammo a fine legislatura con una legge approvata solo a metà, solo al Senato.
Arrivò Berlusconi e si fece una legge lui, lui l’ha fatta ma è una legge che non gli dà molto fastidio. Questa è la storia delle legge sul conflitto d’interesse, e viene attribuita a me la colpa perché nel Centrosinistra tutti hanno dei meriti ma uno solo ha le colpe. Ancora qualche giorno da Di Pietro ha detto d’Alema doveva fare... ma il governo che sbagliò il primo passo era un governo di cui Di Pietro faceva parte. Questo Di Pietro è una figura singolare, sembra sempre che venga dalla Luna.
Detto questo vorrei comunque rassicurare gli elettori: con la legge comunque non avremmo risolto nulla, proprio nulla, perché Berlusconi avrebbe avuto mille modi per aggirarla. Avrebbe, per esempio, donato le sue televisioni ai figli, e a quel punto nessuno avrebbe potuto contestare a un signore i cui figli sono proprietari di televisioni il diritto di fare politica. Non sarebbe cambiato in sostanza nulla e avrebbe detto che i comunisti lo espropriavano del frutto del lavoro della sua vita e probabilmente avrebbe avuto un milione di voti in più.
Io vorrei dire ai nostri elettori che si fanno un cruccio di questa questione, che è giusto fare una legge sul conflitto di interessi ma non ci si può illudere che un fenomeno politico come Silvio Berlusconi, un signore che ha il consenso della metà del Paese, lo contrasti con una leggina secondo la quale quello lì non può più fare il Presidente del Consiglio. È una posizione illusoria. I grandi fenomeni politici si sconfiggono sul piano politico, e non attraverso delle soluzioni che pur essendo necessarie per il Paese non avrebbero risolto in alcun modo il problema Berlusconi. Lui avrebbe potuto cedere le sue televisioni a persone di fiducia e poi svolgere il suo ruolo pubblico. Bisogna liberarsi da questa ossessione che se facevamo una leggina scompariva Berlusconi, perché è una grave ingenuità. L’unico modo è combatterlo politicamente convincendo la maggioranza degli italiani che è possibile avere un altro governo, migliore di quello che Berlusconi garantisce. Non ci sono scorciatoie purtroppo.
DOMANDA: Nomine Rai. C’è stata una grande polemica. Anche voi avete lottizzato, lo possiamo dire...
D’ALEMA: Sì, sì, lottizzato... La RAI è una televisione pubblica che viene governata da amministratori scelti dai partiti. Ma quando questo si somma al fatto che il partito che governa la RAI è il proprietario del principale concorrente, si crea una particolarissima anomalia, si crea una sorta di monopolio comunicativo e la situazione diventa molto più grave di quanto non sia normalmente grave.
Da molto tempo ritengo che ci sia una sola via d’uscita e cioè ridimensionare il servizio pubblico, creando un solo canale pubblico finanziato dal canone e privatizzare in parte la RAI, metterla sul mercato in modo da creare un vero competitore. Questa idea è stata messa in campo da me dieci anni fa ma non è solo Berlusconi a essere ostile a un parziale privatizzazione della RAI, ovviamente perché va contro i suoi interessi, ma purtroppo anche una parte del Centrosinistra che pensa o per ragioni ideologiche che non bisogna ridimensionare il servizio pubblico, o perché comunque finché ci sono tre reti, almeno quando governiamo noi qualcosa si può prendere. Bisognerebbe avere il coraggio di una riforma radicale per creare un mercato concorrenziale perché non è la televisione pubblica che può fare concorrenza a Berlusconi perché c’è il tetto della pubblicità, perché c’è il canone, ma occorre un competitore privato. Tanto è vero che il sorgere del mercato televisivo italiano della pay TV, con Murdoch, suscita tanto allarme in Berlusconi perché se si afferma un competitore privato ci sono problemi.
DOMANDA: Perché la classe operaia o proletaria non vota PD? Berlusconi riesce a tirare fuori l’animal spirit della gente mentre voi non sapete farlo.
D’ALEMA: In parte è vero, questa è la forza del populismo. La debolezza del populismo è che poi non risolve i problemi. Berlusconi parla alle paure, ai sentimenti profondi, evoca spesso gli uomori peggiori della folla, ad esempio il fatto di dire “io impedirò la società multietnica”. Queste affermazioni non hanno però nessun contenuto di governo. La debolezza della destra è che è straordinaria nell’evocare questi umori ma poi non è in grado di governare. Infatti tutte le volte che lui ha vinto le elezioni e poi ha governato, dopo le ha perse.
DOMANDA: Però qui il tema della domanda è le debolezze della Sinistra non quelle della Destra. L’impressione e che voi non riusciate più a parlare neanche alla vostra gente.
D’ALEMA: Se fosse vero noi non saremmo più votati da nessuno, il che non è vero. Noi siamo una grande forza e governiamo in mezza Italia, governiamo città e province, e quindi qualcuno ci vota. Partiamo da questa notizia. Le analisi dicono che i giovani non votano la Sinistra, gli operai non votano la Sinistra e quindi questa metà del Paese che poi vota perché se no non avremmo la maggioranza dei sindaci e delle regioni non si capisce chi sono, saranno dei fantasmi.
Ma il grande vero problema del Centrosinistra è il seguente. Il problema e che noi per potere costruire il consenso delle persone, non fondato sugli animals spirits, ma fondato sull’adesione a un progetto ideale, di valori, ma anche razionale, abbiamo bisogno di un grande partito. Berlusconi, in fondo, può perfino farne a meno. Noi invece abbiamo bisogno di un grande partito. La nostra debolezza è cominciata nel momento in cui il cittadino che ha un problema non trova uno di noi come interlocutore. Il cittadino italiano è una persona semplice, una gran parte degli italiani non leggono i giornali, partecipano alla vita pubblica soltanto attraverso l’informazione televisiva, il paese è fatto così. Ma quel cittadino, che non legge le inchieste di repubblica e non ne sa nulla perché il TG1 non ne parla, una volta usciva di casa e trova una sezione di partito dove poteva discutere con delle persone come risolvere i suoi problemi. Se non c’è più questa dimensione noi rischiamo di parlare soltanto a una opinione pubblica informata, di persone che leggono i giornali, che sanno e che quindi scelgono in modo critico, ma non arriviamo più in profondità, dove noi prima arrivavamo attraverso la forza di grandi organizzazioni sociali, che erano i partiti ma non solo i partiti.
Forse noi abbiamo buttato via come zavorra un po’ troppo presto questa struttura della politica senza la quale noi saremo sempre i più deboli. La soluzione è tornare al radicamento sociale, tornare in mezzo alla gente. In questi giorni di campagna elettorale noi stiamo recuperando, è un dato evidente, perché si sono rimesse in movimento le persone. La campagna elettorale ha creato quella mobilitazione di persone che è la nostra forza vitale. Il cuore del problema e che questo non deve essere solo nei giorni della campagna elettorale; se noi siamo in grado di creare questa partecipazione, questa mobilitazione, come un dato permanente, io credo che anche il rapporto con il popolo tornerà ad essere un rapporto più forte. Questo significa anche avere una grande attenzione ai problemi del popolo, come la retribuzione dei lavoratori, la difesa delle loro conquiste sociali, e questo è anche un problema di programma politico del Centrosinistra. È insomma un problema di legame organizzato con i cittadini.
DOMANDA: Sulla questione delle referendum. Ci sono state posizioni contrastanti nel Centrosinistra, C’è chi dice sia un suicidio votare "Sì" visto che conferisce a Berlusconi che ha già una solida maggioranza una maggioranza ancora più forte.
D’ALEMA: Io non parlo mai del referendum nelle manifestazioni popolari che faccio; e nessuno me ne chiede mai. Non ho trovato un solo cittadino che mi abbia posto una domanda sul referendum. È un tema che interessa un target molto ristretto. Ho scritto un libro sul referendum proprio quando Di Pietro stava raccogliendo le firme per il referendum, mentre adesso fa campagna contro. Io allora dissi attenzione prima di promuovere questo referendum perché al di là delle buone intenzioni non risolve. È abrogativo e perciò non è in grado di darci una nuova legge elettorale. Mutila la legge attuale e quello che ne resta è molto discutibile. Oggi noi siamo di fronte a questo referendum e io sono contrario alla legge elettorale attuale e per coerenza mi sembra giusto votare Sì. Una posizione diversa potrebbe apparire di difesa dell’attuale legge elettorale che è pessima. Tutti diciamo che è pessima. Tuttavia una posizione abrogativa ha senso se si accompagna a una proposta di riforma perché non posso sostenere come riforma qualcosa che non lo è, cioè il residuo del referendum. Il PD dovrebbe proporre una riforma della legge elettorale, e questo darebbe al Sì un significato propositivo. Ho già detto che la riforma elettorale utile al nostro paese sarebbe l’introduzione di un sistema di tipo tedesco, che è fra l’altro una ipotesi condivida dall’UDC, in parte dalla Lega, ed è l’ipotesi che più largamente unisce tutte le forze politiche salvo Berlusconi.
DOMANDA: Sulla questione delle alleanze. Il Pd deve allearsi con l’UDC? Ricordiamo che l’UDC in Sicilia è infestata da persone poco raccomandabili.
D’ALEMA: Il compito del principale partito dell’opposizione è cercare di collaborare con tutte le forze che si oppongono al governo. A partire dai contenuti naturalmente. Osservo che in Parlamento, il più delle volte, nel 90% dei casi, noi votiamo assieme all’UDC, facciamo battaglie comuni su molte questioni importanti. Da qui alle elezioni politiche c’è un po’ di tempo, ma mi sembra persino di dire una ovvietà: il compito del maggior partito all’opposizione è cercare di unire il più possibile le forze che sono all’opposizione. Intanto per contrastare le scelte che riteniamo sbagliate del governo e poi se maturerà un convergenza politica e programmatica anche per stringere alleanze intanto a livello locale. Naturalmente a livello locale ci si allea con i partiti anche sulla base della qualità del personale politico, della correttezza e della trasparenza.
DOMANDA: Quindi la veltroniana autosufficienza è superata per sempre.
D’ALEMA: Non siamo autosufficienti. Se fossimo autosufficienti, cioè avessimo il 51% dei voti potremmo dichiaraci autosufficienti. Non essendolo mi sembra una mossa azzardata che rischia semplicemente di fare il gioco dei nostri avversari.
DOMANDA: La vocazione maggioritaria è stata un errore...
D’ALEMA: La politica ha a che fare con il buon senso. Dovrebbe aver a che fare con il buon senso...
DOMANDA: Come mai Rifondazione è stata espulsa da Veltroni dalla coalizione nonostante avesse appoggiato tutte le decisioni del governo Prodi anche le più impopolari per la propria base?
D’ALEMA: Purtroppo non è vera questa seconda parte. Ho sempre cercato di fare uno sforzo perché la Sinistra fosse unita, nella misura del possibile. Anche nella sfida di governo bisogna dire che Rifondazione in molti casi ha dimostrato di non essere all’altezza di questa sfida.
Ricordo per esempio che il governo Prodi aumentò le pensioni, prese un provvedimento importante, di carattere sociale, siccome però non sembrava abbastanza a Rifondazione organizzarono manifestazioni contro le decisioni del governo. È vero che non votarono contro, però qual è la credibilità di un governo nei confronti del quale una parte della maggioranza organizza le manifestazioni contro? Bisogna rendersi conto che questo eccesso di litigiosità ha purtroppo minato la credibilità del Centrosinistra e ha aperto la strada alla vittoria di Berlusconi.
Se poi noi ci fossimo alleati con Rifondazione avremmo perso lo stesso, e forse anche peggio.
DOMANDA: Allora questo cantiere delle alleanze dopo il voto su quale base si riapre? Si chiude con Di Pietro, si apre con l’UDC, si chiude con Rifondazione e la Sinistra radicale...
D’ALEMA: Impostata così la questione è metodologicamente sbagliata. Non è lecito a nessuno mettersi in modo unilaterale a fare l’elenco dei promossi e dei bocciati. Noi non abbiamo questo compito e sarebbe anche arrogante attribuirselo.
DOMANDA: Non si tratta di promuovere o bocciare si tratta di scegliere...
D’ALEMA: No, non si tratta di scegliere. Noi abbiamo il compito di unire le forze all’opposizione del governo Berlusconi. E questo nella misura più ampia possibile. Il criterio per unire non è quello di fare l’elenco dei buoni o dei cattivi, il criterio è unire queste forze attorno a un progetto credibile per quanto attiene ai contenuti e al progetto politico. Io non ho mai detto che noi non dobbiamo collaborale con Di Pietro, e in molte parti del Paese siamo assieme nelle elezioni amministrative. Io però sono molto critico verso certi comportamenti di Di Pietro, verso l’arrogante aggressività che ha verso il nostro partito, questo continuo gioco allo scavalcamento. Tu non puoi rivolgerti alla maggiore forza dell’opposizione, a un partito che è quattro volte te, e dire firmate la mia mozione. Di Pietro è talmente antiberlusconiano che in certi comportamenti gli somiglia.
DOMANDA: Mi sembra che Franceschini stia facendo un buon lavoro. Non le sembra che il Partito lo lasci un po’ troppo solo?
D’ALEMA: Sì alla prima domanda. No, nel modo più assoluto alla seconda. Io sono un parlamentare del PD, non ho nessuna funzione dirigente, non sono candidato, e sono impegnato nella campagna elettorale come non mai.
DOMANDA: Congresso ad ottobre del PD. Che succede?
D’ALEMA: Si discuterà seriamente di politica. Mi pare la cosa più importante, per affrontare i problemi che ho accennato in questa conversazione. Poi ci saranno candidature...
DOMANDA: E qui casca l’asino... Lei ha detto prima D’Alema impegnato come non mai in campagna elettorale, indubbiamente per sostenere Franceschini in campagna elettorale, ma c’è chi dice D’Alema si candiderà a ottobre per fare il leader del PD.
D’ALEMA: Non rientra nei miei programmi questa prospettiva. Ritengo che prima di lanciarci in una legittima competizione per le persone noi dobbiamo avviare una seria discussione politica, perché il fondamento è lì. Noi non siamo in un momento in cui dobbiamo scegliere il candidato che si opporrà a Berlusconi. È un problema che verrà tra qualche anno. Noi dobbiamo rilanciare il progetto del PD si basi culturali, mi permetto di insistere su questo aggettivo, e anche pratiche, cioè organizzative, più robuste. Perché questo progetto, che è fondamentale per l’avvenire del Paese, è partito in modo più incerto, quindi bisogna fare questa discussione seria e certamente dobbiamo anche ricostituire un gruppo dirigente, reale. C’è una certa discrasia tra il gruppo dirigente percepito come tale dalla società italiana e quello che invece effettivamente lo è. Questo secondo me non funziona.
DOMANDA: Appoggerà Bersani?
D’ALEMA: Ho molto apprezzato il venire in campo di Bersani anche perché noi non potevamo dare il alcun modo la sensazione che la Sinistra italiana, la sua storia, le personalità che più la rappresentano in questo partito si mettono in disparte. Questo impoverirebbe la forza elettorale del PD. In questo partito la presenza di Bersani ha un grande significato. Bersani ha assunto la leadership politica di una parte di questo partito. Io guardo con molto rispetto, ma i congressi si fanno durante le stagioni congressuali. I partiti che fanno i congressi in campagna elettorale rischiano di fare male sia il compresso sia la campagna. Adesso noi ci battiamo per un risultato che mantenga aperta un prospettiva per il Paese. Bisogna arginare quest’uomo che si ritiene al di sopra della legge, della morale e che non è capace di governare il Paese, perché bisogna che sia in campo una alternativa possibile. E dopo si vedrà, discuteremo, vedremo come sono disposte le forze in campo, vedremo quali sono i grandi problemi che abbiamo di fonte, con spirito di autonomia non ci faremo dettare dai giornali né le linee né le leadership perché non è mestiere loro e lo fanno male.
Noi abbiamo le energie per risolvere i nostri problemi.
Di Redazione (del 29/05/2009 @ 06:00:00, in Politica locale, linkato 577 volte)
di David Arboit
«Ho ribadito al Prefetto che ritengo assolutamente improbabili condizionamenti della nostra azione amministrativa da parte della criminalità organizzata». Con queste parole molto chiare e direi anche molto precise Loris Cereda – il 22 maggio – commenta la vicenda degli arresti del 19 maggio, la questione dell’amicizia fra il Consigliere Luigi Iocca e Antonio Pangallo, e l’autosospensione – 21 maggio – del Consigliere (vedi www.giornalelibero.com).
A chi cerca di argomentare in un suo scritto che ci troviamo di fronte a un fatto di grande gravità, a una perquisizione, e che forse occorrerebbe maggiore prudenza dice «Nemmeno un piccolo, piccolissimo riferimento ad un dettaglio che Maiorano giudica insignificante: gli inquirenti hanno dichiarato che Iocca è estraneo ai fatti attribuitigli». (Vedi blog comunale).
A chi gli richiama la lettura dei giornali per sottolineare ancora una volta la gravità della situazione risponde «E poi, dato che la posizione del Consigliere del PDL è risultata estranea all'operazione, non sarebbe il caso di capire bene a cosa fa riferimento il Dr. Messina prima di trarre giudizi sommari?». Riaffermando insomma le sue incrollabili certezze invita a una più approfondita interpretazione delle parole del capo della mobile di Milano (Messina) parole quindi che a lui evidentemente sembrano allusive, un rompicapo indecifrabile, quasi enigmatiche se non tremendamente oscure. (Vedi blog comunale).
A chi osa contraddirlo e persevera a esercitare il suo spirito critico gettando l’ombra del dubbio sulle certezze del signor Cereda grida a piena voce «Purtroppo lei sta dalla parte di chi a Buccinasco usa insulto e bugia con precisione chirurgica per demonizzare l'avversario politico».
Ma su questa serie di certezze proprio lui, il signor Cereda, in segreto, fuori dai clamori, dalle urla e dagli insulti della campagna elettorale, lui stesso getta l’ombra pesantissima di un dubbio. La getta con un fatto, non a parole, la getta con una delibera di Giunta. Leggiamola insieme, depurata degli orpelli formali (la trovate comunque integrale in fondo alla pagina).
Su proposta del Sindaco
Preso atto delle dichiarazioni rese in tale circostanza dal Capo della Mobile Francesco Messina, secondo cui dalle indagini svolte e dagli elementi informativi acquisiti dagli organi inquirenti è emersa l'ipotesi della sussistenza di un possibile collegamento – ancora oggetto di indagine e di verifica - tra un esponente della organizzazione criminosa sgominata dalle forze dell'ordine nel corso della succitata operazione e alcuni politici locali di Buccinasco;
Considerato che le notizie divulgate hanno destato clamore e preoccupazione per i possibili risvolti legati all'attività amministrativa e politica;
Ritenuta la necessità, d'intesa con la Prefettura di Milano, di adottare tutte le azioni necessarie, di quelle previste dalle normative vigenti, in conformità a quanto disposto dal TUEL, al fine di rendere più chiara e trasparente la continuità dell'attività amministrativa e di garantire la legittima prosecuzione dell'azione amministrativa;
Ritenuto, a tal fine, di provvedere alla nomina di un legale che assista il Comune negli sviluppi delle indagini investigative in corso e tuteli lo stesso a salvaguardia della trasparenza dell'azione amministrativa dell'Ente e del buon andamento della gestione comunale di Buccinasco affinché venga, altresì, preservata l'onorabilità del buon nome del Comune stesso;
Visto l'art. 48 del D.Lgs. 18.8.2000, n. 267;
Visti, altresì, gli allegati pareri di regolarità tecnica e di regolarità contabile resi ai sensi dell'art. 49 del D.Lgs. n. 267/2000;
Con voti unanimi favorevoli espressi in modo palese
2) di prendere atto che le indagini investigative nei confronti dell'organizzazione criminosa sgominata dalle forze dell'ordine sono ancora in corso;
3) di intraprendere tutte le iniziative legali volte a tutelare l'Amministrazione comunale di Buccinasco, stante la delicata situazione che la vede coinvolta, anche in rapporto agli organi gerarchicamente sovraordinati al controllo del Comune stesso;
4) di provvedere alla nomina di un legale che assista il Comune negli sviluppi delle indagini investigative in corso e tuteli lo stesso a salvaguardia della trasparenza dell'azione amministrativa dell'Ente e del buon andamento della gestione comunale di Buccinasco affinché venga, altresì, preservata l'onorabilità del buon nome del Comune stesso;
5) di demandare al Direttore Generale l'individuazione del predetto legale nonché l'adozione di ogni atto gestionale attuativo della presente deliberazione per il conferimento dell'incarico in argomento e per l'assunzione del relativo impegno di spesa;
6) di autorizzare il Sindaco a sottoscrivere la procura ad litem in favore del legale che verrà incaricato. Quindi, considerata l'urgenza di intraprendere tutte le azioni utili a difesa del Comune con voti unanimi favorevoli espressi in modo palese
di dichiarare il presente atto immediatamente esecutivo ai sensi dell'art. 134, comma 4 del D.Lgs. 18.8.2000, n. 267.
Documentazione:
La delibera
«Ho ribadito al Prefetto che ritengo assolutamente improbabili condizionamenti della nostra azione amministrativa da parte della criminalità organizzata». Con queste parole molto chiare e direi anche molto precise Loris Cereda – il 22 maggio – commenta la vicenda degli arresti del 19 maggio, la questione dell’amicizia fra il Consigliere Luigi Iocca e Antonio Pangallo, e l’autosospensione – 21 maggio – del Consigliere (vedi www.giornalelibero.com).
A chi cerca di argomentare in un suo scritto che ci troviamo di fronte a un fatto di grande gravità, a una perquisizione, e che forse occorrerebbe maggiore prudenza dice «Nemmeno un piccolo, piccolissimo riferimento ad un dettaglio che Maiorano giudica insignificante: gli inquirenti hanno dichiarato che Iocca è estraneo ai fatti attribuitigli». (Vedi blog comunale).
A chi gli richiama la lettura dei giornali per sottolineare ancora una volta la gravità della situazione risponde «E poi, dato che la posizione del Consigliere del PDL è risultata estranea all'operazione, non sarebbe il caso di capire bene a cosa fa riferimento il Dr. Messina prima di trarre giudizi sommari?». Riaffermando insomma le sue incrollabili certezze invita a una più approfondita interpretazione delle parole del capo della mobile di Milano (Messina) parole quindi che a lui evidentemente sembrano allusive, un rompicapo indecifrabile, quasi enigmatiche se non tremendamente oscure. (Vedi blog comunale).
A chi osa contraddirlo e persevera a esercitare il suo spirito critico gettando l’ombra del dubbio sulle certezze del signor Cereda grida a piena voce «Purtroppo lei sta dalla parte di chi a Buccinasco usa insulto e bugia con precisione chirurgica per demonizzare l'avversario politico».
Ma su questa serie di certezze proprio lui, il signor Cereda, in segreto, fuori dai clamori, dalle urla e dagli insulti della campagna elettorale, lui stesso getta l’ombra pesantissima di un dubbio. La getta con un fatto, non a parole, la getta con una delibera di Giunta. Leggiamola insieme, depurata degli orpelli formali (la trovate comunque integrale in fondo alla pagina).
Su proposta del Sindaco
LA GIUNTA COMUNALE
Premesso che in data 20 maggio 2009 l'Amministrazione Comunale di Buccinasco ha appreso dagli organi di stampa e da alcuni articoli di quotidiani, che si allegano al presente atto, notizie di una vasta operazione di polizia effettuata dalla Squadra Mobile di Milano in diverse località della Lombardia e nell'hinterland milanese; Preso atto delle dichiarazioni rese in tale circostanza dal Capo della Mobile Francesco Messina, secondo cui dalle indagini svolte e dagli elementi informativi acquisiti dagli organi inquirenti è emersa l'ipotesi della sussistenza di un possibile collegamento – ancora oggetto di indagine e di verifica - tra un esponente della organizzazione criminosa sgominata dalle forze dell'ordine nel corso della succitata operazione e alcuni politici locali di Buccinasco;
Considerato che le notizie divulgate hanno destato clamore e preoccupazione per i possibili risvolti legati all'attività amministrativa e politica;
Ritenuta la necessità, d'intesa con la Prefettura di Milano, di adottare tutte le azioni necessarie, di quelle previste dalle normative vigenti, in conformità a quanto disposto dal TUEL, al fine di rendere più chiara e trasparente la continuità dell'attività amministrativa e di garantire la legittima prosecuzione dell'azione amministrativa;
Ritenuto, a tal fine, di provvedere alla nomina di un legale che assista il Comune negli sviluppi delle indagini investigative in corso e tuteli lo stesso a salvaguardia della trasparenza dell'azione amministrativa dell'Ente e del buon andamento della gestione comunale di Buccinasco affinché venga, altresì, preservata l'onorabilità del buon nome del Comune stesso;
Visto l'art. 48 del D.Lgs. 18.8.2000, n. 267;
Visti, altresì, gli allegati pareri di regolarità tecnica e di regolarità contabile resi ai sensi dell'art. 49 del D.Lgs. n. 267/2000;
Con voti unanimi favorevoli espressi in modo palese
DELIBERA
1) di prendere atto delle notizie divulgate dagli organi di stampa negli articoli allegati al presente atto, in ordine alla vasta operazione di polizia effettuata in data 20 maggio 2009 [data errata, l’operazione si è svolta all’alba del 19 maggio] dalla Squadra Mobile di Milano in diverse località della Lombardia e nell'hinterland milanese, che vedrebbe coinvolti alcuni politici [Perché alcuni? È uno solo] locali di Buccinasco; 2) di prendere atto che le indagini investigative nei confronti dell'organizzazione criminosa sgominata dalle forze dell'ordine sono ancora in corso;
3) di intraprendere tutte le iniziative legali volte a tutelare l'Amministrazione comunale di Buccinasco, stante la delicata situazione che la vede coinvolta, anche in rapporto agli organi gerarchicamente sovraordinati al controllo del Comune stesso;
4) di provvedere alla nomina di un legale che assista il Comune negli sviluppi delle indagini investigative in corso e tuteli lo stesso a salvaguardia della trasparenza dell'azione amministrativa dell'Ente e del buon andamento della gestione comunale di Buccinasco affinché venga, altresì, preservata l'onorabilità del buon nome del Comune stesso;
5) di demandare al Direttore Generale l'individuazione del predetto legale nonché l'adozione di ogni atto gestionale attuativo della presente deliberazione per il conferimento dell'incarico in argomento e per l'assunzione del relativo impegno di spesa;
6) di autorizzare il Sindaco a sottoscrivere la procura ad litem in favore del legale che verrà incaricato. Quindi, considerata l'urgenza di intraprendere tutte le azioni utili a difesa del Comune con voti unanimi favorevoli espressi in modo palese
DELIBERA
di dichiarare il presente atto immediatamente esecutivo ai sensi dell'art. 134, comma 4 del D.Lgs. 18.8.2000, n. 267.
Documentazione:
La delibera
Di Redazione (del 28/05/2009 @ 14:56:50, in Politica locale, linkato 184 volte)
di David ArboitRimango allibito. Leggo sul quotidiano La Stampa di oggi che si può essere razzisti già all’asilo; il titolo dell’articolo è: Baby-razzisti crescono fin dall’asilo.
Dove accade questo? Che domande, ma in Lombardia naturalmente, nella patria della Lega Nord.
Leggo l’articolo e la rabbia cresce. «Alessia Tedesco, formatrice e referente degli operatori di Telefono Azzurro, che spiega: “Ancora non rientrano nelle statistiche, ma ultimamente, purtroppo, li riscontriamo spesso. Le segnalazioni che abbiamo ricevuto, fino ad oggi, riguardavano soprattutto insulti. Nelle regioni del Nord appellativi come ‘sporco negro’ vengono usati dai bimbi dell'asilo e delle elementari con eccessiva naturalezza” ».
Penso ai genitori di questi piccoli razzisti e penso che ho voglia di prenderli a sberle (i genitori naturalmente). Penso a quelli che, avendo responsabilità istituzionali nel nostro Paese, coltivano e fanno crescere questa cultura razzista, sordi a ogni richiamo, anche a quello di una Chiesa a cui dicono di essere appartenenti. Penso ai cattolici che tollerano di avere razzisti nella compagine di governo.
Poi penso a come il nostro Primo ministro tratta e concepisce le donne.
E infine mi viene in mente una delle donne del Presidente del Consiglio, il ministro Mara Carfagna; la notizia che la riguarda è di ieri ed è la seguente: Associazioni e opposizione all'attacco del ministro Mara Carfagna, dopo che Arcigay ha denunciato che sul sito del dicastero per le Pari Opportunità, dall'elenco dei gruppi particolarmente soggetti a discriminazioni, è stato cancellato quello delle persone omosessuali e trans, e che è scomparsa anche la Commissione contro le discriminazioni lgbt, istituita dal precedente ministro, Barbara Pollastrini.
Concludo: 1) il negro; 2) le donne; 3) gli omosessuali. Domando: ma dove siamo, ma quando siamo? Siamo nel 2009? Oppure siamo ritornati indietro al 1939, settant’anni fa?
Qui di seguito l'articolo de La Stampa:
Baby-razzisti crescono fin dall'asilo
Di Redazione (del 27/05/2009 @ 09:24:43, in Politica locale, linkato 244 volte)
Il Gruppo del Partito Democratico del Comune di Milano ha promosso, anche grazie alla collaborazione di volontari del PD e dei Giovani Democratici, una consultazione riguardante l’EXPO del 2015.
4288 milanesi hanno detto la loro (la somministrazione è avvenuta on-line e attraverso alcuni gazebo) nei giorni del Salone del Mobile e nelle settimane successive.
Sette domande, quanto quelle annunciate dal Sindaco Moratti rispetto alla consultazione che poi non si è mai verificata, per “tastare” il polso dei cittadini milanesi verso l’Esposizione del 2015.
Il quadro che si evidenzia – e ci teniamo a dire che non hanno risposto i nostri “militanti”, poiché il sondaggio avveniva per “strada” - è davvero preoccupante.
EXPO perde infatti di credibilità ed aumenta l’incertezza.
L’unica cosa che emerge in modo nitido è il profondo disagio verso tredici mesi vissuti attraverso gli scontri di potere.
In particolare alla domanda sul giudizio dato alla gestione dell’EXPO si sono detti soddisfatti solo il 3,2% degli “intervistati”.
Il 44.6% non riesce a farsi un’idea precisa – al contrario di quanto avveniva un anno fa – su EXPO, se esso serva o meno. E’ un segnale inquietante, perché si riscontra una preoccupante “fuga” dal 2015.
Infrastrutture, verde e casa, soprattutto per i giovani, questo è quel che la maggioranza dei consultati si augura che venga lasciato in eredità a Milano.
Il 25,4% dei cittadini ritengono che il tema dell’EXPO riguardi il “risparmio energetico”. La confusione “tematica” è illuminante, poiché probabilmente riflette più un auspicio sulle caratteristiche dell’appuntamento – la sostenibilità ambientale come cifra complessiva dell’evento come sosteneva la stessa Letizia Moratti un tempo – che altro.
Solo il 19,9% dei consultati ritiene che oggi Milano sia pronta all’evento (più di due terzi dei quali subordinano la cosa all’”arrivo dei soldi”).
Non c’è alcuna idea precisa su cosa possa essere l’area EXPO dopo il 2015 – ben il 42% degli intervistati non riesce proprio ad intervenire sul merito nemmeno sul piano dei desiderata.
La bocciatura al doppio incarico con doppia retribuzione dell’onorevole Lucio Stanca è infine totale: solo il 4% dei consultati ritiene che possa continuare a fare il parlamentare.
DOCUMENTAZIONE
I risultati del sondaggio
Le risorse finanziare dell'EXPO
L'ultimatum della Bie
L'aultimatum di Formigoni
L'onorevole Stanca fa finta di non vedere
4288 milanesi hanno detto la loro (la somministrazione è avvenuta on-line e attraverso alcuni gazebo) nei giorni del Salone del Mobile e nelle settimane successive.
Sette domande, quanto quelle annunciate dal Sindaco Moratti rispetto alla consultazione che poi non si è mai verificata, per “tastare” il polso dei cittadini milanesi verso l’Esposizione del 2015.
Il quadro che si evidenzia – e ci teniamo a dire che non hanno risposto i nostri “militanti”, poiché il sondaggio avveniva per “strada” - è davvero preoccupante.
EXPO perde infatti di credibilità ed aumenta l’incertezza.
L’unica cosa che emerge in modo nitido è il profondo disagio verso tredici mesi vissuti attraverso gli scontri di potere.
In particolare alla domanda sul giudizio dato alla gestione dell’EXPO si sono detti soddisfatti solo il 3,2% degli “intervistati”.
Il 44.6% non riesce a farsi un’idea precisa – al contrario di quanto avveniva un anno fa – su EXPO, se esso serva o meno. E’ un segnale inquietante, perché si riscontra una preoccupante “fuga” dal 2015.
Infrastrutture, verde e casa, soprattutto per i giovani, questo è quel che la maggioranza dei consultati si augura che venga lasciato in eredità a Milano.
Il 25,4% dei cittadini ritengono che il tema dell’EXPO riguardi il “risparmio energetico”. La confusione “tematica” è illuminante, poiché probabilmente riflette più un auspicio sulle caratteristiche dell’appuntamento – la sostenibilità ambientale come cifra complessiva dell’evento come sosteneva la stessa Letizia Moratti un tempo – che altro.
Solo il 19,9% dei consultati ritiene che oggi Milano sia pronta all’evento (più di due terzi dei quali subordinano la cosa all’”arrivo dei soldi”).
Non c’è alcuna idea precisa su cosa possa essere l’area EXPO dopo il 2015 – ben il 42% degli intervistati non riesce proprio ad intervenire sul merito nemmeno sul piano dei desiderata.
La bocciatura al doppio incarico con doppia retribuzione dell’onorevole Lucio Stanca è infine totale: solo il 4% dei consultati ritiene che possa continuare a fare il parlamentare.
DOCUMENTAZIONE
I risultati del sondaggio
Le risorse finanziare dell'EXPO
L'ultimatum della Bie
L'aultimatum di Formigoni
L'onorevole Stanca fa finta di non vedere
Di Redazione (del 26/05/2009 @ 16:40:20, in Politica locale, linkato 130 volte)
di Pierfrancesco Majorino www.affaritaliani.it
Parliamoci chiaro: Letizia Moratti ha fatto una gran bella figura ad Anno Zero. E' riuscita, dopo mesi nei quali continuava ad inciampare nei suoi stessi errori, a dare di sé e delle cose che sta realizzando, un'ottima immagine. Peccato che lo ha fatto raccontando un sacco di bugie e distorcendo sistematicamente la realtà.
In studio le sue "controparti" erano leaders nazionali sperimentati, gente, come Bersani e Di Pietro, che svolge una funzione di grande rilievo. Probabilmente, però, grandi figure del centrosinistra (nelle sue diverse declinazioni) con la testa un po' troppo e inevitabilmente a Roma, alle questioni più “generali” del Paese.
Così il contraddittorio si è realizzato in modo parziale. E sono stati elusi i grandi temi che mettono in discussione l'EXPO che avevamo immaginato, un grande evento a cui crediamo.
Dalla questione dei soldi per le infrastrutture che mancano al tema della fragilità del Bilancio del Comune segnato dalle vicende dei Derivati e dai rilievi della Corte dei Conti , dalla totale incognita riguardante il destino del sito (il Sindaco ha di nuovo fatto riferimento al centro per l’innovazione come lascito di EXPO, peccato che in queste ore sta discutendo con alcuni di ben altre ipotesi), dal tema cruciale dell’accordo di programma riguardante l’area indicata – e quindi rispetto a quanto rimarrà o meno in mano pubblica dopo il 2015 – al (mancato) coinvolgimento del Terzo Settore milanese, dalle non rassegnate dimissioni dell’onorevole Stanca – presente e saggiamente silente sul punto -ai conflitti di interesse del Presidente Bracco: di tutto ciò si è discusso poco e rispetto alla questione della Commissione Antimafia si sono fornite ricostruzioni assolutamente errate della realtà.
Poi ci sono state alcune perle: il verde raddoppiato a Milano (ah sì ? ma si può sapere dove, come, quando ?) o l’impatto ambientale di alcuni provvedimenti (cioè?).
In altre parole non c’è stato quel confronto pubblico che invochiamo da tempo. Anno Zero, il merito di porre al centro del dibattito nazionale alcune questioni “milanesi” lo ha avuto (particolarmente forti, ad esempio, i servizi, le inchieste), ma non è stato, ripeto forse un po’ inevitabilmente anche grazie alle scelte dei partiti nazionali che preferiscono farsi rappresentare da volti rassicuranti e “globali” e non da noi, artigiani locali della politica, il luogo per un chiaro e sereno “scontro” delle idee tra punti di vista diversi.
Ecco allora che al Sindaco lancio una proposta: accetti la sfida. Si confronti in diretta tv con i consiglieri dell’opposizione. Porti i suoi esperti, noi porteremo i nostri. E dunque si misuri su di un terreno che non sia quello della demolizione sistematica della verità.
Di Redazione (del 26/05/2009 @ 13:41:17, in Politica locale, linkato 205 volte)
di Lorenzo Frigeriowww.liberainformazione.org
“La stangata”: chi non si ricorda il celebre film con protagonisti Paul Newman e Robert Redford? Da ieri questo è anche il nome attribuito all’ultima operazione della Squadra Mobile di Milano che ha portato alla luce un ingegnoso sistema che la ‘ndrangheta aveva escogitato per truffare le banche. Il sistema architettato era davvero geniale e, in tempo di crisi economica quale quella che stiamo vivendo, ancor più remunerativo se possibile.
Una banda, collegata in modo organico alla potente cosca dei Barbaro-Papalia della ‘ndrangheta, si era specializzata in una serie di truffe organizzate ai danni di alcune filiali di Unicredit, indotte fraudolentemente alla concessione di mutui per la casa a prestanome di comodo, mutui gonfiati ad arte e le cui somme erogate finivano direttamente nelle tasche dei mafiosi. Grazie a questo sistema si stima che l’organizzazione mafiosa abbia lucrato qualcosa come oltre 800mila euro in un solo anno.
Ieri mattina gli uomini della Squadra Mobile hanno fatto scattare le manette per otto persone, mentre altre sette sono finiti agli arresti domiciliari: i reati contestati sono associazione per delinquere e truffa e le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip Gaetano Brusa dietro richiesta del pubblico ministero Lucilla Tontodonati della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. A capo del sodalizio criminale c’era Giuseppe Pangallo, un 29enne di Platì (RC), ritenuto dagli inquirenti elemento di punta del clan facente capo alle famiglie dei Barbaro e dei Papalia, storicamente insediate nell’hinterland di Milano. Pangallo, infatti, arrestato alcuni anni fa per traffico di sostanze stupefacenti, ha uno stato di famiglia davvero importante, in quanto è genero di Rocco Papalia e cognato di Salvatore Barbaro, da anni leader incontrastato della ‘ndrina che opera tra Buccinasco e Corsico, due centri della periferia sud ovest di Milano.
Dalla ricostruzione operata nel corso delle indagini, la prima fase della truffa consisteva nel reperire immobili in vendita soprattutto nel lecchese e nell’hinterland di Milano, il cui valore di mercato veniva gonfiato in modo spropositato grazie all’intervento di alcune perizie compiacenti e ben remunerate ovviamente. A quel punto, i prestanome venivano accompagnati agli sportelli di società finanziarie o presso le filiali della banca Unicredit, dove oltre alla perizia falsa venivano fatte valere importanti credenziali di solvibilità, a partire dall’interessata presentazione offerta da alcuni imprenditori coinvolti a pieno titolo nel sistema fraudolento. Il finanziamento per l’acquisto quindi veniva concesso per un importo ben più rilevante di quanto poi sarebbe stato pagato in realtà l’immobile individuato. A titolo di esempio, si pensi ad un immobile, il cui valore era di circa 30.000 euro, così come risultante dal rogito, per cui si arrivava ad avere anche un mutuo finanziato per oltre 200.000 euro.
Il vantaggio della complessa operazione per le cosche è del tutto evidente: denaro contante e in quantità rilevante, proveniente da una fonte del tutto pulita, pronto ad essere investito in altre operazioni di riciclaggio. La truffa si perfezionava definitivamente, quando, successivamente i prestanome, che risultavano essere dipendenti di aziende inserite nel circuito della truffa, venivano licenziati e per far fronte al mutuo contratto veniva chiamata a subentrare l’assicurazione. Il meccanismo funzionava soprattutto perché ad essere coinvolti erano professionisti che mai si sarebbe pensato potessero essere collegati alle cosche.
Due Srl direttamente collegata alla banda guidata da Pangallo sono state sottoposte a sequestro preventivo, unitamente ad alcuni immobili acquistati nel corso della truffa in provincia di Lecco.
“È un fenomeno delittuoso nuovo” – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – che sarebbe frutto di una “più raffinata visione criminale e della necessità delle storiche famiglie mafiose” di far cassa in tempi rapidi e “con modalità più tecniche e meno cruente”.
Una vera e propria associazione criminale composta da “colletti bianchi” direttamente al servizio di una cosca di alto lignaggio, quale è quella riconducibile ai Barbaro e ai Papalia, tramite Pangallo.
Tra questi segnaliamo un imprenditore edile, Piergiuseppe Bari, 39 anni di Milano; un commercialista, Giovanni Tonarelli, 43 anni di nazionalità svizzera. Erano loro che preparavano le false credenziali per i prestanome a cui dovevano essere intestati i mutui. Altri elementi cardine dell’organizzazione erano Matteo Comisso, 26 anni di Casorate Primo (PV), considerato il braccio destro di Pangallo; Roberto Maroni, 39 anni di Lecco, definito dal Gip Brusa il “regista burocratico” delle operazioni fraudolente e, infine il cassiere della banda, Enzo Trevisan, 45enne di Milano. Tutti costoro sono finiti in carcere insieme a Salvatore Gianninò, 48 anni di Ramacca (CT) e Tiziano Monti, 45enne di Milano.
Le truffe si avvalevano necessariamente delle perizie gonfiate del 29enne professionista lecchese Andrea Melesi. Con lui agli arresti domiciliari sono finite altre sei persone: Emanuele Mancia, 35 anni di Saronno (Varese), Gennaro Speria, 27enne di Napoli, Amedeo Lasco, 36 anni, Paolo Fucarino (25), Gianluca Petazzi (53) e Ettore Andreoni (46), questi ultimi quattro tutti di Milano.
L’inchiesta di per sé importante, in quanto rivelatrice della capacità inquinante delle mafie ha messo in luce anche alcune relazioni pericolose tra Pangallo ed esponenti del mondo politico in una realtà già finita alla ribalta delle cronache, non solo giudiziarie, come la “Platì del Nord”: stiamo parlando di Buccinasco, importante centro dell’hinterland milanese. Infatti, risulterebbero agli inquirenti “stretti rapporti di conoscenza e frequentazione”tra il Pangallo stesso e il capogruppo consiliare del Pdl Luigi Iocca, rapporti su cui sarebbero in corso degli accertamenti mirati, vista l’estrema delicatezza della questione che viene a intrecciarsi con le ultime settimane di campagna elettorale.
Nel corso della conferenza stampa Francesco Messina, capo della Mobile, ha dichiarato che sono indagini condotte “nell'interesse degli indagati e dell'intera collettività, perché sappiamo che il primo obiettivo della 'ndrangheta è proprio l'infiltrazione del tessuto politico amministrativo”. Dal canto suo Iocca ha rilasciato questo suo commento alle indiscrezioni emerse ieri:“Innanzitutto esprimo soddisfazione nel leggere quanto riportato durante la conferenza stampa tenutasi questa mattinapresso la Questura di Milano in cui gli inquirenti hanno specificato che: “...il politico, conoscente del capo del sodalizio non è tuttavia risultato coinvolto nell'organizzazione”.
Si tratta dell'ennesima dimostrazione dell'assoluta estraneità del sottoscritto rispetto alle operazioni condotte dalle autorità inquirenti in relazione ai fatti oggetto di indagine. Ho già incontrato il Sindaco ed i colleghi della maggioranza i quali mi hanno espresso la loro totale fiducia”.
Un commento a dir poco sibillino, in quanto sembrerebbe essere una dichiarazione utile più a fugare i dubbi sul presunto coinvolgimento nell’associazione sgominata dalla Mobile che piuttosto a smentire i rapporti di conoscenza con il Pangallo sui quali si starebbe indagando proprio in queste ultime ore.
Di Redazione (del 25/05/2009 @ 16:00:37, in Politica locale, linkato 140 volte)
di Giambattista Maiorano
… La politica va a farsi friggere! Preferisco non commentare più di tanto. L’immagine si commenta da sola. Non è l’uomo o il Sindaco Cereda a smenarci e, meno che mai, il sottoscritto. Purtroppo è l’Istituzione che rappresenta che finisce male quando tutto è possibile, e non si è in grado di porre limiti al comportamento. Se questo è però il clima: avanti miei prodi …!
Già che ci siamo un paio di considerazioni sugli eventi di questi ultimi giorni.
Sconcerta che nel sito comunale non c’è traccia di quanto giornali e telegiornali hanno riportato sul caso Luigi Iocca. Con tutto il rumore pare non sia successo nulla. Solo dichiarazioni ad agenzie giornalistiche locali e su facebook contro l’opposizione che, come brutto avvoltoio, strumentalizza la vicenda. Nessuna intenzione di strumentalizzare niente e nessuno. Se avessimo scelto questa strada avremmo tranquillamente potuto imitare il comportamento dei consiglieri provinciali del PDL che hanno volantinato il documento della Procura della Repubblica, a firma di Ferdinando Pomarici, trasmesso in data 27 novembre 2007 alla Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Obiettivo di tale sceneggiata l’assessore provinciale Bruna Brembilla.
Responsabilmente abbiamo rifiutato di dare vita a una replica di questa farsa e responsabilmente abbiamo mantenuto riservato il documento, per altro già nelle mani del Sindaco Cereda ancor prima che ne potessimo disporre una copia.
Per dare voce alla preoccupazione dei cittadini (circolavano voci di ogni genere), nell’ultimo Consiglio comunale l’opposizione ha presentato un ordine del giorno sulla questione, parlando genericamente di “un consigliere comunale” senza fare alcun nome e senza voler mettere croci addosso a nessuno. E nello stesso tempo ha avanzato a tutto il Consiglio la pacatissima e ragionevolissima proposta di sottoscrivere una lettera destinata al Prefetto, alla Procura della Repubblica e. alla Commissione Antimafia nella quale si chiedevano chiarimenti. Questo perché i cittadini devono sapere, hanno diritto alla verità.
La maggioranza ha rifiutato di condividere questa semplice richiesta di maggiori informazioni, una richiesta di chiarezza e di verità. Un grave errore, si poteva tranquillamente fare. L’opposizione ha comunque inoltrato la lettera, e quello che è accaduto dopo dimostra che le preoccupazioni non erano infondate.
Poi accade un fatto nuovo: alcuni arresti e una perquisizione. È normale una perquisizione? Magistratura e polizia distribuiscono abitualmente perquisizioni qua e là, senza particolare riguardo, come se fossero il tradizionale e normalissimo “favorisca patente e libretto per favore?”. C’è credibilmente da ritenere che la perquisizione in casa Iocca della polizia di Stato alle prime luci del mattino siano legate ai fatti descritti nel documento Pomarici. Fatti che giustamente, ha sottolineato il capo della mobile milanese, dr. Francesco Messina, dovranno essere attentamente valutati e approfonditi perché sia possibile attribuire specifiche responsabilità a Luigi Iocca su elementi che abbiamo tutti il dovere di ritenere allo stato presunti.
La richiesta di autosospensione, prontamente presentata dall’opposizione, richiamandosi per altro all’invito già formulato in occasione sempre dell’ultimo Consiglio Comunale per quanto in forma generica, non è altro che un segno di attenzione nei confronti dell’istituzione comunale. Non ho alcuna difficoltà a riconoscere che lo stesso Luigi Iocca ha avvertito l’esigenza di dichiararla in attesa di un chiarimento che annulli le ombre addensate sul suo capo e non posso che augurarmi che il tutto finisca in una bolla di sapone. Nessuna sentenza preventiva e nessuna confusione di ruoli. Lasciamo agli inquirenti il loro mestiere e non ci si venga a dire e parlare di complotti. È accaduto un fatto, arresti e perquisizione, di fronte al quale non si può far finta di niente. I commenti interessati e fuori riga sul comunicato delle opposizioni li lasciamo volentieri ai nostri avversari.
Si è inaugurato l’asilo nido di via Odessa. Ripeto, nel rispetto della verità, né il PD, né le altre forze di opposizione hanno mai contrastata la destinazione dell’immobile confiscato alla ‘ndrangheta. Sarebbe stata una bella contraddizione rispetto all’indicazione che io stesso, come assessore, avevo comunicato a suo tempo alla Prefettura e al Demanio. Ciò che abbiamo a nostro parere giustamente contestato è:
1) la modalità dell’assegnazione alla Cooperativa Dimora avvenuta con delibera di Giunta soltanto alcuni giorni dopo l’istituzione dell’apposita commissione sui beni confiscati;
2) la garanzia fideiussoria (garantita dal Comune) concessa alla banca in favore della stessa cooperativa. Può esserci sempre una prima volta, ma, a memoria d’uomo, un atto così impegnativo nei confronti di un privato non si era mai visto prima.
Per il resto, tanti auguri alla Cooperativa Dimora anche se avremmo voluto un confronto con altre realtà similari del territorio.
Di Redazione (del 22/05/2009 @ 08:37:44, in Politica locale, linkato 607 volte)
Ai Cittadini del Comune di Buccinasco Abbiamo ascoltato la conferenza stampa del 19 Maggio del Capo della Squadra Mobile di Milano dott. Francesco Messina durante la quale ha affermato che nel nostro Comune esistono preoccupanti rapporti, che sono in fase di approfondimento, da parte di un Consigliere Comunale con alcuni personaggi della criminalità organizzata. Dalle indagini risulta inoltre che la ‘ndrangheta avrebbe contribuito a condizionare le Elezioni Amministrative del 2007 nel nostro Comune.
Riteniamo che quanto detto confermi le preoccupazioni che come Partiti dell’opposizione avevamo già espresso durante il Consiglio Comunale aperto sulla Legalità del 5 Marzo.
Rispetto a questo il Sindaco nel suo editoriale su Buccinasco Informazioni di Marzo aveva negato ogni problema tacciando chi aveva espresso le preoccupazioni di persona priva del senso di responsabilità.
Come nel Consiglio Comunale del 21 Aprile nel quale veniva proposto da parte dell’opposizione un ordine del giorno che chiedeva al Prefetto di Milano ed alla Direzione Antimafia informazioni su notizie di stampa rispetto a possibili condizionamenti mafiosi relativi ad un Consigliere Comunale di Buccinasco. In quella occasione il Sindaco ha proposto di non votare una simile richiesta. Proposta condivisa da tutta la maggioranza del Consiglio.
Oggi 21 Maggio lo stesso Sindaco si presenta, insieme con il Segretario Comunale, nella Sala Giunta del Comune ad una conferenza stampa promossa dal Consigliere Luigi Iocca nella quale lo stesso ha raccontato la sua verità.
Sorgono spontanee delle domande. Cosa c'entra la presenza del Sindaco, persona che dovrebbe rappresentare l’Istituzione? Cosa c'entra la presenza del Segretario Comunale, persona che ha il compito di garantire il rispetto delle leggi? Come mai una simile iniziativa viene fatta nella Sala Giunta del Comune?
Tutto questo conferma ulteriormente che la persona che copre il ruolo di Sindaco non è capace di interpretare il suo ruolo istituzionale e non ha chiara l’importanza della legalità in riferimento alla vita di una comunità cittadina.
Al Sindaco rivolgiamo l’invito a fare chiarezza all’interno della sua maggioranza contribuendo a far dimettere, in forma precauzionale, il Consigliere Luigi Iocca da tutti i ruoli di responsabilità che copre all’interno del Consiglio Comunale sospendendosi immediatamente dalle attività del Consiglio finchè la sua posizione non sarà chiarita.
Al Sindaco rivolgiamo l’invito a rivedere le scelte rispetto alla presenza della criminalità organizzata e ripensare gli interventi sul territorio.
In caso di risposte negative, come forze di opposizione, decideremo forti iniziative che coinvolgeranno i cittadini e le Istituzioni.
Le forze di opposizione del Consiglio Comunale di Buccinasco
Buccinasco, 21 Maggio 2009
Documentazione allegata:
Il comunicato stampa in pdf da stampare
LA RICHIESTA DI AUTOSOSPENSIONE PROTOCOLATA IL 20 MAGGIO
ORDINE DEL GIORNO PER IL PROSSIMO CONSIGLIO COMUNALE
Di Redazione (del 20/05/2009 @ 09:04:21, in Politica locale, linkato 484 volte)
Corriere della Sera,
19 maggio 2009 MILANO - A Milano la polizia di Stato ha scoperto un clan della 'ndrangheta che, con un macchinoso sistema, riusciva a far erogare mutui a personaggi di comodo e ad incassare in modo fraudolento le relative somme di denaro. Quindici le persone arrestate, accusate di aver truffato alcune filiali di Unicredit ottenendo mutui casa per un importo molto più alto del prezzo versato. Attraverso la fraudolenta erogazione, in un anno l'organizzazione sarebbe riuscita ad accumulare la somma di oltre 800mila euro.
I CLAN CALABRESI - Per il reato di associazione a delinquere dedita alla truffa a istituti credito e società finanziarie sono finiti in carcere otto persone tra cui il capo del gruppo, Giuseppe Pangallo, 29 anni, di Platì, in provincia di Reggio Calabria, esponente di spicco del clan Papalia-Barbaro, alla quale erano destinati la gran parte degli illeciti provenienti dall’attività delittuosa. Ai domiciliari sono finite altre sette persone, tra cui il perito di una banca, mentre risulta indagato un funzionario di Unicredit. In carcere, oltre a Pangallo, sono finiti Matteo Comisso, 26 anni, di Casorate Primo (Pavia); Giovanni Tonarelli, 43 anni, nato in Svizzera; Piergiuseppe Bari, 39 anni, di Milano; Enzo Trevisan, 45 anni, di Milano; Salvatore Gianninò, 48 anni, di Ramacca (Catania); Tiziano Monti, 45 anni, di Milano e Roberto Maroni, 39 anni di Lecco. Ai domiciliari, invece: Gennaro Speria, 27 anni di Napoli; Ettore Andreoni, 46 di Milano; Paolo Fucarino, 25 anni, di Milano; Amedeo Lasco, 36 anni, di Milano; Emanuele M. Mancia, di 35 anni di Saronno (Varese); Andrea Melesi, 29 anni, di Lecco; Gianluca Petazzi, 53 anni, di Milano.
LA TRUFFA - La truffa, nella ricostruzione della polizia, si articolava in questo modo: la banda trovava immobili di scarso valore nella zona di Lecco e con la complicità di almeno un perito otteneva da filiali di Unicredit mutui per l'acquisto ad un valore molto superiore al prezzo pagato. Dopo un primo rilevante finanziamento, fatto ottenere a soggetti presentati come clienti affidabili grazie a imprenditori compiacenti, che fornivano la falsa documentazione che ne attestava la solvibilità, seguivano diversi tentativi di conseguire ulteriori crediti per l'acquisto di beni mobili. L'associazione così si avvantaggiava di ingenti somme di danaro contante, che poi investiva riciclandole, mentre i prestanome ricevevano piccole ricompense. Dopo alcuni mesi le «teste di legno» che risultavano dipendenti di aziende facenti capo all'associazione, venivano licenziate, perdendo ufficialmente la loro fonte di reddito, in modo che al mutuo subentrasse l'assicurazione. Nel corso delle operazioni sono state sottoposte a sequestro preventivo tutte le quote sociali di due Srl riconducibili all’organizzazione criminale sgominata, nonché quattro immobili ubicati nel lecchese ed acquistati dagli indagati.
I LEGAMI POLITICI - L'indagine continua per accertare legami tra Pangallo ed esponenti politici. Nelle intercettazioni disposte nell'ambito dell'inchiesta, ribattezzata «La Stangata», emergono «stretti rapporti di conoscenza e frequentazione» tra Giuseppe Pangallo e un consigliere comunale di Buccinasco. «Si tratta di un rapporto sulle cui dinamiche e consuetudini sono in corso una serie di accertamenti», ha spiegato il capo della squadra Mobile di Milano, Francesco Messina. «Indagini realizzate «nell'interesse degli indagati e dell'intera collettività, perchè sappiamo - ha sottolineato Messina - che il primo obiettivo della 'ndrangheta è proprio l'infiltrazione del tessuto politico amministrativo».
Di Redazione (del 19/05/2009 @ 12:14:38, in Politica locale, linkato 282 volte)
di Maurizio Carbonera
- Al Pres. Consiglio Comunale
- Al Sindaco
- Al Segretario Comunale
Oggetto: Interrogazione su Quartiere Buccinasco più. Sono con la presente a richiedere di sapere e di avere la relativa documentazione relativamente al Quartiere di Buccinasco più, in specifico:
1) corrisponde al vero che nel Quartiere il palazzo in edilizia convenzionata, sito in Via Guido Rossa e collocato dietro il Ristorante Granfuoco, ha già ricevuto l’agibilità. Se sì, in quale data e con quali motivazioni è stata concessa l’agibilità, considerando che da quello che ci risulta il collaudo delle opere di urbanizzazione è stato completato per una percentuale del 90% solo a Dicembre 2008. In quella stessa data è emersa una situazione di inquinamento relativa al terreno riportato, la qual cosa ha bloccato la concessione di tutte le agibilità relative agli altri palazzi che fanno parte dello stesso PII causando grossi problemi alle persone che lì sono andate ad abitare.
2) Perché è stata concessa la residenza alle diverse famiglie da parte della Amministrazione Comunale in presenza di problemi relativi all’inquinamento.
3) Come mai in questi due anni da parte dell’Amministrazione Comunale non sono avvenuti controlli sulle opere di urbanizzazione e sul terreno nonostante l’incarico che era stato specificatamente dato all’Ufficio Tecnico da parte della precedente Amministrazione. Come risulta dai Verbali dell’Aprile 2007. Vorrei essere portato a conoscenza di tutti gli interventi che si sono realizzati in quell’area da parte dell’attuale Amministrazione allegando copia delle differenti relazioni o delle eventuali denunce agli organi competenti.
4) Con quale procedura è stata autorizzato il raddoppio della cubatura relativamente all’ edificio in completamento collocato in prossimità della rotonda Via Lomellina – Via Guido Rossa.
5) Con quale procedura è stato autorizzato il cambio di destinazione da commerciale ad edificio scolastico della stessa struttura.
6) Come si è pensato di risolvere i problemi di traffico e posteggio relativamente all’accesso alla scuola considerando che da parte di codesta Amministrazione Comunale in più occasioni è stato riportata la problematica del traffico relativamente al Quartiere. Pertanto se corrispondono al vero queste preoccupazioni come si è potuto pensare di inserire in quella specifica zona un ulteriore traffico che soprattutto risulta concentrato in alcuni momenti della giornata.
7) Come mai il Segretario Comunale sottoscrive indirettamente - questo attraverso il fatto che ha permesso che sue dichiarazioni fossero allegate ad una lettera del Sindaco - affermazioni offensive, non veritiere ed improprie rispetto alla precedente Amministrazione. Non dovrebbe essere la sua una figura di garanzia per la maggioranza ma soprattutto per la minoranza?
8) Vorrei inoltre conoscere il nominativo di tutte le persone residenti nel Condominio di cui al punto 1 ed avere copia dell’avvenuta verifica dei requisiti in merito ai criteri fissati dalla Convenzione per l’edilizia convenzionata.
In attesa di risposta e dei relativi documenti allegati nel prossimo Consiglio Comunale, saluto distintamente.
Maurizio Carbonera Consigliere Comunale
Buccinasco, 18 Maggio 2009
- Al Pres. Consiglio Comunale
- Al Sindaco
- Al Segretario Comunale
Oggetto: Interrogazione su Quartiere Buccinasco più. Sono con la presente a richiedere di sapere e di avere la relativa documentazione relativamente al Quartiere di Buccinasco più, in specifico:
1) corrisponde al vero che nel Quartiere il palazzo in edilizia convenzionata, sito in Via Guido Rossa e collocato dietro il Ristorante Granfuoco, ha già ricevuto l’agibilità. Se sì, in quale data e con quali motivazioni è stata concessa l’agibilità, considerando che da quello che ci risulta il collaudo delle opere di urbanizzazione è stato completato per una percentuale del 90% solo a Dicembre 2008. In quella stessa data è emersa una situazione di inquinamento relativa al terreno riportato, la qual cosa ha bloccato la concessione di tutte le agibilità relative agli altri palazzi che fanno parte dello stesso PII causando grossi problemi alle persone che lì sono andate ad abitare.
2) Perché è stata concessa la residenza alle diverse famiglie da parte della Amministrazione Comunale in presenza di problemi relativi all’inquinamento.
3) Come mai in questi due anni da parte dell’Amministrazione Comunale non sono avvenuti controlli sulle opere di urbanizzazione e sul terreno nonostante l’incarico che era stato specificatamente dato all’Ufficio Tecnico da parte della precedente Amministrazione. Come risulta dai Verbali dell’Aprile 2007. Vorrei essere portato a conoscenza di tutti gli interventi che si sono realizzati in quell’area da parte dell’attuale Amministrazione allegando copia delle differenti relazioni o delle eventuali denunce agli organi competenti.
4) Con quale procedura è stata autorizzato il raddoppio della cubatura relativamente all’ edificio in completamento collocato in prossimità della rotonda Via Lomellina – Via Guido Rossa.
5) Con quale procedura è stato autorizzato il cambio di destinazione da commerciale ad edificio scolastico della stessa struttura.
6) Come si è pensato di risolvere i problemi di traffico e posteggio relativamente all’accesso alla scuola considerando che da parte di codesta Amministrazione Comunale in più occasioni è stato riportata la problematica del traffico relativamente al Quartiere. Pertanto se corrispondono al vero queste preoccupazioni come si è potuto pensare di inserire in quella specifica zona un ulteriore traffico che soprattutto risulta concentrato in alcuni momenti della giornata.
7) Come mai il Segretario Comunale sottoscrive indirettamente - questo attraverso il fatto che ha permesso che sue dichiarazioni fossero allegate ad una lettera del Sindaco - affermazioni offensive, non veritiere ed improprie rispetto alla precedente Amministrazione. Non dovrebbe essere la sua una figura di garanzia per la maggioranza ma soprattutto per la minoranza?
8) Vorrei inoltre conoscere il nominativo di tutte le persone residenti nel Condominio di cui al punto 1 ed avere copia dell’avvenuta verifica dei requisiti in merito ai criteri fissati dalla Convenzione per l’edilizia convenzionata.
In attesa di risposta e dei relativi documenti allegati nel prossimo Consiglio Comunale, saluto distintamente.
Maurizio Carbonera Consigliere Comunale
Buccinasco, 18 Maggio 2009
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