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ANTONIO PANZERI: I CIRCOLI RISPETTINO LA SCELTA DI LUGLIO
Di Redazione (del 19/06/2008 @ 10:22:23, in Politica locale, linkato 1581 volte)
di Fabio Massadi da Affari Italiani, 18 giugno 2008
Antonio Panzeri, 105mila preferenze alle scorse europee, è europarlamentare a Strasburgo. Malgrado la lontananza, segue molto da vicino l'evoluzione dello scontro interno al Pd sulla nuova segreteria provinciale. Da una parte i circoli, che vogliono spostare a settembre la consultazione fissata a luglio. Dall'altra Mirabelli, Toia e Penati, che invece sostengono la democraticità della scelta di quelle che i detrattori chiamano ormai "primarie balneari". Sullo sfondo, la vicenda scottante della segreteria cittadina, che potrebbe essere "svuotata" di competenze con l'introduzione di un segretario metropolitano. Panzeri, intervistato da Affari, difende fortemente la scelta delle primarie a luglio. E, con un ragionamento rivoluzionario, imprime una svolta storica alla politica milanese.
Onorevole Panzeri, cosa ne pensa delle "primarie balneari" che i circoli osteggiano? Penso che si debba essere rispettosi delle decisioni che vengono assunte dalla direzione provinciale.
Quindi i circoli si devono rassegnare? Comprendo bene le motivazioni dei circoli, il fatto che era utile avere più tempo per organizzarsi. Ma questa discussione mi sembra che sia stata fatta all'interno dell'organismo provinciale che poi ha preso una decisione. Bisogna rispettarla.
Perché difende le primarie a luglio? Bisogna avere l'adeguata consapevolezza che noi dobbiamo assolutamente predisporci già da settembre per avere un partito che sia funzionale e funzionante in tutte le sue parti. Ci sono scadenze ravvicinate e serve che ci sia una forte impostazione unitaria. Non ci scordiamo delle provinciali, delle tante elezioni comunali e anche delle elezioni politiche europee. Non possiamo assolutamente permetterci il lusso di non avere in testa questi obiettivi.
I circoli, nel loro documento, pongono un problema organizzativo. Io devo rammentare che noi abbiamo fatto le primarie in due occasioni. Da quando si è assunta la decisione a quando sono state fatte, nel passato, abbiamo avuto un lasso di tempo analogo a quanto ce ne è oggi. E allora, tutto dipende dalla volontà che ci si vuol mettere nel farle riuscire.
A metà luglio, però, una parte degli elettori è in vacanza... Non penso che una città necessariamente vada in vacanza da giugno fino a settembre. Altrimenti vuol dire che abbiamo una realtà diversa da quella che immaginiamo...
Parliamo di candidature. I circoli dicono che se le primarie rimarranno fissate a luglio, allora saranno avanzate candidature alternative... Ovviamente quando si decide di costruire un gruppo dirigente e di usare il mezzo delle primarie, come è naturale che sia, deve esserci la massima trasparenza. Chi avrà voglia di cimentarsi nella gara si cimenterà. Certamente non c'è alcuna proibizione nei confronti di alcuno. Non ci devono essere pregiudizi da nessuna parte.
Veniamo al punto scottante. Mirabelli dice che bisogna ragionare in termini di area metropolitana. Sottintendendo uno svuotamento dei poteri del segretario cittadino... E' un'impostazione, ce ne possono essere altre. Ma dipende sempre da come chi si candiderà, che sia uomo o donna, predisporrà il proprio progetto di organizzazione e riorganizzazione.
Ma lei è d'accordo con Mirabelli? Quando arriveremo alla città metropolitana bisognerà avere un segretario della città metropolitana. E' logico. Per adesso stiamo andando a nominare un segretario provinciale. Fermiamoci qui, non mettiamo il carro davanti ai buoi. Di fronte a riforme istituzionali realizzate, noi dobbiamo applicare soluzioni diverse. Non quando queste riforme sono ancora in fieri. Una cosa però ci tengo a sottolineare: lo spirito unitario.
Si spieghi. E' bene che nella definizione dei gruppi dirigenti vi sia il più grande spirito unitario possibile. Non lasciamo che si individuino gli strumenti organizzativi per contrapporsi. Dobbiamo costruire un partito che perda meno tempo sugli organigrammi e ne impieghi di più per radicarsi sul territorio. Le elezioni siciliane sono là a dimostrarlo.
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sinceramente da uno come panzeri mi aspettavo qualcosa di meglio. siamo alle solite frasi, alle solite logiche, già viste per tanti, troppi anni che speravamo di vedere lentamente sparire. ma d'altra parte il gruppo dirigente qui come a Roma è sempre lo stesso, divisioni e suppongo rancori, trascinati da anni, anche. panzeri parla di spirito unitario, sapendo benissimo che non c'è anzi che la fretta di fare le primarie azzoppate, perchè questo saranno, ha come scopo il regolamento dei conti, insediare un segretario autorevole ma non troppo, che metta fine o tenti di farlo alle tante questioni irrisolte, e soprattutto metta in riga, se ci riesce, penati. Perchè ad oggi l'unico che ha chiaro dove andare è lui, la linea politica e il partito essendo inesistenti. noi della base, molti dei quali tirano la carretta da anni, abbassando la testa anche quando non erano convinti, purtroppo spesso, dobbiamo accettare , perchè berlusconi incombe, siamo in difficoltà etc etcetera, cioè le solite emergenze che si ripetono ormai da anni? Io penso che bisogna mandare un segnale forte, i circoli, eletti con vere primarie, sono legittimati a dire no, a rimandare al vertice, ai più ignoto nella composizione e nelle posizioni( ma che diavolo hanno guidato e deciso in questi mesi se non spartire faticosamente poltrone e indennità ai soliti) questa proposta. A noi non serve sapere chi sarà il segretario"metropolitano" a noi serve sapere prima che partito fare, le tessere si o no, se federale o no, siamo ancora milanocentrici!, che tipo di alleanze faremo alle prossime provinciali. etc. La resa dei conti puo' aspettare almeno fino a settembre!
guido morano
guido morano
Di
Anonimo
(inviato il 21/06/2008 @ 15:35:58)
La mia opinione, l’unica ipotesi che regge a un ragionamento di tipo logico, è che per qualche ragione che noi non conosciamo il coordinamento provinciale con il suo relativo coordinatore non sono in grado di governare il partito, cioè di decidere e attuare politiche precise e concrete. Sarebbe interessante sapere per quale ragione, quali punti di vista o cordate o correnti si stanno confrontando e per quali ragioni, ma evidentemente vale il principio che i panni sporchi si lavano in famiglia, in una famiglia ristretta. Per noi dei circoli, la cosiddetta base, forse non è però così importante. Ci è già capitato di vedere come linee politiche differenti, punti di vista divergenti vengono creati appositamente e soltanto per giustificare guerre intestine fra correnti. Fa parte della fisiologia di un partito, non c’è proprio da stupirsi.
Ben al di là di come vanno o come andranno i nostri gruppi dirigenti la nostra sfida è imparare a stare con la gente, vicino alla gente. Ascoltare, capire, ma anche imparare a diffondere una cultura differente, perché fare una buona politica non significa solo stare con la gente aderendo acriticamente al pensiero dominate o ai ragionamenti di pancia che la gente fa. Fare una buona politica significa lavorare per diffondere alcuni valori, come per esempio la solidarietà e la giustizia sociale, anche quando questi valori sono fuori moda e prevale nella pratica di vita, e ormai anche nella teoria, il principio “pesce grande mangia pesce piccolo, ed è giusto che sia così”. La nostra sfida è prima di tutto culturale ed anche piuttosto chiara: remare controcorrente, imparare a riproporre con forza i valori della nostre due culture di origine, quella cristiana sociale e quella socialista sapendo che possono incontrarsi in una idea forte e radicale di democrazia, di democratizzazione a 360°.
Ben al di là di come vanno o come andranno i nostri gruppi dirigenti la nostra sfida è imparare a stare con la gente, vicino alla gente. Ascoltare, capire, ma anche imparare a diffondere una cultura differente, perché fare una buona politica non significa solo stare con la gente aderendo acriticamente al pensiero dominate o ai ragionamenti di pancia che la gente fa. Fare una buona politica significa lavorare per diffondere alcuni valori, come per esempio la solidarietà e la giustizia sociale, anche quando questi valori sono fuori moda e prevale nella pratica di vita, e ormai anche nella teoria, il principio “pesce grande mangia pesce piccolo, ed è giusto che sia così”. La nostra sfida è prima di tutto culturale ed anche piuttosto chiara: remare controcorrente, imparare a riproporre con forza i valori della nostre due culture di origine, quella cristiana sociale e quella socialista sapendo che possono incontrarsi in una idea forte e radicale di democrazia, di democratizzazione a 360°.
Di
David Arboit
(inviato il 21/06/2008 @ 16:47:35)
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