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BLITZ CONTRO LA 'NDRANGHETA: OLTRE 300 ARRESTI IN ITALIA
Di David (del 13/07/2010 @ 10:24:58, in Ndrangheta, linkato 2442 volte)
ANSA - Maxi blitz di carabinieri e polizia contro la 'ndrangheta: oltre 300 le persone arrestate in diverse parti d'Italia per vari reati. Si tratta, si apprende in ambienti investigativi, della più imponente operazione di questo tipo degli ultimi anni.
Nell'operazione, in corso dalle prime ore di questa mattina, sono impegnati 3.000 uomini dei carabinieri e della polizia di Stato. Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione in Calabria e in diverse località dell'Italia settentrionale. Le accuse vanno dall'associazione di tipo mafioso al traffico di armi e stupefacenti, dall'omicidio all' estorsione, dall'usura ad altri gravi reati.
Nel corso della maxi-operazione contro la 'ndrangheta di carabinieri e polizia sono stati sottoposti a sequestro preventivo, riferiscono gli stessi investigatori, ''beni mobili e immobili per decine di milioni di euro''.
La maxi-operazione di carabinieri e polizia - scattata stanotte e denominata 'Il crimine' - ha colpito le più importanti e potenti famiglie della 'ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, oltre alle loro proiezioni extraregionali ed estere.
Di fatto sono state ''destrutturate'', dicono gli inquirenti, le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo.

INFILTRAZIONI IN ECONOMIA DEL NORD - Gli oltre 300 arresti compiuti da carabinieri e polizia contro la 'ndrangheta, riferiscono gli investigatori, scaturiscono da ''complesse indagini coordinate dalle procure distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria'': indagini che ''hanno consentito di documentare la gestione delle attivita' illecite in Calabria e le infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord Italia, dove stava estendendo i propri interessi illeciti in diversi settori economici''.

ARRESTATO DIRETTORE ASL PAVIA - Nella maxi operazione di carabinieri e polizia, coordinata dalle Dda di Milano e di Reggio Calabria, è stato arrestato per associazione mafiosa e corruzione il direttore dell'Asl di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco. Nell'inchiesta, che ha accertato infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord Italia, sono indagati anche l'assessore comunale di Pavia Pietro Trivi (per corruzione elettorale) e l'ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta). Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa.
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# 1
MAXI BLITZ CONTRO LA 'NDRANGHETA?TRECENTO ARRESTI IN TUTTA ITALIA
La repubblica, 13 luglio 2010

ROMA - Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la "mutazione genetica" della 'ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant'anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona. Sembrava il risultato di una faida legata agli appalti nell'edilizia, invece Novella aveva detto in giro che "la Lombardia", e cioè tutti i gruppi di 'ndrangheta trapiantati al Nord, avrebbero potuto "fare da soli", senza la casa madre calabrese.
Il desiderio di autonomia è stato stoppato con le pallottole, Novella non sarà più un problema e viene nominato un altro calabrese, Giuseppe Neri, come uomo del raccordo tra il Nord danaroso e il Sud antico e sanguinario. ??È questo sangue che scorre al Nord un importante episodio nell'inchiesta ribattezzata "Il Crimine", che è in corso mentre scriviamo, sono in programma tra i duecento e i trecento arresti, tra Calabria e Lombardia.
Nei fascicoli dei procuratori Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone sono entrati anche due filmati senza precedenti. Il più clamoroso è stato registrato a Paderno Dugnano, in un centro intitolato - incredibilmente - ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per alzata di mano, e all'unanimità, è stato scelto, dai vertici dei clan calabresi del Nord tutti riuniti, il "mastro generale", e cioè Pasquale Zappia. Una scena degna del film "Il Padrino", ma senza smoking, una versione con abiti casual in stile provincia milanese.
L'altro filmato è avvenuto in Aspromonte, alla Madonna dei Polsi, dove si sono riuniti i boss calabresi. ?Senza l'aiuto di pentiti, sono stati documentati circa quaranta incontri. E da quanto raccontano i documenti redatti dai carabinieri e dalla polizia, è stata fatta una fondamentale scoperta. La 'ndrangheta sinora non era mai stata considerata come una struttura unitaria, cioè non sembrava "come" Cosa Nostra. E se allora, per stabilire le regole in Sicilia, ci volle il pentito Tommaso Buscetta, qua, oggi, per comprendere le regole calabresi è stato necessario un lavoro certosino. Ma, piano piano, sono emersi i tre mandamenti della 'ndrangheta in Calabria, poi un organo di vertice, che "ne governa gli assetti, assumendo o ratificando le decisioni più importanti".
E poi esiste - ed è sorprendente - "La Lombardia", cioè la federazione dei gruppi trapiantati al Nord, con una "Camera di controllo deputata al raccordo tra le strutture lombarde e calabresi". Una "struttura unitaria", accusano i pm, e hanno scoperto che, ovviamente, i clan al Nord avevano in mente di prendersi qualche buon appalto per l'Expo. Non ci sono riusciti "per il fallimento" della Perego general contractor srl: una ditta di rilievo dove Salvatore Strangio, espressione della famiglia Pelle, soprannominata "Gambazza", faceva il bello e cattivo tempo, per favorire "numerose imprese controllate dagli affiliati lombardi". Ne sono stati individuati ben 160, ma i boss si dicono "che hanno circa 500 unità".
I procuratori Boccassini e Pignatone, che hanno organizzato questa retata senza precedenti, si sono convinti che sia stato il sequestro di Alessandra Sgarella, portata via dalla sua casa bella zona di San Siro nel dicembre del 1997, l'ultima "azione" dei clan tradizionali. Dal Duemila la 'ndrangheta si è trasformata in "mafia imprenditrice".
Ci sono i criminali, ma accanto a loro affiliati lombardi, spesso senza problemi con la giustizia, com'è il caso di un alto funzionario della sanità lombarda: "In virtù del proprio ruolo istituzionale - viene detto di lui - assicura l'assistenza sanitaria, ma anche l'interessamento per investimenti immobiliari e coltiva e sfrutta per i "fini comuni" i legami con gli esponenti politici locali".
L'inchiesta sembra riguardare anche il recente voto in Lombardia. Inoltre, da una lavanderia nel centro commerciale di Siderno, gestita dal boss Giuseppe Commisso, si è arrivati a nove locali individuati a Toronto e uno a Thunder Bay, controllati dalla provincia di Reggio.
Un'intera rete di relazioni, affari, sembra venire allo scoperto e sono stati sequestrati beni per 60 milioni di euro.
Tra le persone arrestate a Milano, Carlo Antonio Chiriaco, classe 1959, nato a Reggio Calabria, direttore sanitario dell'Asl di Pavia, Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. I tre sono ritenuti responsabili di aver fatto parte della 'ndrangheta attiva da anni sul territorio di Milano e nelle province vicine. Nel corso dell'operazione sono state fatte 55 perquisizioni e sequestri di beni immobili, quote societarie e conto correnti il cui valore è ancora da quantificare.
Di  Redazione  (inviato il 13/07/2010 @ 10:31:37)
# 2
Corriere della Sera, 13 luglio

Tra gli arrestati c'è anche DOMENICO OPPEDISANO, 80 ANNI, considerato dagli investigatori l'attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a "capocrimine" - cioè colui che è al vertice dell'organismo che comanda su tutte le 'ndrine ed è denominato Provincia - sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra ELISA PELLE e GIUSEPPE BARBARO, entrambi figli di boss.
ARRESTI IN LOMBARDIA - Diversi i fermi eseguiti dalla direzione investigativa antimafia del capoluogo lombardo, coordinata dai pm Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Paolo Storari, che ha arrestato CARLO ANTONIO CHIRIACO, nato a Reggio Calabria, direttore sanitario dell'Asl di Pavia, FRANCESCO BERTUCCA, imprenditore edile del pavese e ROCCO COLUCCIO, biologo e imprenditore residente a Novara. Nell'inchiesta sono indagati anche L'ASSESSORE COMUNALE DI PAVIA PIETRO TRIVI (per corruzione elettorale) e L'EX ASSESSORE PROVINCIALE MILANESE ANTONIO OLIVIERO (per corruzione e bancarotta). Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa.
RISVOLTI POLITICI - Arrestato anche PINO NERI, il capo della 'ndrangheta in Lombardia. Neri è accusato, tra l'altro anche di avere convogliato voti elettorali su indicazione di CHIRIACO. Neri, ritenuto il capo assoluto della mafia calabrese in Lombardia, avrebbe indirizzato, su indicazione di Chiriaco, VOTI A FAVORE DEL DEPUTATO DEL PDL GIANCARLO ABELLI, che risulta però estraneo ai fatti e non è indagato.
Di  Redazione  (inviato il 13/07/2010 @ 13:29:19)
# 3
STRAPPO NELLA GIUNTA PENATI, L’ASSESSORE ANTONIO OLIVERIO LASCIA E VA NEL PDL
?CORRIERE DELLA SERA 07 MAGGIO 2009

MILANO - Divorzio in giunta Penati. L'assessore a Moda e Turismo, Antonio Oliverio, ha ufficializzato le dimissioni per passare al Pdl in sostegno al candidato alla presidenza di Palazzo Isimbardi, Guido Podestà. Oliverio ha spiegato di aver maturato la decisione «per coerenza nei confronti di un uomo al quale sono legato, Clemente Mastella, segretario nazionale del mio partito, l'Udeur, con il quale mi sono più volte confrontato in questi due anni di governo Penati».
Oliverio ha spiegato di avere «cercato di seguire un percorso politico convinto che si potesse creare una strada centrista ma purtroppo nella giunta Penati non c'è stata collegialità e ognuno ha gestito il proprio ambito a compartimenti stagni». Il presidente Penati ha accusato Oliverio di aver fatto il passo indietro in cambio della promessa della presidenza della Serravalle. Guido Podestà, candidato del Pdl, smentisce: «Oliverio non sarà assessore della mia possibile futura giunta ma non è neanche tra i nostri candidati perché le liste sono già al completo; la sua è una scelta di campo. Porta la sua esperienza, molto semplicemente, riprendendo un percorso naturale a livello nazionale per il suo partito di appartenenza».
«Non ho bisogno — insiste Podestà— di mercanteggiare posti per ottenere fiducia, sostegno e consenso da parte delle gente. Queste falsità gettano piuttosto un'ombra oscura sui metodi cui è abituato, evidentemente, chi le propina».
Il segretario provinciale del Pd, Ezio Casati, rinfaccia a Oliverio di aver giocato «una partita ambigua, è una scelta di opportunità».
Di  Redazione  (inviato il 13/07/2010 @ 13:57:30)
# 4
NDRANGHETA: LE MANI SULLA SANITÀ LOMBARDA?GRAZIE AL DIRETTORE ASL DI PAVIA
di PIERO COLAPRICO ed EMILIO RANDACIO
La Repubblica, 13 luglio 2010

MILANO - Le mani della 'ndrangheta sulla Sanità Lombarda non sono un luogo comune dopo quest'indagine coordinata dai procuratori Boccassini e Pignatone: "Uno degli uomini più influenti della sanità lombarda" era parte integrante della 'ndrangheta trapiantata al nord. Il suo nome è Carlo Chiriaco, classe 1950, di Reggio Calabria. Qualche problema con la giustizia l'ha avuto e alla vigilia di Natale dell'anno scorso, senza sapere di avere il telefono sotto controllo, racconta: "Il primo processo l'ho avuto a 19 anni per tentato omicidio... comunque la legge è incredibile... quando tu fai una cosa puoi star certo che ti assolvono, se non la commetti rischi di essere condannato. Quella roba lì è vero che gli abbiamo sparato (bestemmia) È vero che gli abbiamo sparato non per ammazzarlo, però è anche vero che l'abbiamo mandato all'ospedale. Sono stato assolto per non aver commesso il fatto. Dopodiché io sono un angioletto... Io sono veramente un miracolato, sono stato in mezzo a tanti di quei casini".
Non si stupirà, dunque, di essere anche lui tra i destinatari di un ordine d'arresto per associazione di stampo mafioso, in questa retata scattata nella notte, alla quale sembra per ora sfuggire circa un dieci per cento. Uomo potentissimo, "direttore sanitario della Asl di Pavia dal 2008", ma soprattutto al vertice della sanità della città pavese, Chiriaco per l'accusa altro non è che il punto di riferimento dei boss di primo piano Pino Neri e Cosimo Barranco. A testimoniarlo, centinaia di intercettazioni ambientali e telefoniche che riassumono i rapporti diretti e le finalità dell'organizzazione. Secondo le indagini, il direttore sanitario finito in cella, era anche l'uomo giusto per avvicinare il mondo della politica. In una intercettazione telefonica del 30 dicembre scorso, Chiriaco cita L'EX CONSIGLIERE REGIONALE GIANCARLO ABELLI, come un loro uomo su cui fare convogliare i voti dei clan. ".... lui deve fare l'assessore alle infrastrutture... lui ha testa ... ma nei prossimi cinque anni c'è l'Expo 2015... ma sai cosa c'è da fare nei prossimi cinque anni... proprio a livello di infrastrutture in Lombardia? ... ma hai voglia.. è l'assessorato più importante...".
Abelli, spesso sfiorato da varie inchieste, ha scelto il parlamento dimettendosi da consigliere regionale ed è il "BRACCIO OPERATIVO" DI ROBERTO FORMIGONI PER LA SANITÀ IN LOMBARDIA. ?Nelle carte della procura, "la candidatura di Abelli, secondo le stime dello stesso Chiriaco, avrebbe condotto a una scontata vittoria, posto che i suoi sostenitori si mostravano sicuri che il loro concorrente poteva contare almeno su 12 mila voti; anzi, secondo i calcoli di Chiriaco, costui poteva addirittura contare su 18 mila voti che, attese le vicissitudini giudiziarie della moglie, avrebbero potuto subire un calo non superiore al 30%, comunque tale da assicurare alla propria formazione politica l'acquisizione di 12 mila voti". Il riferimento è a Rosanna Gariboldi, assessore provinciale di Pavia, arrestata il 22 ottobre 2009 per riciclaggio e legata all'imprenditore Giuseppe Grosso, il re delle bonifiche: ha ricevuto notevole solidarietà dalla politica lombarda, poi ha patteggiato la condanna.
Nelle carte dell'indagine, inoltre, si legge "la volontà di coinvolgere nella competizione elettorale a sostegno di Abelli due delle figure più importanti della 'ndrangheta in Lombardia non rimaneva un mero proposito, ma aveva un immediato sbocco operativo".
Sempre secondo l'accusa, si scopre come i clan si siano attivamente impegnati per appoggiare due candidati alla corsa al Pirellone. Oltre ad Abelli, infatti, L'ALTRO POLITICO DEL PDL, ANGELO GIAMMARIO, avrebbe avuto la benedizione dei clan.
Nel febbraio scorso, GLI INVESTIGATORI FILMANO L'INCONTRO AL PIRELLONE, TRA CHIRIACO E ABELLI. I carabinieri si convincono che i boss Cosimo Barranca e Pino Neri "hanno promesso di convogliare un certo numero di voti a favore di due candidati alle elezioni regionali lombarde (Abelli e Gianmario) e ciò è avvenuto attraverso la "mediazione di Chiriaco". L'esito elettorale della tornata regionale, in realtà, ottiene risultati inferiori alle attese, anche se alla fine "ha visto l'elezione dei candidati sostenuti dall'interno "nucleo di calabresi" mobilitato da Chiriaco".??"Abelli - scrivono ancora i magistrati - è stato eletto con 8600 preferenze, un numero sicuramente inferiore alle aspettative di Chiriaco e del suo entourage; Gianmario, l'ha comunque spuntata a Milano, come ultimo eletto (6000 voti)".
Quale prezzo i politici hanno dovuto pagare? Ancora l'indagine afferma con certezza "che a fronte dell'impegno elettorale profuso dalle famiglie Neri e Barranca a favore dei candidati indicati da Chiriaco, gli esponenti della 'ndrangheta si aspettavano dei precisi ritorni di carattere economico".
Di  Redazione  (inviato il 13/07/2010 @ 14:23:27)
# 5
COMMERCIALISTA CHE AGGIORNAVA?I CAPI COSCA SULLE INDAGINI
di ATTILIO BOLZONI
La Repubblica, 13 luglio 2010

C’erano tante spie che informavano passo dopo passo i boss della 'Ndrangheta sulle indagini che carabinieri e polizia facevano su di loro.
UNA "TALPA" ERA GIOVANNI ZUMBO, UN COMMERCIALISTA DI REGGIO CALABRIA che in passato aveva fatto l'amministratore giudiziario di beni confiscati alle mafie. Era lui che avvertiva i capi cosca delle microspie e delle telecamere che avevano piazzato, della piega che prendevano le indagini, di ogni mossa degli investigatori calabresi e milanesi.
Il commercialista passava le soffiate a GIOVANNI FICARA, Ficara le passava a GIUSEPPE PELLE, poi notizie riservatissime arrivavano alle orecchie dei grandi capi.
Ma Giovanni Zumbo non era l'unica spia. Lui stesso si fa scappare una frase – intercettata – dove ammette di "fare parte di un sistema che è molto, molto più vasto di quello che..".
C'erano anche CARABINIERI CHE UNA VOLTA LAVORAVANO AI ROS E POI SONO TRANSITATI AL SERVIZIO SEGRETO che informavano gli 'ndranghetisti. In particolare un uomo "sui 35 o 37 anni", un uomo degli apparati che "aveva due o tre PERSONE CHE SONO NEI ROS E PURE NEI SERVIZI". ?I boss sapevano tutto. Sapevano molto anche delle ultime inchieste, quella di Milano e quella di Reggio Calabria. Confidava Giuseppe Pelle a Giovanni Ficara: "Microspie, filmati, un bordello. Sanno tutti i cazzi nostri".
Di  Redazione  (inviato il 13/07/2010 @ 14:29:44)
# 6
‘NDRANGHETA A MILANO E QUELLE STRANE FOTOCOPIE PER IL CONSIGLIERE REGIONALE
di Enrico Fierro e Davide Milosa
Il fatto quotidiano, 13 luglio 2010

Quattro colpi al volto in un pomeriggio di luglio. A terra tra i tavolini di un circolo di combattenti a San Vittore Olona finisce Carmelo Novella, boss scissionista che in mente ha il progetto di distaccare la Lombardia dalla Calabria. Lui battezza i luogotenenti, decide le strategie dei vari gruppi. Una vero colpo “all’ortodossia della ‘ndrangheta”. I big boss però non ci stanno. Si riuniscono e decidono. “Nuzzo Novella è finito oramai, la Provincia lo ha licenziato”. E dunque, niente rivoluzione copernicana. Ciò che invece resta sono i numeri, clamorosi e impressionanti: venti gruppi criminali, 500 affiliati e una complessa rete di rapporti politici. Sì, perché è questa la ‘ndrangheta che oggi fa affari in Lombardia, cerca appoggi politici e allo stesso tempo prosegue nella sua tradizione di organizzazione criminale arcaica con pranzi negli orti a base di carne di capra e vino.

Lo scenario è tratteggiato, intercettazione dopo intercettazione, in ben tre ordinanze tra la Calabria e il nord. In totale gli arresti sono stati 300 con oltre 3.000 uomini delle forze dell’ordine impegnati. Prende così corpo una struttura piramidale che in Lombardia ha deciso su tutto. Dagli omicidi alle infilitrazioni negli appalti pubblici fino alla gestione di pacchetti di voti per le elezioni. Argomento, questo, caldissimo e che ha visto finire in carcere Carlo Chiriaco, direttore dell’Asl di Pavia, ma soprattutto grande elettore di Giancarlo Abelli, ex ras della sanità lombarda, poi deputato Pdl, eletto in consiglio regionale. Un ingresso, quello nel Pirellone (a cui però Abelli ha preferito il parlamento), portato avanti dallo stesso Chiriaco, il quale però ha un piccolo difetto: parla troppo spesso con i boss della ‘ndrangheta. Tante le intercettazioni che lo immortalano al telefono con Cosimo Barranca, padrino di Caulonia, ritenuto uno dei capi della Lombardia, la struttura mafiosa che comanda oggi al nord Italia.
Resta poi confermata l’infiltrazione nel tessuto imprenditoriale lombardo. Tra gli arrestati c’è anche Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara.

In manette sono finiti decine di padrini direttamente collegati ai vertici assoluti della ‘ndrangheta internazionale. Tra loro Nunziato Mandalari di Bollate fratello del più potente e influente Vincenzo, che però è riuscito a sfuggire dalla sua villa blindata di via San Bernardo. Una vero fortino protetto da muri, telecamere a vista e cani. Avvicinarsi questa mattina non è stato facile. Con i carabinieri a blindare gli accessi e i famigliari dei boss a lanciare insulti.

In manette sono finiti anche Cosimo Barranca, capo del gruppo milanese e Giuseppe Neri di Pavia. Erano loro a gestire la struttura cosiddetta “La Lombardia”, il supergruppo autonomo voluto da Carmelo Novella. Il suo progetto, però, è stato spezzato a metà dai big boss calabresi. I quali, due anni dopo, per sanare il contrasto e ricomporre l’armonia tra le varie cosche organizzano un summit nel centro anziani di Paderno Dugnano intitolato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e inaugurato nel 2008 dal fratello di Borsellino, Salvatore. Qui si è deciso di affidare la carica di “mastrogenerale”, ovvero referente per il Nord Italia, al platiota Pasquale Zappia.

Una situazione definita dai magistrati “di importanza assoluta” e che viene raccontata, fotogramma per fotogramma, da una clamorosa videoripresa. Ad officiare la cena è il boss Pino Neri: “Io vi saluto a tutti e vi dico che sono contento che ci siamo trovati qua stasera, perché se siamo qui è perché tutti ci teniamo allo stesso scopo. Questo è un chiarimento che voglio fare e tutte le parti hanno stabilito patti e prescrizioni che valgono non solo per la Lombardia, ma pure per tutti. Noi dobbiamo pensare a cogghimu e non a dividere (raccogliere, riunire, sistemare)”. A quel punto prende la parola Vincenzo Mandalari: “L’armonia e questa e bisogna scegliere un uomo che ci rappresenta tutti”. E alla fine la decisione spetta allo stesso Neri: “Io direi che per quanto mi riguarda darei il voto a Pasquale Zappia”. Brindisi finale.

Lo steso Neri, inoltre, avrebbe indirizzato, su indicazione di Chiriaco, voti a favore del deputato del Pdl, Giancarlo Abelli, che al momento risulta estraneo ai fatti e non indagato. Ma il nome di Chiriaco torna fuori anche a proposito della cosca Valle, sgominata poche settimane ed egemone nel territorio tra Vigevano e Pavia. Chiriaco, infatti, non ha mai nascosto la sua amicizia con il boss Francesco Valle. Un cognome quello dei Valle che si porta dietro un altro politico: l’ex assessore provinciale al Turismo (nella giunta Penati) Antonio Oliverio. Sarà, infatti, lo stesso Oliverio (accusato anche di bancarotta per i suoi rapporti la Perego strade controllata dalla famiglia Strangio) ad appoggiare la candidatura di Leonardo Valle alle comunali del 2009 a Cologno Monzese.

Seguendo Oliverio, che attualmente risulta indagato, l’intreccio politico si allarga dal comune di Milano fino al Consiglio regionale. A palazzo Marino, infatti, sono stati documentati incontri e telefonate tra Giulio Lampada, amico di Oliverio, con il consigliere Pdl Armando Vagliati. Si tratta dello stesso Lampada che come ha doumentato ilfattoquotidiano.it partecipò, nel 2006, alla festa per la fine della campagna elettorale dell’allora candidato sindaco Letizia Moratti. Lo stesso Lampada che in un’intercettazione racconta di aver partecipato a una cena dove era presente il governatore Roberto Formigoni.
Regione Lombardia, dunque, dove oggi a tremare è soprattutto Angelo Giammario, ex sottosegratario oggi in consiglio dopo le ultime elezioni di maggio. Il suo nome compare più nelle intercettazioni tra Chriaco e Cosimo Barranca. In particolare, Chiriaco chiederebbe al boss di recuperare denaro da dare al politico in cambio di favori. Denaro che a dire del direttore dell’Asl il politico del Pdl avrebbe investito per la campagna elettorale.
Di  Redazione  (inviato il 13/07/2010 @ 14:46:57)
# 7
Il “Primo round” contro la ‘ndrangheta in Lombardia
I numeri, le dimensioni e il racconto di un’infiltrazione costante e radicata nella regione

www.liberainformaione.it

Ilda Boccassini
“… Avremmo potuto arrestarne più di mille ….ma dove li mettevamo” : questo commento raccolto da uno degli investigatori che hanno lavorato tra Reggio e Milano alla grande operazione di una settimana fa contro il “Crimine”, la ‘ndrangheta in versione nuovo millennio, dovrebbe far riflettere. Non solo e non tanto perché in questo Paese - dato per assodato che si può privare chiunque della libertà, anche un sospettato di mafia, solo quando ci sono tutti gli elementi richiesti della legge - bisogna fare i conti con il sovraffollamento delle carceri anche quando ci sono gravi motivi che inducono all’applicazione di misure cautelari .

Dovrebbe far riflettere soprattutto perché rinvia ad un passaggio dell’intervento in conferenza stampa a Milano del Procuratore Ilda Boccassini: la Boccassini ha chiarito - elencando alcuni dati - che ognuno dei locali e dei “mandamenti” di ‘ndrangheta, colpiti al Nord, poteva contare su centinaia di affiliazioni. Ho sentito cifre che viaggiavano dai 250 ai 500 ‘ndranghetisti per ogni “locale” .

Un dato che in troppi hanno trascurato e che da un lato lascia immaginare che si è chiuso solo un “primo round”: con le famiglie di ‘ndrangheta, così come sono state disegnate dalla “riforma costituzionale” dell’era Oppedisano , con i loro complici e sodali politici e imprenditoriali. Ma questo dato offre una dimensione del problema che costringe a ridefinire anche la dimensione del termine infiltrazione, soprattutto per il capitolo “economia”. Non si può tenere d’occhio solo l’affare del momento - oggi l’Expo -, perché mentre si guarda a quello si rischia di perdere di vista (e fortunatamente Boccassini, Pignatone Prestipino e Gratteri non lo fanno) la complessità e la vastità della minaccia. Proprio inchieste della Dda di Milano hanno dimostrato che famiglie storiche come i Barbaro e i Papalia gestiscono affari di ogni genere, purché lucrosi, attraverso uomini fidati da comodi uffici in via Monte Napoleone, la Dda di Reggio Calabria ha rintracciato insospettati canali finanziari tra Roma e almeno tre continenti, la Dda della Capitale ha dimostrato che i clan, pur colpiti da arresti sequestri di beni e perfino scioglimenti di consigli comunali (i Gallace a Nettuno, nel Lazio), ricostruiscono le proprie fila e insieme la propria presenza in settori economici importanti. E la guardia non può essere abbassata nemmeno per un istante.

Tornando alla Lombardia, se i numeri sono - come sono - quelli forniti dal Procuratore Boccassini, se la “politica”, l’ordinamento delle ‘ndrine , sono quelli che ci descrivono passo dopo passo le intercettazioni dell’inchiesta conclusasi con i 300 arresti del 13 luglio, allora si deve cominciare a rileggere la storia della migrazione al nord delle famiglie criminali calabresi. Migrazione ispirata, soprattutto nell’ultimo decennio, non da una quasi naturale ricerca di pascoli più ricchi ma da un vero e proprio disegno strategico, che in pochi hanno compreso. Anche nel mondo dell’informazione che continua a non garantire, salvo rare eccezioni continuità e profondità nell’occuparsi di questi temi.

Si segue l’evento, soprattutto arresti o inchieste, che magari anche a nord coinvolgono nomi eccellenti, (anche la cronaca giudiziaria ha il suo gossip, ormai!) e l’attenzione termina nel giro di 48 ore. In attesa del caso successivo, che difficilmente si riesce a collegare al contesto. Guai, poi, a scendere nel dettaglio a far troppi nomi -soprattutto per l’informazione televisiva - guai ad insistere. Guai a scavare. Dicono che lo spettatore fa confusione, perde attenzione. Ma forse a confondere è il silenzio.
Di  Redazione  (inviato il 27/07/2010 @ 09:31:54)
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