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COSTRUIAMO IL PARTITO FUORI DAL PALAZZO, TRA LA GENTE
Di Redazione (del 22/06/2008 @ 17:50:12, in Politica nazionale, linkato 1679 volte)
Ninni Andriolo L�Unità. 22 giugno 2008
Onorevole Bersani, come giudica l�Assemblea costituente di venerdì?
«Come è andata l�altro ieri lo si vedrà dalle prossime settimane, perché è chiaro che quando si prende una botta non si sta bene subito. Sicuramente l�Assemblea rifletteva un disagio. Penso, però, che il punto sia quello di uscire dalla depressione e di rimboccarsi le maniche tutti assieme. La Costituente ha dato primi segnali in questa direzione».
Una tregua nel gruppo dirigente, si è scritto. Basterà a rimotivare il popolo delle primarie?
«Tutti gli interventi, e non solo quelli del gruppo dirigente, hanno mantenuto un equilibrio tra la sofferenza per la botta elettorale e la spinta unitaria a rimettersi in movimento. Non c�è dubbio che un tratto unitario, che non credo tattico, sia venuto fuori. Lo ritengo utile sia per la costruzione del partito che per la battaglia d�opposizione di cui il Paese ha bisogno».
Maggiore unità nel Pd perché torna in campo il Berlusconi di sempre?
«Anche su questo ci siamo messi tutti a pari. Chi riteneva che quello di Berlusconi non fosse solo un atteggiamento tattico, e chi pensava che la destra avrebbe ricominciato a fare il mestiere di sempre, non solo dal punto di vista degli strappi alle regole della democrazia, inevitabili nel berlusconismo che, non dimentichiamolo, ha sempre dato lo scettro al consenso e mai alle regole. Ma, soprattutto, nell�impostazione della politica economica. Se vogliamo che gli italiani si indignino per gli strappi alle regole, bisogna che mostriamo loro anche quanto siano fallimentari le ricette economiche e sociali di questo governo».
Lei le ha definite vecchie, inutili per la crescita�
«Se qualcuno pensasse una cosa diversa, avverto che il centrodestra non farà quello che non siamo riusciti a fare noi, perché non ne siamo stati capaci. Loro, in realtà, metteranno in pratica la loro ricetta. Con qualche accorgimento in più, con qualche pensata nuova. Ma la sostanza sarà: abbassare l�asticella per chi già ce la fa, lanciare messaggi demagogici e compassionevoli per chi è in difficoltà, difendere paratie corporative o di altro genere».
In campagna elettorale avevano promesso ben altro�
«Le loro manovre non le pagheranno mai davvero le rendite e gli evasori fiscali. Ma i consumi popolari e i servizi, come si vedrà nelle prossime settimane. Poi, naturalmente, attorno a questa ricetta ci potrà stare questa o quella misura condivisibile, la furbizia di un messaggio demagogico, cose sulle quali ci potrà stare, per così dire, un�opposizione più duttile. Ma il segno complessivo è disvelato già da alcune misure�»
Quali?
«Davvero si pensa che i petrolieri non recupereranno i soldi che dovranno pagare allo Stato? È un gioco da ragazzi scaricare l�incremento fiscale sui consumatori. Ed è di un�evidenza solare che le banche hanno avuto in cambio il blocco della Class action e l�accordo sui mutui�»
C�è la cosiddetta carta dei poveri, però�
«Che la dice lunga su come loro leggono il disagio sociale. Noi una misura di questo genere non ce la saremmo nemmeno sognata. Con quei soldi, aggiungendone altri, avremmo fatto l�aumento delle pensioni piu� basse, come l�anno scorso. Per noi un povero è una persona con una dignità. Credo, comunque, che non dobbiamo lasciarci impressionare dai fuochi d�artificio».
L�assenza di molti delegati dall�Assemblea di venerdì riflette la delusione della gente del Pd. Non crede?
«Abbiamo il compito di passare dalla fase costituente a quella di costruzione del partito e dobbiamo farlo nel vivo di una battaglia d�opposizione. Se protratta troppo a lungo, la fase costituente non regge. Dobbiamo lavorare immediatamente per la costruzione ideologica, politica e organizzativa del partito. La battaglia d�opposizione dovrà essere la fucina in cui forgeremo il Pd. Le cose si vedono meglio girando per strada, che non dal Palazzo. E io credo che questa sarà l�occasione per riprendere i contatti con i soggetti sociali che ci interessano».
Veltroni propone una manifestazione nazionale contro la politica del governo. Perché in autunno e non subito?
«Non perché non manchino argomenti per far scendere già adesso la gente in piazza. Ricordo le misure economiche, gli attacchi di Berlusconi ai giudici, le sue iniziative per salvarsi dai processi. O la provocazione spropositata sul Comune di Roma con l�obiettivo di delegittimare Veltroni, un tentativo di fronte al quale tutti dobbiamo reagire. Nel Paese, però, deve maturare la consapevolezza dei danni che produce questo governo. La costruzione e il radicamento del partito devono servire anche a questo. Dobbiamo avviare il tesseramento in tempi rapidissimi. Contemporaneamente, cogliendo l�occasione delle feste, dobbiamo sviluppare una campagna sui temi economici e sociali. E predisporre le tracce della discussione politica che avremo, senza conta, nella Conferenza autunnale che coinvolgerà tutto il partito. Questo lavoro di opposizione e di composizione avrà poi un�espressione di massa. Le grandi manifestazioni rappresentano anche l�esito di un lavoro che mette in movimento energie e costruisce rapporti».
In questi mesi più che a costruire il Pd si è pensato a edificare le sue correnti, è d�accordo?
«Tutte queste espressioni sono convintissimo che rappresentino una ricchezza. Ha ragione anche Veltroni, però, quando afferma che le fondazioni, gli istituti, le associazioni devono esprimere qualcosa di vero in termini di radicamento e di posizione culturali. Servono affluenti veri, che portino acqua. Dopodiché noi non possiamo osservare il fenomeno senza essere sicuri che ci sia il fiume. Senza organizzare, cioè, il partito, come palestra politica di tutti. A questo dovrà servire la Conferenza d�autunno. È lì, nel fiume del partito, che bisognerà dipanare, per esempio, la matassa del rapporto tra politica e valori, o quella delle riforme istituzionali che vogliamo. Il luogo della sintesi, quindi, deve essere il partito. Se manca questo, la gente andrà a discutere da altre parti. Noi, tra l�altro, non abbiamo avuto un dibattito di massa sull�esito del voto�»
Anche nella Costituente si è registrato un deficit di analisi sulle elezioni�
«È mancata una discussione di massa sul voto. Questa avrebbe aiutato a ritrovarsi, a reagire prima, a elaborare il lutto, a sentirsi comunità. Tutto questo dobbiamo recuperarlo. L�Assemblea costituente ha rappresentato il primo segno di questo recupero».
Ma nel Pd non si pone l�esigenza di rinnovare i gruppi dirigenti e di passare il testimone a generazioni più fresche?
«Se invece di spendersi in improbabili paragoni con il Midas i giornali si fossero occupati di andare a spulciare la composizione della nuova direzione, avrebbero visto che in atto c�è già la promozione - certo ancora insufficiente - di nuove personalità, di nuovi gruppi dirigenti e di nuove generazioni. Il processo di rinnovamento è in corso, lo vedo in giro per l�Italia. Al centro, certo, bisogna essere più permeabili a valorizzare quelle esperienze. Ma non basta essere giovani. Servono giovani di lungo corso, che abbiano già maturato esperienza, che godano di credibilità esterna. Ne abbiamo tantissimi nel nostro partito».
Senza il "rimescolo" di cui lei parla anche il rinnovamento verrà stretto dentro il gioco delle componenti�
«Questo famoso rimescolo può avvenire solo sul terreno politico e della cultura politica. Senza discutere del rapporto tra valori e politica o del nostro concetto di mercato o della nostra visione di partito, ad esempio, non si capisce in che direzione possa andare l�intreccio tra posizioni socialiste, liberali, cattolico-democratiche, ecc. Io credo che il rimescolo debba avvenire senza buttar via le parole. Né la parola sinistra, né la parola popolare. Che, però, bisogna far coesistere con nuovi termini. Il punto non è quello di mettere d�accordo me e Fioroni. Ma di consegnare alle nuove leve una cultura politica che non le inscatoli dentro cose che non ci sono più».
Veltroni ricollega il Pd all�Ulivo del �96, lei mette in evidenza il ruolo di Prodi. Ma è il Professore che prende le distanze dal Partito democratico�
«Nella relazione di venerdì Veltroni ha sistemato le cose nel modo giusto. Sia dal punto di vista delle elezioni, che del profilo della nostra battaglia di opposizione, che del rapporto con l�Ulivo. Io dico sempre che le nostre radici sono lì, nell�Ulivo. E che da lì è iniziata una stagione che possiamo chiamare con il nome di Prodi. Noi dobbiamo riconoscere che, in quella fase di frantumazione, nella quale si affacciava il bipolarismo, quella politica ha rappresentato un punto di raccordo indispensabile. Che ha consentito di evitare un ventennio berlusconiano e di riportare dal cielo alla terra parole d�ordine che ci hanno dato un profilo: sulla politica estera, sulle liberalizzazioni, sull�evasione fiscale, ecc. Dopodiché quella fase conteneva in sé, e Prodi era il primo a esserne consapevole, visto che lanciò l�idea del Partito democratico, tutte le contraddizioni e i limiti che la hanno fatta esaurire. Oggi abbiamo compiuto la scelta di un partito a vocazione maggioritaria, ma non isolato. Capace di trovare un raccordo con le altre forze di opposizione».
È riduttivo ricondurre Parisi al Professore, ma tra i "prodiani" si registra una notevole insoddisfazione�
«Anche io mi sento parte del prodismo. Prodi continua a girare nella nostra aria, nella nostra atmosfera, nel nostro mondo. A prescindere dal fatto che lui sia presidente del Pd, come avrei voluto anche io, o non lo sia. Per me sarebbe stato inelegante procedere venerdì alla nomina di un altro presidente. Dopodiché vedremo assieme, con il contributo di Romano, che sono certo non mancherà, come eventualmente procedere anche ad altre soluzioni. L�applauso che la platea gli ha rivolto è stato un segnale evidente di affetto e di riconoscimento del ruolo esercitato e del lavoro svolto».
Marini ha detto sì al patto federativo Pd-Pse, un segnale importante di "rimescolo", non crede?
«Nelle cose dette da Marini si individua il terreno per una soluzione che riconosca il nostro progetto e la nostra identità. E l�ambizione di portarli in Europa, in collegamento con i luoghi dove si addensa la stragrande maggioranza del centrosinistra europeo».
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