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CREPE A SINISTRA
Di Redazione (del 07/08/2008 @ 06:00:47, in Politica nazionale, linkato 1475 volte)
ANDREA ROMANO
La Stampa, 6 agosto 2008
Sostiene Tremonti che «in senso storico dieci anni sono un tempo breve... in una dialettica che si sviluppa fisiologicamente nella sequenza tesi, antitesi e sintesi». Viene da chiedersi se il neohegelismo tremontiano non sia già il catechismo ufficiale dei dirigenti del Partito democratico. Che in questi giorni mostrano di voler affidare ai tempi lunghi della storia la soluzione della malattia che li affligge, fingendo di non vedere l'esplosione di sintomi che entro pochi mesi potrebbe mandare in pezzi il Pd.

Altro che un armonico dispiegarsi di tesi, antitesi e sintesi. Qui si moltiplicano le crepe in un edificio apparso fragile fin dall'inaugurazione e che rischia di non passare la prossima primavera, se ognuno dei maggiorenti persevererà nella strategia che si è scelto. Quella di D'Alema è al solito la più razionale. Dopo avere nuovamente collocato Veltroni al posto di comando come aveva già fatto nel 1998, benedicendone la carica di novità dieci anni dopo la prima investitura, ha deciso di tagliargli gli alimenti e di attenderne il completo logoramento. Quale sia la sua alternativa non è dato sapere, visto che D'Alema si guarda bene dal fare ciò che sarebbe normale in qualsiasi partito per l'appunto normale: si contesta il leader, ci si candida apertamente a prenderne il posto, si cerca il consenso necessario. Ma la normalità non sembra essere di questo mondo. E D'Alema un po' si balocca di televisione e di filosofia, un po' fa l'esatto contrario di quanto predica Veltroni e un po' manda avanti ora questo ora quest'altro «junior partner» nella speranza di ripetere lo schema di cui fu vittima Piero Fassino: piazzare un segretario convinto di governare il partito ma in realtà commissariato dall'alto.

Dall'altra parte, prendersela con il povero Veltroni rischia ormai di apparire banale. Eppure non sembra esserci fine all'agonia di un leader che qualche mese dopo avere preso in mano il Pd è già costretto a rifugiarsi nella nostalgia del bel tempo che fu. Nella conferenza stampa di fine stagione, ad esempio, ha rievocato con malinconia il «perduto entusiasmo dei primi mesi» e ci ha soprattutto informato che d'ora in avanti il Pd dovrà rimpiangere il risultato raggiunto alle ultime e già disastrose elezioni. Il che significa che si prepara ad incassare risultati sempre peggiori. Formulata da un leader di partito, non è esattamente una profezia destinata ad infondere entusiasmo nei militanti o nell'opinione pubblica. Soprattutto perché somiglia molto da vicino alla verità. Se le cose continueranno così – e non si vede perché debbano cambiare, considerando l'attuale condotta dei dirigenti – il Pd è destinato a sprofondare sia alle europee del 2009 che alle regionali del 2010. E forse per allora la carta della nostalgia non basterà più a far scattare quel minimo di solidarietà a cui Veltroni forse puntava.

Nel frattempo già oggi il Pd mostra di non avere alcuna consistenza in importanti aree del Paese. Cos'altro significa, se non che in Campania quel partito semplicemente non esiste, l'annuncio di Bassolino di non avere intenzione di firmare la petizione contro il governo? La giustificazione è del tutto discutibile – non essendo Bassolino un prefetto tenuto all'imparzialità ma un governatore eletto con pieno mandato democratico –, ma la sostanza rivela che persino la più alta carica politica di quella regione ritiene di non tenere in alcun conto le indicazioni del suo partito affidandosi invece alla benevolenza del governo pur di restare in sella. E cosa dire del rifiuto di partecipare alla festa torinese del Pd venuto ieri da Chiamparino, uno dei sindaci più autenticamente popolari del centrosinistra costretto (forse proprio per questo) a difendersi dal cannoneggiamento quotidiano del suo stesso partito?

La verità è che di questo passo Veltroni sarà ricordato come il primo e ultimo segretario del Partito democratico. Colui che si era trovato per le mani una delle poche innovazioni reali della politica italiana di quest'ultimo decennio e che ha invece contribuito – in concorso con altri – a seppellirne le fragili spoglie. Colui che invece di prendere atto del disastro e di convocare un congresso per discutere linea e leadership, come avviene in tutto il mondo democratico, ha scelto di tirare a campare affidandosi ai tempi lunghi della storia. Ma il Pd non può contare sulle virtù terapeutiche della dialettica ma solo su quel coraggio delle scelte che ad oggi sembra mancare del tutto dalla visione di coloro che si trovano ancora a dirigerlo.
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# 1
Beh, Veltroni potrebbe sempre dimettersi !

Avrebbe dovuto farlo dopo i disastrosi risultati elettorali, o dopo la terza (terza !!!) convocazione della Assemblea Costituente, con la partecipazione di poche centinaia di persone su oltre 2'000 eletti del 14 Ottobre...

Avrebbe dovuto accorgersi della situazione, ed avrebbe dovuto trarne le conseguenze, senza inventarsi il governo ombra ed il dialogo a tutti i costi con chi di fatto lo ignora e lo ridicolizza ...

Ma meglio tardi che mai !
Di  Franco Gatti  (inviato il 07/08/2008 @ 08:50:33)
# 2
PD: CACCIARI A VELTRONI, NON SI DICHIARA GUERRA SENZA AVERE ESERCITO

(ASCA) - Roma, 7 ago - ''Piuttosto che salvare l'Italia, credo sia necessario che il centrosinistra, e il Partito democratico in particolare, pensi a costruire se stesso anziche' lanciarsi in iniziative che non coincidono con l'immagine del partito proposta in campagna elettorale''. In un'intervista a Il Giornale, Massimo Cacciari ribadisce la sua contrarieta' alla petizione 'Salviamo l'Italia' lanciata da Walter Veltroni in chiave antigovernativa.

''E' un'iniziativa sballata - sottolinea il Sindaco di Venezia - nel senso che propone un messaggio contraddittorio rispetto all'immagine che Veltroni ha voluto dare di se'.

Peggio ancora - aggiunge - e' anche un'iniziativa inutile perche' non e' con le spallate che si muta la situazione.

Anzi - chiosa l'esponente 'dissidente' del Pd - si rischia di frantumarsi la spalla...''.

Per Cacciari, in sostanza, ''e' poco saggio dichiarare guerra se non si ha un esercito in grado di combatterla''. Di qui l'invito a Veltroni a ''mettersi a lavorare per il partito, per costruirlo in maniera seria, su basi federali, cosi' come piu' volte abbiamo ribadito''. In vista di un congresso in tempi brevi. ''Finche' non ci sara' un congresso degno di questo nome, con un confronto di carattere strategico - rileva infatti Cacciari -, continueremo a vedere questo spettacolo con pezzi di oligarchie che sono l'una contro l'altra, altro che correnti''.
Di  David Arboit  (inviato il 07/08/2008 @ 14:58:30)
# 3
PENATI FIRMA - Dopo il doppio 'no' di Bassolino e Cacciari, ci pensa Filippo Penati a ridare ossigeno alla campagna di raccolta firme a favore della petizione 'Salva l'Italia' promossa dal Pd in vista della manifestazione del 25 ottobre contro le politiche del governo. Intervistato dal quotidiano online 'Affaritaliani.it', il presidente della provincia di Milano non solo annuncia la sua firma, ma garantisce che si dara' da fare per raccogliere adesioni alla petizione. Spiega Penati: "Credo che sia un'iniziativa importante perche' vuole riportare al centro del dibattito le questioni che riguardano i cittadini. E' importante per il piu' grande partito d'opposizione sollecitare il governo a occuparsi in maniera concreta dei temi che riguardano la vita di tutti i giorni". Ma sul Pd piovono nuove critiche. A puntare il dito sia contro il segretario Veltroni sia contro D'Alema e' questa volta Claudio Velardi, assessore al Turismo della regione Campania: "Li vedo bolliti tutti e due". Ieri il sindaco di Venezia aveva escluso che D'Alema possa diventare il nuovo segretario del Pd qualora Veltroni subisse una forte sconfitta del partito alle europee del 2009. E oggi uno degli ex bracci destri di D'Alema ai tempi della sua premiership, non usa mezzi termini: "E' patetico che dopo vent'anni neghino la contrapposizione, ma e' nei fatti". Dai microfoni di Radio 24, Velardi insiste sulla contrapposizione Veltroni-D'Alema: "Dovrebbero avere entrambi il coraggio, la forza di fare qualche passo indietro, di fare maturare un gruppo dirigente effettivamente nuovo, di dargli delle responsabilita' perche' loro hanno fatto tanto. Si sono accollati per un quindicennio tutte quante le difficolta' della sinistra, del dopo Muro, della crisi italiana, del governo di questo Paese, pero' adesso e' evidente, anche dalle iniziative che prendono, che sono un po' fuori tempo. E' chiaro che non sono piu' in palla, quindi entrambi dovrebbero avere l'intelligenza di mollare, di ritagliarsi altri ruoli". Giorgio Tonini, tra i fedelissimi del segretario, spiega che "la motivazione di Bassolino di non firmare la petizione non mi convince affatto. E' una visione singolare. Da rappresentante della Regione, si puo' e si deve collaborare sul piano istituzionale con il governo anche mentre ci si contrasta sul terreno politico. E' il sale della democrazia. Altrimenti, paradossalmente, tutti i sindaci e governatori dovrebbero iscriversi al partito del presidente del Consiglio". Ma e' un altro amministratore e uomo di spicco nel panorama Pd, Sergio Chiamparino, minaccia di non partecipare alla festa del partito a Torino per contrasti con i vertici locali. (AGI) - Roma, 6 agosto -
Di  David Arboit  (inviato il 08/08/2008 @ 11:16:10)
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