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D'ALEMA: INNOVAZIONE Sì, MA ANCHE PARTITO FORTE E RIFORMISTA
Di Redazione (del 20/12/2008 @ 08:41:31, in Politica nazionale, linkato 1669 volte)
IL PROGETTO PD SI è APPANNATO "Da questa riunione ci si aspettava o uno scatto in avanti o un ulteriore segnale di disgregamento. Mi sembra che ci sono tutte le condizioni per un riavvio a partire dalla relazione di Veltroni che indica alcune fondamentali scelte di carattere programmatico e rilancia il progetto del Pd che si è appannato". Massimo D'Alema, intervenendo alla Direzione del partito, condivide così le linee tracciate dal segretario. "Il progetto del Partito democratico - afferma D'Alema - si è appannato per ragioni più complesse del correntismo. Noi non abbiamo correnti. Le correnti sono una forma discutibile di organizzazione della vita interna di un partito. Noi siamo un'amalgama che fin qui è mal riuscita. C’è una situazione di frantumazione, non ci sono le correnti. Le correnti sono una forma discutibile di organizzazione della vita interna, che io non apprezzo. Se avessimo delle correnti, saremmo divisi, parlebbero i portavoce delle correnti, si saprebbe che percentuale rappresenta ciascuna corrente. Non sarebbe bello a vedersi ma sarebbe un ordine”.
LA QUESTIONE MORALE. La difficoltà in cui ci troviamo non deriva esclusivamente dall’accumularsi di vicende giudiziarie fino a delineare una questione morale. Io credo che le questioni giudiziarie diventano una questione morale quando si associano a una crisi politica, altrimenti restano questioni giudiziarie. E paradossalmente la destra che ha più questioni giudiziale di noi, tuttavia non si presenta agli occhi dei cittadini come una forza colpita da una questione morale. Questo perché appare avere risolto su una base cinica e inaccettabile del primato della politica il problema del suo rapporto politico con la società italiana.".
D'Alema ha quindi indicato quali sono le difficoltà politiche che indeboliscono il partito, vale a dire la mancata definizione del tema delle alleanze e la mancata costruzione di un "partito vero".
L'ex ministro degli Esteri ha comunque suggerito di "avanzare con equilibrio" di fronte alle varie vicende giudiziarie: "Non c'è dubbio - ha aggiunto - che l'appannarsi di una visione politica favorisca certe degenerazioni e noi dobbiamo fare di tutto per fermare questo fenomeno". D'Alema ha però negato la tesi, sostenuta nei giorni scorsi da Veltroni, che la questione morale nel Pd sia legata all'eredità dei vecchi partiti oggi confluiti nel Pd: "Di fronte alla disonestà - ha affermato - non c'è l'alternativa vecchio-nuovo, ma quella onesto-disonesto. Ci vuole un partito che vigili su se stesso e sui propri amministratori; un partito che sappia anche difenderli quando vanno difesi, ma che li colpisca anche al di là delle decisioni della magistratura quando si varca il confine della moralità".
LE ALLEANZE. La "dipietrizzazione" del Centrosinistra è destinata a sfociare nel "minoritarismo". L'ex ministro degli Esteri ha toccato il tema delle alleanze, che, ha spiegato, "non si traduce nel fare l'elenco dei partiti con cui si stringono vincoli, ma nel delineare un profilo comune". "Berlusconi è un leader a vocazione maggioritaria - ha osservato D'Alema - ma ha anche fatto un'alleanza con la Lega, e questo qualifica la sua proposta politica, la sua visione del paese. Noi su questo non siamo stati chiari". "Ora non possiamo dire - ha proseguito - che l'asse della nostra proposta sia il rapporto Pd più Idv, anche se alla dipietrizzazione corrisponde un consolidamento della destra. Questo non significa non parlare più con Di Pietro, ma significa che chi festeggia si condanna al minoritarismo".
PARTITO. "Abbiamo bisogno di un partito vero", mentre "finora c'e' stata incertezza sul modello. Abbiamo bisogno di un partito vero, di una comunita' di donne e di uomini legati dalla solidarieta' e anche dal vincolo della tessera". D'Alema dice no al ricorso alle primarie per la scelta delle cariche di partito, altrimenti si rischia che nessuno si iscriva. Le primarie "vanno ricondotte alla scelta dei candidati per le cariche istituzionali", o anche magari chiamare a raccolta il popolo delle primarie su alcuni temi. Ma attenzione alla degenerazione delle primarie, cioe' alla "primarizzazione delle cariche, e un modo per favorire il correntismo". "Serve un partito vero perché bisogna dire che c'è stata un'incertezza di modello tra primarie sì o no, iscritti sì o no". "Dobbiamo ricondurre le primarie - afferma D'Alema - a ciò che sono, una sfida tra candidati e talvolta un modo di consultazione degli iscritti. Ma la primarizzazione delle cariche di partito è la via per formare un correntismo di massa".
LA COLLOCAZIONE EUROPEA. "Penso che sia giusto affrontare una questione che si trascina da mesi. Il tema della collocazione europea non è se dobbiamo essere socialisti o altra cosa, ma la costruzione in Europa di una coalizione di centrosinistra si fa prima di tutto con i socialisti". Massimo D'Alema ritiene che "si possa formare con i socialisti un gruppo nuovo chiarendo che non entriamo nel Pse". Per l'ex vice premier è meglio sciogliere presto il nodo della collocazione europea perché "più trasciniamo e carichiamo di valore identitario questo tema più rischiamo una decisione sofferta e negativa".
FORZA RIFORMISTA. Il vero problema, per D’Alema. “è la proposta di governo: Berlusconi è un leader a vocazione maggioritaria, ha una proposta di governo”, imperniata sull’alleanza con la Lega, nella coalizione che ha allestito “c’è un’idea dell’Italia, una gerarchia degli interessi”. Mentre - lamenta D’Alema - “noi non siamo stati fino in fondo chiari su questo punto”. È “fondamentale che l’opposizione abbia il segno di una grande forza riformista”. Per D’Alema il Pd deve rendere più forte il suo rapporto col governo, “qui c’è un passo avanti” nella relazione, occorre superare la logorante dialettica dialogo-non dialogo - seguendo la quale “come fai sbagli”. Invece “il problema è fissare noi l’agenda, in un rapporto di confronto e sfida”. D’Alema osserva che “l’appannarsi di una visione politica incoraggia fenomeni di ripiegamento egoistico, logiche di potere e personali”. Occorre essere “fermi nel combattere queste forme di degenerazione”. L'"innovazione" non basta, serve anche l'"autorevolezza". Massimo D'Alema conclude il suo intervento in Direzione correggendo la parola d'ordine con cui si è presentato questa mattina il segretario Walter Veltroni. "Di fronte alla crisi economica sociale e politica - osserva l'ex vicepremier - c'è bisogno di una grande forza riformista. E' per questo che non basta presentarsi usando la parola "innovazione". Dobbiamo essere capaci anche di offrire autorevolezza, rassicurazione e guida in grado di restituire speranza al paese. Dobbiamo tenere insieme innovazione e autorevolezza, altrimenti rischiamo di non cogliere l'opportunità che può venirci dalla crisi, che sarà sì drammatica, ma che potrebbe anche segnare la fine dell'esperienza berlusconiana".
LA QUESTIONE MORALE. La difficoltà in cui ci troviamo non deriva esclusivamente dall’accumularsi di vicende giudiziarie fino a delineare una questione morale. Io credo che le questioni giudiziarie diventano una questione morale quando si associano a una crisi politica, altrimenti restano questioni giudiziarie. E paradossalmente la destra che ha più questioni giudiziale di noi, tuttavia non si presenta agli occhi dei cittadini come una forza colpita da una questione morale. Questo perché appare avere risolto su una base cinica e inaccettabile del primato della politica il problema del suo rapporto politico con la società italiana.".
D'Alema ha quindi indicato quali sono le difficoltà politiche che indeboliscono il partito, vale a dire la mancata definizione del tema delle alleanze e la mancata costruzione di un "partito vero".
L'ex ministro degli Esteri ha comunque suggerito di "avanzare con equilibrio" di fronte alle varie vicende giudiziarie: "Non c'è dubbio - ha aggiunto - che l'appannarsi di una visione politica favorisca certe degenerazioni e noi dobbiamo fare di tutto per fermare questo fenomeno". D'Alema ha però negato la tesi, sostenuta nei giorni scorsi da Veltroni, che la questione morale nel Pd sia legata all'eredità dei vecchi partiti oggi confluiti nel Pd: "Di fronte alla disonestà - ha affermato - non c'è l'alternativa vecchio-nuovo, ma quella onesto-disonesto. Ci vuole un partito che vigili su se stesso e sui propri amministratori; un partito che sappia anche difenderli quando vanno difesi, ma che li colpisca anche al di là delle decisioni della magistratura quando si varca il confine della moralità".
LE ALLEANZE. La "dipietrizzazione" del Centrosinistra è destinata a sfociare nel "minoritarismo". L'ex ministro degli Esteri ha toccato il tema delle alleanze, che, ha spiegato, "non si traduce nel fare l'elenco dei partiti con cui si stringono vincoli, ma nel delineare un profilo comune". "Berlusconi è un leader a vocazione maggioritaria - ha osservato D'Alema - ma ha anche fatto un'alleanza con la Lega, e questo qualifica la sua proposta politica, la sua visione del paese. Noi su questo non siamo stati chiari". "Ora non possiamo dire - ha proseguito - che l'asse della nostra proposta sia il rapporto Pd più Idv, anche se alla dipietrizzazione corrisponde un consolidamento della destra. Questo non significa non parlare più con Di Pietro, ma significa che chi festeggia si condanna al minoritarismo".
PARTITO. "Abbiamo bisogno di un partito vero", mentre "finora c'e' stata incertezza sul modello. Abbiamo bisogno di un partito vero, di una comunita' di donne e di uomini legati dalla solidarieta' e anche dal vincolo della tessera". D'Alema dice no al ricorso alle primarie per la scelta delle cariche di partito, altrimenti si rischia che nessuno si iscriva. Le primarie "vanno ricondotte alla scelta dei candidati per le cariche istituzionali", o anche magari chiamare a raccolta il popolo delle primarie su alcuni temi. Ma attenzione alla degenerazione delle primarie, cioe' alla "primarizzazione delle cariche, e un modo per favorire il correntismo". "Serve un partito vero perché bisogna dire che c'è stata un'incertezza di modello tra primarie sì o no, iscritti sì o no". "Dobbiamo ricondurre le primarie - afferma D'Alema - a ciò che sono, una sfida tra candidati e talvolta un modo di consultazione degli iscritti. Ma la primarizzazione delle cariche di partito è la via per formare un correntismo di massa".
LA COLLOCAZIONE EUROPEA. "Penso che sia giusto affrontare una questione che si trascina da mesi. Il tema della collocazione europea non è se dobbiamo essere socialisti o altra cosa, ma la costruzione in Europa di una coalizione di centrosinistra si fa prima di tutto con i socialisti". Massimo D'Alema ritiene che "si possa formare con i socialisti un gruppo nuovo chiarendo che non entriamo nel Pse". Per l'ex vice premier è meglio sciogliere presto il nodo della collocazione europea perché "più trasciniamo e carichiamo di valore identitario questo tema più rischiamo una decisione sofferta e negativa".
FORZA RIFORMISTA. Il vero problema, per D’Alema. “è la proposta di governo: Berlusconi è un leader a vocazione maggioritaria, ha una proposta di governo”, imperniata sull’alleanza con la Lega, nella coalizione che ha allestito “c’è un’idea dell’Italia, una gerarchia degli interessi”. Mentre - lamenta D’Alema - “noi non siamo stati fino in fondo chiari su questo punto”. È “fondamentale che l’opposizione abbia il segno di una grande forza riformista”. Per D’Alema il Pd deve rendere più forte il suo rapporto col governo, “qui c’è un passo avanti” nella relazione, occorre superare la logorante dialettica dialogo-non dialogo - seguendo la quale “come fai sbagli”. Invece “il problema è fissare noi l’agenda, in un rapporto di confronto e sfida”. D’Alema osserva che “l’appannarsi di una visione politica incoraggia fenomeni di ripiegamento egoistico, logiche di potere e personali”. Occorre essere “fermi nel combattere queste forme di degenerazione”. L'"innovazione" non basta, serve anche l'"autorevolezza". Massimo D'Alema conclude il suo intervento in Direzione correggendo la parola d'ordine con cui si è presentato questa mattina il segretario Walter Veltroni. "Di fronte alla crisi economica sociale e politica - osserva l'ex vicepremier - c'è bisogno di una grande forza riformista. E' per questo che non basta presentarsi usando la parola "innovazione". Dobbiamo essere capaci anche di offrire autorevolezza, rassicurazione e guida in grado di restituire speranza al paese. Dobbiamo tenere insieme innovazione e autorevolezza, altrimenti rischiamo di non cogliere l'opportunità che può venirci dalla crisi, che sarà sì drammatica, ma che potrebbe anche segnare la fine dell'esperienza berlusconiana".
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