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ERAVAMO IN 570 A PARLARE DEL PD
Di Redazione (del 22/06/2008 @ 11:15:15, in Politica nazionale, linkato 1343 volte)
Tratto dal Sito http://www.rosybindi.it
Pubblicato da Gad 21.06.2008
Eravamo in 570, ieri alla Fiera di Roma, a parlare del Pd. Mancavano dunque circa 2200 delegati eletti alle primarie del 14 ottobre 2007. Sono salito sul palco per farlo notare, quando Anna Finocchiaro ha affermato che non era richiesto alcun quorum per votare delle modifiche allo statuto. Falso, lo statuto prevede espressamente che eventuali modifiche siano approvate dalla maggioranza assoluta dei membri dell’assemblea costituente. Mi sono sentito rispondere che sono cavilli, che in tutti i partiti si fa così. E allora mi sono arrabbiato molto perchè l’unica chance di efficacia del partito nato con le primarie sarebbe quella di differenziarsi per la democraticità delle sue strutture. Ad arrabbiarci siamo stati in molti, a protestare in pochi: Arturo Parisi, Mario Barbi, Mario Lettieri. Brutto segno.
Tanti altri, compresa Rosy Bindi che alle primarie si era proposta come alternativa al falso unanimismo veltroniano, si sono accontentati di trovare uno spazio nella nuova direzione. Ho declinato gentili proposte di farne parte perchè considero l’opacità di queste intese di vertice fra leader che si guardano in cagnesco la conseguenza inevitabile, e deleteria, dell’indifferenza alle regole democratiche.
A Walter Veltroni voglio dare atto di avere pronunciato parole nette contro la deriva xenofoba in cui è avvolto il decreto sicurezza. Farà piacere a Daniele Sensi sapere che ha denunciato la comprensione per i lager e la “derattizzazione” anti-rom, cioè il linguaggio dell’odio che su questo blog lui ci ha segnalato. Spero che alle parole di Veltroni segua un atteggiamento diverso dell’insieme del Pd, finita l’ubriacatura con i braccialetti antistupro di Rutelli e le ronde democratiche di Penati. Lo considererei un passo avanti importante.
Sul resto, sul futuro del Pd e di una politica capace di rispettare le regole della partecipazione democratica, credo che dobbiamo essere intransigenti. Lo considero l’unico saggio investimento su un futuro che implicherà il profondo ricambio della classe dirigente democratica.
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