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IL PARTITO DEMOCRATICO E I RADICALI
Di Redazione (del 29/02/2008 @ 00:00:04, in Interventi, linkato 1427 volte)
E� inevitabile che quando si avvia un nuovo percorso politico, lasciando un solco profondo nella storia, quello lasciato dai Ds e dalla Margherita, siano numerosi e non sempre risolti, i dubbi di chi in quella lunga storia si è riconosciuto.
E quindi dopo le perplessità che hanno accompagnato i congressi di scioglimento di quei partiti, con i molti, direi troppi, che forse un pò precipitosamente hanno deciso di cambiare strada o semplicemente di stare per un pò alla finestra, ci sono stati i turbamenti per l�avvio del nuovo Partito, certo resi meno pressanti, se non sciolti, dalla massiccia e imprevista partecipazione alle primarie che hanno �incoronato� Veltroni.

Ma anche le prime battute del nuovo Segretario hanno seminato disorientamento e tremori, prima fra tutte la scelta, oggi possiamo dire coraggiosa, un mese fa avrei detto avventata, di correre da soli.
La rottura con la sinistra radicale, oggi Arcobaleno, non è stata, almeno a giudicare dai riflessi che ha avuto al �Centro� , molto traumatica. E� sicuro tuttavia che i suoi effetti li misureremo meglio nel tempo, in primis sulla base dei risultati delle prossime elezioni, e alla periferia, nelle numerose realtà dove la storia Amministrativa di molti Comuni è stata segnata da alleanze e diciamo anche amicizie, consolidate, che quasi ovunque hanno prodotti ottimi risultati.

Ma i tempi della politica, in un Paese sempre alle prese con qualche scadenza elettorale, non lasciano troppo spazio, alla riflessione e ai rimpianti.

E cosi� risolto o accantonato un problema se ne sono aperti altri: Di Pietro si, Di Pietro no , Bonino si Pannella no, Binetti no , Bindi si e cosi dubitando.

Personalmente, e qui avevo già espresso un opinione relativamente all�insieme di questioni che oggi vanno sotto il titolo di � laicità�, valuto positivamente l�ingresso dei Radicali nelle liste e poi nel PD, secondo le condizioni poste da Veltroni a questa operazione.

Non ho mai capito, quando i radicali sedevano nella Casa delle Libertà, cosa potesse accomunare, la storia , i valori e le battaglie di laicità e di libertà dei Radicali, con l�accozzaglia pseudo liberista berlusconiana. Che ci azzeccava la storia di un Partito che ha contribuito con le sue battaglie, all�epoca guardate con diffidenza dal Partito Comunista, sul divorzio, sull�allargamento dei diritti civili, sulla legge 194, sulla diversità sessuale, e più recentemente sui temi legati al diritto a scegliere una morte dignitosa per ogni individuo, con chi , non avendo principi e valori, aspetta solo di accodarsi ai dictat Vaticani per raccattare un pò di voti.

Per questo sarebbe stato negativo perdere, dentro un meccanismo elettorale che avrebbe ridotto la presenza dei radicali sulla scena politica alle estroverse comparsate di Pannella, un patrimonio di battaglie che è comunque nella storia civile della gran parte dei sostenitori del Partito Democratico.
Se il PD vuole raccogliere, per sviluppare, il meglio della tradizione riformista laica e cattolica dell�Italia, non poteva abbandonare a se stesso il patrimonio Radicale .

Poi le valutazioni sui benefici elettorali più o meno rilevanti che questa scelta produrrà mi sembrano importanti ma non decisivi, soprattutto se vogliamo misurare, come mi sembra giusto, la strategia scelta da Veltroni non sul breve ma sul lungo periodo.
Si e� parlato anche della presenza radicale come riequilibratrice della presunta deriva clericale del PD, trascinato su questa strada dalle sue componenti più sensibili ai richiami del Vaticano.

Personalmente ritengo questa opinione valida ma solo in parte. Non dimentichiamo che il PD nasce avendo come certificazione di una solida cultura dello Stato e della sua indipendenza dai valori religiosi, sia la storia e la tradizione del PCI e dei suoi eredi che quella della componente cattolica che ha coltivato questi valori, anche ai tempi della DC imperante , e che ha avuto in Pietro Scoppola l�intellettuale di riferimento.
Ma questo forse può non bastare, in una fase di forte pressione delle autorità vaticane, di forse inevitabile spostamento verso destra del quadro politico e mentre nuove tematiche, definite sensibili, si offrono alle scelte di coscienza di credenti e non.

Insomma personalmente non sono cosi� sicuro che il PD sia oggi cosi� saldamente costituito da resistere ad una deriva papista del quadro politico italiano, cosi� come mi sembra che ancora parecchia sia la strada da fare per rendere il quadro legislativo dei diritti del cittadino italiano uguale a quello della gran parte dei Paesi Europei, anche di quelli come la Spagna, di solida tradizione cattolica.

Troppo breve mi sembra la strada percorsa dal popolo italiano sulla strada di un completo affrancamento dai dogmi cattolici del potere temporale sulla via della costruzione di una solida cultura laica dello Stato e della sua etica.

E quindi benvenuti i radicali, benvenuta la Bonino, forse uno dei pochi ministri che non ha piantato grane, e benvenuto Pannella che sicuramente le grane le creerà. Ma insomma non mi piacerebbe poi tanto stare in un partito che diventasse troppo �serio� e comunque omologato a quello che una volta si definiva il �perbenismo interessato�. O no�.

Guido Morano
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