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IN mediaSET stat VIRTUS
Di Redazione (del 26/02/2009 @ 08:42:39, in Interventi, linkato 1532 volte)
di Giambattista Maiorano
In medio stat virtus. In italiano questa massima latina è stata tradotta grosso modo così: la verità sta nel mezzo. E non a torto. Normalmente, quando due si lasciano le colpe non sono mai esclusive. C’è quantomeno una compartecipazione. Questa è però la norma. Il problema nasce quando la regola è sovvertita, quando i principi lasciano il tempo che trovano, quando l’interesse immediato brucia le ragioni costitutive poste a fondamento del rapporto democratico e del vivere civile.
Le ultime settimane ci hanno offerto lo spettacolo di tentativi di sottrarsi a prassi e norme presentate come del tutto obsolete e quindi freno alla linearità ed all’efficacia di disposizioni ritenute tanto urgenti quanto necessarie. .
Dopo 17 anni, assolutamente urgente era divenuta la situazione di Eluana Englaro, dimentichi della sordità delle politica a dare risposte alle richieste avanzate negli anni precedenti. D’improvviso, nascono tanti scrupoli di coscienza, memorie di virtù cristiane, richiami perentori alla vita umana. Capisco la Chiesa, ma giuro, mai viste tante professioni di fede di noti e tosti mangiapreti aiutati da altrettanti noti iscritti all’anagrafe battesimale, sollecitati a loro volta da uno stuolo di novelli crociati. A tutti la benedizione di parte della Chiesa ufficiale che ha lasciato l’impressione di inseguire, in un amaro abbraccio clericale, più la ricerca di un nuovo connubio tra trono e altare che esprimere pietà e carità oltre al rispetto delle altrui opinioni. .
Nessun ingrediente è stato gettato a caso nei gorghi vergognosi di un tritacarne così nauseante di ipocrisia. Proprio nulla è mancato nella pentola della peggiore strumentalizzazione.
Di tanto tanfo, buona parte dell’opinione pubblica sembra non se ne sia neppure accorta: digerito nell’indifferenza.
Lo stesso conflitto istituzionale, scientificamente cercato e voluto, non è sembrato interessare più di tanto. Il Governo è sempre in luna di miele. Il Presidente del Consiglio ha la fiducia di oltre il 70% dei cittadini. È vero. Quindi, ha ragione e tanto basta. Tutto gli è concesso e tutto si deve concedere. Le battute, anche le più infelici? Sono parte del personaggio! Ma in fondo, quel personaggio è sempre un buono, tanto buono di essere riuscito a sostituire il catechismo con il grande fratello. Già, il grande fratello: quel tipo di cultura che ti priva di ogni senso critico, che ti fa vedere il mondo dall’angolatura misera dell’individualismo sfrenato, che ti vuole sempre in competizione, che attribuisce la crisi ai giornali, che ti invita a consumare con le tasche vuote, che ti desidera bello e cretino perché così funziona meglio la fabbrica degli yes man.
Parli così? Vuol dire che sei anti, un comunista, invidioso di Berlusconi!
Anti che, per piacere? Tanto di cappello all’uomo d’impresa che ha avuto la capacità di sfruttare appieno la sua intraprendenza. Altro però è il giudizio sul soggetto che ha cumulato le sue fortune fortemente aiutato dalla politica e dall’etere. Ha avuto fiuto e ha fiuto. Su questo ha costruito un impero: chapeau …! Ha fatto e fa i suoi affari, ma non certo alla luce delle encicliche sociali. È riuscito a determinare un predominio culturale e con questo un seguito pronto ad adularlo faccia quel che faccia. Non è un “primus inter pares”, è il dominus, l’unto del Signore cui vengono attribuiti poteri salvifici. Sarò scemo, ma a questo mi oppongo e mi opporrò sempre con chiunque.
I sintomi ci sono ormai tutti perché la pressione faccia saltare rovinosamente il coperchio dalla pentola. La crisi c’è, è dura, durissima e mondiale. Venirne fuori sarà drammatico. E allora addio certezze, addio emergenze appositamente enfatizzate per nascondere la realtà, addio promesse roboanti. Altro che consumare, ronde, stupri, emigrati e clandestini: fumo negli occhi. Ciascuno di noi, delle nostre famiglie, ne farà purtroppo amara esperienza. Realismo, non pessimismo, grazie.
Forse è il caso di coinvolgere tutte le forze, non offenderle. Forse è il caso che il Parlamento si riappropri delle sue prerogative e delle sue responsabilità. Forse è il caso che il Capo dello Stato, ora più che mai, eserciti il suo ruolo costituzionale. Forse è il caso che la stessa Chiesa torni ad educare, a parlare chiaramente, a capovolgere il sistema di valori creato dai media, a ritornare allo spirito del Concilio, a rinunciare a piccoli accordi che la rendono poco autorevole e prigioniera di una mentalità e di una cultura che valorizza l’individuo, ma che massacra l’uomo.
Forse è il caso di smetterla, per tutti e per ciascuno, di pensare che “virtus stat in MEDIASET”.
Ci spero. Non è Berlusconi che mi preoccupa, ma la mentalità che fatica a scoprire l’uomo integrale.
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