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JOSEPH STIGLITZ SULL'IDEOLOGIA E CONOMICA DOMINANTE
Di Redazione (del 05/07/2010 @ 09:44:08, in economia, linkato 1418 volte)
IL PRIMO BILANCIO DI OSBORNE? SBAGLIATO, SBAGLIATO, SBAGLIATO
The Indipendent (UK), 27 giugno 2010
George Osborne [Ministro delle finanze della Gran Bretagna] probabilmente non sarà troppo seccato dal fatto che c’è un uomo che pensa che il suo Bilancio d’emergenza approvato la settimana scorsa sia quasi completamente sbagliato. L’uomo è un former chief economist della Banca Mondiale, ha vinto nel 2001 il premio Nobel per l’economia con un suo lavoro sul perché il mercato non produce i risultati che, in teoria, dovrebbe produrre.
Il professor Joseph Stiglitz, che è ritenuto la più grande cervello economico del momento, ha una valutazione nettamente negativa della strategia di Osborne. Essa, prevede Stglitz, farà in modo che la Gran Bretagna esca dalla crisi impiegando molto più tempo, molto più lentamente e con maggiori difficoltà rispetto a quanto sarebbe necessario. L’aumento della VAT (Value Added Tax) [corrisponde alla nostra IVA] potrebbe anche farci scivolare in una “recessione a W”.
Stglitz, che è stato consigliere economico del presidente USA Bill Clinton, è oggi professore di economia e finanza alla Columbia Business School.
È stato in Gran Bretagna questa settimana, all’Università di Manchester, dove presiede il Brooks World Poverty Institute, ma ha sollevato la sua testa dai dettagli dello sviluppo economico mondiale per fare l’esame e dare una voto alla strategia economica del Cancelliere dello Scacchiere [Ministro delle finanze] conservatore.
Potrebbe essere un errore ignorare quello che dice Stglitz. Fu uno dei pochi economisti che riuscì a prevedere il disastro della finanza globale ben prima che accadesse. «Quello che successe era proprio quello che mi aspettavo – mi dice quando ci incontriamo per un caffè fuori dalla libreria Blackwell all’università – I dati erano ben chiari su questo». E sulle proporzioni del disastro? «Non ci fu alcuna sorpresa – aggiunge – più è grande la bolla più e grande lo scoppio».
«La cosa che molti economisti non capirono completamente era l’ampiezza delle attività ad alto rischio in cui le banche erano coinvolte. Hanno rischiato con i nostri soldi, con i soldi dei loro azionisti, con i soldi di chi ha acquistato i bond». Le banche hanno assorbito più del 40% dei profitti delle aziende dicendo che la loro finanza innovativa creava valore. Ma «tutto questo parlare di innovazione era fittizio» perché non aveva relazioni con la reale attività economica di produzione.
«Si creò una situazione che a prima vista faceva vedere che si stava andando avanti su una strada stravagante, con tutti quegli incentivi perversi, che li avrebbero condotti a prendersi una quantità eccessiva di rischio. Ma non c’era nessuna possibilità che qualcuno potesse sapere o credere che le banche sarebbero arrivate fino a quel livello di stupidità. Ho previsto che si stava andando verso il collasso a causa di un problema di asimmetria di informazioni che era stato creato». Il suo premio nobel gli fu dato esattamente per questo: aveva dimostrato come i mercati abbiano un cattivo funzionamento quando in essi persone differenti possiedono differenti livelli di informazione.
Nel tono di Stiglitz non c’è nessun accenno a un “Te lo avevo detto”.
Ordina un decaffeinato e suggerisce che l’economia inglese ha bisogno del contrario: un forte stimolo piuttosto che un “consolidamento fiscale” che è l’eufemismo economico utilizzato da George Osborne per camuffare i tagli.
Lo stimolo fiscale è fuori moda oggi. I leaders mondiali s’imbarcarono in questa strategia – iniettare denaro per ridare energia all’economia – dopo il crollo delle banche tre anni fa. Ma si percepì chiaramente che non funzionò perché il denaro dei governi pompato nelle banche non passò alle aziende in crisi o agli individui in difficoltà con le loro ipoteche.
«Il problema fu che, negli USA, lo stimolo non fu sufficiente. – dice Stglitz – La maggior parte dell’intervento fu un taglio di tasse. E quando hanno dato i soldi alle banche li hanno dati alle banche sbagliate e, come risultato, il sistema del credito non è stato risanato – possiamo aspettarci che due milioni di abitazioni o più passeranno di proprietà quest’anno – e l’economia non è stata riavviata». Invece di diffondere l’idea condivisa che il governo avrebbe dovuto fare di più, si è creata la disillusione, l’idea che il governo non può fare niente.
Il risultato è che seguendo l’attacco dei mercati finanziari alla Grecia e alla spagna, tutti sono ormai dell’idea di tagliare la spesa.
«Non è preKeinesismo, è Hooverismo.» E con questo Stiglitz vuole dire che i governi non solo si rifiutano di stimolare l’economia, ma fanno tagli, come fece il presidente Herbert Hoover negli USA nel 1929, quando trasformò il crollo di Wal Street nella Grande Depressione. «Hoover aveva la sua idea secondo la quale quando entri in una recessione il deficit sale, e così decise di andare con i tagli – che è quello che oggi gli stupidi mercati finanziari che ci hanno portato in questo casino prima di tutto vogliono».
I tagli sono diventati l’opinione prevalente in tutta l’Europa. Ma è il classico errore fatto da quelli che confondono l’economia di una famiglia con l’economia nazionale.
«Se hai una famiglia che non può pagare i suoi debiti, gli dici di smetterla di spendere e di liberare il denaro per pagare i debiti. Ma in un’economia nazionale, se tagli le spese l’attività economica decresce, nessuno investe più, la quantità di tasse incassate dallo Stato decresce, crescono le spese a sostegno dei disoccupati e quindi non hai più abbastanza denaro per pagare i tuoi debiti. La vecchia storia è ancora vera: tagli le spese e l’economia va giù. Abbiamo numerosi esempi che mostrano questo grazie a Herbert Hoover e all’IMF [Fondo Monetario Internazionale, FMI]».
Il FMI ha imposto questa politica sbagliata in Corea, Tailandia, Indonesia, Argentina e in una moltitudine di altri paesi in via di sviluppo negli anni Ottanta e Novanta. «Così sappiamo che cosa accadrà: le economie diventeranno più deboli, gli investimenti verranno ostacolati e avremo un circolo vizioso verso il basso. Potrebbe diventare la sindrome giapponese. Il Giappone ha fatto nel 1997 un esperimento proprio come questo; proprio mentre cercava di restaurare l’economia alzò l’IVA e piombò in un’altra recessione».
Perché non abbiamo imparato nulla da tutto questo? Perché ai politici piace George Osbone e perché sono guidati dall’ideologia; il deficit nazionale è una scusa per ridimensionare lo Stato perché è questo che comunque voglio fare in ogni caso. Perché i mercati finanziari si preoccupano di una sola cosa: essere ripagati. Perché gli altri governi europei sono terrorizzati: hanno visto gli attacchi selvaggi dei mercati alla Grecia e alla Spagna e non vogliono essere il prossimo».
«Ma i tagli in Germania, Gran Bretagna e Francia vogliono dire che tutta l’Europa soffrirà. I tagli avranno tutti un feed back negativo. E se tutti seguono questa politica, i loro deficit peggioreranno, e così saranno costretti a fare altri tagli e aumentare di nuovo le tasse. È una spirale negativa. Adesso abbiamo in vista un lungo, duro e lento recupero con la possibilità di una ricaduta [crisi a W] se tutti taglieranno nello stesso momento. Lo scenario migliore è una guarigione lunga e difficile, il peggiore è peggio del peggio. Se uno qualunque di questi Paesi fosse costretto al default, il sistema bancario e così altamente esposto a causa della leva finanziaria che potrebbero esserci problemi molto seri. Questo è un rischio reale, una rischio terrificante.»
Allora che cosa dobbiamo fare? «La lezione è che non devi tagliare, ma che devi ridirezionare la spesa. Tagli la spesa della guerra in Afghanistan. Tagli 200 miliardi di dollari di devastanti spese militari. Tagli i sussidi al petrolio. C’è una lunga lista di cose che puoi tagliare. Ma fai crescere la spesa in altri settori, come la ricerca e lo sviluppo, le infrastrutture e l’educazione» settori dove i governi possono avere dei buoni ritorni quando investono il denaro pubblico. «Non ho fatto i calcoli per la Gran Bretagna, ma, per gli USA, quello che serve è ritornare a investimenti governativi del 5-6% e il deficit a lungo termine verrà abbassato».
Anche il sistema fiscale deve essere ristrutturato. Osborne ha aumentato le tasse sui capital gains dal 18 al 28% per i maggiori percettori di reddito. «Non c’è assolutamente ragione perché non si possa tassare anche i guadagni speculativi del 40%. E si possono diminuire le tasse sugli investimenti e in particolare per la Ricerca e Sviluppo.»
Stiglitz ha un’altra soluzione pratica da offrire. I governi potrebbero configurare le loro proprie banche per riavviare il prestito alle aziende e salvare chi ha fatto mutui sulla casa case dalla perdita delle loro abitazioni. «Se le banche non sono adatte al prestito, si possono creare delle nuove opportunità di prestito. Negli USA abbiamo dato 700 miliardi di dollari alle banche; se avessimo usato una frazione di questi soldi per creare una nuova banca, avremmo potuto finanziare i prestiti di cui avevamo bisogno.»
Si potrebbero fare anche altre cose per molto meno. «Prendi 100 miliardi di dollari, usali come leva 10 a 1, cercando di attrarre fondi dal settore privato ed ottieni una capacità di prestito molto superiore al necessario.»
Tutto questo aiuterebbe molto di più la gente comune della retorica di Osborne sulla moderata severità.
Stiglitz è scettico anche a proposito del fondamento morale di un Bilancio che pretende di affermare che “siamo tutti nella stessa barca” ma poi colpisce i meno abbienti più duramente. Le analisi dell’Istituto per gli Studi Fiscali suggeriscono che il bilancio Osborne costerà ai meno abbienti il 2,5% delle loro entrate, mentre i più ricchi perderanno solo l’1%. «Non ho fatto uno studio indipendente su questo punto ma i tagli nei servizi pubblici è chiaro che avranno un effetto differente e sproporzionato sui meno abbienti.» Il bilancio Osborne «potrebbe avere anche delle buone intenzioni ma ci vuole un’enorme quantità di lavoro di verifica per essere sicuri che un pacchetto di tagli della spesa pubblica di questa grandezza non penalizzi i meno abbienti in modo sproporzionato.»
Stiglitz teme che gli aiuti ai paesi eteri, che sono stati esclusi da questo primo round di tagli, non sfuggiranno al secondo round di tagli. «I paesi in via di sviluppo si sono orientati verso l’Asia, e in particolare verso la Cina, negli ultimi anni, così la crescita in Africa è stata molto più robusta di quello che ci si poteva aspettare, data la severità della flessione economica.»
In ogni caso gli aiuti rimangono un elemento vitale per le economie dei paesi in via di sviluppo. «Se gli aiuti vengono tagliati ci saranno brutte conseguenze sulla crescita economica. La Cina sta fornendo aiuti ma i suoi aiuti sono concentrati sulle infrastrutture, mentre gli aiuti che provengono da USA e UE sono in gran parte sulla educazione sulla sanità, settori nei quali la gente comune soffre di più se i sono dei tagli».
Joseph Stiglitz chiude il cerchio. Oggi il mondo – paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati – non ha bisogno di tagli mentre ha bisogno di grandi stimoli per l’economia. È un messaggio che ben pochi hanno in animo di ascoltare.
Non hanno ascoltato Stglitz l’ultima volta, e così sarà di nuovo; verrà di nuovo fuori che lui ha ragione e loro hanno torto, e a quale costo per tutti noi.

Trad. it. David Arboit
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# 1
come siete lontani dalla gente
Di  Anonimo  (inviato il 05/07/2010 @ 10:24:11)
# 2
Quale gente? Quella che passa il suo tempo libero a guardare i canali Mediaset?
Di  Anonimo  (inviato il 05/07/2010 @ 10:30:31)
# 3
Come si fa a non essere d'accordo con Stiglitz ?
"lo scenario migliore è una guarigione lunga e difficile"
".. devi reindirizzare, riorientare la spesa... tagli agli sprechi per investire in ricerca, sviluppo infrastrutture... occorre tornare ad investire al 5/6%...

Ciò che contesta l'economista al governo GB é la riduzione degli impieghi: David non fermarti a questo.

Non siamo in GB; in Italia il livello di sprechi è tale che basta riorientare la spesa.
Tagliare gli sprechi nell'area pubblica, negli enti monopolistici per consentire investimenti e generare reddito vero con il quale rientrare dalla montagna del nostro debito.

Forse non te ne rendi conto ma l'utilizzo che stai facendo di questa interessante intervista (visione GB) proposta come scenario nel nostro paese, sembra fatta ad hoc per giustificare la politica italiana nel non fare riforme strutturali, non aumentare l'efficienza, ecc.
Insomma per continuare ad andare avanti come ora...

Con Confindustria che non insiste sulle riforme di struttura e si accontenta di qualche ritocco, rinunciando alla sua funzione di indirizzo, giocando a qualche scambio di favori. Insomma una politica di bottega (di piccola bottega)..
Di  luigi saccavini  (inviato il 06/07/2010 @ 11:13:03)
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