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L'EMERGENZA EDUCATIVA
Di Redazione (del 13/10/2009 @ 00:12:04, in Interventi, linkato 1039 volte)
di Giambattista Maiorano
Se ne discute sempre più frequentemente. Era ora. Come al solito, le antiche abitudini sono difficili da scrostare. Tutto cambia molto in fretta. Eppure certi luoghi comuni resistono all’usura del tempo. 20 anni fa è caduto il muro e con esso sono state sepolte le certezze del comunismo che ha tentato disperatamente di trasformare l’ideologia in “chiesa” senza rendersi conto che la fede è cosa più seria e diversa dalla politica.
Molto, moltissimo è cambiato anche in Italia in questi ultimi 20 anni, ma la propaganda non si arrende all’evidenza.
Pur non riuscendo a diventare cultura vera, con tutti i mezzi che la comunicazione mette a disposizione, il modello propostoci con l’avvento della televisione commerciale ha fiaccato enormemente la capacità critica influenzando, nel bene e nel male, tutte le agenzie educative. L’ottenere con perseveranza e onestà i propri traguardi di riscatto sociale è stato sostituito da una corsa impazzita dove la norma è la concorrenza sleale. Soldi, carriera, fortuna, sesso e tutto in fretta, hanno sostituito il messaggio che la generazione stremata dall’ultima guerra aveva consegnato a quelle immediatamente successive che hanno potuto vedere, partecipare e godere del frutto della ricostruzione.
Negli ultimi 20 anni, si è voluto continuare a individuare il colpevole della decadenza nell’egemonia culturale della sinistra, restando però in silenzio, ciechi o indifferenti, davanti alla mentalità montante dell’egoismo esasperato, della separazione tra pancia e cervello, delle picconate al semplice convivere civile se non fondato sul principio del più forte, dell’affossamento del senso dello Stato, dello sfilacciamento dei rapporti tra istituzioni e della reciproche, autorevoli e rispettose autonomie. È cambiato persino il senso del “bene comune” come la Costituzione ci insegna.
C’è voluto il caso Boffo, c’è voluto una D’Addario, a mettere a nudo la volgarità e la sapiente gestione di un’ipocrisia elevatasi a sistema. E prima di loro, la denuncia di una moglie, la seconda, stufa di uno stile di vita che tutto era meno che irreprensibile e moralmente accettabile.
Nonostante l’evidenza, per i tanti corifei e sacerdoti del principe la colpa è sempre e comunque dei “comunisti” e ancor più di quella vile razza detta dei catto-comunisti.
Non c’è ancora “il regime” o per lo meno quel tipo di regime come gli italiani hanno conosciuto. E però non si può non riconoscere la pericolosità di messaggi che portano in modo dolce prima all’assuefazione e poi all’eutanasia dell’intelligenza. Non si può non essere preoccupati che la formazione è delegata in gran parte ai mezzi di comunicazione da dove attinge e dove si forma l’opinione una quota consistente della nostra popolazione. Non si può non essere preoccupati del fatto che si legge sempre meno libri e giornali. Non si può non essere preoccupati che una vita resa pubblica da milioni di pubblicazioni giunte nelle nostre case deve all’improvviso sottostare alle regole ferree della privacy. Non si può non sapere che quella famiglia non esiste più: era celluloide allo stato puro, altro che prototipo di una scala valoriale che ne faceva l’emblema e la poneva al primo posto.
Non è accettabile si nasconda la natura vergognosa di chi concepisce la donna non come il soggetto posto accanto all’uomo in assoluta parità e dignità, ma come suo strumento di esclusivo piacere da fare accomodare nel lettone di Putin. Non ci si può non indignare e far finta di nulla di fronte a chi risponde orgogliosamente di non essere a sua disposizione. E non biosogna essere comunisti!
Il diavolo, come al solito, fa le pentole, ma non è ancora in grado di costruire i coperchi.
Quando parliamo di emergenza educativa oggi bisogna partire da qui, non si può sfuggire. Neppure con la partecipazione a mille manifestazioni del family day. Neppure con la promessa di lauti finanziamenti ad obiettivi pur nobili ma soggiogati a compromessi al ribasso. L’emergenza educativa parte dalla capacità di rinuncia alla logica macchiavellica del fine che giustifica i mezzi. L’emergenza educativa riparte solo se a fondamento c’è l’onestà e la sincerità di cuore al di là della condivisione di una fede o di una scelta politica. E questo vale a sinistra come a destra che rischiano, per nostra responsabilità, di essere ormai vocaboli senza senso.
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