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LA BATTAGLIA PER LA LEGALITÀ E I CITTADINI
Di Redazione (del 25/03/2009 @ 06:00:12, in Politica locale, linkato 1228 volte)
di Guido MoranoNon è il caso di tornare sulle manifestazioni a Buccinasco il 21 marzo scorso, nella piazza dei Giusti (a proposito si nota l’abbandono in cui si trova il muro su cui vi è un bel murale realizzato dall’ANPI) e di fronte alla pizzeria di Via Bramante. Certo vien voglia di rinfocolare la polemica, ripensando all’intervento sostanzialmente scentrato del Sindaco che più che denunciare la pericolosa infiltrazione della malavita negli affari e nella politica di Buccinasco, ha pensato di classificare l’opposizione, di qua (ma solo per quel momento) i buoni, di là, quelli di via Bramante, i cattivi. Insomma il solito vezzo alla Berlusconi, che un giorno si e l’altro pure etichetta “ i signori della sinistra” come quelli con cui “ non si può dialogare” e via blaterando.
Una riflessione ben più amara mi ha suggerito quella giornata e attiene alla scarsa, nella piazza dei Giusti possiamo dire nulla, partecipazione di semplici cittadini.
Nel corso del comizio del Sindaco, ma perché non invitare almeno la banda, nessuno degli abitanti del quartiere, si è affacciato ai balconi o ha sentito il bisogno o almeno la curiosità di scendere. Certo l’iniziativa doveva essere preparata meglio, coinvolgendo tutte le associazioni, anche quelle sportive, la protezione civile, le scuole, almeno le medie. Ma questa incuria nella preparazione della giornata, credo non basti a spiegare l’assenza di cittadini. Credo sia necessario interrogarsi se il generale clima di sfiducia e di abulia della gran parte dei cittadini verso la politica, sui temi della legalità, non si stia trasformando in manifesta indifferenza. E qui si capisce meglio come i continui allarmi delle autorità giudiziarie sul diffondersi al nord della criminalità trovino oggettivo riscontro non solo nella vastità degli interessi economici in gioco, ma anche nel clima di indifferenza con cui sovente cittadini e istituzioni, accolgono questi allarmi.
In questa battaglia culturale contro l’indifferenza giocano un ruolo primario appunto le istituzioni, le amministrazioni comunali, le scuole, le parrocchie. Dall’indifferenza, infatti, è facile scivolare nella paura e dalla paura all’omertà, come purtroppo già avviene in molte parti d’Italia. Se non vi è un tessuto di forti relazioni sociali, sostenuto dalla piena conoscenza del fenomeno criminale e dei metodi per sconfiggerne la diffusione, anche le pregevoli iniziative come quelle di sabato a Buccinasco e in tante città e comuni d’Italia, rischiano di non essere sufficienti.
È necessario che l’allarme lanciato dalle procure, dalla commissione antimafia, dalle associazioni come Libera, sia totalmente condiviso e moltiplicato da chi ha la possibilità di farlo, senza indulgere in strumentalizzazioni a fini di parte, della battaglia per la legalità.
Il recente allarme lanciato a proposito dell’assimilazione da parte di fette non trascurabili del mondo giovanile di linguaggi e comportamenti assimilabili a quelli del mondo malavitoso, segnala una situazione da non sottovalutare. La tentazione se non a delinquere diciamo ad esagerare, a darsi a comportamenti border line, di qua la legalità e la normalità , di là l’eccesso anche illegale, è fortemente presente tra i giovani.
E anche la tentazione di considerare l’illegalità come inevitabile o, anche peggio, da ricondurre solo a quei fenomeni visibili e sempre amplificati dai mass media, come l’immigrazione, i rom, i rumeni, e così via, è talmente forte da diventare programma centrale della politica della Lega. Perché quando si parla della grande criminalità è necessario fare distinguo, precisare per non esagerare, perché “non si può criminalizzare un paese”, e così via disquisendo, la stessa accortezza verbale e concettuale non viene impiegata per gli altri fenomeni delinquenziali. Così i rom cioè gli zingari sono tutti ladri, i romeni tutti stupratori, gli arabi tutti spacciatori e gli immigrati clandestini, anche quelli nelle nostre case a fare da badanti, tutti da denunciare.
Per questo la lotta per la legalità, contro la criminalità si fa anche sul piano culturale e politico, sapendo indicare ai cittadini, ai propri elettori quali sono i fenomeni veramente pericolosi e quelli che possono, in una società ricca e civile come la nostra controllare. Dubito che rom e rumeni, anche quelli con comportamenti criminali, riusciranno mai a infiltrarsi nel mondo delle costruzioni o dentro le istituzioni, per trovare sponde ai loro traffici criminali.
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Sottoscrivo, ottimo intervento.
Di
Rino Pruiti
(inviato il 25/03/2009 @ 09:12:01)
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