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LA LETTERA DEGLI OPERAI FIAT AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Di Redazione (del 25/08/2010 @ 13:43:50, in Politica nazionale, linkato 1141 volte)
Illustrissimo Presidente,
ci rivolgiamo a Lei, quale massima carica dello Stato e supremo garante della Costituzione, per sottoporre alla sua attenzione una vicenda che non lede soltanto i nostri diritti di cittadini e di lavoratori ma colpisce direttamente i diritti collettivi e generali degli operai e dello stesso sindacato a cui siamo iscritti.
Siamo i tre operai, iscritti alla Fiom-Cgil, licenziati dalla Fiat-Sata di Melfi in occasione di uno sciopero indetto unitariamente da tutte le sigle sindacali parte della Rsu aziendale. Per l’azienda, saremmo responsabili di un reato avendo deliberatamente ostruito il transito a dei carrelli (Agv) che servono la linea di produzione all’interno dello stabilimento. In verità, non vi è mai stato alcun blocco dei predetti carrelli da parte nostra e men che mai può ritenersi sussistente alcuna fattispecie delittuosa a nostro carico, così come comprovato dalle testimonianze di tutti i lavoratori presenti in occasione dello sciopero innanzi detto e da tutta la RSU unitaria.
Non si tratta solo della nostra versione dei fatti, la quale potrebbe risultare viziata dalla carità di parte, ma di ciò che ha stabilito il Tribunale di Melfi, in funzione di giudice del lavoro. In pratica, il magistrato ha riconosciuto l’antisindacalità della condotta posta in essere dalla Fiat-Sata, ordinandole conseguentemente di reintegrarci immediatamente nel nostro posto di lavoro. Tuttavia, sebbene il decreto del Tribunale di Melfi, depositato in cancelleria in data 9 agosto 2010, abbia immediata efficacia esecutiva e non sia revocabile fino alla conclusione del giudizio di opposizione, l’azienda in un primo momento ci ha comunicato la reintegra sul posto di lavoro e, successivamente, con un telegramma, ci ha dato notizia della sua volontà di non avvalersi delle nostre prestazioni lavorative.
Alla ripresa del lavoro dopo le ferie estive, nel momento in cui ci siamo recati in azienda per riprendere regolarmente (come peraltro annunciato alla Fiat Sata) il nostro lavoro, quest’ultima ci ha comunicato che avremmo potuto avere accesso allo stabilimento unicamente al fine di svolgere le nostre prerogative sindacali ma intimandoci di sostare, durante il turno di lavoro, presso la saletta adibita alle attività sindacali.

Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli



Risposta del Presidente Napolitano ai lavoratori della Fiat Sata di Melfi
C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha così risposto ai tre lavoratori della Fiat Sata di Melfi:
«Cari Barozzino, Lamorte e Pignatelli,
ho letto con attenzione la lettera che avete voluto indirizzarmi e non posso che esprimere il mio profondo rammarico per la tensione creatasi alla FIAT SATA di Melfi in relazione ai licenziamenti che vi hanno colpito e, successivamente, alla mancata vostra reintegrazione nel posto di lavoro sulla base della decisione del Tribunale di Melfi. Anche per quest'ultimo sviluppo della vicenda è chiamata a intervenire, su esplicita richiesta vostra e dei vostri legali, l'Autorità Giudiziaria: e ad essa non posso che rimettermi anch'io, proprio per rispetto di quelle regole dello Stato di diritto a cui voi vi richiamate.
Comprendo molto bene come consideriate lesivo della vostra dignità "percepire la retribuzione senza lavorare". Il mio vivissimo auspicio – che spero sia ascoltato anche dalla dirigenza della FIAT – è che questo grave episodio possa essere superato, nell'attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria, e in modo da creare le condizioni per un confronto pacato e serio su questioni di grande rilievo come quelle del futuro dell'attività della maggiore azienda manifatturiera italiana e dell'evoluzione delle relazioni industriali nel contesto di una aspra competizione sul mercato globale».

Roma, 24 Agosto 2010
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# 1
I tre operai di Melfi: "Non entriamo, ma saremo sempre qui"
RAINEWS24, Potenza, 25-08-2010
"Non entreremo neanche oggi in fabbrica ma saremo qui ogni giorno, al turno delle ore 14: ci aspettiamo novità positive per domani". Così i tre operai di Melfi, licenziati e reintegrati dal giudice, ai quali l’azienda non ha permesso di riprendere il lavoro, pur garantendo loro lo stipendio.
Ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto al loro appello: "La Fiat deve rimettersi all'autorità giudiziaria, auspico un confronto pacato e sereno". Ad un rispetto delle sentenze si era richiamato anche il ministro ai Trasporti Altero Matteoli. Oltre che la Cgil con la vicesegretaria Camusso. Parole accolte con gratitudine e speranza dagli operai. E oggi la Fiom potrebbe avviare nuove azioni giudiziarie per ottenere l'applicazione.
Cassa integrazione per 5mila operai?Dal 22 settembre al 1 ottobre gli oltre 5mila lavoratori dello stabilimento Fiat di Melfi saranno collocati in cassa integrazione. Lo riferisce l'azienda, sottolineando che il provvedimento è legato a "un abbassamento, a una discesa della richiesta di mercato". A Melfi vengono prodotti due modelli: la Grande Punto e la Punto Evo.
Di  Redazione  (inviato il 25/08/2010 @ 13:55:48)
# 2
Fiat: la CEI con Napolitano
Il Corriere della Sera, 25 agosto 2010
MILANO - «L'intervento del presidente Napolitano è stato nobilissimo, rapido, incisivo e lucido». È quanto ha detto all'Adnkronso mons. Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Boiano e Presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, in merito alla vicenda dei tre operai della Fiat di Melfi riammessi al lavoro da una sentenza del tribunale dopo il licenziamento. Bregantini ha aggiunto: «L'azienda ha dei compiti e degli obblighi non solo di natura economica ma anche di natura personale». Per questo non basta, ha spiegato l'arcivescovo, che la Fiat dica "gli continuo a dare lo stipendio"». L'azienda, ha detto l'esponente della Cei, ha diversi compiti: «C'è l'aspetto del mantenimento - ha osservato Bregantini - e questo è dato dalla paga. Poi c'è la funzione sociale, cioè la responsabilità verso la persona e l'ambiente, quindi la dignità di fronte a Dio». Alla luce dunque della dottrina sociale della Chiesa, si può dire «che l'azienda stia compiendo un errore etico e nega i diritti della persona».

GLI OPERAI - I tre lavoratori intanto ringraziano il presidente Napolitano per la risposta alla loro lettera. E intanto tornano in fabbrica. Anche se la situazione non si schioda. «Non entreremo neanche oggi in fabbrica - spiegano Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli - ma saremo qui ogni giorno, al turno delle ore 14: ci aspettiamo novità positive. Nel frattempo i legali della Fiom-Cgil hanno depositato al Tribunale di Melfi l'istanza per chiedere che il giudice «definisca le modalità di attuazione del decreto di reintegro emanato dal Giudice del lavoro del 9 agosto scorso» per i tre lavoratori della Fiat-Sata. Lo ha reso noto l'avvocato della Fiom-Cgil Lina Grosso, specificando che «adesso attendiamo una risposta dalla magistratura»
Di  Redazione  (inviato il 25/08/2010 @ 14:14:37)
# 3
C.V.D. Marchione contro tutti! Un genio del marketing!
Di  David Arboit  (inviato il 25/08/2010 @ 14:16:18)
# 4
Vertenza Melfi, il sindaco si ribella?"Il Comune non comprerà più Fiat"
La Repubblica, 24 agosto 2010
"Il Comune di Quarto non acquisterà più nè stipulerà contratti di leasing usando auto con il marchio Fiat per le sue autovetture di servizio". Lo ha detto il sindaco di Quarto Sauro Secone del Pd intervenendo nel braccio di ferro tra la Fiat e i 3 operai licenziati e poi riassunti grazie ad una sentenza del giudice del lavoro nello stabilimento di Melfi.??Ai vertici del Lingotto Secone ha mandato un messaggio: "quanto sta avvenendo in questi ultimi giorni nello stabilimento Fiat di Melfi è un qualcosa che lascia non poco amareggiati. E' assurdo che una multinazionale come la Fiat abbia deciso di non dare seguito ad una sentenza pronunciata dalla magistratura italiana, calpestando di fatto i diritti e la dignità dei tre lavoratori licenziati e poi riassunti. Qui sono in gioco - prosegue Secone - non solo tre posti di lavoro ma soprattutto il rispetto e la dignità di tutti i lavoratori"
Di  Redazione  (inviato il 26/08/2010 @ 07:29:04)
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