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LA RABBIA DEL WEB
Di Redazione (del 23/02/2009 @ 15:39:48, in Politica nazionale, linkato 1431 volte)
GIOVANNI MARIA BELLU
L’Unità 23 febraio 2009
Abituiamoci a questa definizione: «digital divide». Da anni è entrata nel linguaggio quotidiano di chi si occupa di web, ma è ancora relativamente poco conosciuta fuori dal mondo di Internet. Dicendo questo, l'abbiamo definita. Il «digital divide» infatti è, se si guarda al mondo, il divario tra chi può accedere alle nuove tecnologie e chi no, la distanza economica tra paesi ricchi e paesi poveri. Se invece si guarda all'interno dei paesi più sviluppati, è soprattutto un divario culturale e generazionale. In Italia esiste questo genere di «digital divide» e noi dell' Unità lo stiamo sperimentando.
Parliamo dei messaggi che arrivano a centinaia sul nostro sito a proposito della situazione del Partito democratico e del divario impressionante tra l'urgenza, e anche la rabbia, che essi comunicano e quanto è accaduto nell'assemblea nazionale di sabato. In estrema sintesi: se fosse stato per la maggioranza (una maggioranza schiacciante) espressa dai messaggi on-line, le nostre pagine di politica interna oggi non si occuperebbero del giuramento di Dario Franceschini a Ferrara ma dell'avvio dell'organizzazione delle primarie (o del congresso- subito).
Gli argomenti politici, e anche tecnico-organizzativi, che sono stati addotti a sostegno della scelta fatta dall'assemblea nazionale, pur molto ragionevoli e anzi, per buona parte, «oggettivi», non sono sufficienti a colmare questo «digital divide» democratico.
Dario Franceschini, d'altra parte, sembra esserne perfettamente consapevole. Quanto ha detto ieri a proposito di Berlusconi e della pericolosità della sua politica è esattamente quanto la base del partito – parliamo della «base digitale», quella che comunica maggiormente, quella che noi incontriamo ogni giorno sul nostro sito e nei blog, quella per le «primarie subito» – dice tutti i giorni.
Anzi, il fatto di averlo sentito dire poco è una delle probabili cause dei cedimenti di questa base verso il populismo dipietrista. Ma, paradossalmente, la via per attenuare il «digital divide» del Partito democratico non passa attraverso il web. Al contrario, la comunicazione via web, in assenza di chiari contenuti politici, produce l'effetto contrario perché appare agli utilizzatori abituali del mezzo un'astuzia. Produce l'effetto dell'adulto che parla in falsetto per tentare, invano, di comunicare coi bambini.
E, infatti, ieri Dario Franceschini ha colmato una parte del «digital divide» col gesto più antico e lontano dalle tecnologie: una cerimonia, il vecchio padre accanto, un gruppo di partigiani davanti, una copia della Costituzione, delle parole chiare sul capo del governo. Il riscontro, come dimostrano i messaggi, è stato immediato.
Ma se la strada per continuare a colmare il nostro «digital divide» non passa attraverso il web (in questo caso, infatti, il mezzo «non è» il messaggio) c'è un dato tecnico molto importante, un dato di cui tenere assolutamente conto: il web ha una memoria salda e infinita. Esige coerenza e consequenzialità. La formazione della squadra, la definizione del metodo per arrivare al congresso, si tradurranno in gesti che produrranno memoria. Sì, le nuove generazioni dei democratici hanno una memoria d'elefante.
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