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LA RIVOLTA DI AN: NON CANCELLARE LE INTERCETTAZIONI
Di Redazione (del 29/12/2008 @ 06:00:43, in Politica nazionale, linkato 1358 volte)
Virginia Piccolillo Corriere della Sera 22 dicembre 2008
ROMA — Cautela o aperta ostilità. Non piace in An l’idea del premier Silvio Berlusconi di vietare le intercettazioni nei reati della pubblica amministrazione. Si attende un chiarimento in una serie di incontri che si terranno prima di Capodanno. Il primo, forse oggi stesso, tra i ministri di giustizia, Interno e Difesa: il forzista Alfano, il leghista Maroni e, per An, La Russa. Ma la linea comune di An è tracciata: sì a ridurre le intercettazioni sui giornali ma non nei processi.
La Russa resta sul generico: «Sul pacchetto giustizia c’è il nostro “sì“ di massima. Nel merito discuteremo». Cauto anche il collega Ronchi: «Il capo dello Stato ha chiesto di intervenire sulla giustizia. Ma o si fa bene o è meglio non farlo». Va al punto Giulia Bongiorno, penalista, presidente della commissione Giustizia alla Camera: «Sono stragarantista ma cancellare le intercettazioni può significare garantire a corrotti e corruttori l’impunità. Se non ti devi nemmeno più alzare per consumare un reato sei oggettivamente agevolato nel commetterlo. E non si può colorare di consuetudine un reato e giustificarlo dicendo che ormai “è prassi”. Il precedente qui non giustifica, allarma». «In più il limite è eludibile dal magistrato che può direttamente ipotizzare un reato più grave. Gli eccessi vanno richiamati ma dal Csm». La linea è la stessa contenuta nel disegno di legge sulle intercettazioni, del quale la Bongiorno è relatrice, in dirittura di arrivo in commissione, ma rimesso improvvisamente in dubbio dal premier che sabato scorso ha annunciato restrizioni facendo presagire emendamenti in arrivo.
Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno per An, in attesa del testo definitivo, evidenzia: «Il dibattito è spostato su quali reati escludere piuttosto che sui filtri da porre contro gli abusi: portare da uno a tre i giudici che autorizzano le intercettazioni, farle motivare meglio, far sì che l’intercettazione sia un indizio e non l’avvio di una indagine ». «Sulla questione più generale — fa notare Mantovano — non bisogna fare i candidi: la corruzione non è scomparsa. E pensare a una regia unica nelle indagini che la fanno emergere mi sembra errato. Dobbiamo rivedere i meccanismi delle gare di appalto e i rapporti delle amministrazioni con le multiservizio».
Frena anche Maurizio Gasparri: «Pronti al confronto sugli abusi, sulla tempistica delle intercettazioni prorogate all’infinito e sulla loro pubblicazione da stroncare. Ma l’ipotesi di usarle solo per mafia e terrorismo mi pare difficile. Ne discuteremo, ma non vedo la fretta di trovare una soluzione entro Capodanno ».
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