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LE REAZIONI ALLA RELAZIONE DI VELTRONI
Di Redazione (del 16/05/2008 @ 10:50:02, in Politica nazionale, linkato 1204 volte)
L�Unità, 15 maggio 2008Il coordinamento del partito democratico archivia il confronto interno con una autocritica, che per alcuni è troppo blanda. «Ne riparliamo», dice Marini. «Veltroni riconosca la gravità della sconfitta», ripete Parisi. Mugugna la Bindi. Rientra anche la polemica sulle fondazioni, in cui alcuni vedevano delle possibili correnti interne, come quella dalemiana di "Italianieuropei". Veltroni nella relazione ha riconosciuto che il Partito democratico dovrà fare un «investimento significativo nella formazione e che non può essere affidata alle scuole di partito». «Abbiamo bisogno di "think thank" come "Italianieuropei", "Arel", "Astrid", strumenti di comprensione e relazione con la società civile - ha detto il segretario -, come ha detto nella sua intervista Massimo D´Alema, per formare un nuovo gruppo dirigente e dei quadri competenti», ha spiegato il segretario dei democratici.
«Veltroni ha riconosciuto l'importanza delle fondazioni e la necessità che non possano essere considerate in alcun modo fatti di corrente o di gruppo, ma � ha risposto D'Alema - iniziative autonome e tuttavia utili ad arricchire un partito moderno». Proprio D´Alema è intervenuto sull´incontro che si svolgerà venerdì tra Veltroni e Silvio Berlusconi. «L'importante è che questo dialogo sia produttivo, che dia risultati per il Paese - spiega D´Alema - Noi abbiamo fatto una nostra campagna elettorale, abbiamo indicato le nostre priorità e auspichiamo che il governo agisca per affrontare le condizioni di vita degli italiani più poveri e riduca la pressione fissale sui salari. Era quello che volevamo fare se avessimo vinto le elezioni, se lo si può ottenere da questo governo, bene».
«Ho trovato convincente l'introduzione di Veltroni - dice D'Alema - mi sembra che anche sulla questione su cui c'era stata discussione - il rapporto tra vocazione maggioritaria e il tema delle alleanze - Walter ha dato una risposta equilibrata e convincente». «In particolare - aggiunge D'Alema - mi sembra importante l'indicazione che lui ha dato sulla costruzione del partito: radicarlo nella società e condurre un'opposizione chiara, ferma, civile come è giusto che sia nella dialettica tra maggioranza e opposizione. Credo ci sarà molto da lavorare, questa è una buona partenza che può essere condivisa». D'Alema definisce «giuste» anche le parole pronunciate sulla sinistra: «La sinistra non è in Parlamento, ma bisogna tenerne conto. Ovviamente senza snaturare la natura riformista del Pd».
Stesso pensiero sulla sinistra è espresso da Pierluigi Bersani che dice che «un messaggino politico alla sinistra va dato se vogliamo lavorarci». «Un partito a vocazione maggioritaria, se intorno ha il deserto, non avrà mai l'acqua se non costruisce canali di irrigazione», aggiunge Bersani. L´esponente del Pd parla anche del governo ombra: «Non si aspettino che andiamo in ferie». Bersani spiega che il governo ombra incalzerà Berlusconi a ogni occasione. «Il governo ombra ha funzionalità come lavoro di partito e di gruppo parlamentare, non sfugge poi che c'è anche un elemento di metafora, è un governo fatto da chi ha governato e da chi saprebbe governare che non fa risse, demagogia e ha le sue idee», ha aggiunto l'esponente dei Democratici. Secondo il ministro ombra dell'Economia, poi, «dietro a questo buonismo di Berlusconi c'è un elemento di timore, c'è la paura di fronte ai problemi del Paese e alle sfide evocate. È un atteggiamento a guscio, rispetto al 2001 quando voleva fare la rivoluzione ora Berlusconi si è ripiegato su se stesso».
Il consenso alla politica delle alleanze esposta da Veltroni, è lodata anche da Piero Fassino, in un passaggio del suo intervento: «La questione delle alleanze Veltroni l'ha posta in modo corretto. Non dobbiamo avere nostalgia delle alleanze di ieri, nessuno pensa che si può tornare indietro». Così al coordinamento nazionale del Pd. Detto questo, Fassino ha sottolineato che «anche in un sistema fatto di sei partiti il problema delle alleanze c'è. Nelle democrazie europee moderne, infatti, ci sono due campi organizzati che hanno come punto di riferimento una forza principale più grande � ha concluso - che non è esaustiva, ma gestisce le alleanze».
Meno consenso Veltroni lo ha riscosso dagli ex esponenti popolari. «Ciò che si doveva fare è stato fatto. Ora, per un paio d'anni almeno, sospendiamo, chiudiamo le ostilità � ha detto Franco Marini nel suo intervento -, poi se vogliamo le riapriamo, ma ora sospendiamole. Diamo il segno che la sconfitta non ci ha sfibrato, che non ci scorniamo tra di noi». L'ex presidente del Senato cerca di individuare i motivi della sconfitta e nello stesso tempo sollecita «i capi», come lui li definisce, a «andare fino in fondo» nel progetto del Pd perché «quello che si doveva fare, si è fatto. Si è costruito un fatto nuovo» e da lì bisogna ripartire per recuperare credibilità tra gli elettori. Una credibilità che è mancata e che è stata tra i motivi della sconfitta. La prima causa della mancata credibilità Marini la individua nel retaggio della litigiosità del governo Prodi e che ha penalizzato il Pd e in modo clamoroso la sinistra. «Ricordo che quando ci fu il dibattito al Senato sulla politica estera e andammo sotto, ci furono ben 19 interventi contro il governo da parte del centrosinistra», rievoca l'ex presidente del Senato.
«Ho superato la fase dell'organizzazione sul territorio, non rifiuto più i gazebo, ma secondo me la risposta giusta è l'intreccio con la permanenza di punti di riferimento che si vedano», ha detto Marini. «Ben vengano, quindi, gazebo e primarie e assemblee, ma non bisogna tralasciare l'importanza delle sezioni, dei luoghi stabili e riconoscibili sul territorio». Per Marini infatti è vincente «l'intreccio, non si può rinunciare alla presenza stabile nel territorio. Apriamo il partito, ma accanto diamo risposte forti, quelle che ci chiede l'opinione pubblica».
Meno disposta ad archiviare in fretta il confronto è Rosy Bindi. «In questo clima di galateo non vorrei che ci dimenticassimo che questa destra ha ben poco a che fare con le destre europee», sottolinea Bindi nel suo intervento in cui cita, come esempi di questo, «il conflitto d´interessi, l'atteggiamento verso la mafia, le affermazioni sul bruciare le bandiere e il sopprimere una vita». Bindi cita poi le parole appena dette dal suo successore alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi: «Non ha ancora capito che sono i figli, a prescindere dalla condizione dei genitori, a beneficiare degli assegni familiari». Bindi è poi tornata sui discorsi in aula di Silvio Berlusconi: «A quel galateo di linguaggio si è accompagnata una povertà programmatica come mai aveva avuto fino ad ora Berlusconi. Quindi non dobbiamo inseguirli sulle loro proposte, ma partire dal nostro progetto di paese».
Chi infine è rimasto scontento dalle parole di Veltroni è Arturo Parisi: «Una relazione di qualità», dice. «Non riconosco tuttavia alla sua base il riconoscimento della gravità e della durezza della sconfitta subita dalla linea politica che abbiamo finora seguito». «Veltroni -prosegue l'ex ministro della Difesa- fa bene a valorizzare, rivendicare e difendere il partito che dopo la lunga gestazione dell'Ulivo è nato con il nome che abbiamo da decenni annunciato. Guai però se la necessità di rimuovere l'acqua sporca che le vicende recenti hanno immesso in abbondanza nel nostro bacino, mettesse a rischio anche il bambino. Senza la rimozione dell'acqua sporca il partito appena nato avrà tuttavia difficoltà a crescere. Una rimozione che solo un confronto franco e appassionato e libero da vincoli e calcoli di corrente può garantire. Penso che questo confronto -avverte Parisi- sia oggi iniziato, ma solo iniziato».
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Propongo un sondaggio: quanto ci rappresenta il "governo ombra" scelto da WV ?
Per niente, poco, o almeno un pochino ?
Per niente, poco, o almeno un pochino ?
Di
Franco Gatti
(inviato il 16/05/2008 @ 12:28:45)
Non capisco la domanda Franco. I ministri e i sottpsegretari non vengono nominati dal popolo vengono da sempre scelti dal presidente del consiglio e dal prsidente della repubblica in accordo con i partiti che sostengono il governo. Ma forse non è questo che avevi in mente
Di
David Arboit
(inviato il 16/05/2008 @ 13:05:35)
Esatto David.
La mia perplessità nasce da diversi elementi.
1) WV ha scelto da solo i Ministri Ombra, senza discuterne con nessuno, o almeno così sembra. Avrebbe scelto le stesse persone se (ipotesi inverosimile) avessimo vinto ?
2) La mia impressione è che i Ministri Ombra non rappresentino tutto il PD, ma solo WV. In pratica WV continua col suo comportamento "veneziano": decide tutto lui da solo, senza confrontarsi, o meglio definendo dei vice e delle strutture che sono di sua esclusiva scelta, non rappresentative del partito. Che fine hanno fatto i Costituenti ? Noi abbiamo votato loro, non tutte le gerarchie intermedie cooptate a sua somiglianza da WV !
3) Che fine hanno fatto gli ex ministri del governo Prodi ? Indegni di essere confermati al loro posto, anche in un governo ombra ?
4) Il Governo ombra rappresenta solo il PD. Continueremo ad andare da soli, senza alleati, decisi a rimanere all'opposizione per sempre ?
5) Ciliegina sulla torta, da quel che capisco WV nel fare le liste si è "scordato" di inserire persone di esperienza per fare posto a portaborse, figli di..., e amici. Ora in molte commissioni parlamentari abbiamo tutti parlamentari di prima nomina, inesperti, che avranno difficoltà a fare opposizione seria. Ma WV non ha pensato che sarebbe servito almeno un parlamentare "chioccia", alla seconda o terza legislatura, per ogni commissione ? Avessimo scelto dal basso i candidati, capirei, sarebbe colpa nostra..., ma così mi sembra proprio che WV debba assumersi qualche responsabilità della situazione !
6) ... riservo gli altri argomenti per il prossimo post !
La mia perplessità nasce da diversi elementi.
1) WV ha scelto da solo i Ministri Ombra, senza discuterne con nessuno, o almeno così sembra. Avrebbe scelto le stesse persone se (ipotesi inverosimile) avessimo vinto ?
2) La mia impressione è che i Ministri Ombra non rappresentino tutto il PD, ma solo WV. In pratica WV continua col suo comportamento "veneziano": decide tutto lui da solo, senza confrontarsi, o meglio definendo dei vice e delle strutture che sono di sua esclusiva scelta, non rappresentative del partito. Che fine hanno fatto i Costituenti ? Noi abbiamo votato loro, non tutte le gerarchie intermedie cooptate a sua somiglianza da WV !
3) Che fine hanno fatto gli ex ministri del governo Prodi ? Indegni di essere confermati al loro posto, anche in un governo ombra ?
4) Il Governo ombra rappresenta solo il PD. Continueremo ad andare da soli, senza alleati, decisi a rimanere all'opposizione per sempre ?
5) Ciliegina sulla torta, da quel che capisco WV nel fare le liste si è "scordato" di inserire persone di esperienza per fare posto a portaborse, figli di..., e amici. Ora in molte commissioni parlamentari abbiamo tutti parlamentari di prima nomina, inesperti, che avranno difficoltà a fare opposizione seria. Ma WV non ha pensato che sarebbe servito almeno un parlamentare "chioccia", alla seconda o terza legislatura, per ogni commissione ? Avessimo scelto dal basso i candidati, capirei, sarebbe colpa nostra..., ma così mi sembra proprio che WV debba assumersi qualche responsabilità della situazione !
6) ... riservo gli altri argomenti per il prossimo post !
Di
Franco Gatti
(inviato il 16/05/2008 @ 20:41:06)
Caro Franco
I difetti che tu evidenzi sono l’effetto, il sintomo di una malattia più profonda che è la perdita della coscienza della funzione sociale e politica dei partiti. Se domandassi a chiunque, anche a chi fa politica di professione a che cosa serve il partito penso che ben pochi saprebbero rispondere. I partiti sono degli alberghi, sono dei caravanserragli dove vengono ospitati uomini che si occupano di politica. A qualcuno bisognerebbe dire chiaro e forte “questo partito non è un albergo” tanto per parafrasare un motto che si utilizza quando si ha in casa un adolescente che si fa solo gli affari suoi e sfrutta il più possibile i “servizi” che la famiglia può dare.
Riflettevo (ancora una volta!) oggi sul fatto che la politica oggi è in gran parte fatta da partiti che ormai sono strutturati in modo feudale. Nel mondo feudale non c’era lo Stato centrale, una sovranità riconosciuta (i re arrivano solo molto tardi nel Medioevo), ma c’erano potentati locali estremamente frazionati e alleanze che si facevano e disfacevano nel giro di pochi giorni. Poi nel mondo medievale il re a cominciato a diventare un’autorità riconosciuta. Come è accaduto? È accaduto quando qualcuno ha capito che per avere pace, giustizia e sicurezza era molto meglio avere un’autorità riconosciuta piuttosto che affidarsi ai giochi di potere, piuttosto che affidarsi ad alleanze per loro natura fragili e continuamente messe in discussione di giorno in giorno.
La struttura feudale dei partiti italiani deve essere smantellata perché non garantisce più il cittadino. Apparentemente sembra tenere conto e comporre i molteplici interessi ma in realtà non è così.
Occorre ristudiare Gramsci e recuperare le cose ancora utilizzabili della sua idea di partito.
I difetti che tu evidenzi sono l’effetto, il sintomo di una malattia più profonda che è la perdita della coscienza della funzione sociale e politica dei partiti. Se domandassi a chiunque, anche a chi fa politica di professione a che cosa serve il partito penso che ben pochi saprebbero rispondere. I partiti sono degli alberghi, sono dei caravanserragli dove vengono ospitati uomini che si occupano di politica. A qualcuno bisognerebbe dire chiaro e forte “questo partito non è un albergo” tanto per parafrasare un motto che si utilizza quando si ha in casa un adolescente che si fa solo gli affari suoi e sfrutta il più possibile i “servizi” che la famiglia può dare.
Riflettevo (ancora una volta!) oggi sul fatto che la politica oggi è in gran parte fatta da partiti che ormai sono strutturati in modo feudale. Nel mondo feudale non c’era lo Stato centrale, una sovranità riconosciuta (i re arrivano solo molto tardi nel Medioevo), ma c’erano potentati locali estremamente frazionati e alleanze che si facevano e disfacevano nel giro di pochi giorni. Poi nel mondo medievale il re a cominciato a diventare un’autorità riconosciuta. Come è accaduto? È accaduto quando qualcuno ha capito che per avere pace, giustizia e sicurezza era molto meglio avere un’autorità riconosciuta piuttosto che affidarsi ai giochi di potere, piuttosto che affidarsi ad alleanze per loro natura fragili e continuamente messe in discussione di giorno in giorno.
La struttura feudale dei partiti italiani deve essere smantellata perché non garantisce più il cittadino. Apparentemente sembra tenere conto e comporre i molteplici interessi ma in realtà non è così.
Occorre ristudiare Gramsci e recuperare le cose ancora utilizzabili della sua idea di partito.
Di
David Arboit
(inviato il 17/05/2008 @ 00:18:48)
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