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MAL C... OSTUME MEZZO GAUDIO
Di Redazione (del 28/01/2009 @ 08:12:22, in Politica locale, linkato 1277 volte)
di Giambattista Maiorano
Leggo e rileggo la risposta del Sindaco Cereda, resa nota nel Consiglio Comunale del 22 gennaio scorso, all’interpellanza da me presentata il 4 dicembre 2008 riferita al “brindisi” voluto ed organizzato da Gigi Iocca nella sala giunta del municipio.
Giro e rigiro il foglio. Continuo a chiedermi se ne riesco ad afferrare il senso. Mi faccio perfino assalire dal dubbio che magari mi è venuta meno la comprensione della lingua italiana.
Osservo bene la firma posta sul timbrino riportante il logo del nostro Comune. E sì, se non è falsificata, è propria quella di Loris Cereda, del mio e nostro Sindaco. Vedo in controluce una specie di Pinocchio con un naso che diventa sempre più lungo. Una risposta tanto per darla, per dire qualcosa, ma alla quale è lui il primo a non crederci e a buttarla sul ridicolo.
Lasciamo i convenevoli ed entriamo nel merito. Il signor Luigi (detto Gigi) Iocca, in occasione del suo compleanno, ha ritenuto invitare tutto il personale del Comune presso l’aula giunta alle ore 12.00 ad un brindisi augurale. Non essendoci banditori in Buccinasco, ha affidato il suo invito ad un avviso, affisso con cura da personale del comune, sulle vetrate di ingresso di ciascun piano e a fianco del dispositivo di segnalazione delle presenze.
Casualmente in Comune quella mattina di venerdì 28 novembre 2008, accortomi e letto il cartello, mi sono permesso commentare, scrivendoci su due di essi e firmandomi chiaramente, che “queste cose non succedono neppure in Papuasia” dove forse il senso ed il rispetto delle istituzioni potrebbero essere meno avvertiti che da noi. Ovviamente non mi sbagliavo. Questo perché un comune cittadino, un gruppo, un’associazione, un partito, per utilizzare un qualsiasi ambiente comunale, presenta e protocolla la richiesta, paga in tesoreria l’importo determinato, utilizza la struttura il giorno stabilito. È pur vero che Gigi Iocca è un consigliere comunale, ma, a memoria, a nessuno dei suoi colleghi, attuali e precedenti, cosa assolutamente ovvia, è mai stato concesso un simile privilegio. Nessuna richiesta preventiva, nessun pagamento riscontrato, niente di niente. Anzi, quasi ci si scusa nella risposta datami di non aver pagato torta, pasticcini e spumante poiché, poverino, ha pagato “a sue spese”.
Morale: Gigi non è un cittadino qualunque e neanche un comune mortale. Ed io aggiungo: neppure un assessore e però, ed è questa la dimostrazione, è uno che conta di più, molto più che un assessore. Si aggira tra i piani con assoluta padronanza, entra ed esce degli uffici come fossero i suoi, si siede, utilizza normalmente i telefoni, è circondato dai suoi “collaboratori”. Più che rispetto, incute timore. Conta, altro che se conta … Il Comune lo sente talmente suo che, al confronto, il padrone delle ferriere e il padre padrone sfigurano enormemente.
Signor Sindaco, non ci siamo. L’ISTITUZIONE è un’altra cosa. Dell’istituzione nessuno è padrone, si serve, non ci si serve, si rispetta. Questa è la mia opinione che vedo condivisa da molti, penso onestamente anche da te, ma ovviamente non da tutti. E questo, checché se ne dica, fa differenza. La tua risposta all’interpellanza è una scivolata, una non risposta, un voler giocare. E’ un po’ come quel genitore che non intende rimproverare il figlio perché lo ritiene un guascone, uno che ha sempre voglia di scherzare, un menestrello d’altri tempi, uno che in fondo non fa male. Forse Gigi è anche questo o soprattutto questo. Ed è per questo che voleva non presenti “alcuni collaboratori”, ma tutto il personale. Come spiegare, altrimenti, gli avvisi su tutti i piani? Certo di personale ce ne è andato pochino e l’amico ne è rimasto parecchio mortificato. L’ha preso quasi come un affronto. E invece, non è tale. Il personale, infatti, ha dimostrato di avere alto il senso delle istituzioni e dei propri doveri, dando una lezione che mi auguro serva per il futuro. Ed io lo ringrazio.
Non è per facile moralismo, ma il malcostume nasce purtroppo anche da queste … piccole cose, forse per lui insignificanti, ma per la gran parte più che significative. Evitiamole.
È inutile lamentarsi dei giudizi negativi sulla classe politica se già ai nostri livelli si dimostra incapacità a controllare fenomeni come questi.
Leggo e rileggo la risposta del Sindaco Cereda, resa nota nel Consiglio Comunale del 22 gennaio scorso, all’interpellanza da me presentata il 4 dicembre 2008 riferita al “brindisi” voluto ed organizzato da Gigi Iocca nella sala giunta del municipio.
Giro e rigiro il foglio. Continuo a chiedermi se ne riesco ad afferrare il senso. Mi faccio perfino assalire dal dubbio che magari mi è venuta meno la comprensione della lingua italiana.
Osservo bene la firma posta sul timbrino riportante il logo del nostro Comune. E sì, se non è falsificata, è propria quella di Loris Cereda, del mio e nostro Sindaco. Vedo in controluce una specie di Pinocchio con un naso che diventa sempre più lungo. Una risposta tanto per darla, per dire qualcosa, ma alla quale è lui il primo a non crederci e a buttarla sul ridicolo.
Lasciamo i convenevoli ed entriamo nel merito. Il signor Luigi (detto Gigi) Iocca, in occasione del suo compleanno, ha ritenuto invitare tutto il personale del Comune presso l’aula giunta alle ore 12.00 ad un brindisi augurale. Non essendoci banditori in Buccinasco, ha affidato il suo invito ad un avviso, affisso con cura da personale del comune, sulle vetrate di ingresso di ciascun piano e a fianco del dispositivo di segnalazione delle presenze.
Casualmente in Comune quella mattina di venerdì 28 novembre 2008, accortomi e letto il cartello, mi sono permesso commentare, scrivendoci su due di essi e firmandomi chiaramente, che “queste cose non succedono neppure in Papuasia” dove forse il senso ed il rispetto delle istituzioni potrebbero essere meno avvertiti che da noi. Ovviamente non mi sbagliavo. Questo perché un comune cittadino, un gruppo, un’associazione, un partito, per utilizzare un qualsiasi ambiente comunale, presenta e protocolla la richiesta, paga in tesoreria l’importo determinato, utilizza la struttura il giorno stabilito. È pur vero che Gigi Iocca è un consigliere comunale, ma, a memoria, a nessuno dei suoi colleghi, attuali e precedenti, cosa assolutamente ovvia, è mai stato concesso un simile privilegio. Nessuna richiesta preventiva, nessun pagamento riscontrato, niente di niente. Anzi, quasi ci si scusa nella risposta datami di non aver pagato torta, pasticcini e spumante poiché, poverino, ha pagato “a sue spese”.
Morale: Gigi non è un cittadino qualunque e neanche un comune mortale. Ed io aggiungo: neppure un assessore e però, ed è questa la dimostrazione, è uno che conta di più, molto più che un assessore. Si aggira tra i piani con assoluta padronanza, entra ed esce degli uffici come fossero i suoi, si siede, utilizza normalmente i telefoni, è circondato dai suoi “collaboratori”. Più che rispetto, incute timore. Conta, altro che se conta … Il Comune lo sente talmente suo che, al confronto, il padrone delle ferriere e il padre padrone sfigurano enormemente.
Signor Sindaco, non ci siamo. L’ISTITUZIONE è un’altra cosa. Dell’istituzione nessuno è padrone, si serve, non ci si serve, si rispetta. Questa è la mia opinione che vedo condivisa da molti, penso onestamente anche da te, ma ovviamente non da tutti. E questo, checché se ne dica, fa differenza. La tua risposta all’interpellanza è una scivolata, una non risposta, un voler giocare. E’ un po’ come quel genitore che non intende rimproverare il figlio perché lo ritiene un guascone, uno che ha sempre voglia di scherzare, un menestrello d’altri tempi, uno che in fondo non fa male. Forse Gigi è anche questo o soprattutto questo. Ed è per questo che voleva non presenti “alcuni collaboratori”, ma tutto il personale. Come spiegare, altrimenti, gli avvisi su tutti i piani? Certo di personale ce ne è andato pochino e l’amico ne è rimasto parecchio mortificato. L’ha preso quasi come un affronto. E invece, non è tale. Il personale, infatti, ha dimostrato di avere alto il senso delle istituzioni e dei propri doveri, dando una lezione che mi auguro serva per il futuro. Ed io lo ringrazio.
Non è per facile moralismo, ma il malcostume nasce purtroppo anche da queste … piccole cose, forse per lui insignificanti, ma per la gran parte più che significative. Evitiamole.
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