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NDRANGHETA E ALTA VELOCITÀ: 20 ARRESTI
Di Redazione (del 17/03/2009 @ 13:00:40, in Ndrangheta, linkato 1236 volte)
(AGI) - Milano, 16 marzo
Venti ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite questa mattina su richiesta della Direzione Distrettuale antimafia di Milano (DDA) con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli arrestati sarebbero componenti della 'ndrangheta responsabili anche a vario titolo di detenzione e porto illegale di armi da guerra, tentato omicidio, estorsione. Anche un sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio nel gruppo di Monza fra le persone arrestate questa mattina.
Le indagini, condotte dai Carabinieri di Monza e coordinate dal sostituto procuratore Mario Venditti, hanno accertato che questa costola della 'ndrangheta legata alle famiglie Nicoscia e Arena era riuscita ad inserirsi nelle procedure di appalto della TAV e di altre importanti opere pubbliche, attraverso la gestione del movimento terra.
L'operazione, che ha preso il nome di “Isola”, è partita due anni fa in inseguito a una sparatoria avvenuta a Cologno Monzese: nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 2004 furono esplosi numeri colpi di arma da fuoco contro l'abitazione e l'auto di Marcello Paparo, esponente di una delle famiglie della Ndrangheta di Isola di Capo Rizzuto in provincia di Crotone. Paparo era titolare ed amministratore di diverse società e cooperative che operavano nel ramo della prestazione di lavoro sino alla compravendita immobiliare. Le indagini hanno accertato che il gruppo operava per il riciclaggio di denaro sporco, favoriva latitanti e si era inserito anche nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Durante le indagini sono stati sequestrati immobili, conti correnti e polizze assicurative per un totale di dieci milioni di euro.
«Il gruppo aveva dato il via ad una infiltrazione nel tessuto economico sociale – ha detto il pm Mario Venditti – dove nella logica criminale dell'organizzazione la libera concorrenza non era permessa e qualsiasi contenzioso veniva risolto a suon di minacce, sberle e intimidazioni».
In uno degli episodi di minacce è rimasto coinvolto un direttore di banca residente a Melzo che ha avuto la sfortuna di essere il vicino di casa del reale obiettivo del clan e di avere la sua stessa auto. Il destinatario di quei proiettili era in realtà Giovanni Apollonio, titolare di una cooperativa che era stata chiamata da una grossa catena di supermercati per gestire la logistica. Il clan voleva a tutti i costi entrare in questa gestione. Per infiltrarsi negli affari il gruppo aveva costituito una serie di società che facevano capo a Marcello Paparo, 45 anni. Le imprese operavano nel settore del facchinaggio ma soprattutto in quello del movimento terra. Proprio grazie a queste il gruppo era riuscito ad inserirsi negli appalti della TAV sulla tratta Pioltello - Pozzuolo Martesana ottenendo in subappalto il movimento terra da un'azienda che a sua volta aveva ottenuto l'incarico in subappalto.
«Il sistema per chiamata diretta per eseguire i lavori nei cantieri dell'alta velocità di Cassano d'Adda, Melzo e di centri dell'hinterland milanese – osserva il gip milanese Caterina Interlandi – era egemonizzato dai Nicosia, Arena, Perre e Barbaro. Le indagini hanno offerto la dimostrazione inquietante di come fosse possibile aggirare la normativa antimafia proprio per le “Grandi opere” e come di fatto i lavori di movimento terra fossero controllati dalla 'ndrangheta. La conseguenza del'ingerenza della 'ndrangheta è la disaplicazione delle regole di mercato e dei principi della libera concorrenza».
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