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NICOLA LATORRE: IL GIOCO DI SQUADRA? DIPENDE DAL LEADER
Di Redazione (del 23/07/2008 @ 14:31:43, in Politica nazionale, linkato 1049 volte)
Bruno Miserendino
L'Unità, 21 luglio 2008
«Bossi? Quando capisce che la Lega è in difficoltà alza il tiro, sollecita gli umori primordiali. Ma sbaglia chi pensa che si possa interloquire con Bossi per motivi tattici, le riforme si fanno perché servono al Paese, non per mettere in difficoltà la maggioranza».

Nicola Latorre è uomo del Sud e considera un insulto sanguinoso le frasi del ministro contro gli insegnanti meridionali: «Tanti nel nord devono i loro successi alla straordinaria capacità di cui hanno dato prova quegli insegnanti».
Però Latorre manda un messaggio anche a Veltroni: «Ho letto Bettini, mi fa piacere che si parli di collettivo. Importante che lo si dica, perchè la capacità di diventare squadra e di rendere protagoniste tutte le forze spetta a chi il partito lo dirige e non allo Spirito santo. È il riconoscimento che finora questo non è avvenuto».

Senatore, partiamo da Bossi. Perché fa così?
«Nella maggioranza emergono le prime difficoltà, anche se ben occultate, e siccome vede che il discorso sulle grandi riforme non decolla, abbaia. Se rilancia l’iniziativa insultando i meridionali non ha capito niente. Non gli consentiremo di fare il federalismo contro una parte del paese. Poi anche se il federalismo fiscale ha tempi più rapidi, la sua approvazione non può essere avulsa dal contesto più generale delle riforme costituzionali».

Nel Pd ci sono analisi diverse sulla Lega?
«In questi mesi sul dialogo si è fatta solo ideologia. Il Pd deve definire una propria idea di riassetto costituzionale, federalismo compreso, e queste materie devono essere oggetto di un confronto serrato in parlamento, non possiamo utilizzare il discorso sulle riforme per meschini obiettivi tattici. Lo dico in polemica anche con alcuni del Pd. Dobbiamo essere convinti dell’esigenza di queste grandi riforme e affrontare il confronto con grande trasparenza, non scegliendo una volta Berlusconi e una volta Bossi. Qui ci giochiamo il futuro dell’Italia, oltretutto in autunno il rischio di un collasso di sistema sarà più concreto che mai. Sono preoccupato, non contento».

Guardando a tutto questo, e all’opposizione, sembra difficile che il futuro del Pd possa essere costruito sulla base di una politica delle alleanze...
«Quando poniamo il tema delle alleanze non lo facciamo per la costruzione del Pd ma per il paese. E poi il nodo si porrà quando dovremo decidere come presentarsi agli elettori e non c’è dubbio che intorno a un progetto per l’Italia dovremo essere in grado di costruire uno schieramento che vinca. Mi pare che sul punto siamo tutti d’accordo, Bettini lo conferma: l’ambizione maggioritaria non è autosufficienza. Del resto il tema c’era anche alle ultime elezioni, e lo abbiamo risolto con un’alleanza con Di Pietro, che col senno di poi...»

Ora si parla molto di Casini.
«C’è l’auspicio che maturino le condizioni per esplicitare una strategia delle alleanze. Oggi ci sono in parlamento diverse opposizioni, vedremo se diventeranno un’alleanza politica. Si è messo in moto un processo politico, si illude chi pensa che ci possano essere accelerazioni, dobbiamo ragionare su tempi lunghi, radicare questo partito a dargli una spina dorsale.»

Sembrano le parole usate da Bettini sull’Unità.
«Ho apprezzato l’articolo perchè più pacatamente di altre occasioni ha compreso il senso di alcune nostre posizioni. E finalmente si è sgombrato il campo da un equivoco: quello secondo cui chi vuole la centralità dei partiti è il vecchio e chi voleva la fine del partiti e la democrazia plebiscitaria è il nuovo. E concordo sul giudizio sulle correnti, però è vero che noi abbiamo bisogno come il pane del pluralismo»

E il richiamo alla squadra?
«È una novità, ci vedo il riconoscimento che finora le cose sono state impostate in maniera diversa. È chiaro che siamo d’accordo, ci ha dato ragione...»

Addirittura un’estate tranquilla nel Pd?
«Intanto occupiamoci del temi del paese, nel parlamento, se alla ripresa questi ragionamenti così condivisi diventano fatti positivi, troveremo anche lo slancio per andare avanti. Siamo in attesa di eventi».
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