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PD: QUANDO I LEADER SONO DEFICIENTI
Di Redazione (del 30/01/2010 @ 09:32:31, in Politica nazionale, linkato 2202 volte)
di David Arboit
Che gli oligarchi di periferia siano deficienti lo ha detto alcuni giorni fa Galli della Loggia in un articolo riportato (come commento) in questo blog. Deficienti, ovviamente, nel senso del verbo latino deficere “mancare”, nel senso di mancanti. Galli della Loggia si riferiva in particolare al romano Marrazzo e al bolognese Del Bono, mancanti di buon senso, mancanti di intelligenza politica, mancanti di senso di responsabilità verso lo Stato, verso i cittadini, verso i loro elettori e verso il popolo del loro Partito, nonché mancanti di moralità sotto parecchi aspetti.
Nella lista dei “deficienti”, dopo aver letto l’intervista rilasciata giovedì 28 gennaio al quotidiano “Il Riformista”, io propongo di inserire anche Sergio Chiamparino.
Già da tempo si era fatto notare come deficiente, come mancante, con vari episodi quantomeno dubbi. Cito una delle sue geniali trovate strategiche: il Partito del Nord. Il top però è stato votare scheda bianca al congresso, scelta che il nostro nell’intervista si è addirittura preoccupato di rivendicare con orgoglio quasi fosse stata una profezia che oggi si avvera. Votare scheda bianca al Congresso di un partito (tenuto conto anche dei candidati che si sono presentati) è il colmo. Leggiamola insieme, dunque, questa intervista.
Si apre con una sentenza lapidaria che, se la lingua italiana non è un’opinione, è inappellabile: «Ormai è chiaro: il progetto del Pd è fallito». Accidenti! Davvero? È addirittura chiaro? Francamente a me non pareva proprio; forse c’è da invidiare questa chiarezza. Da settembre a oggi io e i compagni del Circolo e i tesserati abbiamo lavorato parecchio, abbiamo discusso, e ci era addirittura sembrato di aver chiarito un pochino il progetto del PD, le ipotesi di lavoro (a volte divergenti ma comunque chiare) e le prospettive di sviluppo del PD. A Buccinasco 1000 persone sono venute a votare alle primarie. In tutt’Italia parecchi milioni hanno votato. Caspita, e se avesse ragione lui, mi chiedo? Se avesse ragione lui abbiamo vissuto una grande illusione, un abbaglio di massa. Mille deficienti (nel senso del mancanti di intelligenza politica, buon senso ecc.) a Buccinasco e milioni di deficienti in tutta Italia; parecchie decine di migliaia di deficienti in Puglia pochi giorni fa.
La nostra passione, le nostre discussioni, il nostro impegno, quel poco che ci era sembrato di aver chiarito ragionando e discutendo insieme... Su tutto questo il signor Chiamparino getta il suo colossale nulla!
Ma perché, per quale ragione? Leggo avidamente fra le righe per trovare una risposta all’altezza della sentenza. È colpa di Bersani chiede il giornalista (i giornalisti, ma non solo loro, hanno sempre sete di sangue)? Ma no dice il nostro, la questione è più profonda, ci troviamo di fronte al «fallimento del progetto stesso». La questione è la seguente «il Pd ha continuato a essere un partito prigioniero di gruppi e gruppetti. A livello nazionale ci sono correnti e sottocorrenti che, anche senza avere una vera consistenza politica, continuano tenerlo sotto scacco. A livello locale ci sono altri tipi di interesse ma la sostanza, purtroppo, è sempre la stessa». Si va bene, penso io mentre leggo, ma questo lo sapevamo tutti, questo è la scoperta dell’acqua calda. Chiunque lavori in un partito, non solo il mio, lo sa. E non solo: la tendenza al dirigismo e alla formazione di oligarchie è una cosa naturale in qualunque sistema sociale organizzato (grande azienda, associazione, partito, esercito, tifoseria calcistica ecc.). Si tratta di imparare a contrastare questa tendenza naturale alla formazione di oligarchie dirigiste con un’azione di igiene periodica se non quotidiana che gratti via queste incrostazioni di potere; è come nelle barche: periodicamente si levano le incrostazioni dallo scafo, normale amministrazione, niente di più. E forse da troppo tempo che non lo facciamo? Va bene, facciamolo, non occorrono per questo sentenze di morte lapidarie e pronunciate con sicumera.
Mi aspettavo un’intuizione nuova e perciò non sono per niente soddisfatto della diagnosi perché è banale. Ma il bello viene quando il nostro “creativo della politica” propone la terapia. «Che cosa suggerisce?» domanda implacabile il giornalista. Risposta: «Bisogna superare il PD». Qui io e tanti altri che veniamo dalla trafila PCI, PDS, DS, PD veniamo colti da un brivido che corre lungo la schiena: non si tratterà mica di cambiare un’altra volta il nome? Continuo a leggere avidamente per cercare i contorni, anche sfumati della proposta e leggo «Serve una “Cosa” nuova». Il giornalista, non so perché, scrive la parola “cosa” con la maiuscola, forse perché Chiamparino l’ha sottolineata con il tono di voce. La parola “cosa” non vuole dire assolutamente nulla, continuo a leggere, e trovo la cronaca del pasticcio pugliese di cui tutti si sono accorti (anche D’Alema); seguono altre considerazioni banali sulle regionali.
Vado avanti a leggere un po’ sconfortato. Ho la sensazione che questo “rifondatore” del PD stia menando il can per l’aia e non abbia nulla da dire (perché mai non tacere quando si ha nulla da dire). Ma il giornalista lo incalza di nuovo; ma insomma, avrà detto dentro di se il giornalista, mi vuoi dire che cosa hai nella testa o no: «Sta pensando al “dopo” PD?». Risposta: «Potremmo pensare a un’aggregazione che va da Casini a Vendola e che inizi a lavorare dopo le Regionali, magari con una Convention». Geniale!
Poi continua con una considerazione che apparentemente sembra fuori tema ma in realtà non lo è: «Vede, alla manifestazione a favore della Tav ha partecipato un sacco di gente che non votava per il centrosinistra. È la prova che dobbiamo guardare a pezzi di società che oggi stanno dall'altra parte». Geniale anche questa seconda affermazione che probabilmente ha a che fare con la geniale strategia del Partito del Nord e che può essere riassunta con il concetto: se chi vota a destra pensa e vuole X o Y glielo facciamo noi del PD. Se il popolo di destra vuole che i negri siano cacciati dall’Italia, lo facciamo noi. Guardare a destra, insomma. A questo punto mi cadono le braccia: no comment!
Ma non finisce qui. La sto facendo lunga, lo so, ma dobbiamo capire che cosa ha in testa Chiamparino. Il giornalista, che come me brancola nel buio e vuole capire incalza ancora il nostro geniale stratega politico: «Se dovessimo dare un nome al progetto?». Risposta: «Penso a un Nuovo Ulivo». Tutto qui? Un'ipotesi plausibile ma c'era bisogno di sparare a zero su tutto e su tutti?
Concludo. Anche l’ultimo degli iscritti del PD di Buccinasco avrebbe potuto mettere insieme un discorso con meno banalità e qualche idea intelligente in più. Mi tormenta la domanda: perché questa intervista? A chi giova? È una retorica basata su una demagogia disfattista che ha come obiettivi: captare la benevolenza del malcontento che serpeggia nel Partito, agitare le acque del caleidoscopio massmediatico e far parlare di sé. Oggi se ragioni di politica, se non la spari grossa, nessuno parla di te, quindi, avanti con le bordate. Chiamparino deficiente di intelligenza politica, di buon senso e deficiente di prudenza e di responsabilità; questo veramente «ormai è chiaro». Deficiente anche di quella umiltà che impedisce a una persona di spararle grosse senza avere le più fondate ragioni, deficiente di quella umiltà che impone di contenere l’irrefrenabile desiderio di stare sempre al centro del circo Barnum dei mass media.
Di amministratori locali come Sergio Chiamparino il PD ha bisogno, sono buoni amministratori, e i loro buoni risultati elettorali quasi sempre confermano queste loro competenze amministrative. Ma gli amministratori locali quasi mai hanno dimostrato a tutt’oggi intelligenza strategica. Impegnati a fare fronte alla marea di concretissime questioni locali, costretti a lavorar sodo per risolvere rispondendo a concretissimi bisogni dei territori, probabilmente non hanno il tempo di occuparsi di visioni strategiche e scenari più ampi. Per occuparsi di queste cose, fra l’altro, oltre al tempo, occorre una preparazione culturale che in genere questi ottimi ragionieri amministratori di condominio non hanno.
Di ras di provincia e delle loro provinciali strategie politiche il popolo del PD non ha alcun bisogno a meno che non imparino a tenere a freno la lingua, a meno che non imparino a pesare a quel che dicono invece di dire continuamente quello che pensano.
Che gli oligarchi di periferia siano deficienti lo ha detto alcuni giorni fa Galli della Loggia in un articolo riportato (come commento) in questo blog. Deficienti, ovviamente, nel senso del verbo latino deficere “mancare”, nel senso di mancanti. Galli della Loggia si riferiva in particolare al romano Marrazzo e al bolognese Del Bono, mancanti di buon senso, mancanti di intelligenza politica, mancanti di senso di responsabilità verso lo Stato, verso i cittadini, verso i loro elettori e verso il popolo del loro Partito, nonché mancanti di moralità sotto parecchi aspetti.
Nella lista dei “deficienti”, dopo aver letto l’intervista rilasciata giovedì 28 gennaio al quotidiano “Il Riformista”, io propongo di inserire anche Sergio Chiamparino.
Già da tempo si era fatto notare come deficiente, come mancante, con vari episodi quantomeno dubbi. Cito una delle sue geniali trovate strategiche: il Partito del Nord. Il top però è stato votare scheda bianca al congresso, scelta che il nostro nell’intervista si è addirittura preoccupato di rivendicare con orgoglio quasi fosse stata una profezia che oggi si avvera. Votare scheda bianca al Congresso di un partito (tenuto conto anche dei candidati che si sono presentati) è il colmo. Leggiamola insieme, dunque, questa intervista.
Si apre con una sentenza lapidaria che, se la lingua italiana non è un’opinione, è inappellabile: «Ormai è chiaro: il progetto del Pd è fallito». Accidenti! Davvero? È addirittura chiaro? Francamente a me non pareva proprio; forse c’è da invidiare questa chiarezza. Da settembre a oggi io e i compagni del Circolo e i tesserati abbiamo lavorato parecchio, abbiamo discusso, e ci era addirittura sembrato di aver chiarito un pochino il progetto del PD, le ipotesi di lavoro (a volte divergenti ma comunque chiare) e le prospettive di sviluppo del PD. A Buccinasco 1000 persone sono venute a votare alle primarie. In tutt’Italia parecchi milioni hanno votato. Caspita, e se avesse ragione lui, mi chiedo? Se avesse ragione lui abbiamo vissuto una grande illusione, un abbaglio di massa. Mille deficienti (nel senso del mancanti di intelligenza politica, buon senso ecc.) a Buccinasco e milioni di deficienti in tutta Italia; parecchie decine di migliaia di deficienti in Puglia pochi giorni fa.
La nostra passione, le nostre discussioni, il nostro impegno, quel poco che ci era sembrato di aver chiarito ragionando e discutendo insieme... Su tutto questo il signor Chiamparino getta il suo colossale nulla!
Ma perché, per quale ragione? Leggo avidamente fra le righe per trovare una risposta all’altezza della sentenza. È colpa di Bersani chiede il giornalista (i giornalisti, ma non solo loro, hanno sempre sete di sangue)? Ma no dice il nostro, la questione è più profonda, ci troviamo di fronte al «fallimento del progetto stesso». La questione è la seguente «il Pd ha continuato a essere un partito prigioniero di gruppi e gruppetti. A livello nazionale ci sono correnti e sottocorrenti che, anche senza avere una vera consistenza politica, continuano tenerlo sotto scacco. A livello locale ci sono altri tipi di interesse ma la sostanza, purtroppo, è sempre la stessa». Si va bene, penso io mentre leggo, ma questo lo sapevamo tutti, questo è la scoperta dell’acqua calda. Chiunque lavori in un partito, non solo il mio, lo sa. E non solo: la tendenza al dirigismo e alla formazione di oligarchie è una cosa naturale in qualunque sistema sociale organizzato (grande azienda, associazione, partito, esercito, tifoseria calcistica ecc.). Si tratta di imparare a contrastare questa tendenza naturale alla formazione di oligarchie dirigiste con un’azione di igiene periodica se non quotidiana che gratti via queste incrostazioni di potere; è come nelle barche: periodicamente si levano le incrostazioni dallo scafo, normale amministrazione, niente di più. E forse da troppo tempo che non lo facciamo? Va bene, facciamolo, non occorrono per questo sentenze di morte lapidarie e pronunciate con sicumera.
Mi aspettavo un’intuizione nuova e perciò non sono per niente soddisfatto della diagnosi perché è banale. Ma il bello viene quando il nostro “creativo della politica” propone la terapia. «Che cosa suggerisce?» domanda implacabile il giornalista. Risposta: «Bisogna superare il PD». Qui io e tanti altri che veniamo dalla trafila PCI, PDS, DS, PD veniamo colti da un brivido che corre lungo la schiena: non si tratterà mica di cambiare un’altra volta il nome? Continuo a leggere avidamente per cercare i contorni, anche sfumati della proposta e leggo «Serve una “Cosa” nuova». Il giornalista, non so perché, scrive la parola “cosa” con la maiuscola, forse perché Chiamparino l’ha sottolineata con il tono di voce. La parola “cosa” non vuole dire assolutamente nulla, continuo a leggere, e trovo la cronaca del pasticcio pugliese di cui tutti si sono accorti (anche D’Alema); seguono altre considerazioni banali sulle regionali.
Vado avanti a leggere un po’ sconfortato. Ho la sensazione che questo “rifondatore” del PD stia menando il can per l’aia e non abbia nulla da dire (perché mai non tacere quando si ha nulla da dire). Ma il giornalista lo incalza di nuovo; ma insomma, avrà detto dentro di se il giornalista, mi vuoi dire che cosa hai nella testa o no: «Sta pensando al “dopo” PD?». Risposta: «Potremmo pensare a un’aggregazione che va da Casini a Vendola e che inizi a lavorare dopo le Regionali, magari con una Convention». Geniale!
Poi continua con una considerazione che apparentemente sembra fuori tema ma in realtà non lo è: «Vede, alla manifestazione a favore della Tav ha partecipato un sacco di gente che non votava per il centrosinistra. È la prova che dobbiamo guardare a pezzi di società che oggi stanno dall'altra parte». Geniale anche questa seconda affermazione che probabilmente ha a che fare con la geniale strategia del Partito del Nord e che può essere riassunta con il concetto: se chi vota a destra pensa e vuole X o Y glielo facciamo noi del PD. Se il popolo di destra vuole che i negri siano cacciati dall’Italia, lo facciamo noi. Guardare a destra, insomma. A questo punto mi cadono le braccia: no comment!
Ma non finisce qui. La sto facendo lunga, lo so, ma dobbiamo capire che cosa ha in testa Chiamparino. Il giornalista, che come me brancola nel buio e vuole capire incalza ancora il nostro geniale stratega politico: «Se dovessimo dare un nome al progetto?». Risposta: «Penso a un Nuovo Ulivo». Tutto qui? Un'ipotesi plausibile ma c'era bisogno di sparare a zero su tutto e su tutti?
Concludo. Anche l’ultimo degli iscritti del PD di Buccinasco avrebbe potuto mettere insieme un discorso con meno banalità e qualche idea intelligente in più. Mi tormenta la domanda: perché questa intervista? A chi giova? È una retorica basata su una demagogia disfattista che ha come obiettivi: captare la benevolenza del malcontento che serpeggia nel Partito, agitare le acque del caleidoscopio massmediatico e far parlare di sé. Oggi se ragioni di politica, se non la spari grossa, nessuno parla di te, quindi, avanti con le bordate. Chiamparino deficiente di intelligenza politica, di buon senso e deficiente di prudenza e di responsabilità; questo veramente «ormai è chiaro». Deficiente anche di quella umiltà che impedisce a una persona di spararle grosse senza avere le più fondate ragioni, deficiente di quella umiltà che impone di contenere l’irrefrenabile desiderio di stare sempre al centro del circo Barnum dei mass media.
Di amministratori locali come Sergio Chiamparino il PD ha bisogno, sono buoni amministratori, e i loro buoni risultati elettorali quasi sempre confermano queste loro competenze amministrative. Ma gli amministratori locali quasi mai hanno dimostrato a tutt’oggi intelligenza strategica. Impegnati a fare fronte alla marea di concretissime questioni locali, costretti a lavorar sodo per risolvere rispondendo a concretissimi bisogni dei territori, probabilmente non hanno il tempo di occuparsi di visioni strategiche e scenari più ampi. Per occuparsi di queste cose, fra l’altro, oltre al tempo, occorre una preparazione culturale che in genere questi ottimi ragionieri amministratori di condominio non hanno.
Di ras di provincia e delle loro provinciali strategie politiche il popolo del PD non ha alcun bisogno a meno che non imparino a tenere a freno la lingua, a meno che non imparino a pesare a quel che dicono invece di dire continuamente quello che pensano.
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"Le critiche vanno fatte dentro il partito. Fuori fanno solo male al Pd."
Dario Franceschini
Dario Franceschini
Di
Dario Franceschini
(inviato il 01/02/2010 @ 17:38:00)
Caro Dario
sono d'accordo, i panni sporchi si lavano in famiglia. Ma in questo caso non si tratta di panni sporchi. Si tratta di brutte figure che chi ha l'onere, ma anche l'onere, di guidare un partito non dovrebbe mai fare. Chi pensa che il progetto del PD è fallito, sia onesto con se stesso e con gli altri, vada con Rutelli, vada con Casini, vada dove vuole... È libero.
Se invece resta, che si dia da fare, che lavori per valorizzare il buono che c'è nella base e nei vertici del Partito.
sono d'accordo, i panni sporchi si lavano in famiglia. Ma in questo caso non si tratta di panni sporchi. Si tratta di brutte figure che chi ha l'onere, ma anche l'onere, di guidare un partito non dovrebbe mai fare. Chi pensa che il progetto del PD è fallito, sia onesto con se stesso e con gli altri, vada con Rutelli, vada con Casini, vada dove vuole... È libero.
Se invece resta, che si dia da fare, che lavori per valorizzare il buono che c'è nella base e nei vertici del Partito.
Di
David Arboit
(inviato il 01/02/2010 @ 22:15:16)
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