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PIPÌ SUL 25 APRILE CON SPOT ELETTORALI
Di Redazione (del 29/04/2009 @ 12:00:37, in Politica locale, linkato 1362 volte)
di Giambattista Maiorano Mi torna in mente il noto motivetto “Ho fatto la pipì, papà” di una vecchia edizione dello Zecchino d’Oro. Simpatica, carina, una bella canzone spensierata, perfino carica di emozioni.
Non so se il Sindaco Cereda, nel suo intervento del 25 aprile, davanti al monumento ai caduti, volesse in qualche modo riproporci la scenetta del bimbo che non ce la fa più. La fanciullezza è lontana. Non invece l’incontinenza. L’ha fatta davanti a tutti incurante del contesto, del momento celebrativo, della sua funzione istituzionale.
Non era per lui un momento facile. Dover dire che la Resistenza è madre della Costituzione, che i partigiani (tutti i partigiani, liberali, cattolici, socialisti e comunisti), con le forze alleate, con un pezzo importante dell’esercito regolare, con la stragrande maggioranza del popolo, sono stati gli artefici autentici della liberazione dal nazifascismo e della restituita democrazia è cosa dura per uno che ci ha voluto proporre “l’attualità” del pensiero di Julius Evola.
Dire poi che, fatta salva la pietà cristiana per tutti i morti, non è sensato proporre l’equiparazione tra chi era dalla parte giusta e chi invece dalla parte del nazifascismo repubblichino è ancora più ardua. Infatti non l’ha detto, non poteva dirlo, semplicemente non ci crede. E anzi, quando il presidente dell’ANPI durante il suo discorso ha spiegato il concetto (citando anche la famigerata legge che giace in Parlamento) abbiamo assistito alla solita serie di smorfie da commedia dell’arte, quelle che abitualmente usa per indicare all’uditorio che dissente dall’oratore.
Neppure qualche sfumatura tipo quelle usate in Abruzzo da Berlusconi (finalmente, e speriamo non cambi presto idea!). Nulla di tutto questo. Visto il personaggio, non sorprende. Ha parlato, il Sindaco, non più di sei, sette minuti. Non ha detto granché. Ha parlato genericamente di pace, di esigenza di condivisione nelle emergenze quali la calamità dell’Aquila, di doverosa solidarietà. Tutti principi difficili da contrastare. Poteva fermarsi qui. E invece no. Come un fiume in piena, eccoti serviti sul piatto Santoro, Annozero, la sinistra spacca tutto, gli sforzi sovrumani di un Berlusconi che non dorme per il bene del Paese, le accuse di incapacità rivoltegli mentre lui è tutto proteso al … bene comune! Questo lo scenario.
Non poteva che attendersi che una bordata di fischi e vivaci contestazioni. E lui impassibile, giulivo di averla fatta così davanti a tutti, felice di aver dimostrato ai “suoi”, pochini in verità, di averle cantate e averglielo ancora messo nel di dietro a quella sinistra colma di politici di “professione” e di rivoluzionari da strapazzo. Un eroe, insomma, un monumento vivente, nella sua testa. In realtà un uomo che banalizza ruolo e funzione, coltiva antipolitica e bassi sentimenti, costruisce ogni giorno il “nemico” sperando nella redditività di questi atteggiamenti.
A breve termine, forse, avrà anche ragione. C’è oggi un clima psicologico saporifero, dove il torpore e l’indifferenza si alternano alla reattività istintiva, ai moti irrazionali della “pancia”. Si crede nell’uomo decisionista, nell’uomo dei miracoli. Si guarda l’apparenza. Si demanda. Si delega con troppa facilità. Si scatta solo se toccati in prima persona non rendendosi conto che è proprio questo il clima che favorisce l’omertà e penalizza la socialità. Prima o poi, però, ci si risveglierà dal sonno e si faranno le verifiche e i consuntivi. Ma fermiamoci qui, con le analisi antropologiche e sociali da cattocomunista.
Anche Lui, il Sindaco Cereda, fra non molto si renderà conto che le sparate propagandistiche, il fumo negli occhi, le menzogne (giustificare gli errori facendo riferimento a quelli, spesso presunti, di chi lo ha preceduto come se un errore ne possa correggere un altro, l’inutile sforzo di fantasia per produrre divisioni in campo avverso facendo la lista dei buoni e dei cattivi ecc.) non pagano.
Se ne accorgerà, me lo auguro di cuore perché in fondo gli voglio bene, di essere stato un “incidente” in un momento di assenza di credibili candidati nel suo campo. Si accorgerà quindi di essere divenuto Sindaco con un ottimo risultato, un po’ per caso, non per meriti particolari. Merito sarebbe quello di rendersene effettivamente conto, di provare a fare seriamente il Sindaco e se, come facilmente sarà, non ci riesce di gettare la spugna. Questa sarebbe una notizia e la dimostrazione di una coerenza personale che gli farebbe senz’altro onore.
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