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ROSY BINDI: L'INTERVENTO ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE
Di Redazione (del 22/06/2008 @ 11:02:57, in Politica nazionale, linkato 1228 volte)
di David Arboit
Rosy Bindi è intervenuta sottolineando come la scarsa partecipazione a questa assemblea nazionale sia segno di una mancanza di cura organizzativa e quindi di una mancanza di cura per il partito. L’aver convocato l’Assemblea in questo giorno che per molti è un giorno lavorativo, i tempi della convocazione e dell’invio dell’ordine del giorno non hanno favorito la partecipazione.
Ma non è solo una questione organizzativa – continua la Bindi – domandando se non sia diminuita la forza, la passione, l’entusiasmo per la costruzione del partito che si era registrata a partire dalle primarie del 14 ottobre. Non è forse diminuita la percezione della novità e quindi si sono fiaccati gli entusiasmi? Non c’è comunque alternativa alla strada che è stata imboccata.
«Questo partito lo dobbiamo costruire e non abbiamo avuto il tempo per farlo perché le elezioni sono arrivate troppo presto. Quello che non voglio è che si disperdano le energie che si sono spese durante le primarie. Non dobbiamo dare nulla per scontato, neppure di sapere quale sia la vera cultura o identità del Partito Democratico».
Costruire il partito significa in primo luogo definire la cultura politica e organizzativa che lo caratterizza. Occorre domandare, domandarsi e chiarire: quale cultura? Quale identità? Quali valori fondanti? Se la politica non risponde a queste questioni fondamentali non può orientare correttamente le risposte ai bisogni di una comunità. Ne abbiamo un esempio a proposito della questione dell’Europa, dove una mancanza di lavoro culturale e identitario, profondo e diffuso ha prodotto degli arretramenti.
Il Partito – continua Bindi– è la nostra casa, la casa comune delle differenti identità, e la costituzione di associazioni, l’apertura alle associazioni non può e non deve ostacolare il fatto che il Partito è il luogo privilegiato della elaborazione politica. In caso contrario le associazioni potrebbero diventare organi e sedi di discussione decisione parallele a quelle definite dallo statuto. Il Partito è il luogo dove costruire identità e decisioni, mentre la costituzione di correnti è una scorciatoia che non paga a lungo termine.
Il PD insomma «è in un partito plurale, aperto, non qualunquista, il luogo dove confrontarci e discutere anche intorno alle grandi sfide programmatiche. Ognuno di noi deve stare dentro gli organi di partito e poter dire la sua. L'unica risposta per evitare scorciatoie e correnti è che vi sia una strada maestra aperta a tutti e che vada alla ricerca di tutti».
Il PD è in continuità con l’esperienza dell’Ulivo. Occorre dunque cercare il dialogo con la galassia delle forze che costituiscono la Sinistra Arcobaleno. Occorre perciò pensare alla punizione elettorale come ad una forza rigenerante, come a un’occasione a una opportunità che ci è data. «Costruiremo questo partito – afferma Bindi– con la qualità della nostra opposizione. Il nostro percorso deve ripartire dall'analisi profonda della società italiana e dalla comprensione del perchè le risposte della destra, benchè sbagliate, siano così rassicuranti».
L’opportunità ci è offerta anche dalla evidenza che Berlusconi non è diventato uno statista, utilizza la larga maggioranza che ha ottenuto non per attuare il bene comune del nostro Paese, ma per attuare la sua idea totalitaria di società.
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