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ROSY BINDI: LE ALLEANZE? PRIMA COSTRUIAMO IL PD
Di Redazione (del 23/07/2008 @ 14:37:30, in Politica nazionale, linkato 1157 volte)
di Maria Zegarelli
L'Unità, 21 LUGLIO 2008
Diretta come sempre. Rosy Bindi non crede al dialogo con questa maggioranza, è cauta con l’Udc, «vediamo cosa farà alle amministrative, se continuerà a stare con il Pdl». Ed è critica con il gruppo dirigente del suo partito: «Dobbiamo aprire un confronto vero perché non possiamo arrivare al dibattito parlamentare sulle riforme senza una nostra linea programmatica».

La Lega apre al dialogo con il Pd e poi fa gestacci contro l’inno. Con chi parlate?
«Mi sembra che nessuno possa illudersi che ci verranno offerte le condizioni per dialogare. Il confronto in Parlamento tra maggioranza e opposizione è doveroso, perché questo ci è imposto dalla correttezza costituzionale e noi non ci sottrarremo, ma nessuno si illuda che Berlusconi, Bossi e Tremonti possano essere interlocutori affidabili, oltre il dovere istituzionale. Dalle riforme istituzionali, alla giustizia al federalismo, noi faremo la nostra parte, ma non si può far finta che ci sia un clima di collaborazione, i segnali sono tutti contrari, dalle stupidaggini di Bossi, alle fiducie, alle furbizie».

Il dialogo sembra difficile anche tra le opposizioni. Bettini dice “da soli non rivinceremo mai” ma aggiunge che il rinnovamento nel centro sinistra ancora non c’è. Quindi il dibattito sulle alleanze rischia di essere accademico. Arriverete ad un punto fermo su questo?
«Intanto prendo atto con piacere che Bettini precisa che non si vincerà mai da soli. Quello che non mi piace è che scarica sugli ascoltatori la responsabilità di aver capito che la vocazione maggioritaria era una vocazione di autosufficienza. Il messaggio mandato prima e durante le elezioni non è che lo abbiamo capito male noi. La tesi era: due grandi partiti che si confrontano e i potenziali alleati sono degli optional. Trovo positivo che dall’Assemblea di Roma si riparli della necessità di ricostruire un quadro di alleanze. Il nascente Pd ha dimostrato di non avere nessuna cultura di coalizione, se adesso vogliamo costruirla insieme ne sono contenta».

Sinistra radicale, a cui lei ha sempre guardato con favore, o Udc?
«Sono d’accordo con Bettini quando dice che è prematuro, prima di tutto dobbiamo lavorare alla definizione dell’identità programmatica di questo partito. Poi, le elezioni amministrative saranno un primo grande appuntamento per capire quali alleanze si possono costituire. Intanto dobbiamo guardare cosa accade intorno a noi, nella sinistra radicale, e nell’Udc. Se Casini alle amministrative resterà con il centrodestra, e questo lo dico ai sostenitori di Casini nel mio partito, è una indicazione chiara. Oggi mi sembra più interessato a dialogare con Berlusconi che con noi. Penso che dovremmo aiutare soprattutto le forze politiche, come la sinistra radicale, che oggi non stanno in parlamento. Un grande partito che vuole maturare una cultura di coalizione non può disinteressarsi del destino di eventuali alleati».

Le elezioni ci sono state ormai da un po’, ma il Pd sembra ancora “sotto botta”. Quando ne uscirete?
«Lo shock post elettorale sarà ancora più lungo se non ci decideremo a chiamare per nome la sconfitta che abbiamo subito, a riconoscere gli errori fatti, che ci troviamo di fronte a una società completamente diversa. Detto questo, noi ce la stiamo mettendo tutta per superare quella fase».

Un altro tema che agita il partito è la legge elettorale. Bettini ricorda il mix tedesco-spagnolo, D’Alema rilancia il tedesco...
«Di questo deve discutere il partito. Un partito plurale si deve organizzare rispettando il pluralismo interno, vanno bene le fondazioni, le associazioni, e non avrei paura neanche a pronunciare la parola correnti, se poi tutto converge nell’unità del partito. Ma ritengo che la prima proposta che esce dal Pd non possa che essere maggioritaria. Non possiamo essere il partito che asseconda il ritorno al proporzionale. Un altro punto cruciale è la discussione interna: noi non la pensiamo allo stesso modo della maggioranza su Welfare, sicurezza, occupazione. Si deve aprire un confronto serio, non solo a Roma. Il Pd deve discutere e trovare una propria cultura di sintesi non improvvisata. Mi auguro che la conferenza programmatica di autunno sia l’occasione per fare del partito un luogo di elaborazione e confronto».
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