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ROSY BINDI: "VELTRONI CANDIDATO? E IN NOME DI CHE?"
Di Redazione (del 28/08/2010 @ 20:15:50, in Politica nazionale, linkato 894 volte)
FEDERICO GEREMICCALa Stampa, 28 agosto 2010
Ci sono dei momenti in cui la chiarezza, in politica, diventa quasi un obbligo. E secondo Rosy Bindi – presidente dell’Assemblea nazionale del Pd – su due questioni (primarie e candidatura di Bersani alla premiership) in questo momento c’è bisogno del massimo della chiarezza. A costo perfino di qualche rudezza. Si pensi, per esempio, all’ipotesi – nuovamente circolata dopo la lunga lettera scritta per il Corriere della Sera – di una candidatura alle primarie di Walter Veltroni. Rosy Bindi è netta: «E si candiderebbe in nome di che? Di una linea con la quale abbiamo già perso, in un sol colpo, governo, alleanze ed elezioni?».
L'ipotesi non la convince, insomma.
«No, e non è una questione che riguardi solo Veltroni, ammesso che Walter pensi davvero di candidarsi».
E chi altro riguarderebbe, scusi?
«Alle primarie, per quanto ci riguarda, il candidato del Pd è il segretario, cioè Bersani. Dopodiché, visto che si tratterà – credo – di primarie di coalizione, se ci sono candidati di altri partiti, si facciano avanti. E’ nel loro diritto, non c’è problema».
Con Veltroni, invece, il problema ci sarebbe, è così?
«A dirla francamente, io credo che sia venuto il momento di farsi candidare, piuttosto che candidarsi: farsi candidare da qualcuno in nome di qualcosa, insomma».
In campo, però, ci potrebbe essere anche Sergio Chiamparino, che ne dice?
«Che per ora ha annunciato solo una sua disponibilità. Vedremo. Ma quel che vorrei dire è che qualunque democratico – in presenza della candidatura di Bersani – dovrebbe pensare molto seriamente a se è il caso di scendere in pista. Personalmente la considererei una scelta discutibile».
Nessun problema, invece, su candidature di esponenti di altri partiti, giusto?
«Si riferisce a Vendola?».
A Nichi Vendola.
«E’ in campo. A mio giudizio con una scelta quanto meno intempestiva. Detto questo, Vendola è una ricchezza. Sta facendo un gran lavoro nell’area della sinistra ed è un bene, perché noi dobbiamo vincere le elezioni, e per farlo abbiamo bisogno di recuperare un dialogo con tutte le aree e le fasce di elettorato di centrosinistra».
Però?
«Però c’è bisogno di una riflessione seria da parte di tutti. Anche di Nichi. Di fronte alla prospettiva politica di un nuovo Ulivo, motore di una più ampia alleanza democratica, abbiamo bisogno di candidati-premier capaci della più larga interlocuzione possibile. Insomma, non mi pare il momento di rincorrere parzialità...».
A proposito di interlocuzione, com’è che Bersani e Veltroni adesso parlano al partito via lettera? Che impressione le hanno fatto le due missive?
«Diciamo che una è una lettera, e racconta di un’isola ideale che purtroppo non c’è, indicando una prospettiva che non esiste e in nome della quale abbiamo già pagato prezzi pesanti; l’altra è una proposta politica solida e, secondo me, convincente. Diciamola così: Bersani ha indicato quale deve essere la linea per un partito realmente e concretamente riformista».
Tanto che è piaciuta anche a autorevoli esponenti della minoranza interna al Pd, come Franceschini, Marini e Fassino.
«Quella di Veltroni è un’iniziativa molto personale, naturalmente del tutto legittima, ma fortemente minoritaria nel partito, come si è visto. Comunque la sua lettera un pregio lo ha avuto: ha fatto risaltare la solidità della proposta avanzata da Bersani...».
Il suo amico Fioroni dice, però, che su quella linea si rischia che i cattolici abbandonino il Pd: non ha questo timore?
«L’idea che di fronte alla proposta di un nuovo Ulivo i cattolici si allontanino da noi, è bizzarra. E Fioroni sarà il primo a lavorare a questo progetto, come ha fatto per il primo Ulivo. Anche perché, me lo lasci dire, non è più tempo di inseguire – e senza successo – prospettive personali: magari prendendo a pretesto il disagio dei cattolici o il fatto che il Pd sarebbe diventato un “partito di sinistra”...».
Si riferisce all’uscita di Rutelli dal Pd?
«Mi riferisco a un problema, ad uno stile... Sono ben altre le questioni che abbiamo di fronte».
La più seria?
«Evitare che l’agonia del governo Berlusconi provochi ulteriori danni al Paese».
E poi?
«Correggere l’idea che il Pd avesse – o abbia – paura delle elezioni».
Non è così? La sensazione è proprio questa...
«Non è così. Noi abbiamo solo proposto che prima di andare al voto si riformi la legge elettorale, ridando ai cittadini la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento. Per il resto, siamo pronti alla sfida, che credo non sia comunque lontana».
Prevede insomma elezioni anticipate in tempi brevi?
«I tempi non riesco a immaginarli: ma è evidente che la soluzione trovata nel vertice dell’altro giorno è un rattoppo. In tutta evidenza, Berlusconi non riesce più a tenere assieme la sua maggioranza. E’ un’intera fase politica che si chiude, nel bene e nel male. Vede, il berlusconismo è sempre stato fondato sul “qui comando io”. Adesso, visto che la rottura con Fini è seria e che nel rapporto con la Lega non è più il Cavaliere ad avere il pallino in mano, quel metodo non funziona più. Ed è per questo, insomma, che le elezioni anticipate mi sembrano vicine, sempre più vicine».
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Parere nobilissimo quello di Rosy Bindi. Ma lo Statuto dice altro. A meno che non sia carta straccia.
Quindi affermato che siamo in un partito in cui le regole contano, con regole definite i candidati possono essere diversi.
Bersani sarà il candidato di maggioranza del PD, ma non toglie che altri possano candidarsi in alternativa. Magari nessuno. Magari no.
Tra l'altro Rosy Bindi è stata una sostenitrice delle primarie e mi pare strano abbia cambiato parere. Perchè se ha cambiato parere mi piacerebbe saper ein funzione di cosa.
Quindi affermato che siamo in un partito in cui le regole contano, con regole definite i candidati possono essere diversi.
Bersani sarà il candidato di maggioranza del PD, ma non toglie che altri possano candidarsi in alternativa. Magari nessuno. Magari no.
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Di
Carmela Mazzarelli
(inviato il 29/08/2010 @ 21:30:37)
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