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TREMONTI METTE IL CAPPIO AL COLLO AI COMUNI
Di Redazione (del 31/01/2009 @ 07:16:51, in Politica locale, linkato 1540 volte)
Roma, 30 gennaio (Apcom) «La posizione assunta dall'Anci con il presidente Domenici segnala un allarme vero e conferma quanto denunciato anche dal Partito democratico. La circolare del ministero dell'Economia sul patto di stabilità interno è un vero e proprio cappio messo al collo dei bilanci comunali». Lo dichiara il responsabile Enti locali del Pd, Paolo Fontanelli.
«L'interpretazione del patto di stabilità del ministero dell'Economia, che esclude dal saldo le entrate derivanti da alienazioni mobiliari e immobiliari e da dividendi – spiega Fontanelli – è uno schiaffo assestato al Parlamento, che su questo tema si era espresso chiaramente durante la discussione della Finanziaria, ma soprattutto una mannaia per gli investimenti dei Comuni, poiché a questo punto le alienazioni diventano ininfluenti ai fini del patto di stabilità. Siamo al paradosso: mentre in paesi europei come Spagna e Germania – aggiunge Fontanelli – gli investimenti degli enti locali hanno assunto un ruolo cruciale nei pacchetti anti-crisi, in Italia il Governo fa l'esatto contrario e i comuni virtuosi che hanno intenzione di finanziare le spese in conto capitale vendendo beni patrimoniali rischiano di andare fuori dal patto di stabilità. Tutti tranne uno, il comune di Roma, che grazie alle scelte della maggioranza Pdl-Lega Nord sarà libero dai vincoli del patto di stabilità nel 2009 e nel 2010 sia per le spese correnti che per quelle di investimento. Il Partito democratico è al fianco dell'Anci nella protesta indirizzata al ministro Tremonti e nei prossimi giorni presenteremo in Parlamento una mozione per sollecitare il governo ad intervenire, rivedendo radicalmente le regole relative agli investimenti degli enti locali finora assunte».
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I Comuni rompono con il Tesoro
Repubblica — 31 gennaio 2009
ROMA - Anche i Comuni, dopo le Regioni, scendono in campo contro il ministro dell' Economia Giulio Tremonti. Il presidente dell' Anci, e sindaco di Firenze, Leonardo Domenici ha definito ieri, in una lettera inviata al titolare del Tesoro, «una provocazione grave e intollerabile» la circolare che impone ai Comuni un robusto giro di vite sui propri bilanci. Sostanzialmente il provvedimento impedisce ai Municipi di contabilizzare come entrate i proventi delle vendite di immobili (si tratta complessivamente di 1,5 miliardi), di conseguenza i saldi di bilancio, in assenza di questa voce, sono destinati a deteriorarsi e aumentare fino a sforare in molti casi le soglie del patto di stabilità interna. Il risultato è che saranno bloccati gli investimenti: sanzione che tocca ai Comuni con i bilanci in dissesto. Domenici, che ha convocato per il 5 febbraio i vertici dell' Anci, proporrà al consiglio nazionale dell' organizzazione la «rottura totale dei rapporti col governo, l' abbandono della Conferenza unificata e il blocco di ogni collaborazione istituzionale, in particolare su federalismo fiscale e codice delle autonomie». A fianco dei Comuni è sceso in campo il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani che ha definito «pienamente condivisibile» la protesa di Domenici. Mentre continua la contrapposizione tra Regioni e governo sulle risorse per gli ammortizzatori sociali. Come è noto il Tesoro ha chiesto ai governatori di mettere sul tavolo 2,6 miliardi di Fondi sociali europei, ma le Regioni temono di dover rinunciare anche al corrispettivo di cofinanziamenti nazionali arrivando ad un totale di 5 miliardi. La situazione è in movimento e c' è attesa per il vertice tecnico-politico di lunedì per dirimere la controversia. Quello che è certo è che il Tesoro ha messo in moto le strutture tecniche alla caccia di risorse per far fronte alla crisi e c' è chi parla anche di un decreto-bis anticrisi con varie misure tra cui la rottamazione che costerebbe circa 1 miliardo. Tutto ciò mentre la Cgil chiede urgentemente le risorse per la cassa integrazione e il Pd invita il governo a fare «fatti» e minaccia il ritorno in piazza. E' dunque evidente che il biennio 2009-2010 costerà parecchio in termini di deficit-Pil e di conseguenza dal 2011-2012 sarà necessario fin da oggi fornire certezze sui conti pubblici. Da qui l' idea di intervenire sulle pensioni e sulle «finestre», cui è contrario Sacconi (Welfare) ma che vedrebbe favorevole il ministro della Funzione pubblica Brunetta. Sul tavolo dei tecnici del governo c' è in primo piano il lavorio sulla possibile chiusura di un paio di «finestre» per l' uscita verso la pensione che potrebbero consentire di recuperare 2 miliardi e interessare 100-150 mila soggetti. Rumors e indiscrezioni parlano tuttavia anche di un altro intervento, preso in considerazione come ipotesi tecnica e ancora da vagliare: si tratterebbe del congelamento e della conseguente rateizzazione della liquidazione dei dipendenti statali, o trattamento di fine servizio. Le somme, come avvenne già in passato, sarebbero spalmate e restituite ai dipendenti statali su due o tre anni consentendo un risparmio che è valutato intorno ai 7-800 milioni.
Repubblica — 31 gennaio 2009
ROMA - Anche i Comuni, dopo le Regioni, scendono in campo contro il ministro dell' Economia Giulio Tremonti. Il presidente dell' Anci, e sindaco di Firenze, Leonardo Domenici ha definito ieri, in una lettera inviata al titolare del Tesoro, «una provocazione grave e intollerabile» la circolare che impone ai Comuni un robusto giro di vite sui propri bilanci. Sostanzialmente il provvedimento impedisce ai Municipi di contabilizzare come entrate i proventi delle vendite di immobili (si tratta complessivamente di 1,5 miliardi), di conseguenza i saldi di bilancio, in assenza di questa voce, sono destinati a deteriorarsi e aumentare fino a sforare in molti casi le soglie del patto di stabilità interna. Il risultato è che saranno bloccati gli investimenti: sanzione che tocca ai Comuni con i bilanci in dissesto. Domenici, che ha convocato per il 5 febbraio i vertici dell' Anci, proporrà al consiglio nazionale dell' organizzazione la «rottura totale dei rapporti col governo, l' abbandono della Conferenza unificata e il blocco di ogni collaborazione istituzionale, in particolare su federalismo fiscale e codice delle autonomie». A fianco dei Comuni è sceso in campo il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani che ha definito «pienamente condivisibile» la protesa di Domenici. Mentre continua la contrapposizione tra Regioni e governo sulle risorse per gli ammortizzatori sociali. Come è noto il Tesoro ha chiesto ai governatori di mettere sul tavolo 2,6 miliardi di Fondi sociali europei, ma le Regioni temono di dover rinunciare anche al corrispettivo di cofinanziamenti nazionali arrivando ad un totale di 5 miliardi. La situazione è in movimento e c' è attesa per il vertice tecnico-politico di lunedì per dirimere la controversia. Quello che è certo è che il Tesoro ha messo in moto le strutture tecniche alla caccia di risorse per far fronte alla crisi e c' è chi parla anche di un decreto-bis anticrisi con varie misure tra cui la rottamazione che costerebbe circa 1 miliardo. Tutto ciò mentre la Cgil chiede urgentemente le risorse per la cassa integrazione e il Pd invita il governo a fare «fatti» e minaccia il ritorno in piazza. E' dunque evidente che il biennio 2009-2010 costerà parecchio in termini di deficit-Pil e di conseguenza dal 2011-2012 sarà necessario fin da oggi fornire certezze sui conti pubblici. Da qui l' idea di intervenire sulle pensioni e sulle «finestre», cui è contrario Sacconi (Welfare) ma che vedrebbe favorevole il ministro della Funzione pubblica Brunetta. Sul tavolo dei tecnici del governo c' è in primo piano il lavorio sulla possibile chiusura di un paio di «finestre» per l' uscita verso la pensione che potrebbero consentire di recuperare 2 miliardi e interessare 100-150 mila soggetti. Rumors e indiscrezioni parlano tuttavia anche di un altro intervento, preso in considerazione come ipotesi tecnica e ancora da vagliare: si tratterebbe del congelamento e della conseguente rateizzazione della liquidazione dei dipendenti statali, o trattamento di fine servizio. Le somme, come avvenne già in passato, sarebbero spalmate e restituite ai dipendenti statali su due o tre anni consentendo un risparmio che è valutato intorno ai 7-800 milioni.
Di
Anonimo
(inviato il 01/02/2009 @ 07:12:32)
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